Il motore ad alga parla napoletano

Gli esperti di ambiente ma anche gli economisti ammoniscono da tempo sulla necessità di abbandonare il petrolio o, almeno, di cominciare a diminuire la nostra dipendenza da esso, a causa della sua crescente scarsità e di conseguenza del suo costo, inversamente proporzionale alla disponibilità della risorsa. Ci viene detto che dobbiamo cambiare le nostre abitudini, di stare attenti ai consumi, che dobbiamo inquinare di meno. Ma il primo passo deve arrivare dall’alto affinché si metta in moto una vera riconversione economica: per questo motivo c’è bisogno di investire su quelle idee, quei progetti e quelle innovazioni in grado di agevolare il dovere dei cittadini. In poche parole serve più Ricerca. Ancora meglio se creata in loco e non importata da fuori. Il centro di ricerca del Dipartimento di Chimica Organica e Biochimica dell’Università di Napoli Federico II propone, tra le altre cose, progetti d’avanguardia nella tutela dell’ambiente, ma va avanti non senza seri problemi di sostentamento. Il laboratorio in questione, di cui fa parte il dottor Armando Zarrelli, è il primo in Italia ad aver sviluppato un tipo di alga molto particolare, destinato alla biocombustione: “noi abbiamo per le mani un alga, creata grazie ad una collaborazione con i ricercatori dell’Orto botanico, che è in grado di crescere al buio senza il bisogno di fotosintesi clorofilliana. L’alga ha la caratteristica estremamente importante di poter crescere anche in un ambiente fortemente acido, resistendo quindi all’inquinamento. Queste alghe – prosegue Zarrelli – possono quindi utilizzare per la loro crescita sottoprodotti degli scarti dell’industria petrolifera come la glicerina, un prodotto a bassissimo costo i cui scarti spesso finiscono nei mari causando inquinamento. La glicerina così com’è, anche inquinata, permette la crescita di queste alghe che, grazie alla quantità industriale di scarti, sono risorse rinnovabili inserite in un ciclo continuo da cui possiamo ricavare i biocarburanti”. Riciclo degli scarti industriali, minore inquinamento delle acque e combustibili non inquinanti quindi. Il dottor Zarrelli afferma che “nonostante il nostro sia l’unico centro di ricerca che ha sviluppato questo tipo di alga in Italia la carenza di fondi mina seriamente la possibilità di proseguire in questo come in altri progetti. Per adesso stiamo continuando a lavorare, abbiamo costruito un piccolo reattore, un recipiente metallico che segue determinati parametri, allo scopo di migliorare ed incrementare la crescita di queste alghe”. Al momento quindi il dottor Zarrelli e i colleghi riescono a mandare avanti il progetto, a fatica, anche grazie all’associazione onlus AIPRAS (Associazione Italiana per la Promozione delle Ricerche sull’Ambiente e la Salute umana), creata dal dottor Zarrelli insieme a giovani laureati e ricercatori universitari di Napoli e di Roma, allo scopo di aiutare il mondo della ricerca raccogliendo fondi da destinare alle ricerche più valide che meritano di essere portate avanti. ”Il nostro obiettivo è affidare questo progetto, come altri progetti che abbiamo in cantiere, ai giovani dottorandi, ma – sostiene Zarrelli – solamente con i fondi pubblici non ce la faremmo”. Questo è il risultato di oltre 20 anni di governi che si sono impegnati a ridurre progressivamente i fondi destinati alla ricerca, ma l’ultima riforma in ordine di tempo, la “Legge Gelmini”, ha dato il colpo di grazia. In questo modo i progetti validi, così come le idee più innovative come quelle del centro di ricerca del Dipartimento di Chimica Organica della Federico II di Napoli, prendono la strada della privatizzazione come unica via alternativa al loro abbandono. Il risultato è che o si dispone di ampie risorse economiche, o proprie o di qualcuno deciso a puntare sulle idee, oppure si rischia di dover cestinare validi progetti utili al progresso e allo sviluppo in primis della nostra regione e poi dell’Italia intera.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno “Speciale Ambiente”


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