Accordo Unione Europea sul pacchetto clima

Raggiunto e siglato l’accordo sul pacchetto clima 20-20-20 da parte dell’Ue.

«Il Consiglio europeo che abbiamo appena terminato resterà nella storia». Con queste parole il presidente di turno dell’Ue, il capo dello Stato francese Nicolas Sarkozy, ha commentato la chiusura del vertice di Bruxelles. «Non potevamo tirarci indietro proprio quando il presidente eletto degli Stati Uniti mette l’ambiente tra le sue priorità».
I rappresentanti dei 27 Paesi europei hanno terminato il summit trovando l’intesa sul pacchetto clima, che sarebbe stato modificato per alleggerire il suo impatto sull’industria e sugli Stati. Via libera anche a un piano per la ripresa economica, come ha confermato il primo ministro britannico, Gordon Brown. «Abbiamo approvato un pacchetto di sostegno ambizioso», ha dichiarato aggiungendo che si tratta di un accordo del valore di circa l’1,5% del prodotto interno lordo totale.

Il testo prevede innanzitutto una criptica formula aggiuntiva per la definizione dei settori industriali a rischio di delocalizzazione (‘carbon leakage’), che secondo le fonti dovrebbe finalmente comprendere, come voleva l’Italia, anche i comparti produttivi della siderurgia con forno elettrico, del vetro, della ceramica e della carta. Il nuovo testo rende poi definitiva la decisione di concedere il 100% dei diritti di emissione gratuiti (a cui si opponeva la Gran Bretagna) per tutti i settori industriali identificati e definiti ‘a rischio’.

In secondo luogo, sempre nel paragrafo sul ‘carbon leakage’, la bozza contiene un nuovo riferimento alla valutazione dei risultati della conferenza Onu sul clima che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009. Secondo il nuovo testo, la Commissione europea potrà proporre la concessione di nuove quote di CO2 gratuite ai settori esposti a un rischio significativo di delocalizzazione, “anche alla luce dei risultati della negoziazione internazionale”, in un rapporto atteso nel giugno 2010. Questa formulazione, dovrebbe accontentare l’Italia, che aveva chiesto inizialmente una clausola di ‘rendez-vous’ al 2010.

Ieri sera, fonti diplomatiche italiane avevano spiegato che sarebbe stata sufficiente “una dichiarazione di carattere generale che ci consenta di stabilire un collegamento fra i nostri impegni e quelli che saranno eventualmente presi dai paesi terzi” con un eventuale accordo internazionale, ovvero “che la Commissione europea presenti un rapporto di valutazione sulla natura degli impegni di Copenaghen” e sul loro impatto sull’Ue.

La terza richiesta italiana accolta riguardava i 12 impianti dimostrativi con l’applicazione della tecnologia Ccs (‘Carbon capture and storage’, cattura e stoccaggio geologico del CO2), che saranno finanziati con una parte dei proventi delle vendite dei diritti di emissione. L’Italia – che ha già individuato alcuni siti adatti allo stoccaggio geologico – chiedeva che fosse meglio definita la distribuzione dei finanziamenti ai diversi paesi membri, per evitare sperequazioni (si sa che Gran Bretagna e Olanda sono molto interessate a realizzare progetti Ccs e a ricevere i finanziamenti). La nuova bozza aumenta il ricavato dei diritti di emissione da destinare ai progetti Ccs da 150 a 200 milioni di tonnellate di CO2, e aggiunge una frase che dovrebbe soddisfare pienamente le esigenze italiane, prevedendo “una distribuzione geografica equa” dei progetti da finanziare, e imponendo un limite massimo ai finanziamenti per ciascun progetto pari al 15% del totale disponibile.

Unica richiesta italiana non accolta è quella che riguarda l’aumento ulteriore dei ‘crediti esterni’ (generati da progetti realizzati dalle aziende nazionali fuori dall’Ue) utilizzabili per conseguire ‘in patria’ gli obiettivi di riduzione delle emissioni nei settori non industriali. La bozza precedente aveva già concesso all’Italia e ad altri 10 paesi membri un incremento del limite di utilizzo di questo ‘strumento flessibile’. La nuova bozza si limita ad aggiungere un altro paese, il Belgio, all’elenco dei beneficiati di quest’aumento.

Intanto il Senato Usa boccia gli aiuti al settore automobilistico americano

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