Sclerosi multipla, al via il “metodo Zamboni”

Il Comitato etico del Secondo Policlinico di Napoli ha dato il via alla sperimentazione del “Metodo Zamboni” ovvero la possibilità, attraverso un approccio multidisciplinare alla malattia che ha permesso di scoprire una correlazione tra Sclerosi Multipla e la presenza di stenosi nelle vene del collo e del torace dei malati (CCSVI), di disostruire le malformazioni congenite mediante un piccolo intervento di angioplastica. Come conferma il dottor Vittorio Iaccarino, angioradiologo del Secondo Policlinico, in Campania la sperimentazione sta finalmente per partire: “Abbiamo avuto l’approvazione del Comitato etico all’inizio di agosto, non è stato semplice, e abbiamo ancora una serie di problemi per quel che riguarda il materiale medico che ci è necessario. Purtroppo il Policlinico versa, come tutta la sanità campana, in condizioni economiche critiche e quindi non è stato facile trovare i fondi. La prima fase – spiega Iaccarino – sarà l’arruolamento dei pazienti che funziona in questo modo: i soggetti dovranno sostenere un esame neurologico, seguito da ecodoppler e risonanza magnetica. In ogni caso ci sarà una seconda valutazione finale durante la quale il parere decisivo verrà dai neurologi che sono parte integrante di questa sperimentazione. Voglio ribadire che il metodo Zamboni non è una cura miracolosa e non è adatta a tutti i pazienti ma solo a quelli affetti da CCSVI. Lo scopo di questa sperimentazione è capire prima di tutto l’efficacia generale del metodo e poi anche quali sono i pazienti più indicati a sottoporsi all’operazione”. Secondo l’angiologo bisogna essere cauti, il metodo Zamboni non può risolvere tutto. I danni causati dalla malattia non sono reversibili: “Ho ricevuto tantissime mail in questi mesi da parte di persone affette da sclerosi alle quali vorrei dire di diffidare da chi si offre di fare queste operazioni privatamente. E’ pericoloso per la loro salute, capisco che la speranza di migliaia di malati ma non bisogna affidarsi a strutture che possono avere una bassa professionalità. Per questo dico che bisogna attendere, al termine della sperimentazione presenteremo i nostri risultati e sarà il Ministero della Salute e il Servizio Sanitario Nazionale a decidere se il metodo Zamboni potrà diventare un protocollo applicabile in tutta Italia, come spero fortemente”.

Ma in attesa del via al Protocollo tante persone spesso si rivolgono all’estero per accorciare i tempi d’attesa. E’ il caso di Federico, 25enne di Napoli, fino a pochi mesi fa convinto di essere affetto da sclerosi ma che dopo l’intervento effettuato in Polonia ha scoperto di essere invece malato di CCSVI: “intervento in Polonia è andato abbastanza bene, i miglioramenti erano evidenti dopo l’intervento anche se da un po’ di tempo accuso una leggera stanchezza. Probabilmente si tratta di una ricaduta dovuta ad una ristenosi. Adesso sto cercando qualcuno che mi rioperi. Al momento sono in lista  al Pellegrini, dove effettuano liberazioni venose ai pazienti affetti da CCSVI, però i tempi di attesa sono lunghi anche a causa del ritardo del Secondo Policlinico: l’intervento è previsto per fine dicembre quindi credo che per me sarà di nuovo Polonia”.

Ciro Gargano, radiologo vascolare dell’Ospedale Pellegrini di Napoli, sconsiglia vivamente di andare all’estero: ai malati chiedo di avere un po’ di pazienza. E’ grave andare all’estero perché si tratta di una scoperta italiana e qui abbiamo tutte le garanzie e le competenze necessarie. Proprio oggi – afferma il radiologo – ho fatto due liberazioni venose perfettamente riuscite. Capisco che i tempi d’attesa sono ancora lunghi ma stiamo cercando di snellire la lista. Poi non appena il Policlinico partirà con la sperimentazione sulla correlazione tra la Sclerosi Multipla e la CCSVI si snellirà tutto. Noi stiamo già operando perché correggiamo un’insufficienza cerebrospinale venosa, curando quindi una patologia venosa. Il II policlinico invece sta facendo la sperimentazione perché hanno avuto i finanziamenti, anche se personalmente posso dire che ho trovato una correlazione tra la CCSVI e la SM nel 97% dei pazienti ammalati, per questo stiamo avendo dei risultati pratici ottimi, i pazienti operati hanno dei miglioramenti notevoli”.

Alessandro Ingegno

LdB

da Corriere del Mezzogiorno

Sclerosi multipla, presto il “metodo Zamboni in Campania – 15.06.2010

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  1. se noi asppettiamo che inizziano la ricerca si fa’notte per questo noi scegliamo la bulgaria

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