Seconda Repubblica di B, game over?

In questi giorni da orchestrina del Titanic c’è ancora chi, come il buon Bersani, si scandalizza dinanzi alla compravendita di deputati in vista del giorno del giudizio in Parlamento. Nessuno sembra però ricordare come questa usanza non sia affatto nuova al nostro presidente del Consiglio, il quale ha fatto dell’adulazione degli avversari politici uno dei suoi principali cavalli di troia per mantenere o per ritornare al potere.

La procura di Roma sta infatti valutando, attualmente, l’ipotesi di riaprire l’inchiesta archiviata l’anno scorso proprio nei confronti di Silvio Berlusconi, a seguito delle recenti rivelazioni di Arcangelo Martino – nell’ambito dell’inchiesta sulla P3 – riguardanti la presunta corruzione nei confronti di deputati e senatori che nel 2007 sostenevano il governo Prodi. Ipotesi che portarono la procura di Napoli ad aprire un’inchiesta, archiviata poi dalla stessa procura di Roma per mancanza di prove di “promesse di denaro o altre utilità” in cambio dell’abbandono della maggioranza. I fatti raccontano che nel 2007 alcuni senatori fecero venire meno, uno dopo l’altro, il loro voto all’Unione, seguiti poi dall’abbandono di Lamberto Dini e dei suoi liberal democratici, e quindi dall’ennesimo cambio di casacca di Clemente Mastella, l’allora ministro della Giustizia, che nel gennaio 2008 con la sua pattuglia Udeur fu decisivo nel far mancare i numeri per la fiducia a Romano Prodi, venendo poi ricompensato, nel 2009, con un elezione al Parlamento Europeo nelle liste Pdl. Questa è storia. La Procura di Roma è la stessa che sta indagando anche sulla presunta compravendita di questi giorni.

E’ evidente quindi che siamo di fronte all’ultimo, disperato, tentativo del presidente del Consiglio di restare al potere. Ma se di tutti questi anni di governo Berlusconi ne avesse beneficiato l’Italia intera, se questi comportamenti fossero stati concepiti nell’interesse della collettività allora, forse, sarebbe anche comprensibile chiudere un occhio (dal punto di vista politico, non dal punto giudiziario), Invece i tanti bonus concessi al presidente Berlusconi non sono coincisi con una migliore situazione del nostro Paese. Non possiamo dire di stare meglio di 10 anni fa.

In questa seconda Repubblica, – come scrive Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di ieri – “di tutte le grandi novità che la discesa in campo di Berlusconi sembrò annunciare quindici anni fa, oggi non rimane pressoché nulla”. L’Italia è andata a fondo. A partire dal debito pubblico, che ha raggiunto livelli insostenibili per le future generazioni, tutti gli indici riguardanti il belpaese sono in caduta libera da almeno un decennio: l’occupazione, i redditi, il pil, il benessere individuale, la giustizia, la coesione sociale, il livello di istruzione. E’ come se in questi dieci anni l’Italia si fosse pietrificata, mentre il resto del mondo correva. Senza accorgersi, fino ad oggi, che il prezzo da pagare per questo immobilismo sarebbe stato sproporzionato. Per questo, nonostante gli ultimi tentativi adulatori del Premier, quella del 14 dicembre non sarà solo il giorno della meritata sfiducia, ma l’occasione per scrivere la parola fine a questa pessima seconda Repubblica ed iniziare una nuova stagione per l’Italia. Ma il sospetto è che in Parlamento si apprestino ad attuare, per l’ennesima volta, il principio gattopardiano del “bisogna che tutto cambi perchè tutto resti com’è”.

Alessandro Ingegno

da Il Punto Magazine

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