“Pm 10 come la CO2” : l’ex ministro dell’Ambiente Matteoli teste a difesa di Domenici e Martini al processo sullo smog

«Il problema dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città non è risolvibile né da un singolo Paese né da un intero continente. Anche se l’Europa tutta prendesse provvedimenti univoci, non si risolverebbe la questione delle emissioni in atmosfera di smog perché il problema è mondiale». E’ stato questo il clamoroso passaggio principale della deposizione fatta ieri all’aula bunker di Santa Verdiana dal ministro per le Infrastrutture ed ex titolare dell’Ambiente Altero Matteoli sentito come testimone al processo in corso in tribunale sulle emissioni e sui danni da smog e polveri sottili (pm10).

Clamoroso perchè apparentemente confonde – oppure mescola in modo originale – la questione delle emissioni di CO2 che sono globali e di quelle di pm 10 che sono locali. Matteoli era stato chiamato a deporre dalla difesa dell’ex sindaco Leonardo Domenici, sostenuta dall’avvocato Pier Matteo Lucibello.

Proseguendo il suo ragionamento Matteoli ha anche fatto notare che «anche alla luce dell’attuale conferenza di Copenaghen sul clima, vedo difficile risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico senza che vi sia un coinvolgimento a livello mondiale, almeno di tutti i paesi più sviluppati».

E’ solo un’enorme gaffe? – di Paolo Hutter

Nel bel mezzo della Conferenza di Copenaghen, uno dei più importanti ministri di uno dei più importanti paesi del mondo depone come ex titolare dell’Ambiente al processo contro il sindaco di una grande città per la cattiva qualità dell’aria.

La tesi del ministro è che il sindaco non è colpevole perché non ha strumenti per risolvere il problema dello smog su scala cittadina. E fin qui ci siamo. Infatti in Italia la responsabilità di far rispettare la direttiva europea è attribuita alle Regioni, le quali hanno recentemente dichiarato di aver bisogno di un piano di sostegno nazionale. Per il ministro anche le Regioni hanno agito bene, il governo non ha nulla da rimproverarsi. E allora perché lo smog resta al di sopra dei limiti?

Il tema è stato più volte discusso in sede europea e mai si è fatta questa confusione tra le emissioni di gas climalteranti, che sono globali, e quelle delle micropolveri e degli altri veleni, che sono locali. Mai l’Europa ha detto di aver bisogno del consenso Usa Cina e India per riportare la qualità dell’aria che respiriamo a livelli accettabili per i nostri polmoni. Non l’ha mai detto perché sarebbe assurdo, mentre indubbiamente è così – cioè è necessario uno sforzo globale – per difendere il clima. Per essere sicuri che non ci sia stato un clamoroso fraintendimento da parte dei colleghi cronisti presenti al processo di Firenze abbiamo chiesto conferma delle dichiarazioni all’ufficio stampa di Altero Matteoli. E l’abbiamo avuta! A questo punto si tratta solo di capire come sia possibile che uno che dovrebbe essere del mestiere confonda l’inquinamento dell’aria con le emissioni climalteranti. Le risposte ci sembrano solo due. O una insostenibile ignoranza. O un goffo tentativo di mascherare le responsabilità italiane nell’inquinamento dei polmoni italiani. In entrambi i casi non si può avere un ministro così.

Intervista a Riccardo Brizzi, avvocato del Codacons al processo di Firenze sullo smog – di Alessandro Ingegno

Durante la deposizione del ministro Matteoli al processo di Firenze sullo smog, era presente anche l’avvocato penalista Riccardo Brizzi del Codacons, parte civile del processo. L’avvocato dell’associazione dei consumatori conferma il tentativo dell’ex ministro dell’Ambiente di scaricare a livello globale la problematica ed evitare di affermare una data responsabilità: ”Nella sostanza il ministro ha detto che il problema non si risolverà finché Stati Uniti, Cina e le altre maggiori potenze industriali non si metteranno d’accordo, e fino a quel momento ogni intervento locale non ha senso. Il problema è di natura mondiale e va quindi affrontato con un approccio globale. I singoli piani locali di blocco del traffico, secondo il ministro, sono quindi inutili ed inefficaci per impedire gli sforamenti dei livelli di pm10”.

“Il Ministro, dopo aver affermato che le polveri provengono da fuori e dunque sono ingovernabili a livello locale, ha ammesso però che in parte dipendono da emissioni locali, sulle quali il trasporto incide per circa il 50%, ricordando in seguito le difficoltà riscontrate, quando era Ministro dell’Ambiente, nel reperire risorse per affrontare questo problema. Durante l’udienza – dichiara l’avvocato Brizzi – gli è stata anche posta una domanda relativamente alle sue affermazioni del 2005 nelle quali sosteneva che il problema dello smog dovuto al traffico veicolare era un’emergenza nazionale e che l’unico strumento a disposizione dei sindaci era proprio il blocco del traffico, ricordando tra l’altro la richiesta dell’Anci di un decreto salva-sindaci per evitare la procedura d’infrazione dei Comuni che sforavano i limiti comunitari, poi bocciata dallo stesso Matteoli. Il Ministro, relativamente a questo punto, ha risposto che gli sembrava di ricordare vagamente qualcosa e che non escludeva che una tale richiesta ci fosse stata, ma il problema, ha ripetuto, va affrontato a livello mondiale”.

Paolo Hutter e Alessandro Ingegno

da Ecodallecittà

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