Archive for the ‘ Sicurezza ’ Category

Mani in alto, questo è un body scanner!

Body scanner non solo in tutti gli aeroporti italiani, ma anche nelle stazioni ferroviarie: “Appena sarà conclusa l’attuale fase di sperimentazione, entro la fine di luglio, prenderemo una decisione: se, come spero questi body scanner funzionino, li installeremo progressivamente in tutti gli aeroporti italiani e in tutti i luoghi potenzialmente a rischio, come le stazioni ferroviarie”, ha annunciato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Personalmente trovo che i dubbi che hanno accompagnato l’introduzione dei body scanner relativi alla privacy siano del tutto secondari. Molto meno secondario, chiaramente, l’aspetto legato alla salute dei cittadini per il quale si stanno effettuando le sperimentazioni.

Trovo tuttavia che altre siano le problematiche e i dubbi legati a questi totem della sicurezza:

Che utilità hanno questi apparecchi? Sono veramente così necessari alla nostra sicurezza? Perchè non attendiamo la decisione comunitaria invece di vantarci del fatto che “abbiamo anticipato l’Ue nella sperimentazione”? E soprattutto, è così impellente la necessità di dotarsi in ogni aeroporto, e addirittura in ogni stazione ferroviaria, di questi apparecchi molto costosi (150 mila euro l’uno), in periodo di crisi e di debito pubblico record?

L’unica a guadagnarci da questa massiccia operazione al momento sembrerebbe essere la società produttrice, la Gilardoni, ditta che ha sede in provincia di Lecco, collegio elettorale del vice ministro ai Trasporti e collega di partito di Maroni, Roberto Castelli. L’Enac, che usufruisce di finanziamenti pubblici, è già pronta a sborsare 2 milioni di euro per l’acquisto di questi fondamentali macchinari anti-terrore.

A.I.

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In arrivo la legge bavaglio anti-intercettazioni

Ddl intercettazioni: cosa cambierà

Cosa cambia per i magistrati

1- Gravi indizi di reato. Le intercettazioni sono possibili solo in presenza di gravi indizi e se assolutamente indispensabili alle indagini.

Anche oggi l’intercettazione è possibile solo in presenza di gravi indizi di reato. Finora, però, quello è stato l’unico requisito per ottenere l’autorizzazione al controllo delle utenze di un indagato. La nuova legge aggiunge altri limiti: accanto ai «gravi indizi», infatti, il pm dovrà avere «specifici atti d’indagine», cioè altri elementi concreti che provino le responsabilità di chi finisce sotto controllo.

2 – L’autorizzazione del Tribunale. L’intercettazione sarà possibile solo con l’autorizzazione del Tribunale collegiale

È questo un altro punto controverso che incontra le aspre critiche dei magistrati. Per ottenere l’ok all’intercettazione non basterà più il pronunciamento del gip, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti. Le critiche investono anche i tempi che limitano la possibilità del controllo: 75 giorni, 30 nella prima fase più tre proroghe da 15 ciascuna.

3- Intercettazioni ai parlamentari. L’autorizzazione alle Camere va chiesta anche se il politico parla sull’utenza di terzi

Fino ad oggi il pm deve chiedere l’autorizzazione alle Camere per intercettare direttamente l’utenza di un parlamentare o per usare intercettazioni di parlamentari effettuate casualmente mentre si controllavano altri telefoni. Con la nuova legge le cose cambiano: quando si ascolta la voce di un parlamentare durante la conversazione di un indagato, ogni atto deve essere secretato e custodito in archivio. Per proseguire nell’ascolto ci vuole l’ok delle Camere.

4 – I preti al telefono. Impossibile intercettare un sacerdote senza avvertire l’autorità ecclesiale.

È forse la norma più curiosa e discussa del ddl sulle intercettazioni, soprattutto in considerazione delle inchieste sulla pedofilia che coinvolgono i sacerdoti.

Cosa cambia per la stampa

1- Black-out sulle indagini. E’ vietato dare notizie su qualsiasi atto anche non segreto fino alla fine dell’udienza preliminare

L’effetto del divieto è evidente: fino al rinvio a giudizio, cioè al processo, sarà impossibile per gli organi di informazione mettere il lettore al corrente delle inchieste giudiziarie fino alla loro conclusione, tanto meno rendere conto delle intercettazioni, pena il carcere e ammende salatissime. Non si potrà scrivere su casi giudiziari scottanti come quelli che coinvolgono politici e pubblici funzionari disonesti. Se la legge fosse già in vigore sarebbero state top secret le indagini sugli appalti per il G8 o sulla morte di Stefano Cucchi.

2 – Via le tv dal tribunale. Niente riprese durante i processi senza il consenso di tutte le parti Vietate anche le immagini dell’aula

3 – La norma «D’Addario». Sono vietate registrazioni e riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato

In caso di condanna per le riprese e le registrazioni «fraudolente» si rischia fino a 4 anni di carcere. Si farà eccezione nei casi in cui le registrazioni verranno fatte per la sicurezza dello Stato, o per dirimere una controversia giudiziaria o amministrativa. In un primo momento la norma riguardava anche i giornalisti.

4 – Il provvedimento «salva-Iene». Non è perseguibile il giornalista autore di registrazioni o riprese video all’insaputa dell’interessato.

Grazie ad un emendamento dell’opposizione, i giornalisti sono stati «salvati» dai rigori della «norma D’Addario». Per loro cade il divieto di «scippare» interviste e immagini. L’eccezione è finalizzata a garantire ai professionisti il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. L’unica condizione posta, naturalmente, è che le riprese vengano utilizzate davvero a fini di cronaca. Tirano un sospiro di sollievo «Le Iene», programma cult di Mediaset.

Legge bavaglio, liberi di dire no – di Bruno Tinti

Reporters sans frontieres: pubblicheremo le intercettazioni sul nostro sito

Legge sulle intercettazioni: il vero obiettivo – da Lavoce.info

La P2 e il ddl intercettazioni – di Concita De Gregorio

Così tagliano le gambe alle procure anche nella lotta alle mafie – di Sandra Amurri

L’amministrazione Obama contro la legge del governo Berlusconi – da Repubblica

Non avrei mai scritto Gomorra – Roberto Saviano

Sky ricorrerà presso le autorità competenti – da Skytg24

No bavaglio

Legge Bavaglio – dossier di Repubblica

Il dovere di difendere la libertà di stampa – di Ezio Mauro

Ci vuole tutti zitti – da il Fatto Quotidiano

Bavagli e amnesia – da Corriere della Sera

Il ministro (bip) ha comprato una casa con assegni intestati a (bip) – da Articolo21

Libertà è partecipazione – gruppo Fb contro Ddl intercettazioni

Vesuvio e Ischia, “le frasi di Bertolaso non hanno nessun fondamento”

“Le frasi pronunciate ieri da Bertolaso non stanno né in cielo né in terra” commenta così il professor Sandro De Vita, vulcanologo e primo ricercatore presso l’Osservatorio Vesuviano, l’allarme lanciato ieri dal capo della Protezione Civile.

“Leggevo questa mattina le dichiarazioni di Guido Bertolaso e sono rimasto a dir poco sorpreso – dice il professor De Vita –, spero che siano stati i giornali a riportare erroneamente quelle frasi su Ischia e sul Vesuvio”. “Il vulcano che potenzialmente ha il colpo in canna è Ischia. L’ultima eruzione di Ischia risale al 1300 ma il monte Epomeo è cresciuto in altezza di 300 metri. Si sta caricando la camera magmatica che potrebbe in futuro provocare un’eruzione”, aveva dichiarato Guido Bertolaso.

“L’Epomeo non è un vulcano – dichiara De Vita –, è un campo vulcanico prodotto dalla deformazione all’interno della caldera che si è sollevata e ha raggiunto i 780 metri sul livello del mare, ma non vi è assolutamente alcun motivo di temere un’eruzione”. Per quanto riguarda il Vesuvio la sua pericolosità è nota in tutto il mondo, ma “non ci sono assolutamente segnali di ripresa dell’attività vulcanica. Così come non ve ne sono per nessuno dei vulcani dell’area napoletana” sostiene il professor De Vita. “Sono d’accordo solo sulla questione dei piani di evacuazione, la cui organizzazione però spetta al Consiglio dei Ministri e alla Protezione Civile, ma parlar di pericolo imminente è assolutamente fuori luogo”.

Resta comunque da capire il perché di tanto allarmismo da parte di Guido Bertolaso che, ricordiamo, fa parte dello stesso governo che venerdì scorso ha approvato il condono “salva costruzioni abusive”, di cui le pendici del Vesuvio sono tempestate.

Evidentemente è periodo di allarmi vulcanici: esattamente un mese fa il collega di Bertolaso, Enzo Boschi, lanciava il pericolo tsunami nel Tirreno causato da un possibile cedimento delle pareti del vulcano sottomarino Marsili, in seguito ad un’eruzione. Ipotesi smentita prontamente dall’Università di Vulcanologia di Bologna. Dopo l’allarme però sono stati stanziati da Palazzo Chigi 10 milioni di euro per il monitoraggio dei vulcani sottomarini vicini alle coste italiane.

La redazione di Xcittà vuole però sottolineare un’altra strana coincidenza: nelle stesse ore in cui si lancia l’allarme vulcani a Napoli giungono gli ispettori dell’Ue per verificare la funzionalità dell’impianto di Acerra e l’idoneità del sito di Chiaiano come discarica. Queste scelte – la cui correttezza saranno gli stessi ispettori a valutare – sono imputabili proprio a Guido Bertolaso.

da Xcittà

Costruzioni abusive, condono in arrivo?

Era stata la promessa populista fatta in campagna elettorale, quella che realmente interessava tanti, tantissimi cittadini campani. Non le intercettazioni, la riforma della giustizia, le tasse o la lotta alla criminalità: il popolo voleva lo stop alle demolizioni.

Il governo, secondo indiscrezioni, sarebbe infatti già pronto ad approvare un decreto legge contro le demolizioni delle abitazioni abusive, effettuando una riapertura dei termini del condono edilizio approvato nel 2003. Era stato lo stesso Silvio Berlusconi a Napoli durante il suo comizio pre-voto del 18 marzo a promettere lo stop alle demolizioni rispondendo alle richieste di tanti cittadini campani giunti alla Mostra d’Oltremare esclusivamente per chiedere di fermare le ruspe.

Per ricordare al governo le promesse fatte in campagna elettorale oggi pomeriggio una delegazione di amministratori campani dell’Mpa manifesterà al fianco dei comitati contro gli abbattimenti a Palazzo Chigi, con la speranza di ottenere a breve l’approvazione del decreto.

Di fronte all’ennesimo condono perfino l’opposizione sembra svegliarsi: il Pd, attraverso le parole dei senatori Della Seta e Ferrante, dichiara ”inaccettabile qualunque intervento rivolto, più o meno esplicitamente, a indebolire le norme per la repressione dell’abusivismo edilizio o peggio a prefigurare una nuova ondata di sanatorie”. “Una scelta irresponsabile” anche per Legambiente che, nel rapporto “Cemento Connection” parla di 60 mila case abusive realizzate in dieci anni in Campania, una media di 6000 all’anno, 500 al mese, 16 al giorno. Un’intera città.

L’abusivismo edilizio è una delle peggiori piaghe della regione: saccheggia il territorio, distrugge paesaggi, e frutta fior di quattrini alla criminalità organizzata. In Campania – sempre secondo il rapporto di Legambiente – sono ben 64 i clan che gestiscono l’attività.

L’errore politico della vecchia giunta regionale campana governata dal Pd è stato evidente: far partire gli abbattimenti su tutto il territorio campano, da Ischia a Casola passando per Santa Maria la Carità e Gragnano, in piena campagna elettorale per le regionali, si è rivelato un boomerang. Gli abitanti “abusivi”, ai quali non era stato neanche pianificato un post-sgombero, si sono opposti fortemente al piano demolizioni regionale trovando nei candidati Pdl gli ideali supporter per la loro battaglia. Il condono del governo sarà il frutto di questa sintonia. Chapeaux.

da Xcittà

La Polizia di Stato in debito

Le Forze di Polizia costrette a tirare sempre di più la cinghia. Non solo rischiano la vita ogni giorno in nome della legalità e per difendere i cittadini, non solo sono spesso costretti a turni estenuanti, ma troppo spesso, negli ultimi anni, si sono andate erodendo anche le loro risorse economiche per il servizio.

L’ultima denuncia in ordine di tempo è del sindacato di Polizia Siulp di Napoli e riguarda gli agenti dei commissariati di Ischia e Capri che, per ragioni di servizio, devono imbarcarsi ogni giorno su un traghetto o un aliscafo. Questi poliziotti, afferma il segretario regionale Siulp di Napoli, Vincenzo Annunziata, “sono costretti perfino a pagare il biglietto, anticipando i soldi che un giorno, forse, verranno restituiti”. E’ chiaro che una spesa quotidiana del genere toglie risorse ad uno stipendio già ridotto all’osso. “Ai poliziotti – continua Annunziata – si chiedono sempre maggiori sacrifici, sempre maggiore disponibilità, ma arrivare a chiedere di anticipare dei soldi per poter lavorare, forse è chiedere davvero troppo”. L’anno scorso, sempre a Napoli, dopo i tagli governativi dei fondi per la sicurezza, i poliziotti denunciarono che ben 228 auto con i colori della polizia erano costrette nei box per mancanza di soldi per la manutenzione.

I tagli del governo al settore sicurezza hanno numeri spaventosi: 263 milioni 497 mila euro cancellati nel 2009, altri 283 milioni levati nel 2010 e ulteriori 492 milioni 726 mila euro saranno eliminati nel 2011. I risultati tangibili di queste politiche sono quelli descritti sopra, ma quelli più gravi, non tangibili nell’immediato, riguardano invece la nostra percezione di sicurezza.

Alessandro Ingegno


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