Archive for the ‘ Censura ’ Category

No al bavaglio, si all’informazione

Eccoci qua, oggi è la giornata di blackout dell’informazione. Il temuto bavaglio alla stampa, e l’ancor più dannosa limitazione all’utilizzo delle intercettazioni come strumento d’indagine a disposizione della magistratura – definita ieri da Berlusconi “sacrosanta” – ha compattato giornali, radio, tv e buona parte del web. Uno sciopero sacrosanto che però, mi permetto di dire, avrebbe meritato modalità diverse, nel rispetto dei cittadini e del loro diritto ad essere informati.

Se il blackout generale puo’ avere il merito di attirare l’attenzione dei cittadini, anche quelli solitamente piu’ distratti, su una legge liberticida, questo sciopero ha allo stesso tempo l’effetto di negare l’informazione in un momento in cui ce ne sarebbe bisogno come non mai. Perchè le questioni importanti in gioco, riguardanti il futuro politico, economico e sociale del nostro Paese sono molte, e la legge sulle intercettazioni dovrebbe essere del tutto secondaria rispetto ad alcune di queste questioni vitali per l’Italia. Per questo mi chiedo, non è che stando tutti zitti, anche solo per un giorno, si fa il gioco del potere?

Approfitto quindi di questo post per segnalare alcune delle notizie di ieri, tratte sul web, che oggi non vedremo sui giornali e che invece avrebbero meritato un approfondimento dettagliato:

Arresto Flavio Carboni, spunta una nuova P2 che influenzava Organi Costituzionali – 12, 34, 5,

Manovra, nell’emendamento che introduce la figura del giudice ausiliario spunta la norma anti-Mesiano (sentenza Mediaset) –  123,

Manovra, Berlusconi: “Se non passa tutti a casa” – 1,

Decreto qualità aria, Ministero dell’Ambiente ignora comuni –  1,

Manovra, stangata sulle assicurazioni (già le più alte d’Europa) –  1,

Niente asta per digitale terrestre. Il governo perde 4 miliardi per regalare le frequenze a Rai e Mediaset –  12,

Terremotati e manganellati. Il giorno dopo degli aquilani 12, 3 (frasi shock del deputato Pdl Stracquadanio)

A.I.


“Se tutti gli uomini, meno uno, avessero la stessa opinione, non avrebbero diritto di far tacere quell’unico individuo più di quanto ne avrebbe lui di far tacere, avendone il potere, l’intera umanità”,

John Stuart Mill


Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

La serrata del signor Tv

A dieci giorni dal voto, la politica riempie i teatri e irrompe sul web, ritorna al passato e va nel futuro, ma diserta malinconicamente il presente: la televisione. Una situazione surreale, come se alla vigilia dei Mondiali chiudesse la Domenica Sportiva.

Chiunque osservi la scena da una prospettiva più evoluta della nostra, per esempio dallo Zimbabwe, vedrà conduttori televisivi che trasferiscono i talk show nelle piazze e politici in preda alla sindrome di invisibilità che chiamano i giornali per proporre e in qualche caso elemosinare interviste sui siti.

Sempre dallo Zimbabwe ci fanno notare il paradosso del direttorissimo del telegiornale governativo, che è appena andato a spiegare le proprie ragioni su Internet, partecipando al programma online di uno dei grandi epurati della tv, Enrico Mentana.

È un sistema rovesciato, l’effetto della scelta spaventata di una vecchia volpe che controlla lo schermo ma non riesce più a governarlo e perciò decide di spegnerlo. Berlusconi è e rimane il comunicatore di un mondo di cieli azzurri e bimbi sorridenti, il mondo dei rampanti Anni 80, il suo mondo, quello della pubblicità.

Di fronte alla durezza di una crisi epocale, che sta spostando il benessere da una parte all’altra del pianeta (e noi purtroppo ci troviamo dalla parte sbagliata) il capo del centrodestra si scopre senza un progetto e soprattutto senza un linguaggio intonato alle circostanze. Preso dal panico, ricorre allo strumento dei padroni deboli: la serrata. Certo, lo fa appoggiandosi a una legge demenziale come la par condicio, partorita dalla mente mediocre dei suoi oppositori. Ma lo fa, e con uno scopo preciso: zittire i tribuni della plebe, soprattutto Santoro. Non perché tema che lui o Travaglio provochino un travaso di voti da destra a sinistra: il premier è troppo intelligente anche solo per pensarlo. No, è allergico a Ballarò e Annozero perché sporcano i suoi cieli azzurri, tolgono energia al migliore dei mondi possibili, attizzano il discutere e il dubitare che sono nemici del fare. Meglio il silenzio degli indecenti alle chiacchiere distruttive che minano le certezze delle masse consumatrici, a cui il berluscottimismo ha fornito in questi anni l’unica ideologia comprensibile e desiderabile.

Berlusconi è convinto che i programmi che seminano dubbi diffondano angoscia, e che l’angoscia produca astensione, fuga, rifiuto. In realtà il conflitto produce risveglio, e avremmo tutti un dannato bisogno di scuotere questa Italia addormentata, insensibile ormai ai baci di qualsiasi principe azzurro, compreso lui. Il risultato paradossale della sua psicosi è il silenzio della tv, imposto dall’uomo che ha insegnato a tutti come si parla in tv. Quasi che l’elastico, che all’inizio della Seconda Repubblica lo aveva proiettato davanti agli altri di una spanna, ora lo abbia ricacciato all’indietro, riducendolo a una versione chirurgicamente evoluta di Forlani.

da LaStampa

Regime, scene di un crollo – da Il fatto Quotidiano

La sindrome del padrone – da Repubblica

Il decreto Romani fa tre volte schifo

E’ straordinario come, con un solo decreto, quello firmato Paolo Romani, il governo Berlusconi voglia ottenere tre risultati, uno meno encomiabile dell’altro.

Il primo, vabbeh, è danneggiare Sky, in pratica l’unico attuale concorrente di Mediaset. E’ da più di un anno che la strategia va avanti: prima hanno speso una valanga di soldi pubblici per il digitale terrestre, poi hanno alzato le tasse sugli abbonamenti Sky, poi hanno portato via i canali satellitari Rai dalla piattaforma Sky, adesso gli riducono gli spot per legge ( presto ci sarà da divertirsi con il nuovo contratto di servizio). In un paese in cui il premier non fosse anche il proprietario di Mediaset, potremmo anche dire chissenefrega. In Italia fa schifo, perché è un’alterazione del mercato per favorire un concorrente (che è anche il capo del governo) contro un altro.

Il secondo è una cosa che potremmo chiamare conflitto d’interessi preventivo, ovvero portarsi avanti per schiacciare la concorrenza futura. Siccome, come ognuno sa, Mediaset si sta buttando sull’Iptv ispirandosi a Hulu, occorre ridurre il numero di video circolanti in Rete e prodotti dal basso, che possono costituire potenzialmente una significativa concorrenza sul Web alla Iptv di Mediaset. E’ il metodo Berlusconi: uccidere i potenziali nemici da piccoli. Di qui l’obbligo per chiunque faccia web tv – anche dalla soffitta di casa – di chiedere l’autorizzazione al ministero e di sottostare a una montagna di altri obblighi burocratici (ma non doveva essere il partito delle libertà, quello che ci liberava dai lacci e lacciuoli dello Stato?).

Il terzo è, banalmente, un corollario del minzolinismo, inteso come desiderio di controllo politico dell’informazione. Siccome sempre più cittadini – specie i più giovani – tendono a informarsi attraverso i contenuti di video e di testo che girano liquidamente dai blog ai social network, e tutto questo non è controllabile, bisogna disincentivare il più possibile la produzione e la circolazione di video indipendenti, sicché si impongono non solo registrazioni di testate, ma anche punizioni per eventuali violazioni di copyright e obblighi di rettifica. Tutto è tivù, per il governo.

Questo decreto fa tre volte schifo, è tre volte illiberale e tre volte in conflitto d’interessi. Ed è tre volte al servizio di un unico utilizzatore finale: il proprietario di Mediaset, controllore della Rai e capo del governo.

da Piovono Rane blog

Internet: il governo prepara il bavaglio – da Articolo21

Decreto Romani, il fronte del no – da Punto Informatico

Il governo colpisce Murdoch e inventa lo sceriffo di internet – da Giornalettismo

La verità è la nostra forza

immagine di Carlo Miccio

Youtube censura Beppe Grillo

Alle 3.51 di notte del 25 settembre, l’account YouTube di Beppe Grillo, StaffGrillo, risulta sospeso. L’immagine di cui sopra è tutto ciò che compare digitando l’indirizzo del canale: http://www.youtube.com/StaffGrillo.

La sospensione dell’account sembra essere determinata da un reclamo di violazione del copyright da parte di CBS, in relazione al post Primarie dei cittadini 2.0: Stato e cittadini, per il quale Casaleggio Associati, l’azienda che gestisce il blog di Grillo, aveva scelto di pubblicare su YouTube un sunto della puntata del Late Show di David Letterman nella quale è stato di recente ospite Barack Obama.

Una sintesi dello show, di proprietà della CBS (la versione integrale è disponibile qui), è correntemente pubblicata sul canale YouTube della CBS stessa, ma ad una veloce ricerca sul portalone di videosharing compaiono attualmente centinaia di altre registrazioni caricate da privati cittadini, tutte correntemente visibili, non oscurate. La prima impressione, dunque, è che attraverso la CBS si sia esplicitamente voluto colpire Grillo.

La sospensione del canale ottiene l’effetto collaterale di oscurare tutti gli altri video pubblicati dal blog di Grillo, tra cui anche il penultimo, dal titolo Santa Mafia. Il video conteneva un’intervista alla scrittrice tedesca Petra Reski, del settimanale tedesco Die Zeit, da vent’anni corrispondente in Italia per la stampa tedesca, le cui pagine sono state censurate alla fonte, prima ancora della pubblicazione, per volontà dell’autorità giudiziaria tedesca, intervenuta su richiesta di alcuni personaggi i cui nomi sono ben noti perché figurano nelle informative di polizia sia italiane che tedesche, nei documenti giudiziari e in numerosi resoconti giornalistici. Nomi che non potevano essere pubblicati in un libro.

L’edizione italiana del libro, e dunque la videointervista, coinvolgerebbe direttamente Marcello Dell’Utri, che avrebbe già minacciato querela nei confronti di Petra Reski. La giornalista, tra le altre cose, denunciava la totale assenza di qualsiasi mezzo di informazione, dalla stampa alla televisione, alle udienze dei processi a carico di Dell’Utri.

Nell’attesa di conoscere le motivazioni ufficiali dell’oscuramento del canale di Grillo, non può che destare molta preoccupazione la deriva che la libertà di informazione in rete sta subendo, dal gravissimo tentativo di irrigidimento prospettato con il Disegno di legge dell’On.Pecorella – avvocato di Silvio Berlusconi (vedi il post Berlusconi fa causa alla rete) – ai sequestri sempre più frequenti dei blog, fino alle rivendicazioni di violazione di copyright, usate con precisione chirurgica su blogger selezionati, mentre centinaia di altre copie pirata vengono ignorate e lasciate circolare liberamente.

da Byoblu

419 video di Grillo cancellati da Youtube – da Beppe Grillo

aderisci su Facebook al gruppo “contro l’oscuramento di StaffGrillo su Youtube”

*ore 17:12 – grazie alle migliaia di messaggi e alla mobilitazione della rete la segnalazione di violazione del copyright è stata ritirata e l’account Youtube “staffgrillo” è nuovamente operativo.

censored

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: