La Sarah Palin di Silvio: Daniela Santanchè

Oramai la si vede in tutti i talk show imposta dai vertici del partito del Pdl come ospite fissa nei programmi televisivi, di approfondimento politico o di intrattenimento. Ex candidata della destra, rimasta fuori dal parlamento nel 2008, è stata ripescata da Silvio per ricoprire il ruolo di sottosegretario all’Attuazione del Programma. Ma soprattutto per spopolare nei talk show: il suo ruolo è, al momento, quello di trasformare quel poco di concreto che raramente esce dalle discussioni di approfondimento politico in nulla, in intrattenimento, rendendolo fuffa. La puntata di Annozero del 7 ottobre scorso ne è stata la prova, oltre che la consacrazione: banalizzazione delle discussioni, numeri a casaccio, offese gratuite ai più autorevoli e preparati interlocutori, demagogia, ignoranza.

Mai un’assunzione di responsabilità a nome del governo di cui è parte, mai un problema affrontato seriamente. La Santanchè è tutto ciò piace a Silvio da sempre: la negazione della realtà della società (oltre che della propria visti i numerosi ritocchi chirurgici). Caratteristiche che ricordano molto quelle di un’altra lady della politica americana neocon: Sarah Palin. Colei che con il suo movimento repubblicano del Tea Party sta facendo paura ad Obama in vista delle elezioni di midterm grazie alle stesse ricette che rivediamo nella Santanchè: demagogia, populismo, retorica, una spruzzatina di razzismo, provocazioni utili solo a fare notizia.

Non è un caso che Berlusconi abbia dichiarato di voler rivitalizzare il Pdl dando vita ad un movimento di massa che prenda esempio dal Tea party americano. E in vista della “rinascita” (o del definitivo seppellimento) del Pdl come coordinatore unico si comincia insistentemente a fare un solo nome: quello della Sarah Palin di Cuneo. Berlusconi dimentica però che movimenti simili nascono generalmente in opposizione ai governi, non a sostegno. Che poi è quello che fanno Berlusconi e la Lega da 16 anni: costringere ad un clima da elezioni perenne che li aiuta a recitare la parte dell’opposizione e della vittima, facendo passare abilmente in secondo piano il fatto che si sia al governo, usando sempre gli stessi capri espiatori come nemico contro cui lottare (gli immigrati, i giudici rossi, i media di sinistra). Forse il Tea party l’abbiamo esportato noi negli Usa.

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  1. mamma mia la somiglianza in foto!!!!

  1. 5 novembre 2010

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