Eco design: l’arte del riciclo continua la sua espansione

Il design al tempo della crisi non rinuncia a creare ma diventa sostenibile, sfruttando materiali di riciclo, da discarica industriale oppure ricavati dalla natura e poi manipolati. Chi avrebbe mai immaginato, per esempio, che il cofano arrugginito di una vecchia automobile americana potesse diventare un lucido tavolino da salotto? Solo il signor Joel Hester evidentemente. Hester è il proprietario di una ditta di forniture d’acciaio moderno con un senso del design molto sviluppato, come dimostra l’unicità del tavolo che ha saputo creare: piedi tubolari in acciaio inseriti sotto una lastra lucida a cui riesce a conferire sfumature colorate. E la creatività di Hester non si limita solamente ai tavolini da salotto ma spazia su tutto il design d’arredamento: credenze, armadi e strutture dei letti, tutto rigorosamente ricavato dall’acciaio riciclato. Dei veri e propri oggetti da collezionisti del one-of-a-kind ecosostenibile. Sono sempre più i progetti di designer e artisti che partono da materiali riciclati, o che concepiscono i loro oggetti perché possano avere una seconda possibilità, finito il loro ciclo di vita come prodotto. E l’idea del dare vita a nuovi oggetti d’arredamento o nel vestiario con materiali riciclati comincia ad essere veramente l’ultima moda (ecologica). Ma mentre all’estero si può parlare di vero e proprio boom del riciclo dei prodotti, in Italia sono ancora pochi gli esempi di eco-design. Ma quando gli italiani si mettono in mente qualcosa, si sa che sono sempre i primi della classe :). Ecco qui qualche esempio.

Come dimostra l’ecologista scultore, Ivano Vitali, con le sue creazioni eco-art fuori dall’ordinario. Vitali riesce a realizzare cose improbabili lavorando la carta riciclata dei quotidiani: con il semplice utilizzo dei ferri da maglia e l’uncinetto è capace di realizzare originali vestiti ecologici da sposa, oppure intrecciando le pagine di “La Repubblica” o de “Il Sole 24 Ore” crea dei gomitoli identici a quelli di lana che siamo abituati a conoscere. Un vero capolavoro il vestito “Rosa bomb-bon” interamente realizzato con il quotidiano la “Gazzetta dello Sport”. E poi ancora: cappelli, collane, centrini da tavolo, bandierine, mazzi di fiori, guanti e calzini della nonna! Tutto rigorosamente di carta, tutto rigorosamente eco-arte povera.

Il marchio italiano Regenesi, nato nel 2008 grazie a Maria Silvia Pazzi, parte dall’idea di sfruttare materiali riciclati di varia natura, come alluminio, vetro, plastica, pelle e cartone, creando oggetti di eco design da casa e da ufficio unici nello stile e sicuramente eco-compatibili. “Trasformiamo rifiuti in bellezza perché non c’è antitesi fra funzionalità, eco – compatibilità e bellezza. Pensiamo che dalla società dei consumi e dallo spreco possa nascere qualcosa di bello ed utile”. Questa è la filosofia di Regenesi, che attualmente vende i propri oggetti solo on-line.

“Creare senza distruggere” è invece il motto di Carmina Campus, una nuova griffe che ricava nuovi oggetti come borse, accessori, elementi di arredo e design. Lo fa in mille modi diversi, ma sempre utilizzando materiali vergini considerati di scarto o restituendo nuova vita e funzioni a tessuti, metalli, plastica, legno. Interessante l’iniziativa eco-sociale della bottega (Re(f)use), da cui nasce la griffe Carmina Campus, che ha coinvolto una associazione onlus camerunense allo scopo di dare lavoro a donne africane, svantaggiate economicamente, fornendo loro i materiali riciclati da lavorare.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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