Contratto Ecologista: i punti chiave per un Europa ecosostenibile

Il Contratto Ecologista è un documento aperto dal quale partire per far nascere un confronto e un’ampia riflessione su pochi ma chiari punti cardine, condivisi da associazioni, gruppi e singoli, al fine di iniziare un nuovo percorso ambientalista per l’Europa.

Il documento iniziale, creato dalla federazione francese Europe Ecologie, elenca diversi punti chiave imprescindibili: occupazione, riconversione economica, efficienza energetica, agricoltura biologica, salute, diritti sociali, biodiversità, diritti umani contro le discriminazioni, conoscenza e solidarietà internazionale.

Due i punti di partenza del documento: la necessità di un’altra organizzazione economica, basata sulla mutazione ecologica della società, settore per settore, per evitare la catastrofe; la garanzia che il cambiamento porterà solo benefici alle popolazioni, attraverso un New Deal ecologico e sociale.

Partendo dalla crisi finanziaria americana, secondo il documento di Europe Ecologie (e non solo), è andato in crisi tutto il sistema come non succedeva dal 1929. E questa crisi è strettamente collegata alle altre crisi: climatiche, energetiche, delle risorse naturali, alimentari. Per questo è necessaria una trasformazione: investire miliardi per salvare industrie obsolete, inquinanti o delocalizzabili non serve a niente, se non a prolungare le cause della crisi. E l’unica via è quella di una conversione ecologica dell’economia, unica risposta responsabile e globale alla crisi del sistema.

Elenchiamo brevemente alcuni punti fondamentali indicati nel documento per promuovere questa trasformazione, che speriamo non si fermi ad una lista di strategie ma che diventi un piano operativo effettivamente attuabile da tutti gli stati europei.

L’occupazione- Risollevare le sorti del lavoro può avvenire tramite una modernizzazione ecologica dell’economia che coinvolga l’insieme delle attività produttive: energia, architettura, edilizia, trasporti, agricoltura, riciclaggio, commercio locale, ricerca e protezione degli ecosistemi. I settori che cresceranno con la lotta contro i cambiamenti climatici e la sostituzione delle energie fossili (energie rinnovabili, efficacia energetica degli edifici e dei processi industriali, trasporti puliti) sono creatori d’impiego più dei settori chiamati alla decrescita nelle loro forme attuali.

Alcuni studi hanno calcolato che entro il 2020 l’Europa potrà creare: raggiungendo il 30% di agricoltura biologica, 1,1 milioni di posti di lavoro; con un piano di innovazione energetica degli edifici, 1 milione di posti di lavoro; raggiungendo il 20% di energie rinnovabili, 1,4 milioni di posti di lavoro; con sistemi di trasporti duraturi, 3,5 milioni di posti; con una miglior gestione delle risorse primarie, 500.000 posti di lavoro; nel settore della ricerca e sviluppo in campo ambientale, 500.000 posti di lavoro; con un piano di salvaguardia del territorio, delle città, turismo verde, gestione della biodiversità, aiutati dai fondi strutturali europei, 650.000 posti di lavoro; e infine con lo sviluppo dei servizi alle persone, riparazione e artigianato, 2 milioni di posti di lavoro.

Il primo settore dove dovrà essere messa in atto la conversione industriale dell’economia europea sarà quello dell’automobile che, a sua volta, scatenerà un effetto domino su indotto e su tutto il resto dell’industria essendo l’auto il perno centrale della nostra società. Un contratto europeo di conversione ecologica dell’industria automobilistica permetterà di uscire dalla società del “tutto macchina”. Basterebbe semplicemente partire dall’introduzione dell’obbligo di immettere sul mercato nuovi modelli le cui emissioni di CO2 ssiano inferiori in media a 120 grammi per Km entro il 2012 e 80 entro il 2020 e riorientare gli investimenti di ricerca e sviluppo verso veicoli puliti.

Energia– E’ necessaria poi la ricerca di un’efficienza energetica che faccia della riduzione dei consumi la sua priorità: l’Europa deve darsi l’obiettivo di riduzione delle sue emissioni di gas serra del 40% entro il 2025 e del 90% entro il 2050. Il nucleare oggi rappresenta meno del 6% del consumo di energia finale nell’Europa a 27: molto meno del risparmio di elettricità realizzabile.

Agricoltura– Nel settore agricolo è necessario un Piano di agricoltura comune ecologico che si ponga l’obiettivo del 30% di produzione biologica entro il 2010 verso il 100% di agricoltura durevole, senza Ogm.

Welfare-Dal punto di vista dei diritti sociali l’introduzione di un reddito minimo di esistenza europeo garantirebbe un modello sociale basato sulla solidarietà. Salute

Poi c’è il punto “salute”, strettamente collegato al modello economico attuale: gli stili di vita che conduciamo minano la nostra salute: inquinamento dell’aria, delle acque, dei terreni, disturbi sonori, prodotti chimici, influiscono tutti sul nostro stato di salute.

E infine: protezione della biodiversità, sovranità alimentare come diritto fondamentale dei popoli, raddoppio gli investimenti in ricerca e sviluppo orientati alla conversione ecologica e sociale, rafforzamento dell’autonomia e dell’indipendenza degli artisti e dei media in modo da non usare più cultura, educazione e ricerca come delle merci.

Questi, in sintesi, i punti di Europe Ecologie dai quali gli ambientalisti italiani ed europei partiranno per la creazione di un “Contratto ecologista per l’Europa” comune.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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