Energia e ambiente: le priorità di Obama per superare la crisi

Ridurre gli sprechi energetici, che si traducono in spreco di denaro, e diminuire la dipendenza dal petrolio proveniente dall’estero. A dirlo non è il presidente di qualche associazione ambientalista, ma il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
E sentir pronunciare termini come innovazione, energia sostenibile e difesa dell’ambiente, al posto dei termini più inflazionati del suo predecessore George W.Bush come terrore, Iraq, nemico, militari, guerra e violenza, è già di per sé un sollievo. Ma sapere che dalle parole il presidente afro-americano è già passato ai fatti, in meno di un mese dal suo insediamento, dà alla materia la sua reale importanza.
Economicamente parlando la crisi americana è profondissima, e Barack Obama nel suo piano – annunciato già in campagna elettorale nelle grandi linee – punta ad innovare in efficienza energetica e riduzione dell’inquinamento.
Tra le azioni già adottate da Obama c’è l’aver stabilito degli standard di efficienza più elevati per gli elettrodomestici di casa, come lavastoviglie, lampade e forni a microonde.
“Questo farà risparmiare soldi ai cittadini, stimolerà l’innovazione, e permetterà di conservare grandi quantità di energia” ha dichiarato Obama nel corso di una visita al Dipartimento di Energia, dove ha sollecitato il suo piano economico.
Obama ha anche annunciato di aver firmato un memorandum presidenziale diretto al Dipartimento per l’Energia allo scopo di indicare gli standard energetici per gli elettrodomestici. Questa accuratezza nei particolari, a partire dal dispendio di energia nelle case mostra come Obama sia chiaramente intenzionato a muoversi velocemente, raggiungendo chiari progressi nel settore energetico, per affrontare le preoccupazioni riguardanti l’economia e l’energia di pari passo.
Il memorandum di Obama fissa come limite massimo il mese di agosto per raggiungere regole di standard di efficienza energetica per una serie di prodotti: oltre ai già citati elettrodomestici e lampade, anche cucine, attrezzatura per aria condizionata, caldaie commerciali e distributori automatici.
Tra i primi atti della sua presidenza Obama ha, inoltre, dato un grande segnale rimuovendo i vincoli alla libertà, fino ad oggi in vigore per volontà di Bush, per alcuni stati tra cui la California, di fissare limiti più stringenti in materia di emissioni inquinanti delle automobili. Oltre ad aver ordinato nuove regole federali dirette alle case automobilistiche, per cominciare a costruire auto energeticamente più efficienti, per legge.
Anche quando il Congresso si è mostrato titubante nei confronti di questo piano economico il presidente Obama non si è lasciato scoraggiare e ha sostenuto con fermezza il suo piano di stimolo per l’economia, in occasione della prima conferenza presidenziale, usando soprattutto alcune delle sue più efficaci argomentazioni per difendere gli investimenti nella green economy: “Perché dovrebbe essere una perdita di soldi pubblici? – ha chiesto Obama – Noi stiamo creando lavoro immediatamente per ridurre le perdite di energia delle case. Possiamo avere un dibattito rispettoso su cosa dobbiamo o cosa non dobbiamo coinvolgere nelle politiche energetiche, ma non possiamo chiamarlo perdita di tempo”.
Obama ha anche parlato di investimenti necessari: “più del 90 per cento dei lavori creati da questo piano saranno nel settore privato. Questi saranno posti di lavoro creati per lavori di cui l’America ha bisogno, ricostruzione di strade e ponti, riparazione delle nostre dighe pericolanti, affinché non accada un’altra Katrina. Ma anche lavori per la costruzione di turbine, pannelli solari, e macchine efficienti che diminuiranno la nostra dipendenza dal petrolio straniero”. Se il buongiorno si vede dal mattino, con Obama gli Stati Uniti avranno una green dawn, o meglio un “green new deal”.
Purtroppo l’Italia non sta seguendo l’esempio di Obama. Dopo l’episodio della tentata eliminazione degli sgravi del 55 per cento per le ristrutturazioni ecologiche, sono arrivati gli incentivi per le lavatrici e le lavastoviglie dati senza un legame con l’efficienza energetica, in modo da premiare le importazioni di bassa qualità dando una bella bastonata all’industria italiana che da anni investe sull’innovazione tecnologica. Adesso, nel Milleproroghe, la cancellazione della norma sugli edifici ecologici inserita nella Finanziaria 2008, quella che prevedeva, dal primo gennaio 2009, l’installazione obbligatoria di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili per ottenere permessi per le nuove costruzioni: se ne parlerà nel 2010.
Green economy 2009: Italia non pervenuta (speriamo solo per ora).

Alessandro Ingegno

da YesLife.it

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