Smog record, il porto di Napoli sotto accusa. Intervista al tossicologo Antonio Marfella

Riprende l’inchiesta di Eco dalle Città sullo smog a Napoli. A mesi di distanza dalla nostra denuncia sull’impatto inquinante del porto è crescente lo scetticismo nei confronti di scelte portuali discutibili. In proposito abbiamo intervistato il dottor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell’Ospedale Pascale. Tanti i dubbi emersi, ma anche due possibili soluzioni: un cappuccio per le navi e l’elettrificazione delle banchine.

A distanza di una settimana dal flash mob organizzato a Napoli da alcune associazioni ambientaliste al fine di sensibilizzare cittadini e istituzioni sul tema dell’inquinamento dell’aria, l’attenzione si è spostata sul Porto di Napoli, finito sotto accusa negli ultimi mesi in seguito alla pubblicazione dello studio del dottor Francesco Varriale “Attività del porto di Napoli e inquinamento da Pm10” e, soprattutto, dopo il VI Rapporto ISPRA sulla qualità dell’ambiente. Il Rapporto del Ministero infatti ha stabilito che Napoli, tra tutte le città portuali italiane, è quella che subisce di più in termini di emissioni inquinanti la presenza delle navi ormeggiate. Abbiamo intervistato, in proposito, il dottor Antonio Marfella, tossicologo del Pascale, per cercare di approfondire la questione “porto”.

“Partiamo dai dati oggettivi: in base ai dati ISTAT 2008, riportati in UE, Napoli mostra un andamento medio della qualità dell’aria inteso come sintesi dei dati complessivi molto particolare, e in controtendenza con il comportamento di tutte le altre città metropolitane italiane. A partire dal 2005 assistiamo ad un incremento apparentemente inspiegabile ma percentualmente notevole di peggioramento della qualità media dell’aria, che è continuato anche nel 2009, laddove abbiamo raggiunto i 35 sforamenti ammessi entro il 15 marzo 2009.

Abbiamo registrato sforamenti in eccesso per circa 26 su 31 giorni ad agosto 2009, ferragosto incluso in assenza di auto. Nel 2010 abbiamo poi raggiunto i 35 sforamenti consentiti entro il 4 marzo del 2010, con una concentrazione media delle polveri rilevata pari, nella peggiore centralina, a circa il doppio della concentrazione rilevata da Legambiente a Milano nel 2007.

Le pm10 provengono certamente da più fonti (auto, porto, riscaldamenti, roghi, aeroporti cittadini, cantieri cittadini, industrie), ma nessuna di queste è sconosciuta, né però oggetto di ricerca genetica.

Se non ci sono auto (agosto) e non possono essere ovviamente accesi i riscaldamenti, rimangono ben poche alternative in una città portuale. Tutti possono liberamente osservare il folkloristico ma tossico pennacchio di fumo di tutte le navi, da crociera o meno, attraccate alle banchine del porto non adeguatamente elettrificate.

E’ anche ovvio che le navi, da crociera e mercantili, hanno una stazza che, a partire dal 2005, è notevolmente aumentata. I posti ormeggio non possono sostanzialmente essere aumentati e quindi non è il numero delle navi ad essere significativamente aumentato, ma la loro stazza in termini di centinaia di migliaia di tonnellate. Se è ormeggiata una nave da centomila tonnellate di stazza rispetto a 5 traghetti da 20mila, è chiaro che il carico di inquinanti non è eguale, a motori accesi”. Nonostante questo avvenga sotto gli occhi di tutti però nessuno propone soluzioni, sempre che ve ne siano. “I mezzi per ridurre l’inquinamento ci sono – afferma il Dr. Marfella – e sono utilizzati negli altri porti. Ad esempio, un “cappuccio” per navi presentato a Napoli alla Biennale del Mare, al costo 8 milioni di euro, viene già utilizzato a Genova. Purtroppo le scelte fatte dalle classi dirigenti vanno nella direzione di uno sviluppo selvaggio e senza regole di attività industriali pesantemente inquinanti a Napoli est (centrale di Vigliena e nuovo inceneritore), porto incluso. Sono cose che l’assessore Nasti e ISPRA confermano, ma nulla succede come interventi a tutela della salute pubblica”.

Una soluzione che aiuti a fare chiarezza sulle emissioni non potrebbe essere l’istallazione di una centralina Arpac correttamente funzionante all’interno del porto?

“Certamente, ma in una rete integrata anche con i comuni dell’hinterland, come ha giustamente ricordato l’assessore Nasti. A Casalnuovo, per esempio, il trafficatissimo corso è perfettamente in linea con la pista di atterraggio di Capodichino, e noi siamo una delle poche città metropolitane ad avere l’aeroporto praticamente nel centro storico. Non è un caso che la centralina di Capodimonte, ad agosto 2009, è quella che ha segnalato il maggior numero di sforamenti. Poi – conclude Marfella – sono possibili diverse ed efficaci soluzioni. Occorre però ammettere che senza una spinta fortissima della opinione pubblica non si muove mai nulla. Il Corriere del Mezzogiorno ha parlato in questi giorni di “città immobile”. A mio parere, a Napoli esiste una classe politica sin troppo scaltra e trasformista, una classe imprenditoriale altrettanto scaltra e trasformista, una camorra efficientissima ed ormai parte integrante del sistema politico. Quello che ormai manca del tutto a Napoli è la classe dei professionisti operanti in autonomia a tutela del bene comune. Senza l’avallo tecnico di medici, legali, ingegneri conniventi, certe cose come il “mistero delle pm10” o “l’emergenza rifiuti” a Napoli non sarebbero mai potute accadere”.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

ed Eco dalle Città

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