Un anno ‘ricco’ di politica in Rete, ma l’Italia taglia i fondi

Tutto è iniziato ufficialmente nel 2008 con la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. E per merito di Barack Obama, che ha sbaragliato i concorrenti (anche quelli interni al Partito Democratico) grazie a Internet. Una svolta non da poco, visto che fino alla precedente tornata elettorale la proiezione in Rete della campagna era vissuta soltanto come una doverosa copertura mediatica: c’erano i discorsi dei candidati (in inglese e spagnolo, per accattivarsi il consenso della numerosa comunità ispanica), le tappe dei comizi e poco altro.

I sostenitori di Obama invece, fin dalla sua discesa in campo, hanno attivato – come movimento politico dal basso – una batteria di siti dove l’obiettivo era quello di raccogliere i finanziamenti alla campagna e coinvolgere i cittadini su temi specifici di discussione: lavoro, economia, politica militare, ecc. Un’azione trasversale che ha permesso al candidato di intercettare allo stesso tempo il voto di protesta (legato più che altro alla crisi) e il determinante consenso della classe media. Cosa è successo invece nel resto mondo?

Dopo le celebrazioni, gli inviti ai convegni, gli incarichi e perfino i premi ai cyberguru del neo presidente americano, l’onda lunga del fenomeno Obama si è manifestata a marzo 2009. In India. Dove per ottimizzare la diffusione on line delle elezioni politiche è intervenuto Google. Un banco di prova davvero impegnativo, visti i numeri sviluppati per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento indiano: due mesi di durata, quattro giorni per votare (e almeno altrettanti per lo spoglio), 543 parlamentari da eleggere in 35 stati e territori confederati. E soprattutto settecento milioni di cittadini aventi diritto al voto, che poteva essere espresso on line. (…)

Tra aprile e maggio 2009 il connubio tra Internet e politica sbarca in Argentina, dove la presidente Cristina Kirchner anticipa al 28 giugno le elezioni legislative che avrebbero dovuto tenersi a ottobre. A Buenos Aires arriva Frank Greer, uno degli strateghi di Obama (e in passato consulente di Bill Clinton, Nelson Mandela e Vaclav Havel), per tenere un seminario di marketing politico. Altri guru nordamericani sono assoldati da singoli candidati o partiti.

A organizzarsi in proprio è invece il tycoon emergente Francisco de Narváez detto “el colorado”, ricco per le cospicue eredità commerciali dei genitori e soprattutto proprietario di una televisione molto seguita, América 24, e grande azionista di due quotidiani, l’economico Ambito Financiero e il famoso Clarin. De Narváez puntava alla riconferma del suo posto in parlamento nel collegio della provincia di Buenos Aires e ha aperto due siti: uno per la raccolta fondi (meayudas.com) e l’altro per discutere con gli elettori in suo programma politico incentrato sulla sicurezza, unidosenlaweb.com. Risultato: ha vinto le elezioni battendo l’ex presidente argentino (e marito dell’attuale) Néstor Kirchner.

Intanto negli States Obama continua a manovrare sulla leva del Web: pubblica discorsi su YouTube e lancia siti per sostenere le sue iniziative politiche, come quello aperto a favore della riforma sanitaria. Anche se, secondo una ricerca del Pew Research Center’s Internet & America Life Project, il coinvolgimento politico on line stenta a fare breccia tra gli strati meno agiati della popolazione, mentre fa proseliti nella middle-class. Quella fascia sociale composta da persone che hanno l’assicurazione sanitaria, un’istruzione elevata e un solido conto in banca.

da Cultur-e.it

Nonostante l’importanza giocata al giorno d’oggi da internet e dalla rete nella creazione di aree di discussione e confronto, così come nello scambio d’informazioni in real time l’Italia resta indietro. E’ di oggi la decisione del governo di tagliare i già pochi 800 milioni di euro di investimenti atanziati per cancellare il cosiddetto Digital-divide, quel gap che fa del nostro Paese uno degli ultimi in Europa per copertura e informativizzazione. Ogni volta che c’è da tagliare o da risparmiare, il governo si applica con insensato accanimento terapeutico sui pochi settori nei quali bisognerebbe investire con forza: ricerca, innovazione, le reti, il Web. Nell’Italia dominata dall’informazione diffusa dalle Tv di regime non ci si può aspettare diversamente.

Ottimisti, ma senza banda larga – da Repubblica

In Italia il governo congela i fondi per la banda larga – da LaStampa

Il tappo della democrazia – da Byoblu

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