Rifiuti, Commissione Ue: l’emergenza in Campania non è finita. Restano congelati i 500 milioni

L’Ue ha espresso un giudizio negativo nei confronti delle risposte dell’Italia all’emergenza rifiuti campana: “La crisi è ben lungi dall’essere risolta”. Restano quindi congelati i 500 milioni di finanziamenti europei in attesa di un piano di gestione serio caratterizzato da una maggiore trasparenza e da strategie di lungo termine.

Si è tenuta il 15 luglio l’attesa discussione in sede europea sulla questione rifiuti in Campania. L’Italia si aspettava – in maniera non troppo ottimistica a dire il vero, vista anche la scarsa eco data alla vicenda dai media – lo sblocco dei 500 milioni di euro da destinare alla risoluzione dell’emergenza rifiuti, congelati il 4 marzo scorso in seguito alla sentenza di condanna emessa dalla Corte Europea nei confronti del nostro Paese per “non aver creato una rete adeguata e integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione, venendo meno agli obblighi della direttiva rifiuti”.

La commissione, si legge nel documento conclusivo, ha ritenuto “i progressi nella riduzione dei rifiuti e nel riciclaggio minimi. I rifiuti continuano ad essere trasportati in discarica”. Queste le principali motivazioni che hanno spinto gli eurodeputati della commissione petizione a dichiarare che la crisi dei rifiuti in Campania ”non è finita; è dormiente e c’è un serio rischio che possa scoppiare nuovamente”. Rapporto stilato dopo l’inchiesta in Campania dell’aprile scorso. Il concetto è stato ribadito anche nel corso della riunione della stessa commissione di ieri dall’eurodeputata danese dei Verdi, Margrete Auken: ”La crisi che conosciamo e’ lungi dall’essere risolta”, ha sottolineato chiedendo alla Commissione ”di non liberare i fondi” destinati alla regione, ”fino a quando non sarà attuato un piano di gestione”.

Il dossier, che tornerà all’esame della commissione in settembre, mette in luce problemi ancora aperti come le enormi quantità di ecoballe ancora ammassate nei siti di stoccaggio o lo scarico abusivo a cielo aperto di rifiuti misti e non identificati. Il deputato tedesco Jahr oggi ha ricordato anche l’invito ad una ”maggiore trasparenza” e al dialogo con le popolazioni per attuare una strategia di lungo termine.

Bruxelles chiede, per riaprire il rubinetto dei finanziamenti, la notifica di un piano di gestione integrato dei rifiuti, ma anche una scansione dettagliata del calendario delle realizzazioni delle infrastrutture e una soluzione non solo per i nuovi rifiuti ma anche per il pregresso, ossia per le ecoballe.

“Abbiamo impresso un’accelerazione e il primo piano realizzato sarà quello per i rifiuti speciali” ha dichiarato l’assessore campano all’ambiente Giovanni Romano intervenendo a Bruxelles nella commissione petizioni del Parlamento europeo, presieduta da Erminia Mazzoni, chiamata ad esaminare i risultati del rapporto della commissione d’inchiesta che si è recata in Campania nell’aprile scorso.

L’assessore ha assicurato che la procedura per l’adozione del piano sarà avviata la prossima settimana e si è detto consapevole della necessità anche di un piano di gestione integrato dei rifiuti, di uno per le bonifiche, di quello per la tutela delle acque e, così come richiesto dalle norme Ue, anche per le immissioni in atmosfera. “Sto provando ad invertire la rotta”, ha aggiunto l’assessore precisando che “non ci sono, al momento, alternative alla realizzazione di due impianti di termovalorizzazione a Napoli e Salerno”, mentre – ha aggiunto – “non si farà la discarica di cava Vitiello a Terzigno”. Contro quest’ultima hanno puntato il dito anche gli eurodeputati nella loro relazione soprattutto perché situata in un parco patrimonio Unesco.

L’Ue ha chiesto trasparenza e chiarimenti anche relativamente alla vicenda Fibe. Nella manovra correttiva del governo è stato infatti inserito un comma che permetterà l’acquisto, da parte della Regione Campania, dell’inceneritore di Acerra. L’emendamento prevede per la Regione la possibilità di acquistare il termovalorizzatore versando 355 milioni di euro a Impregilo utilizzando i fondi Fas, quindi non più con fondi nazionali. Il documento Ue stilato al termine della missione d’inchiesta sottolinea che Acerra era ”già una zona molto inquinata e agli abitanti era stata promessa da anni la bonifica”. La costruzione dell’inceneritore, si ricorda nel documento, è stata ritardata da ”interminabili battaglie legali”, non solo sulla localizzazione dell’impianto, ma anche per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, ”completamente anacronistiche”, proposte da Fibe (consociata di Impregilo), ora sotto inchiesta.

Alessandro Ingegno

da Eco dalle Città

Emergenza rifiuti, l’Italia spera di sbloccare i 500 milioni congelati dall’Ue

L’equazione dell’emergenzaLdB da Econote

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