La politica campana e il fascino del leghismo

In settimana la politica campana ha perso l’ennesima occasione per dimostrare di saper comprendere le esigenze del proprio elettorato, estremamente diverso da quello del nord, cercando di buttarsi, goffamente, sul carro, o sarebbe meglio dire sul carroccio, del vincitore.

Dopo che le elezioni regionali hanno decretato la Lega di Umberto Bossi unico partito vincitore, insieme al neonato Movimento Cinque Stelle di Grillo, – perché in realtà l’unico a non aver perso voti – in Campania si è preferito inseguire il capolavoro politico del secolo: diventare leghisti. E poco importano le profonde differenze sociali, demografiche, economiche, e il forte radicamento della criminalità organizzata.

Ad aprire le danze ci ha pensato il neogovernatore Stefano Caldoro il quale, a poche ore dall’elezione, già inseguiva la linea tracciata sulla pillola Ru486 dai colleghi leghisti eletti in Piemonte e in Veneto, Cota e Zaia, dichiarando “io sono per la vita, la Ru486 solo in ospedale!”.

Pochi giorni dopo il ministro Maroni, avendo fiutato il vento favorevole, ha proposto, non si sa quanto provocatoriamente, la candidatura di un leghista al comune di Napoli. E la reazione della politica campana qual è stata? Una volontà di essere colonia e, indirettamente, un’ammissione di incapacità.

La Mussolini che si propone come prossima candidata leghista al comune di Napoli, dicendosi disponibile a prendere la tessera verde. Risposta:“non sei credibile, bisogna avere il dna della Lega”. Poi, a sorpresa è spuntato il nome che non ti aspetti, del vero leghista del sud: Clemente Mastella. Il ceppalonico, con la grande astuzia politica che lo contraddistingue da oltre 35 anni, ha raccolto al volo l’affermazione del cattoleghista Mario Borghezio “Mastella è il Bossi del sud”, rilanciando subito la vecchia proposta di un partito del Sud. Come dimostra anche un sondaggio del Corriere del Mezzogiorno, su un totale di mille votanti il 56,4% vorrebbe un sindaco leghista a Napoli, c’è voglia di Lega. O c’è voglia di politici in grado di comprendere le esigenze dei cittadini?

Il corteggiamento del leghismo viene bocciato da alcuni intellettuali tra cui il professor De Giovanni il quale, intervistato dal Corriere, auspica “che il successo della Lega obblighi gli amministratori meridionali ad adeguarsi alle buone pratiche”. Quindi non un’imitazione inadeguata di un modello nato per soddisfare le richieste delle classi sociali che da operaie sono poi diventate piccola e media imprenditoria, che la Lega ha saputo accompagnare lungo tutto il percorso – nata e cresciuta per tutelare il nord anche e soprattutto contro il sud –; ma una spinta ad esprimere una proposta politica che raccolga e soddisfi le esigenze delle classi sociali campane prima, e meridionali poi.

Ma al deprimente panorama politico campano, dominato da provincialismo, mancanza di nuove idee, oltre che feudo di politici pluri-riciclati, sarebbe davvero troppo. Meglio lasciarsi colonizzare salendo sul carroccio del vincitore, dichiarando, con silenzio assenso, “avete vinto voi”.

da Xcittà

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