Libertà di stampa: l’Italia retrocede e diventa “partially free”

Secondo il Rapporto 2009 di Freedom House, l’organizzazione Usa fondata da Eleanor Roosevelt che monitora 195 Nazioni, il nostro Paese (unico in Europa!) è passato tra quelli “parzialmente liberi” soprattutto a causa «della concentrazione dei media nelle mani di un solo magnate, caso unico al mondo», del continuo ricorso alle denunce per diffamazione a carico dei giornalisti e di leggi che colpiscono chi fa informazione. Primi Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia. Noi scaliamo al 71° posto.

La libertà di stampa sembra radicata soprattutto nel nord Europa e nei Paesi scandinavi: Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia occupano infatti le prime cinque posizioni mondiali. I peggiori sono invece Corea del Nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea e Cuba. L’Italia per la prima volta passa da Paese “libero” (free) a “parzialmente libero” (partly free), unico caso nell’Europa Occidentale insieme alla Turchia.

«I motivi della nostra decisione – ha sintetizzato alle agenzie Karin Karlekar, la ricercatrice che ha guidato lo studio – sono legate al fatto che la libertà di parola è stata limitata da nuove norme, dai tribunali, dall’aumento del ricorso alla legge e alle denunce per diffamazione, e anche all’aumento di intimidazioni fisiche ed extralegali da parte sia del crimine organizzato, sia di gruppi di estrema destra. Ma nella concentrazione della proprietà dei media sta la causa principale del nostro voto e il problema principale dell’Italia, da questo punto di vista, è rappresentato dalla figura del premier Silvio Berlusconi: la concentrazione dei media nelle mani di un solo magnate è un caso unico al mondo ed è un nodo urgente da affrontare».

Freedom House riconosce che, in generale, in Italia «la libertà di parola e di stampa sono costituzionalmente garantite e generalmente rispettate, nonostante la concentrazione della proprietà dei media». Ma rispetto alla legge Gasparri, la Fondazione fa proprie le critiche di chi sostiene che introduce norme che favoriscono l’attuale presidente del Consiglio.

Il rapporto 2009 della Freedom House (Casa della libertà?!)

La classifica mondiale.

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