A Napoli cancro sociale ed etico. Brunetta si, Brunetta no, Brunetta bum

“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa”. Così si è espresso il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, secondo quanto riporta ‘Il Giornale’. Spiegando l’importanza del federalismo il ministro evidenza l’esistenza di un sistema malato ben rappresentato dalla “conurbazione” Napoli-Caserta che è “un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’é, non c’é la politica, non c’é la società“. Per dare un’idea, racconta di quando si tenne il primo consiglio dei ministri a Napoli, Per l’emergenza rifiuti in Campania: “La città era vuota. Qualcuno agli angoli delle strade ci faceva il segno con il dito”. “Gli intellettuali napoletani disquisivano se il termovalorizzatore di Acerra fosse idoneo sì o no. E stavano con la merda sopra i capelli”. Mi ricordo “il freddo morale psicologico ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite”.

Probabilmente Brunetta dice alcune cose in buona parte giuste ma nel modo sbagliato, soprattutto per la violenza delle parole utilizzate, e per le soluzioni sbagliate che propone, ma centra qualche obiettivo (evitandone però accuratamente degli altri). E soprattutto lo fa parlando per spot – come insegnano a Medias..pardon nel Pdl – senza conoscere il problema da vicino. Vogliamo però continuare a sostenere che non sia così, facendo finta di niente? Vogliamo forse negare che a Napoli esiste un vuoto culturale la cui conseguenza è la mancanza di dignità nella società civile che, per fare un esempio, protesta e si indigna in massa per la cessione da parte della società del Napoli Calcio di Fabio Quagliarella alla Juventus ma non fa nulla (ad esclusione di una piccola parte costituita dall’associazionismo) quando la propria città è sommersa dall’immondizia o quando le proprie terre (potenziali fonti di infinita ricchezza sia turistica che gastronomica) e le proprie acque vengono avvelenate? Come si può pretendere che questa società abbia a cuore il bene comune, l’ambiente, e il futuro delle prossime generazioni, quando non è in grado di pretendere in massa un mare balneabile nella propria città o di protestare per la progressiva calcuttizzazione della viabilità cittadina?

E vogliamo forse sostenere che gran parte dei cittadini, ma anche della classe dirigente,  non traggono beneficio dall’affermarsi, in questo caos perenne, di regole non scritte, consuetudini illegali (guidare senza casco, la multa tolta dall’amico vigile, il dazio al parcheggiatore abusivo, lo scontrino non fatto in cambio di uno sconto, il lavoro in nero e senza garanzie ma pur sempre lavoro, per esempio) che sostituiscono quelle dello Stato?

Per semplicità si generalizza, è ovvio che non tutta la società napoletana esprime queste caratteristiche, ma purtroppo di fronte a queste cose le positività finiscono in un angolo.

La soluzione non è certo quella di “nordizzare” Napoli e la Campania, né tantomeno abbandonarlo al proprio destino come vorrebbe il federalismo leghista, ma semplicemente renderlo normale. E questo è possibile solo attraverso la diffusione di cultura che attualmente sembra scorrere clandestinamente, come estranea al resto della società. Perché è raro che in queste importanti aree economico-industriali vengano valorizzate le risorse pulite (sia materiali che intellettuali) basandosi sulla produttività qualitativo-quantitativa, sia nel pubblico che nel privato (per fare un esempio banale sul funzionamento della macchina amministrativa per un semplice cambio di residenza si attendono anche tre mesi, – e lo dico per esperienza personale). Ma come può avvenire ciò se i laureati, le persone di cultura, e le persone produttive invece di essere valorizzate vengono quotidianamente costrette a livellarsi verso il basso dalla vita di tutti i giorni per sopravvivere al caos, per non farsi scavalcare nella scala sociale da chi raggiunge illegalmente facili guadagni, premiato da una società ingiusta?

Va poi ricordato al Ministro che, nel momento in cui solleva un’accusa di questo tipo, dovrebbe essere altrettanto onesto da ammettere anche le sue colpe, sue intese come quelle della classe dirigente che rappresenta, di destra come di sinistra, che ha governato e governa questo paese e la Regione Campania da 16 anni. Il primo assente per non dire connivente attore in questo territorio è proprio lo Stato, e del suo braccio operativo chiamato legalità. Un braccio menomato in Campania come testimonia il brutale omicidio del sindaco di Acciaroli Angelo Vassallo del quale abbiamo sentito parlare a livello nazionale soltanto quando morto ammazzato. In quel caso la mancanza di “copertura” ha fatto una vittima istituzionale, ma l’obiettivo finale sono i territori (Acciaroli è bandiera blu nel 2010) e la società civile che adesso corrono il pericolo di essere contagiati anch’essi dal cancro, come è avvenuto in maniera così dirompente negli ultimi decenni nell’area Napoli – Caserta.

Il ministro poi si dimentica dei vantaggi che le imprese del nord hanno avuto in passato nello smaltimento dei rifiuti nelle aree campane (e anche calabresi), perché a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli di mercato, oltre a non menzionare il caso del suo collega di partito, Roberto Conte, eletto consigliere della Regione Campania grazie al suo inserimento furtivo nelle liste elettorali del Pdl alle ultime consultazioni regionali, questo nonostante l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’accusa di associazione camorristica. Se in quell’occasione si poteva dare un segnale lo si è dato, ma negativo.

Dal sud si sono levate numerose critiche alle parole di Brunetta, com’era prevedibile e giusto, a partire dalla Iervolino passando per intellettuali e associazioni meridionaliste. Ma nessuno che sia andato oltre le accuse e la richiesta di scuse al ministro, cercando di comprendere l’origine del problema e, perché no, individuare le responsabilità, magari proponendo qualche soluzione che resusciti questa società civile comatosa.

Anche se, a giudicare da queste immagini, non sembra che al nord se la passino meglio:

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