Musicisti sfruttati, la protesta su Fb | seconda parte

Nella prima parte dell’inchiesta di Xcittà sulla protesta, nata su Facebook, dei musicisti napoletani contro i locali accusati di non pagare le band che si esibiscono avevamo raccontato le pratiche più diffuse, citando l’esempio di un duo salutato a fine serata dai gestori di un locale di via Caravaggio con una pacca sulle spalle. A finire sotto accusa sono anche numerosi locali del centro storico e della provincia di Napoli.

Nella pagina “Boicottaggio permanente dei locali che non pagano i musicisti” ci sono tanti e tanti racconti di esperienze negative che grazie alla rete vengono rese note al pubblico e quindi ai potenziali clienti.

L’intervista Xcittà ha intervistato un giovane pianista napoletano che, per ovviare a queste frustrazioni, ha da tempo deciso di non suonare più in locali di questo tipo: Mariano racconta che “a Napoli tra musicisti c’è mancanza di collaborazione, ci si piange addosso e la nostra categoria non si fa rispettare, penalizzata anche a causa della mancanza di un albo per musicisti. Di conseguenza – spiega Mariano – un giovane musicista che si vuole far conoscere è costretto a farsi mettere i piedi in testa”. La soluzione a queste umiliazioni? “nessuno dovrebbe più andare a suonare nei locali di questi sfruttatori” sostiene Mariano. Lo stile è, se vogliamo, lo stesso utilizzato dalle aziende che offrono lavoro come stage, promettendo esperienza e ipotetiche future assunzioni, senza però sborsare un euro, spesso neanche per il rimborso spese. In questo caso però ad essere umiliata è l’arte, e la visibilità dei musicisti è spesso pari a zero visto che il pubblico lo si porta “da casa”.

La condivisione in pubblico delle esperienze negative comincia comunque a dare i suoi primi frutti: su Fb è nato un nuovo gruppo “locali a Napoli in cui andare a suonare e non” – in pochi giorni oltre 1300 fans – dove, per una volta, sono i musicisti a fare le recensioni dei vari locali nei quali si esibiscono. Un capovolgimento dei ruoli che è riuscito ad ottenere le prime redenzioni di alcuni gestori i quali hanno chiesto scusa ai musicisti proponendo serate riparatrici. E’ la rete bellezza.

da Xcittà

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