Decreto antismog: il Ministero dell’Ambiente ignora i comuni, respinte proposte ANCI

Il Ministero dell’Ambiente ha respinto le proposte di modifica avanzate dall’ANCI sul decreto di recepimento della Direttiva sulla qualità dell’aria. Dura la replica di Flavio Morini, delegato alle politiche ambientali: “Il decreto di attuazione della Direttiva 2008/50/CE ignora i comuni. Va rispedito al mittente”.

Sempre più teso il rapporto tra l’ANCI e governo. Al braccio di ferro sulla manovra è aggiunto oggi un altro terreno di scontro: il decreto sulla qualità dell’aria. Si è tenuta oggi la conferenza unificata tra il Ministero dell’Ambiente e l’ANCI, ma l’esito non è stato quello che si auspicava l’Associazione nazionale dei comuni: il Ministero ha respinto tout court le proposte di modifiche avanzate dai comuni riguardanti precisi punti del decreto.

I cambiamenti richiesti dall’ANCI, volti al miglioramento della normativa, riguardavano in particolare la zonizzazione del territorio, l’accesso ai dati sulla qualità dell’aria da parte dei Comuni e la diffusione fra i soggetti coinvolti, l’inclusione dei Comuni nella fase di individuazione delle misure da parte di Regioni e Province ed il coinvolgimento dei Comuni nella predisposizione dei piani d’azione di eventuali misure straordinarie, anche attraverso le ordinanze.

Le modifiche erano state richieste al Ministero dell’Ambiente in seguito alla diffusione da parte del governo dello schema di decreto attuativo della Direttiva comunitaria avvenuta lo scorso 30 giugno, il cui termine ultimo per il recepimento stabilito dall’UE era previsto per l’11 giugno. L’ANCI, ricevuto lo schema legislativo, aveva immediatamente diffuso le richieste, sottolineando e denunciando una totale marginalizzazione dei comuni. Furioso Flavio Morini, delegato ANCI alle politiche ambientali: “siamo arrivati all’assurdo, è stato riproposto in sostanza il vecchio modello rivelatosi fallimentare e responsabile anche della messa in mora del nostro Paese da parte della Comunità Europea, che vede le Regioni come soggetti che individuano e impongono ai Comuni l’attuazione delle misure volte al miglioramento della qualità dell’aria, senza nessun tipo di consultazione preventiva con gli enti locali. Inoltre – spiega Morini – lo schema di decreto prevede che, in caso di inerzia del Comune, siano le Regioni a sostituirsi nell’attuazione delle misure, lasciando però al sindaco la responsabilità della tutela della salute dei cittadini, con le conseguenze anche penali che ne derivano”.

La responsabilità delle istituzioni locali sarebbe quindi sproporzionata rispetto al limitato coinvolgimento e al margine decisionale previsto dal decreto attuativo proposto dal governo: l’impianto di tale provvedimento imporrebbe ai sindaci di emanare ordinanze in realtà formulate dalle Regioni, senza che vi sia alcuna condivisione con i Comuni. “Abbiamo presentato proposte concrete per migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città – ha concluso Morini –, sedendoci attorno ad un tavolo istituzionale con i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente per lavorare in sinergia e arrivare ad una soluzione il più possibile attuabile e condivisa. A questo punto non ci resta che rispedire il decreto al mittente”.

Alessandro Ingegno

da Eco dalle CIttà

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