Quanto influiscono le polveri sahariane sul Pm10 registrato a Napoli? Intervista all’esperto Attilio Poli

Nell’ambito dell’inchiesta sullo smog a Napoli Eco dalle Città ha intervistato Attilio Poli, project manager del comitato scientifico de LaMiaAria, esperto di polveri sottili e fenomeni sahariani.

Dottor Poli, Eco dalle Città sta svolgendo da alcuni mesi un’inchiesta sull’inquinamento nella città di Napoli. E’ possibile che l’elevato numero di superamenti sia dovuto ad una presenza di polveri sahariane molto pesanti ma non dannose per la salute?

“Ci sono degli episodi di inclusione di polveri sahariane, quanti numericamente nell’arco di un anno è difficile stabilirlo, ma orientativamente sono nell’ordine di una decina di eventi di intrusioni di polveri sahariane all’anno. Stiamo parlando di polveri che dall’area sahariana vengono trasportate fino al sud Italia. Tra l’altro proprio oggi c’è uno di questi eventi di intrusione sahariana”. Una media quindi di meno di un evento sahariano al mese, numeri tali quindi da non alterare l’andamento dell’inquinamento registrato proveniente da altre fonti.

“Questi eventi si riflettono sui valori registrati dalle centraline in un paio di giorni, quindi nell’arco di un anno saranno una ventina di giornate. Il fenomeno sahariano – spiega Poli – si registra soprattutto nelle regioni Sicilia, Calabria, e Campania, arrivando in alcuni casi anche fino a Roma. Man mano che si sale diminuiscono. La Spagna, ad esempio, è molto più soggetta dell’Italia, lì si può parlare di decine di eventi nell’arco di un anno”.

Per quanto riguarda il caso specifico di Napoli, “sono anni che Napoli è in testa a tutte le classifiche italiane per i superamenti, si tratta per lo più di polveri la cui provenienza è locale. Le polveri si trasportano anche a grandi distanze, ma a Napoli le cause principali sono il traffico e il porto, oltre ai cantieri aperti. Questi sono tutti fattori che determinano la concentrazione di polveri sottili grossolane che si ridepositano in prossimità della sorgente. A Napoli non sono le polveri sahariane il principale responsabile”.

Non sarebbe opportuno effettuare la speciazione delle polveri in modo da comprendere da dove e da quali fonti proviene l’inquinamento?

“Per far fronte a questa emergenza è necessario avere un ottimo inventario delle polveri sottili. L’ideale sarebbe avere un sistema predittivo ad altissima risoluzione che permetta di fare scenari che permettano una valutazione dei diversi contributi sulle varie aree nel territorio, al fine di comprendere le diverse sorgenti giorno per giorno, nell’arco di 1,2,5 anni. A quel punto, individuate le sorgenti, sarà possibile intervenire in maniera mirata sulle fonti”.

“Anche la speciazione delle polveri è utilissima, da affiancare al sistema predittivo. Questo perché il profilo delle polveri è diverso a seconda che si tratti di polveri prodotte da un cantiere o dalle polveri sahariane o di qualsiasi altro tipo. E’ fondamentale prevedere e individuare a livello matematico le diverse fonti e dividere in base all’influenza: 30% da fonte A, 20 da B e 50 da C.

E’ a conoscenza della ricerca pugliese Simpa sulle polveri sottili?

“Il meccanismo introdotto dalla ricerca pugliese Simpa va esattamente in questa direzione, individuando le responsabilità. Per questo sarebbe necessario applicare questa tecnologia in tutte le aree metropolitane a partire da Napoli. Cosa che permetterebbe di comprendere le cause di problemi consolidati, ormai, dal 2007”.

Alessandro Ingegno

da Eco dalle Città

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  1. 20 dicembre 2010

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