Una pellicola fotovoltaica per salvare l’agricoltura di Acerra

Nell’area che fu una delle più fertili della Campania – fino all’arrivo dell’Impregilo – gli abitanti e gli imprenditori non si danno per vinti anzi, si fanno promotori di nuove idee e tecnologie in grado di cambiare la vita di quelle centinaia di agricoltori maltrattati da scellerate politiche sui rifiuti. E’ il caso della Polyeur di Benevento, società nata dalla collaborazione scientifica tra ricercatori del CNR e i ricercatori agronomi di rilevanza nazionale, ditta che ha importato un prodotto fotovoltaico di terza generazione cinoamericano (produzione cinese con brevetto americano) da applicare nel settore dell’agricoltura. Si tratta di un film per serre che permette, attraverso la tecnologia fotovoltaica, di avere un doppio effetto benefico: produrre energia elettrica senza impattare negativamente sui campi coltivati, e proteggere i terreni agricoli dalle emissioni inquinanti. La prima applicazione di questi pannelli avverrà proprio sui terreni agricoli di Acerra dove gli agricoltori, negli ultimi anni, hanno preferito destinare gli appezzamenti all’installazione di impianti fotovoltaici, garantendosi i ricavi sicuri del conto energia affiancando il reddito agricolo a quello del conto energia.

Come spiega il responsabile applicazione su serra agricola della Polyeur, Paolo Petrella, presidente della Lega dei coltivatori acerrani, “il fotovoltaico nel settore dell’agricoltura sta fagocitando innumerevoli ettari di terreno che gli agricoltori stessi cedono con estrema facilità a fronte dei corposi ricavi che il conto energia eroga agli stessi o alla ditta installatrice dell’impianto la quale garantisce, a sua volta, un fitto mensile al proprietario terriero apparentemente superiore a quello che può essere il ricavo di una qualsiasi coltivazione agricola sulla stessa superficie di terreno”. Proprio per far fronte a questa triste realtà di abbandono dell’agricoltura dettata anche da motivi dovuti all’inquinamento delle terre, il signor Petrella ha scoperto questo prodotto fotovoltaico di terza generazione che non impedisce lo sviluppo della fotosintesi clorofilliana – quindi la possibilità di coltivare molteplici prodotti agricoli sottostanti – grazie alla trasparenza, in grado altresì di produrre energia elettrica e, grazie al filtraggio dei raggi ultravioletti, oscura e di ridurre del 60% l’utilizzo di fitosanitari impedendo la vista ai parassiti.

“Grazie a questa sinergia abbiamo raggiunto il risultato che, sui suoli agricoli, attraverso l’utilizzo di serre, si potrà ottenere un miglioramento del reddito agricolo affiancato e non più sostituito dal reddito fotovoltaico. Senza dimenticarci – il responsabile tecnico Giuseppe Marino – dell’aspetto relativo alla protezione dei prodotti agricoli dall’inquinamento atmosferico e della desertificazione dei campi”.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno


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