Eco towns: in Inghilterra nascono le cittadelle ecologiche

In Inghilterra il governo ha stanziato circa 200 milioni di sterline, l’equivalente di 280 milioni di euro, per il progetto “Eco-towns”. Si tratta di quattro cittadelle che saranno composte ognuna da 2500 case a consumo zero grazie all’utilizzo delle ultime tecnologie sul risparmio energetico.

Per costruire un futuro sostenibile è necessario iniziare da ora a programmare e ad investire, consapevoli del fatto che ogni nostra scelta che facciamo nel presente condiziona, in positivo o in negativo, il nostro domani. Ed è proprio ciò che sta avvenendo in Inghilterra per la costruzione delle “Eco-towns”. Nell’articolo “Le nostre case saranno le centrali energetiche del futuro” avevamo già discusso della necessità di un ripensamento nella costruzione degli edifici verso i criteri della bioarchitettura, tassello fondamentale per la lotta al global warming. E avevamo sottolineato anche la mancanza di politiche e di scelte adeguate in Italia. Per questo motivo può essere utile riportare l’ennesimo esempio pratico di bioarchitettura, che fa dell’efficienza energetica la sua colonna portante, proveniente dalla Gran Bretagna.

In Inghilterra infatti il governo ha recentemente stanziato circa 200 milioni di sterline, l’equivalente di 280 milioni di euro, per il progetto “Eco-towns”. Si tratta di quattro cittadelle, il cui concept si avvicina molto a quello delle Ecol-city, che saranno composte ognuna da 2500 case a consumo zero grazie all’utilizzo delle ultime tecnologie sul risparmio energetico. La data di ultimazione delle prime case è prevista per il 2016.

Ma quali sono le caratteristiche delle Eco Towns? Tra le più interessanti sottolineiamo la possibilità di ricaricare ovunque le auto elettriche, i punti di bike sharing installati ad ogni angolo delle strade, trasporti pubblici efficienti e rigorosamente ecosostenibili. L’obiettivo del governo britannico, come spiega la stampa inglese, è quello di fornire attraverso queste Eco-towns un esempio, un modello di vita sostenibile da imitare, a tutti i cittadini britannici, e non solo. Non sono mancate ovviamente le proteste, provenienti da più parti della società inglese, contro questo progetto: alcune associazioni locali si sono dette preoccupate per la costruzione di queste cittadelle che sarebbero isolate da altri contesti urbani per via della carenza di adeguate vie di comunicazione stradali; altri hanno invece protestato per paura delle conseguenze negative che potrebbe avere sulla fauna questa ulteriore urbanizzazione a cui verrebbero sottoposte le campagne inglesi. Proprio a causa di queste proteste giunte da più parti il governo ha dovuto limitare il proprio ambizioso progetto che, in un primo momento, prevedeva la costruzione di ben 10mila case ex novo.

Sicuramente le politiche governative britanniche risulteranno più efficaci rispetto a quelle di casa nostra in tema di bioedilizia e nuove costruzioni. Mentre il governo Brown stanzia fondi per progetti centralizzati che guardano al futuro e alla tutela dell’ambiente, aiutando in questo modo anche l’economia a rialzarsi dopo il duro colpo dovuto alla crisi, in Italia il recente piano casa, poi rinominato “piano per il rilancio dell’attività edilizia”, ha semplicemente “giustificato” un aumento della volumetria delle case del 20%, delegando però ad ogni regione la scelta sugli interventi possibili, sulle modalità e sugli incentivi, rendendo così disomogeneo l’intero progetto nazionale con l’effetto di generare confusione.

Purtroppo la mancanza di una politica unitaria nazionale in materia, attraverso la quale si sarebbe potuto imporre alle regioni decise conditio sine qua non a tutela dell’ambiente, rende tutto molto troppo complicato, e ci rende sicuramente in una posizione arretrata rispetto alla programmazione centralizzata di medio termine del governo britannico.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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