Tangenziale di Napoli: anomalie e proteste

Xcittà ha cercato di capire perché, a oltre 40 anni dalla sua nascita, quest’infrastruttura fondamentale per la città susciti ancora tante polemiche: tra convenzioni rinnovate, pedaggio, gestione delle sanzioni amministrative e un gruppo di protesta con 6mila iscritti su Facebook.

La tangenziale di Napoli, nata nel 1968 con un accordo tra Anas e Tangenziale Spa (allora Infrasud), è ufficialmente un asse autostradale urbano (A56) di 20 km che collega un’autostrada a una strada statale. Il costo del pedaggio, attualmente di 80 centesimi, ha subito negli ultimi 3 anni un rincaro del 23% passando dai 65 centesimi del dicembre 2006 agli 80 del gennaio 2010. La prima anomalia riguarda sia il rincaro, che segue di pari passi i rincari di Autostrade, sia la richiesta del pedaggio: la tangenziale di Napoli è l’unica in Italia – o forse in Europa – interamente a pagamento. Per fare qualche esempio la tangenziale di Milano (A50) e il raccordo anulare romano (A90) sono gratuiti, mentre a Torino si paga solo per l’attraversamento dell’intero asse.

Tangenziale Spa, concessionaria ANAS per la gestione dell’A56, fa parte del Gruppo Iri controllata attraverso Atlantia – società il cui principale azionista è il gruppo Benetton –, ha infatti stabilito che il pedaggio debba essere pagato a prescindere dalla lunghezza del tragitto effettuato e dal tipo di mezzo in quanto il sistema di classificazione individua i veicoli in base agli assi.

Quando fu inaugurato il primo tratto della tangenziale, nel 1968, nell’accordo stipulato con ANAS si stabilì un pedaggio pari a 300 lire, giustificato con il necessario rientro dei capitali investiti per l’opera infrastrutturale. La convenzione però prevedeva una durata massima di 33 anni tra ANAS e società di gestione: scaduta nel 2001 la Tangenziale Spa annunciò di non poter coprire le spese di manutenzione, giustificando così il prolungamento del pedaggio. L’accordo è stato così rinnovato fino al 2008, a fronte dell’impegno da parte di Tangenziale Spa ad effettuare una serie di opere di manutenzione, e lo status quo – seconda anomalia – permane tutt’oggi. Il pedaggio, di cui un gruppo di pressione di 6mila persone su Facebook ne chiede l’abolizione, grazie ai rincari degli ultimi 3 anni e ai circa 300 mila accessi quotidiani ha fruttato alla società, nel solo 2009, un ricavo netto di 54 milioni di euro.

Su quest’infrastruttura fondamentale per la città di Napoli il comune non ha alcuna voce in capitolo: l’assessore alla mobilità Nuzzolo ci ha infatti spiegato che trattandosi di un accordo concluso tra privati, e non essendo il comune detentore di alcuna quota azionaria, il comune non ha nessun potere decisionale. Il comune oltretutto – terza anomalia – non incassa neanche il pagamento delle sanzioni amministrative, come quelle derivanti dalle violazioni dei limiti segnalate dai tutor introdotti nel 2009. Come si legge infatti nella Carta Servizi di Tangenziale Spa “le sanzioni sono emesse ed incassate direttamente dal Ministero dell’Interno tramite la Polizia Stradale – quindi i proventi non sono direttamente reinvestiti sul territorio napoletano ma vengono amministrati e ridistribuiti centralmente – mentre i proventi dei pedaggi sono destinati al recupero degli investimenti già effettuati o da effettuare, a sostenere le spese di ammodernamento, innovazione, gestione e manutenzione della rete”.

da Xcittà

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