Le nostre case saranno le centrali energetiche del futuro

Case e uffici dovranno produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano, anche qui da noi in Italia. Ecco perchè dobbiamo credere nella bioarchitettura.

Sono ormai anni che si susseguono annunci allarmistici in tema di ambiente, incentrati soprattutto su due aspetti fondamentali: il global warming e l’eccessivo sfruttamento delle risorse non rinnovabili. L’ultimo importante appello in ordine di tempo è giunto nei giorni scorsi dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, il quale, durante la conferenza mondiale sul clima, ha messo in guardia sul nostro mondo che “sta andando verso il precipizio, a causa della troppa inerzia dei governi e dei progressi limitati”.

“Abbiamo il piede sull’acceleratore e ci stiamo dirigendo verso l’abisso – ha aggiunto Ban Ki Moon -, abbiamo scatenato forze potenti ed imprevedibili, (addebitando quindi alle attività umane i cambiamenti climatici in corso) e non possiamo più aspettare per mettere in atto inversioni di rotta che scongiurino una catastrofe”.

E’ per questo che l’uomo deve entrare nell’ottica, da subito, di ripensare obbligatoriamente le proprie abitudini, a partire dalle abitazioni e dai centri urbani. Con la cosiddetta terza rivoluzione industriale e green revolution, dovremo innanzitutto rimodellare il nostro habitat, credere ed investire nella bioarchitettura. Tra i sostenitori di questa tesi c’è l’economista e filosofo americano Jeremy Rifkin, il quale ha indicato quattro pilastri necessari per tale svolta: energie rinnovabili, edifici ad energia positiva, reti intelligenti e idrogeno. Gli architetti o meglio, i bioarchitetti, soprattutto i più giovani maggiormente propensi al cambiamento, sono quindi chiamati in causa ed invitati a ripensare il modo di produrre, immagazzinare e distribuire l’energia degli edifici. Secondo Rifkin le case, così come gli uffici, dovranno diventare al più presto delle vere e proprie “centrali energetiche” capaci di ottimizzare l’efficienza energetica, puntando alla produzione di energia e alla condivisione di essa con gli altri. Case e uffici dovranno produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano: coibentazione, pannelli solari che avvolgono l’edificio, geotermia, energia dai rifiuti e anche il mini-eolico faranno sì che le case si trasformino in micro centrali elettriche.

Questa terza rivoluzione industriale, secondo Rifkin, cambierà il modo di intendere l’architettura. “Oggi gli edifici consumano tra il 30 e il 40 per cento del totale dell’energia utilizzata, e producono un’equivalente percentuale di gas serra. Immaginare una trasformazione come quella che ho descritto vuol dire abbracciare un concetto di architettura nuovo e rivoluzionario.” In Italia ancora poco si muove nella direzione della bioarchitettura, anche se menti nostrane in grado di contribuire alla svolta green non mancano.

Un esempio su tutti è rappresentato dall’architetto Andrea Salvini, di cui nei mesi scorsi vi abbiamo proposto il progetto della “modern cabin”.

Uno dei recenti progetti del designer italiano è la Crab House, una moderna cabina sul mare che si sviluppa in verticale per adattarsi alle limitate disponibilità di terreno su cui poggiarsi ma anche per preservare la vegetazione sottostante, che fa parte di una trilogia di progetti pensati per la Fire Island di New York (una striscia di terra lunghissima e strettissima) ma riproducibile anche in altre location. La Crab House, che grazie appunto alla sua forma a granchio minimizza l’impronta sull’ambiente sottostante, è una struttura eco-friendly che raggiunge alti livelli di efficienza energetica, e che utilizza una serie di materiali eco-sostenibili per la costruzione. Sviluppata su più piani la “casa granchio” enfatizza l’importanza di spazi ricreativi per la socializzazione e l’intrattenimento grazie alla loggia posta al piano terra e al tetto concepito come un vero e proprio solarium, senza però tralasciare necessari spazi all’aperto per il relax solitario a stretto contatto con la natura.

Perché citare questo progetto? Perché è un esempio di bioarchitettura sostenibile tutto italiano, che va nella direzione di un ripensamento del nostro habitat, che in Italia avrebbe bisogno di maggiore fiducia, investimenti e coraggio.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

crabhouse2logo

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    • teresa
    • 10 settembre 2009

    devo dire che l’architetto Andrea Salvini ha una notevole creatività,davvero molto interessante.
    Complimenti

    • Davide
    • 6 luglio 2010

    Sarebbe interessante vedere realizzati questi progetti di bioarchitettura anche in Italia dove c’e’ un forte bisogno di dare voce ad una progettazione residenziale piu’ innovativa negli intenti e nelle forme, non solo sensibile all’ efficienza energetica ma anche al contesto. Complimenti per l’articolo e all’arch. Salvini per il suo lavoro.

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