Motore alimentato ad alghe: il progetto della Federico II rischia lo stop

I centri di ricerca universitari letteralmente affamati dall’ultima riforma su Università e Ricerca del Ministro Gelmini: alla Federico II i progetti vengono abbandonati per mancanza di fondi necessari a pagare i ricercatori, altre ricerche molto innovative sono a rischio, si utilizza il lavoro gratuito dei giovani universitari e si spera che i macchinari dei laboratori non si rompano. E nel frattempo qualcuno si organizza per autofinanziarsi.

E’ il caso del Dottor Armando Zarrelli, ricercatore del Dipartimento di Chimica Organica e Biochimica della Federico II di Napoli, il primo in Italia ad aver sviluppato un tipo di alga molto particolare, destinato alla bio-combustione: “noi abbiamo per le mani un alga, grazie ad una collaborazione con i ricercatori dell’Orto botanico, che è in grado di crescere al buio senza il bisogno di fotosintesi clorofilliana. L’alga ha la caratteristica estremamente importante di poter crescere anche in un ambiente fortemente acido, resistendo quindi all’inquinamento. Queste alghe possono quindi utilizzare per la loro crescita sottoprodotti degli scarti dell’industria petrolifera come la glicerina, un prodotto a bassissimo costo i cui scarti spesso finiscono nei mari causando inquinamento. La glicerina così com’è, anche inquinata, permette la crescita di queste alghe che, grazie alla quantità industriale di scarti, sono risorse rinnovabili inserite in un ciclo continuo da cui possiamo ricavare i biocarburanti”. Il Dr. Zarrelli afferma che “questo è l’unico centro di ricerca che ha sviluppato questo tipo di alga in Italia. Ma la carenza di fondi mina seriamente la possibilità di proseguire in questo come in altri progetti. La causa di ciò sono i continui tagli attuati dalla politica, di destra come di sinistra, nel corso degli anni, ma l’ultima riforma in ordine di tempo ha sicuramente dato il colpo di grazia”. E questo significa non investire sul futuro.

“Alla Federico II ci sono gruppi di ricerca che hanno già chiuso, ricercatori che non recepiscono neanche un soldo. Io in laboratorio in questo momento non ho nessuno che lavora, non ho dottorandi perché non ho la possibilità di pagarli neanche un minimo, e mi devo appoggiare al lavoro di studenti che vengono qui in modo gratuito. Se si rompono gli strumenti in laboratorio il progetto si ferma perché non possiamo permetterci di aggiustarli. Devi avere per forza una grande passione per fare ricerca al giorno d’oggi”. Da qui nasce la necessità di fare da sé per portare avanti i progetti: “Noi in quanto centro di ricerca universitario abbiamo diritto ai fondi pubblici, solitamente statali, ma ogni gruppo di ricerca fa uso di questi fondi per i bisogni essenziali”. Il Dottor Zarrelli ha costituito, recentemente, l’Associazione Onlus AIPRAS (Associazione Italiana per la Promozione delle Ricerche sull’Ambiente e la Salute umana), insieme con giovani laureati, ricercatori universitari di Napoli e di Roma allo scopo di aiutare il mondo della ricerca. Nata in un primo momento per raccogliere fondi per finanziare altre associazioni ha dovuto modificare la destinazione di queste raccolte fondi per sopravvivere: la cronica mancanza di finanziamenti pubblici e di una seria politica di investimenti ha reso necessario destinare parte della raccolta fondi al centro di ricerca della Federico II, così come ad altri centri di ricerca.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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    • mariarosaria
    • 3 giugno 2009

    interessante e nuovo lo studio sull’alga per la biocombustione ,avevo sentito parlare di olio di colza, girasole.. le alghe sono una risorsa quasi inesauribile credo…in bocca al lupo al gruppo di lavoro anche per la ONLUS

      • Anonimo
      • 4 giugno 2009

      Hai ragione, proprio una cosa bella ed interessante! Andate avanti così, ragazzi!

    • Maria Concetta
    • 4 giugno 2009

    Che bell’idea, nuova ed ecologica! Sono queste le idee da finanziare! Bravi.
    Maria Concetta

    • Loredana
    • 5 giugno 2009

    Ho fatto parte anche io per un breve periodo di questo gruppo di ricerca e posso garantire che le parole del dott. Zarrelli sono la sacrosanta verità. I fondi mancano e lavorare riciclando tutto e facendo attenzione a non rompere nulla è veramente difficile. Sostenere la AIPRAS, a mio parere, potrebbe aiutare tantissimo la ricerca e questo ultimo lavoro delle alghe (al quale ho assistito per un certo periodo e posso dire che ha bisogno di forza lavoro e fondi). Forza Armando, sei tutti noi

    • Paola Pistillo
    • 5 giugno 2009

    Ecco presentata l’università della precarietà. Finalmente, con parole semplici, qualcuno racconta cosa siano per il nostro governo la cultura, la ricerca e la scuola: voci di bilancio da tagliare nella manovra economica! Da qui nasce la necessità di non scendere al compromesso proposto dall’articolo 16. Eh si, diventare Fondazioni di diritto privato, per il beneficio di chi? Di cosa? Io sono una dottoranda della Federico II e lavoro proprio nel dipartimento di Chimica e conosco molto bene la situazione descritta dal Dott. Zarrelli. Io ho la fortuna di essere vincitrice di borsa di studio ma il mio dottorato è alla fine e mi ritrovo ad oggi a fare i conti con la mia grande passione. La situazione è nota, non ci sono soldi, i PRIN sono bloccati… Ora mi chiedo: ” se non si finanziano certi tipi di iniziative, che futuro potremo avere noi giovani?”. Perdonate il cinismo, ma di passione non si mangia.

    • ornella
    • 15 giugno 2009

    molto interessante e sopratutto degno di considerazione.
    dovrebbe essere incoraggiato e non stroncato sul nascere, ma si sa che cosìfunziona!!!

    • mariangela
    • 18 giugno 2009

    purtroppo questo è solo uno dei tanti casi che si potrebbero citare….
    Sosteniamo il Dr Zarrelli e la sua ONLUS!!!!!!

    • antonio
    • 28 giugno 2009

    Complimenti ad Alessandro Ingegno per l’articolo e un grosso in bocca al lupo al dott.Zarrelli.
    Ho lavorato come tesista nel laboratorio in questione e conosco la passione e la dedizione con cui in quel gruppo di ricerca si lavora.A tutto questo però di contro c’è un paese che scoraggia, che non aiuta i meritevoli ,un paese che mette a dura prova la passione per la ricerca.Sostenere Aipras è un punto d’inizio.Ho devoluto il 5 per mille all’associazione e di nuovo rinnovo il mio grosso in bocca al lupo.

    • Bruno Gargiulo
    • 1 agosto 2009

    Quest’articolo è veramente interessante. In un momento in cui il presidente Obama lancia la sua campagna per fonti energetiche alternative (verdi)laddove ohimé l’Italia ha intenzione di ritornare al nucleare si riparla dell’uso delle alghe come fonti di combustibile. Non vorrei sbagliarmi ma qualche tempo fa ho letto che questo tipo di ricerche erano state avviate negli USA circa 20-25 anni fa e poi abbandonate. I costi risultavano troppo alti. Comunque mi piacerebbe saperne di più. Sarebbe interessante far conoscere questi argomenti anche ai più giovani per sensibilizzarli alle tematiche relative all’ambiente e al suo rispetto ma nel comtempo mostrare come sia possibile ricavare energia di cui abbiamo comunque bisogno. Sarebbe interessante che qualcuno organizzasse ad esempio una breve presentazione nelle suole secondarie e primarie.
    Bravo al giovane giornalista attento a questo tipo di problema.

    • Daniele Naviglio
    • 20 agosto 2009

    In Italia raramente i giornalisti si interessano di ricercatori che lavorano nell’anonimato pur avendo per le mani importani progetti. E’ più facile leggere articoli a riguardo di premi Nobel oppure di importanti professori in quanto diventa più importante il nome del giornalista che si occupa della redazione di tali articoli. Pochè la pubblicità è l’anima del commercio, anche nella ricerca potrebbe essere interessante il connubio tra giornalisti scientifici e ricercatori con grandi progetti come nel caso del dottore Armando Zarrelli, ma con ben poche possibilità di potere ottenere finanziamenti tramite le vie ordinarie dei progetti universitari. Infine, la pubblicizzazione di tali ricerche potrebbe richiamare l’attenzione anche di privati e/o gruppi industriali interessati allo sviluppo del progetto.
    Questo è il caso di insistere e di sostenere un ricercatore valido per evitare che si possa verificare un ulteriore “fuga di cervelli” all’estero!

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