Qualità dell’aria: a Napoli nel 2008 biossido record

Nel 2008 Napoli è stata la città europea con la più elevata concentrazione annua di biossido di azoto, pari a 66,6 ug/m3 al di sopra del valore limite di 40 ug/m3 e, nel periodo 2004-2008, si è classificata 19esima tra le città europee con la peggiore qualità dell’aria. E’ quanto emerge dalla ricerca Istat “Qualità dell’aria nelle città europee” pubblicata il 22 giugno 2010.

Secondo i dati della ricerca “Qualità dell’aria nelle città europee” pubblicata oggi dall’Istat nella classifica delle prime 30 città con il livello più basso di qualità dell’aria nel 2008, Napoli è la 19esima città, dietro Torino, Brescia e Milano. La città europea con la peggiore qualità dell’aria è la bulgara Plovdiv.

La città di Napoli è maglia nera nella graduatoria europea per il valore più elevato di concentrazione annua di biossido di azoto (66,6 ug/m3, al di sopra del valore limite di 40 ug/m3), e tra il 2007 e il 2008 ha raddoppiato i giorni di superamento del livello di 50 ug/m3 di Pm10 passando da 33 a 62 giorni. Va precisato però che i dati utilizzati dall’Istat per la ricerca sono quelli resi disponibili dall’agenzia Arpac, sulla cui validità dei sistemi di rilevamento dell’inquinamento napoletano erano sorti non pochi dubbi, confermati dagli stessi dirigenti dell’Agenzia regionale campana, durante la nostra inchiesta sullo smog.

Per quanto riguarda il biossido sono elevati anche i livelli raggiunti dalle altre principali città italiane: Brescia, Torino, Modena, Milano, Roma, Padova, Genova, Reggio nell’Emilia. Firenze, Rimini, Trento, Perugia, e Venezia presentano valori di concentrazione annua di biossido di azoto inferiore a 40, ma al di sopra dei 35 ug/m3. Palermo invece, con 11,2 ug/m3 (in diminuzione rispetto ai circa 20 ug/m3 del 2005), è la città italiana con il valore più basso di concentrazione annua di biossido di azoto. Più precisamente, fra le prime trenta città con i valori più elevati della concentrazione annuale di biossido di azoto vi sono ben 16 città italiane, quattro del Regno Unito, tre francesi, 2 situate in Germania e altrettante in Spagna, una nei Paesi Bassi, una in Grecia e una in Bulgaria.

Sono undici le città italiane invece, per quanto riguarda i livelli di Pm10, incluse nelle prime trenta città europee più inquinate. Dopo la città di Torino si ritrovano Milano, Brescia, Padova, Modena, Bergamo, Pescara, Napoli, Venezia, Rimini e Reggio nell’Emilia, con un numero di giorni di superamento dei limiti maggiore di 50. Torino e Milano, a differenza di Napoli, mostrano segnali di miglioramento: dalle 178 e 155 giornate di superamento nel 2006 e 2005 rispettivamente si avvicinano alle 100 giornate nel 2008, dato comunque ancora lontano dal valore limite di 35.

La ricerca Istat a sottolinea come gli ossidi di azoto nelle aree particolarmente sottoposte a inquinamento atmosferico siano tra i maggiori responsabili dell’elevata acidità delle piogge (che possono creare problemi alle piante aumentando l’acidità dei terreni e la solubilità di alcuni ioni metallici, nonché rovinare i monumenti costruiti con rocce calcaree), e dannosi per gli animali (in quanto attaccano la mucosa respiratoria). Gli ossidi di azoto hanno origine da tutti i processi di combustione ad alta temperatura (impianti di riscaldamento e motori a scoppio delle automobili) e, fra le cause naturali, dai fulmini; sono prodotti anche dall’uso di solventi nell’industria chimica.

Alessandro Ingegno

da Eco dalle città

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  1. 26 luglio 2010

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