Il viaggio può essere un atto politico?

Alcuni sono curiosi, altri invece non vedono l’ora di spalmarsi sulla spiaggia e fare spese al duty-free. Sono due tipi di viaggiatori completamente diversi. Spesso i secondi hanno le risorse per spostarsi ma il loro orizzonte non va oltre i panorami pre-confezionati di Las Vegas e Disney World.

Per me viaggiare è sinonimo di imparare perchè. come ha detto Mark Twain, “il viaggio è fatale al pregiudizio e al bigottismo”. Se tutti gli americani fossero obbligati a visitare altri Paesi prima di votare gli Stati Uniti si adatterebbero meglio a un pianeta sempre più interconnesso. Per ottenere il meglio dai viaggi dobbiamo uscire dalla nostra comfort zone. Allora il viaggio comincia a diventare un atto politico. Perchè la paura è sempre stata una barriera. E la storia è piena di leader che manipolano i timori della gente per distrarla, ingannarla e indebolirne la libertà di scelta. Se vuoi vendere armi alla Colombia, basta esagerare la minaccia del narcotraffico. Se l’obiettivo è costruire un muro che separi Messico e Stati Uniti, basta creare allarme attorno all’immigrazione illegale. Viaggiando sono diventato scettico, ho capito che il rovescio della paura è la conoscenza, e che non tutti coltivano gli stessi sogni. Così in El Salvador, dove la gente non sogna due auto con relativi box, veniamo a contatto con la globalizzazione vista da un Paese povero. In danimarca osserviamo la gente pagare tasse altissime e aspettarsi ottimi servizi in cambio. Turchia e Marocco sono finestre aperte sull’Islam moderato. Visitarli bilancia una copertura mediatica dominata da notizie su estremisti e attacchi terroristici. Così come venire a contatto con le ferite fisiche e psicologiche lasciate da una guerra nell’ex Jugoslavia, spinge alla riflessione sui conflitti e verso il pacifismo. Ma il viaggio diventa un vero atto politico solo quando, tornati a casa, mettiamo a frutto la nuova prospettiva globale. Ecco che cosa si può fare: condividere con gli amici le esperienze, anche quelle scomode e poco gradevoli. Dopo aver osservato tendenze allarmanti in altri Paesi – la violazione della separazione tra Stato e Chiesa o la perdita delle libertà civili – chiediti che cosa succede nella società in cui vivi. Fai una ricerca sulla cause che ti interessano a livello locale. Diventa attivo. Se non avessi visto le baraccopoli di Istanbul non mi sarei occupato dei senza casa della mia città. Da quando ho studiato gli effetti del pragmatismo olandese e svizzero verso la tossicodipendenza, mi impegno a promuovere una riforma delle politiche antidroga negli States. Perchè i viaggiatori vedono il mondo come dervisci rotanti: un piede è ben piantato sulla terra d’origine, mentre con l’altro toccano la diversità del mondo.

di Rick Steves da D

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    • marxella
    • 31 agosto 2009

    Bellissimo post…che visione del viaggio affascinante!

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