Crolla il capitalismo made in Usa

Se non agiamo, le conseguenze saranno peggiori ogni giorno di più». Lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, in una dichiarazione dalla Casa Bianca, all’indomani della bocciatura da parte della Camera del piano di salvataggio bancario da 700 miliardi di dollari. «Sono rimasto molto deluso dalla bocciatura del piano di salvataggio delle banche da parte del congresso ma posso garantire che non siamo alla fine del processo legislativo e che arriveremo a uno soluzione».

«So che molti sono preoccupati per il costo del piano – ha aggiunto – ma garantisco che gran parte della somma prestata alla banche, se non tutta, verrà recuperata nel corso del tempo». Il segretario Usa al Tesoro, Henry Paulson fa sapere che continuerà a lavorare con i leader del Congresso per «trovare una strada per far approvare in fretta il piano». Anche il presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, invita i deputati a mettersi al lavoro per approvare il piano, anche se il numero due della Camera, Steny Hoyer ritiene che difficilmente si riuscirà a votare di nuovo prima di giovedì, a causa della festività del Rosh Hashanah, il capodanno ebraico.

Un Bush più che mai preoccupato, a soli 35 giorni dall’abbandono della Casa Bianca, ha parlato nuovamente alla nazione stamattina:

La crisi dei mercati è ormai diventato il banco di prova delle elezioni politiche: democratici e repubblicani si scambiano dure accuse, rimpallandosi le responsabilità sul voto negativo di ieri, mentre il candidato democratico alla Casa Bianca, Barak Obama si dice «fiducioso» sulla possibilità di arrivare a un accordo, sebbene la strada sia «piuttosto in salita». «È importante che i mercati restino calmi – dice Obama – perchè al Congresso niente fila mai liscio, ma alla fine ce la faremo» a portare a casa il piano di salvataggio.

L’ultimo attacco dei falchi repubblicani contro l’intervento dello Stato nella finanza.

Il fatto è che lo vogliamo o no, Bush ha ufficializzato il crollo del vecchio sistema basato sul debito pubblico e privato – le famiglie americane sono indebitate per il 140% del loro reddito, 160% quelle inglesi, 100% quelle tedesche ecc. – avvalorando il quadro di insostenibilità strutturale del sistema che ormai da molto tempo descriviamo in questi report (disinformazione.it).

Probabilmente il 2008 sarà ricordato come l’anno in cui l’America, sobillata dal suo profeta ex capitalista, si trasformò in un paese socialista, dove le banche vengono nazionalizzate. Che proprio negli USA, la vasta prateria dove dovrebbero dominare indisturbati gli “spiriti animali”, si stia consumando la nemesi del keynesianesimo? Certo qualcosa non quadra: l’ha capito perfino George W. Bush, che non è un genio: “Di sicuro ci sono degli amici che in questo momento staranno dicendo: ma non era un uomo che crede nel libero mercato? Che gli prende?”(altrenotizie.org).

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