Influenza A: la bufala ci è costata 190 milioni di euro
In un articolo de La Stampa, firmato da Marco Zatterin, si segnalava un fatto piuttosto interessante riferito ai vaccini per la terribile, temibile, pandemica, influenza A. In buona sostanza i governi di Francia, Spagna, Italia, Olanda e Germania hanno fatto il pieno di vaccini ed ora si trovano con milioni di dosi (già pagate) da rivendere, magari a prezzo di realizzo, a Stati africani o dell’Europa dell’est. Sembra che Madrid riuscirà a restituire i vaccini in avanzo (si è vaccinato il 22% della popolazione), Parigi ne ha ordinati 94 milioni spendendo 869 milioni di euro (solo 5 milioni di vaccini utilizzati), Berlino ha comprato 50 milioni di dosi (24 ne sono avanzate), Amsterdam si ritrova con 19 milioni di dosi (su 34) da piazzare sul mercato per recuperare qualche soldo.
L’Italia ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino (somministrato 1 milione scarso di dosi) contro l’influenza A dall’azienda farmaceutica Novartis, per un importo, al costo di circa 7 euro a dose, pari a circa 184 milioni di euro: milioni di euro gettati al vento, o meglio nelle tasche di chi i vaccini li ha sponsorizzati e prodotti.
Ma quando un ministro, Fazio-Sacconi, decide un acquisto sbagliato per oltre 190 milioni di euro a spese nostre, non dovrebbe essere accompagnato sollecitamente alla porta?
Frost/Nixon
Per un buon 2010 regaliamogli un lodo De Magistris
Lo chiamerei “Lodo de Magistris”: pochi punti da definire insieme e non serve nemmeno cambiare la Costituzione , perché approvato in sua difesa.
La proposta di fondo è questa: garantiamo a Berlusconi la possibilità di lasciare l’Italia senza conseguenze. Non c’è trucco e non c’è inganno: solo il bisogno di ritornare ad essere una nazione democratica e civile. Un volo di Stato -sembra gli piacciano tanto- con annesso Apicella e magari una graziosa signorina. Destinazione? Consigliamo le isole Cayman, che risultano affini persino ad uno dei tanti soprannomi che si è conquistato con anni di (dis) onorevole carriera: il caimano. Sarebbe per lui un modo per ritrovare, magari, anche qualche vecchio capitale messo in salvo all’estero. E se si annoia? Qualche cavallo e stalliere di fiducia li potrebbe trovare anche lì. Ci permettiamo di suggerire una sola accortezza: che non si chiamino Vittorio e non frequentino Marcello. Il rischio infatti è che anche alle Cayman la storia si ripeta: coppole e appalti nelle isole esotiche sarebbero indigeribili. Carta e tv liberate potranno riprendere a fare il loro dovere: informare sui fatti, gli stessi che da anni cerca di occultare perseguitando i giornalisti anche se pongono solo domande, cioè fanno il loro mestiere, ovviamente quelli che sopravvivono all’infezione dell’ autocensura preventiva. Il Parlamento tornerebbe al proprio compito perché svincolato dalla sua agenda giudiziaria che oggi detta i temi, anzi il tema alle istituzioni: le necessità giudiziarie del fuggitivo da garantire prima di quelle degli italiani. La magistratura non più costretta agli assaliti quotidiani potrebbe dedicarsi senza timore alla missione che le spetta e le mafie non si sentirebbero più di poter spadroneggiare indisturbate. Per le casse dello Stato il guadagno sarebbe altissimo, per non parlare di quello dell’etica pubblica. Finito l’inquinamento di tutti gli ambiti economici e mediatici, il mercato finalmente alleggerito dalla cappa del suo conflitto di interessi, forse riprenderebbe a girare normalmente. E le somme ritrovate, anche con una lotta all’evasione certa, potrebbero essere investite nella formazione e nell’istruzione: una sorta di 8 per mille dell’antibelusconismo. Ma soprattutto noi non sentiremo più quel mantra che riecheggia dai contesti internazionali alle riunioni riservate e che vuole comunisti, bandiere rosse, manette impazzite accanirsi contro un solo uomo. Finalmente in questa patria liberata non ci saranno più scudi fiscali e lodi ad personam, decreti razzisti e leggi fondamentaliste, emendamenti che ridanno alle mafie ciò che lo Stato ha tolto loro. E noi? Noi semplicemente torneremo ad essere un paese normale, degno dell’Europa e della civiltà democratica. Fantascienza? Forse. Sicuramente la stessa a cui ci ha abituati con le sue dichiarazioni e le sue azioni politiche surreali: diciamo degne di un altro pianeta, se esiste.
Luigi De Magistris personaggio campano 2009 – da CorrieredelMezzogiorno.it
Perchè non dedicargli un carcere?
Perchè non dedicare, alla memoria del latitante Bettino Craxi, un bel carcere? Uno di quelli nei quali, per amore e rispetto della legge dello stato che aveva governato-saccheggiato, non si degnò mai di trascorrere neanche una notte, fuggendo vilmente sui lidi di Hammameth.
Letizia Moratti vuole dedicare un parco a Craxi – da Corriere
Le sentenze su Craxi sono carta straccia? – di L.Ferrarella
La via di un bandito – Giorgio Bocca
Tutto Craxi, tangente per tangente – da Ilfattoquotidiano
Bettino Craxi: un esempio da imitare, un personaggio da omaggiare, un politico da riabilitare. Noi preferiamo ricordarlo così:
Teheran revolution ‘09?
La verità è la nostra forza
IlGiornale, con trucchi idioti, nega l’esistenza del global warming.
La redazione negazionista de “Il Giornale” ci prende tutti per idioti. L’operazione è semplice: in un articolo a firma di Giuseppe De bellis, vogliono far passare il concetto che, siccome in questi giorni nevica (che cosa strana), e fa freddo, non c’è alcun pericolo di global warming anzi, il flop del Summit sul clima di Copenaghen non è stato poi così importante. In questo articolo De Bellis riesce a negare l’esistenza del fenomeno dell’effetto serra e perfino l’impatto modificante degli esseri umani sulla natura. La posizione del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, non per la prima volta, è quindi negazionista, e si associa alle posizioni minoritarie (l’1%) di quegli scienziati che si oppongono ai dati proposti dal 99% si studiosi che sostiene che i cambiamenti climatici siano già in atto (e le poderose nevicate di questi giorni ne sono un’altra conseguenza evidentemente). E ilGiornale è ovviamente il megafono delle politiche del governo Berlusconi.
Ma sappiamo già con certezza che Feltri e i suoi colleghi del governo berlusconiano, nel momento in cui i popoli del sud del mondo saranno costretti dall’aumento delle temperature superiore ai 2° a lasciare le loro terre per arrivare in Europa, avranno già le politiche adatte pronte per fronteggiare le migrazioni forzate, le uniche in cui sono bravissimi: quelle della repressione. La strada più breve e più semplice e che più si addice all’ignoranza. Tutto torna.
Alessandro Ingegno
Pance di plastica
Chissà se i capodogli trovati morti sulla spiaggia di Peschici con la pancia piena di sacchetti di plastica volevano dirci qualcosa. E non solo qualcosa di ecologico in senso stretto. Del genere: «Uomini, vil razza dannata, coi vostri rifiuti intossicate l’universo». Lo sappiamo già e non ce ne importa niente. Ci hanno insegnato nei secoli dei secoli che la natura è una donna di servizio, da sfruttare molto e pagare poco, possibilmente in nero. Invece, sorpresa, era la padrona di casa e sta presentando il conto dell’affitto, arretrati compresi, ma tanto non abbiamo i soldi per pagare.
No, mi chiedo se quei cetacei non volessero raccontarci anche un’altra storia. Soltanto quattro di essi avevano la plastica nello stomaco, e il capobranco più di tutti. Ma nelle pance degli ultimi tre non è stato trovato niente. Niente. Hanno seguito il capo fino alla morte per puro spirito gregario: assopimento di coscienza, mancanza di personalità. Ecco, forse i sette capodogli di Peschici volevano dirci proprio questo. Che rischiamo di diventare così anche noi.
Divisi in capibranco famelici che ingurgitano qualsiasi cosa per pura bramosia di possesso e in cortigiani che si contendono i resti dello stesso nulla, spacciato per chissà che. In scia, poco distanti, avanzano gli spettatori: a stomaco vuoto, si accontentano di godere la visione del pasto altrui. E seguono il capobranco senza chiedersi dove si sta andando. Onda su onda, fino allo schianto finale.
Massimo Gramellini
da LaStampa
Anche in montagna è possibile un turismo sostenibile
Con l’inverno alle porte sono in molti a porsi una domanda importante: è possibile un turismo invernale sostenibile e responsabile? La risposta è sì, anche se gli esempi sostenibili in Italia scarseggiano, e vengono tutti dal Piemonte.
Il turismo invernale sembra, allo stato attuale delle cose, in una fase di profondo ripensamento. Sia da parte dei turisti che da parte dell’offerta turistica cominciano a manifestarsi sempre più spesso sensibilità crescenti rispetto alle questioni ambientali: in primis concentrate sulla qualità dei paesaggi, la gestione dei rifiuti, l’impatto dei complessi sciistici. Di fronte a queste nuove aspettative, alcune località sciistiche o comuni di montagna cercano di individuare delle soluzioni ai problemi del settore. A questo proposito però sembra che l’Italia sia parecchio indietro, ad un punto tale che definire la sostenibilità nel campo del turismo sciistico sembra essere un compito particolarmente difficile.
Il Piemonte rappresenta sicuramente una delle realtà italiane più avanti nel settore del turismo invernale sostenibile: la provincia del Verbano-Cusio-Ossola brilla per acque pulite e insediamenti rispettosi dell’ ambiente, in cui l’impatto dell’ alta stagione si fa sentire, ma con equilibrio.
In questa zona, anche in periodi di alta stagione, la raccolta differenziata raggiunge, record assoluto per il Piemonte, picchi dell’ 80%. La maggioranza delle strutture ricettive adotta almeno una misura di riduzione dell’impatto ambientale: caldaie ad alta efficienza o a biomassa, pannelli solari, ma anche dispositivi per lo spegnimento automatico delle luci, riduttori di flusso per il risparmio idrico e regolatori degli scarichi nelle toilette.
Sarà anche per realtà affermate come queste che Torino è stata, dal 7 al 12 dicembre, la capitale del turismo sostenibile in occasione della TRES, la settimana internazionale del turismo responsabile, iniziativa organizzata da CISV, organizzazione non governativa, in collaborazione con l’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR).
La settimana internazionale del turismo responsabile è stata una perfetta occasione per l’incontro tra i tour operator e gli specialisti del settore, i quali si sono confrontati su tematiche come la responsabilità sociale delle imprese, le certificazioni turistiche, il ruolo dei migranti e quello degli enti internazionali nella pro-mozione di un turismo “altro”.
Sempre in Piemonte un’interessante iniziativa che Legambiente propone ogni stagione invernale è Nevediversa: una campagna dedicata all’esaltazione dei paesaggi montani, alla riscoperta della natura e alla valorizzazione di metodi alternativi ai soliti sci e snowboard per conoscere e vivere appieno la montagna, contro il turismo che mortifica le Alpi per proporre una frequentazione della montagna più genuina e meno invasiva.
Passando oltre confine iniziative da prendere a modello non mancano, soprattutto per l’attenzione rivolta allo sviluppo sostenibile del settore sciistico: alcune località francesi, Montgenèvre, Meribel o Avoriaz si interessano alle modalità di gestione dei loro comprensori sciistici, attraverso auditing e certificazioni della qualità; le cosiddette Perle Alpine, Les Gets, Werfenweng, Arosa e le stazioni sciistiche del comprensorio del Rosengarten-Latemar, cercano di ridurre l’impatto ambientale derivante dagli spostamenti dei turisti. Alcuni comuni, come quelli della regione di St. Moritz o Crans Montana, adottano misure per limitare la forte pressione fondiaria e ridurre lo squilibrio tra seconde case e abitazioni principali. Per tutti questi motivi sono indotto a pensare che ben presto, anche in Italia, il livello di sostenibilità rappresenterà il nuovo criterio di scelta delle destinazioni dei turisti, permettendo, alle località invernali a più basso impatto, di acquisire un vantaggio nei confronti della concorrenza.
Alessandro Ingegno
da Yeslife.it
































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