I professionisti dell’immobilismo all’attacco del Forum delle Culture
«È sceso in campo il solito gruppo dei cultori dell’immobilità della città» affermavano qualche giorno fa, nella lettera pubblicata dal Mattino, Maurizio Maddaloni, Paolo Graziano e Rudy Girardi riferendosi alle resistenze incontrate nella fase organizzativa delle tappe partenopee dell’America’s Cup. E a quanto pare lo stesso copione si sta abbattendo su un evento ben più cruciale per il futuro della città di Napoli: il Forum delle Culture del 2013. Stessa regia non tanto occulta, stesse finalità: trasformare un’opportunità di sviluppo e ribalta per la città, in particolare per i giovani, in uno strumento di lotta/lottizzazione politica da portare al fallimento: «Un campionario di approssimazioni ricorrenti, più o meno nella consueta logica che Napoli sta bene come sta, che ogni spinta per farla avanzare va contrastata e che ogni innovazione congiura contro la sua stessa natura perché l’immobilismo tutela ed esalta la sua unicità» scrivono nella lettera Graziano, Girardi e Maddaloni riferendosi ai poteri che bloccano qualsivoglia innovazione in città.
I professionisti dell’immobilismo, i disfattisti, gli stessi che si scandalizzarono per il compenso di Vecchioni e che infarciscono redazioni e posti chiave di uomini fedeli, auspicano e paventano un fallimento del Forum, invitando gli addetti ai lavori a soprassedere.
Il 25 gennaio era stato Claudio Velardi – spin doctor trasversale con la sua Reti, bassoliniano della prima ora –, in un tweet in cui segnalava il sito della Fondazione (qual è l’utilità di questa Fondazione? Perché i fondi sono filtrati e non gestiti direttamente dal Comune, come avvenuto per le precedenti edizioni del Forum?) ancora under construction, ad invitare a chiudere bottega e rinunciare all’evento. E pochi giorni dopo il tweet il carrozzone messo in piedi dalla Regione, la Fondazione, esegue: riduzione dei fondi europei destinati all’evento internazionale a soli 15 milioni, dopo un primo taglio dai 300 milioni di partenza a 150, e da 150 a 30 milioni poi, spingendo l’assessore comunale alla Cultura Antonella Di Nocera a denunciare che «si è perso uno zero dei fondi per strada». L’annuncio della mannaia è stato dato ieri dall’assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia la quale, senza spiegare il perché di questo ennesima riduzione dei fondi, motiva il passaggio dai 100 giorni iniziali dedicati all’evento a soli 60 «per evitare che le troppe aspettative internazionali vengano disattese». Ci si ridimensiona ancora prima di mettersi all’opera. Incapacità preventiva.
Il sabotaggio del Forum conviene a chi ha paura dell’innovazione, perché la cultura rende liberi e un’apertura eccessiva della città rischia di minacciare lo status quo che questi gruppi di potere custodiscono gelosamente da oltre 20 anni attraverso l’immobilismo. Immancabili, poi, i calcoli strettamente politici: perché non dare al Comune l’intera gestione dell’organizzazione dell’evento, a partire dai fondi europei, come avvenuto in passato nelle altre città capitali delle Culture? C’è nell’aria una voglia, anch’essa trasversale, di mettere i bastoni tra le ruote al sindaco de Magistris evitando che gli eventuali meriti di un evento ben riuscito possa avere il riconoscimento internazionale spazzando via con i fatti, come avvenuto con l’emergenza rifiuti, gli ultimi dubbi sulla gestione fallimentare degli ultimi 20 anni.
Dopo il ridimensionamento dei fondi sarebbe interessante sapere come saranno utilizzati quei 135 milioni di euro mancanti inizialmente destinati al Forum, magari rendicontando all’Ue il cambio di destinazione di queste risorse.
Il Forum delle Culture è un appuntamento che Napoli non può permettersi di perdere che, anzi, deve sfruttare al meglio. Lo deve soprattutto ai suoi giovani, a quelli che resistono. E’ infatti di qualche giorno fa la diffusione dei dati Istat riguardanti i giovani laureati campani: nella regione il livello di disoccupazione giovanile è al 51% (maglia nera d’Italia), e nel corso del 2011 9mila di questi, laureati, sono emigrati altrove alla ricerca di una meritata valorizzazione e soddisfazione economica in mancanza di adeguate opportunità di lavoro nella propria regione d’origine.
La foglia di fico annunciata dall’assessore Miraglia dei 150mila euro (spiccioli) destinati a iniziative dei giovani aventi come oggetto il tema dello sviluppo sostenibile, tema centrale del Forum, servirà a poco. Come scrive un collega «anni di finto mecenatismo politico comunale e regionale hanno ucciso la cultura a Napoli», e c’è da scommetterci che i soliti noti metteranno le mani anche lì, sul gruzzoletto destinato ai giovani, sempre che qualcuno non li becchi con le mani nella marmellata come avvenuto con il bando flash confezionato su misura per un nuovo addetto stampa della Regione.
A.I.











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