Piccoli segni di risveglio veltroniano

LA DESTRA sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l’Italia”. Ed è anche responsabile di un vero e proprio “genocidio dei valori”, di “un deserto storico e culturale”, della deriva di una società “egoista e spietata” in cui “tutto è indistinto e tutto è lecito”. Di una pratica di governo che oscilla “tra annunci roboanti e misure ferree”, senza mai risolvere i problemi. In cui “la protezione, o presunta tale, è al di sopra di ogni cosa, anche di libertà e diritti civili: anche così può cominciare l’autunno della democrazia e della libertà”. Specie in un Paese “che rischia di perdere anche la memoria”, in cui vengono messi sullo stesso piano “i veri difensori d’Italia e coloro che scegliendo Salò e la Germania nazista avrebbero finito per distruggerla completamente”.

Nel suo discorso alla conferenza di chiusura della scuola estiva di politica del Pd a Sinalunga (provincia di Siena), davanti a una platea di giovani, Walter Veltroni è più netto, più duro, e più chiaro che mai. Contro la cultura di Berlusconi e dei post-fascisti: “L’Italia si renderà conto a breve che sette anni di governo della destra l’hanno ridotta nella condizione drammatica in cui si trova oggi“. Colpa di un “approccio neo-conservatore” che fa leva sulla paura, reprime invece di risolvere, cerca il revisionismo nell’interpretazione della storia d’Italia (il riferimento a Gianni Alemanno, Ignazio La Russa e soci è evidente).

“Noi dalla parte giusta”. L’orgoglio di essere democratico Veltroni lo esprime citando una serie di momenti cruciali, nella storia del progresso umano: “C’erano i democratici, non la destra, con le prime suffragette; con i braccianti che si battevano per la terra; per far finire una guerra (la seconda mondiale, ndr) che aveva fatto milioni di vittime; a sostenere la battaglia per la chiusura dei manicomi; a lottare per i diritti dei neri d’America; contro l’apartheid”. E per spiegare il punto di vista, il segretario ricorre anche a una citazione di Cris McCandless, protagonista (veramente esistito) del film Into the Wild di Sean Penn: “La felicità è reale solo quando è condivisa”.

La cultura dell’egoismo. Veltroni attacca l’idea dominante di un “io separato dal noi”: “Un virus che può fare solo male a una comunità”. Poi denuncia che in Italia c’è “una vera e propria perdita di senso, sotto una fitta coltre di egoismo e cinismo”. Ed è la destra “responsabile di questo clima di una società senza valori, in cui tutti coltivano solo il proprio desiderio individuale e si considera la missione e l’impegno collettivo e solidale come una favola per buoni sentimenti“. E così, di fronte agli immigrati o a chi ha un orientamento sessuale diverso, “bisogna solo proteggersi, tirar su muri e costruire fortezze”.

Il governo Berlusconi. Tante le stoccate al governo. A cominciare da istruzione e formazione: “Per il pensiero democratico la scuola è il centro di tutto, per la destra è un costo da tagliare. Per Berlusconi la scuola è a sua televisione, è così che vuole che vengano formati gli italiani”. Poi, riferendosi all’articolo di Repubblica di oggi sul consumo di cocaina tra i ragazzini, Veltroni sottolinea che la lotta alla droga significa lotta alla mafia e alla camorra, “e per stroncarle al governo ci vuole gente che non pensi che i mafiosi sono degli eroi”. E comunque, anche su questo tema, “la risposta della destra è miserevole”, basata solo solo sulla repressione. Così come altri provvedimenti, “dalle impronte ai bambini rom per arrivare alle celle negli stadi e al carcere per le prostitute e i loro clienti”.

Contro il revisionismo. Una bella fetta del discorso è dedicato alle polemiche attuali su Resistenza, Ventennio e Salò: “Non può esserci equidistanza tra fascismo e antifascismo. Non ci possono essere due verità, entrambe relative e soggettive. Ce ne è una sola: quella che la Storia ci ha consegnato. Che è scritta sulla pietra, sulle tavole della legge della nostra Costituzione. La destra non ha una vera cultura repubblicana”. E attenzione: anche se nel Novecento “la libertà ha sconfitto il totalitarismo, non può dirsi scongiurato il rischio che nuove forme di totalitarismo si prendano la rivincita”.

Contro il pessimismo: C’è un’Italia milgiore e possibile, che deve ritrovare il coraggio di sè”. Un messaggio di speranza ai giovani del suo partito, all’interno di un quadro, e di un’analisi dell’esistente, decisamente a tinte fosche.

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