Omofobia: un problema culturale, e di ipocrisia

Immaginiamo un Paese democratico e occidentale dove, a metà 2010, vi sono ancora persone che, per fittare la propria casa, neghino questa possibilità ad alcune categorie di persone, discriminandole in base al loro orientamento sessuale (le telefonate). E’ proprio di ieri la notizia secondo la quale, da Bergamo a Catanzaro, vi sono numerosissimi annunci che escludono tassativamente le persone omosessuali.

Succede poi che in questo stesso paese il Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, proponga “sanzioni” per gli autori di questi annunci discriminatori. La suddetta ministra fa parte di un partito, il Pdl, alleato con  la Lega, che fa dell’omofobia, come del razzismo nei confronti degli immigrati, uno dei suoi cavalli di battaglia: spauracchi che garantiscono valanghe di voti di coloro che hanno paura del “diverso” insomma, dell’uomo nero o dell’uomo-omo. “Valori” che vengono quotidianamente diffusi attraverso le onde dell’ufficiale strumento di propaganda del partito: Radio Padania, oltre che attraverso prese di posizione politiche più che simboliche. Questo stesso partito poi, attualmente al governo, ha costruito su questi valori una sorta di asse con il Vaticano, la cui propaganda anti-gay è viva ed influente all’interno dell’Italia, come dimostrano le dichiarazioni di alcune importanti figure ecclesiastiche o anche, recentemente, il secco no della Chiesa alla proposta francese presentata all’Onu di depenalizzazione universale dell’omosessualità.

Ed infine consideriamo che in questo Paese, oltre alla Lega, buona parte della classe politica al potere sembra tutelare maggiormente le posizioni ecclesiastiche che non i diritti dei cittadini: per interesse, per voti, per convenienza economica. Per convenienza appunto, perchè non sono pochi i casi di politici ipocriti che pubblicamente predicano bene (i valori cristiani) come fossero dei preti qualunque, ma nella vita privata (B., Zaccai e Mele, per citarne qualcuno) razzolano male.

Insomma il problema è soprattutto culturale, oltre che di potere, quindi difficilmente risolvibile attraverso la sempre utile alla propaganda via repressiva.

A.I.


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