Ru486: quale futuro tra ricovero obbligatorio e medici obiettori?

Per il neo governatore Stefano Caldoro una delle prime gatte da pelare sarà senza dubbio la sanità. Non a caso nei giorni scorsi il presidente ha annunciato di voler liberare la sanità dai partiti e di ridurre il deficit. Ma il suo primo annuncio da governatore è stato sulla Ru486.

Stefano Caldoro nei giorni scorsi ha infatti annunciato che “la pillola abortiva va somministrata solo in ospedale”, in vista dell’imminente commercializzazione della pillola abortiva in Italia. Per la Ru486, pillola che permette alle donne l’interruzione volontaria di gravidanza senza ricorrere alla chirurgia, l’ospedalizzazione non è indispensabile come sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la quale, nel 2003, nel documento “Safe abortion: technical and policy guidance for health systems”, ha confermato la sicurezza del mifepristone, lo steroide presente nel farmaco, definendone le linee guida per l’utilizzo.

Al momento la Campania non ha ancora una linea ufficiale sulla somministrazione della pillola. Sono infatti solo sei le Regioni che hanno preso una posizione chiara: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Trento e Veneto.

Stabilendo per legge l’obbligo dell’ospedalizzazione per l’assunzione della Ru486 per le donne campane si ripresenterebbe lo stesso ostacolo dell’aborto chimico: una nutrita schiera di medici obiettori. Secondo l’ultimo dato disponibile della relazione annuale del Parlamento sull’attuazione della legge 194 per l’Ivg – illustrata lo scorso luglio – la Campania è una delle regioni che può contare il maggior numero di medici obiettori, per motivi religiosi. Con l’83,9% la Campania si posiziona al terzo posto – in questa particolare classifica a chi più si oppone alla concessione dei diritti fondamentali delle donne -, subito dopo il Lazio (85,6%) e la Basilicata (84,1%); mentre il dato nazionale, riferito al 2007, è del 70,5%.

La RU486 è presente sul mercato farmaceutico francese dal 1988, mentre oggi la pillola abortiva è ormai un diritto riconosciuto alle donne in tutta Europa (ad esclusione di Portogallo e Irlanda), oltre che in Israele, Tunisia, Russia, Svizzera, Ucraina, USA, India, Cuba, Taiwan, Nuova Zelanda, Sud Africa e Cina.

da Xcittà


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