Tagli editoria in finanziaria

Il decreto Tremonti, oltre a essere un disastro sociale, è un delitto contro la libertà d’informazione: mette a rischio la vita di decine di testate cooperative, non profit e di partito. Ecco perché.
1) Le risorse. Nell’articolo 60 si tagliano 83 milioni al Fondo per l’editoria della presidenza del Consiglio per il 2009 e 100 per il 2010, di fronte a uno stanziamento iniziale di 387 milioni per i due anni e a un fabbisogno stimato di 580 milioni. E’ un colpo durissimo al cuore del pluralismo, tanto più offensivo e indecente, in quanto il nostro paese è caratterizzato da una concentrazione altissima di risorse nel duopolio televisivo.
2) Il diritto soggettivo. Attualmente i contributi diretti si configurano come un diritto soggettivo degli editori che hanno i requisiti per ottenerli. Ad esempio le 27 cooperative di giornalisti, voci libere di proprietà di chi ci lavora, tutte profondamente discriminate sul mercato della pubblicità. E i contributi vengono determinati da parametri certi relativi alla tiratura, alla diffusione, ai costi di produzione, al peso della pubblicità sul fatturato.

Il presidente della Fnsi Roberto Natale

Che cosa significa questa manovra per chi lavora nella stampa?
Nelle redazioni di giornali, radio e televisioni si ricorre da tempo al lavoro di molte persone a cui non viene riconosciuta la professionalità che meritano, gli editori non li assumono. Questa legge cancellerebbe percorsi lavorativi che durano addirittura da anni e che molti di questi lavoratori sono riusciti a farsi riconoscere solo in sede giudiziaria. Per esempio provando nei tribunali di essere stabilmente sul posto di lavoro nelle redazioni.

Vi mobiliterete sia sulla questione precariato che sui tagli ai finanziamenti pubblici ai giornali?
Certo, le due questioni sono legate. E’ in atto un attacco all’informazione nel suo complesso. Ma il tema del precariato riguarda non solo tutti i giornali e tutti i giornalisti che siamo chiamati a rappresentare, ma tutto il mondo del lavoro e per questo da parte nostra merita una particolare attenzione. E’ una lotta specifica su cui già stiamo cercando di coordinarci anche con altri sindacati di categoria. I giornalisti precari sono precari come gli altri. Anzi la condizione di precarietà è in netto contrasto con la libertà di stampa dei giornalisti. Il nodo della precarietà è per l’Fnsi da molto tempo la vertenza centrale con gli editori, siamo riusciti a tenere insieme garantiti e non garantiti e far prevalere un patto generazionale che deve tutelare i giovani.
E sul taglio dei finanziamenti pubblici cosa pensate di fare?
Abbiamo già incontrato il sottosegretario Bonaiuti per chiedere che anche su questo punto a settembre si operino delle modifiche urgenti. Innanzitutto pagando i contributi del 2007. Noi siamo contro le finte cooperative e i finti giornali di partito denunciati per esempio da una bella puntata di Report, su questo punto siamo d’accordo con Grillo. Quello che non ci piace del grillismo non è l’attacco alle storture del sistema di finanziamenti pubblici, ma l’attacco al concetto stesso di finanziamento pubblico. Tanto più in un mercato in cui la pubblicità non viene certo ripartita secondo regole «liberali», dove esistono conflitti di interesse e situazioni di duopolio. Tagliare in modo generalizzato non risolve i problemi, anzi aumenta i difetti della stampa.
Perché non cominciare a tagliare fondi ai grandi giornali in mano agli stessi editori che sfruttano i precari?
Non è una questione all’ordine del giorno. Noi ovviamente rappresentiamo tutti i giornalisti e non vogliamo azioni punitive neanche per i grandi giornali, certo sarebbe paradossale prendersela solo con i piccoli e con chi è editore di se stesso.

Una libertà indispensabile al Paese Italia.

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  1. Io sono per la rimozione di tutti i finanziamenti pubblici all’editoria. Sei capace di scrivere? Dici la verità? Allora pubblichi e io ti compro. A me di comprare giornali idioti come la Padania o Libero non me ne frega niente. eppure li PAGO con le mie TASSE. Ma scherziamo?

  2. di tutti i finanziamenti appunto…invece rimangono quelli destinati proprio agli editori più “forti” economicamente. per assurdo.

  3. In tutta sincerità, per quanto si possa sempre fare qualcosa di buono e migliorabile, trovo che i tagli in questione siano cosa buona e giusta. In linea con l’iconcina qua a fianco di Beppe Grillo che tanto ha richiesta una mossa simile. Si può migliorare. Si può fare, ma è un primo passo.

    Poi per l’informazione non c’è bisogno di carta. Io sono arrivato qui, ho letto le tue giuste e lecite lamentele tramite Internet. Nessun quotidiano come tramite.

    • PAOLO
    • 26 settembre 2008

    Anch’io sono favorevole al taglio dei contributi.
    In fondo le notizie le leggo sul web tutti i gg, e per pubblicare sul web i costi sono infinitamente più bassi.

    Nessuno tocca la libertà di informazione (basta aprire un blog, un sito, una community…, che ne so) ma solo quella di fare un mestiere gradevolespesso ben pagato, il giornalista (almeno credo) stando a carico dei contribuenti.

  4. però i tagli non sono obiettivi, bensì mirati solo alle piccole testate, a quelle che senza i fondi statali chiuderanno sicuramente. se si devono eliminare i fondi all’editoria si devono eliminare a tutti i giornali, e lasciare che il mercato faccia da sè (mercato pubblicitario, i consumatori, etc); lasciare i finanziamenti solo ai gruppi più potenti è la cosa peggiore che si potesse fare perchè limita l’informazione e perchè fa un favore ai gruppi potenti. Ma questa è la politica di destra no?

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