A cosa si ribellano gli immigrati di Rosarno? Schiavitù e criminalità organizzata

Da ieri sera i media si affannano a raccontare la cittadella calabrese di Rosarno messa a ferro e fuoco dagli immigrati dopo che due di loro erano stati colpiti, per gioco o per sfregio non sappiamo, da un paio di proiettili di gomma sparati da qualche teppistello ignorante. E subito il governo, lo stesso che nel 2002 approvava la legge Bossi-Fini, per bocca del Ministro del Razzismo Maroni, annuncia: “c’è troppa tolleranza nei confronti degli immigrati”. Mentre altri sciacalli di governo ne approfittavano subito per giustificare politiche razziste nella scuola.

Incuriosito dalla vicenda cerco su youtube qualche video della spaventosa rivolta, ma mi imbatto in tutt’altro genere di immagini, datate e decisamente più scioccanti. Numerosi brevi documentari, quasi tutti indipendenti, disponibili online testimoniano le condizioni inumane in cui sono costretti da anni a non vivere questi immigrati, i continui raid subiti ad opera della popolazione locale e soprattutto le ore post-incendio doloso avvenuto all’interno dell’ex cartiera dove dormivano centinaia di questi schiavi del caporalato calabrese. Nella mente di un professionista del mestiere dovrebbe quindi venire spontaneo un collegamento, un nesso causa-effetto reiterato nel tempo, che aiuti il pubblico a comprendere che la rivolta di oggi viene da lontano. Se le tv e i giornali avessero, nel luglio 2007, raccontato con la stessa tempestiva enfasi di questi giorni l’incendio del capannone che ospitava gli immigrati di Rosarno, o i successivi attacchi nei loro confronti, probabilmente oggi non staremmo qui a raccontare di queste rivolte come se si trattasse di pazzi clandestini incivili che vogliono conquistare con le armi una cittadella calabrese bensì chiameremmo ogni cosa con il proprio nome ovvero: i lavoratori immigrati di Rosarno, ribellandosi alla schiavitù e al razzismo,  finalmente alzano la testa e mostrano di avere una dignità. Valore che noi italiani stiamo sempre più rapidamente perdendo.

Alessandro Ingegno

Il coraggio dimenticato degli immigrati – di Roberto Saviano

Gli Spartacus neri di Rosarno – di Beppe Grillo

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