Zapatero intervistato nel giorno della Spagna Campione d’Europa

Sono stati cento giorni strani. Un partito politico vince le elezioni per la seconda volta con il 43,87% dei voti e ottiene 5 deputati in più rispetto alla legislatura precedente, mentre la formazione rivale sprofonda in una crisi dalla quale comincia appena a riprendersi. Un sogno per qualunque politico.
Eppure il 47enne José Luís Rodríguez Zapatero, scopre che il Partito popolare lo tallona di nuovo nei sondaggi, e le critiche fioccano sul suo governo: lo si accusa di inattività (legislativa), deriva a destra (sull’immigrazione) e occultamento della realtà (crisi economica). In questo scenario, El Paìs ha proposto al presidente un’intervista-esame.

ECONOMIA
Signor presidente, c’è o non c’è la crisi economica?
“Dipende da ciò che si intende per crisi. L’anno scorso la crescita economica ha superato il 3,5%, e quest’anno la crescita si attesterà intorno al 2%. Siamo in presenza di un evidente calo, le cui cause vanno ricercate nel contesto internazionale, e soprattutto nella crisi finanziaria che ha avuto origine negli Stati Uniti, nel rincaro del petrolio e nell’andamento dei tassi d’interesse. Nel nostro Paese è soprattutto il settore edile a comprimere la crescita del Pil e ad aggravare la disoccupazione”.

Al di là di quello che dicono gli economisti, per il cittadino comune la crisi c’è…
“Il cittadino è preoccupato perché l’economia va peggio di un anno fa: e ha ragione. È la verità. Ma concetti quali recessione, decelerazione o crisi appartengono piuttosto all’ambito accademico. Per il governo, ciò che conta è poter disporre di più mezzi di quanti ne abbiamo mai avuti per la tutela e l’appoggio sociale: indennità di disoccupazione, aumenti delle pensioni e dei salari minimi. Abbiamo incrementato o introdotto nuovi sussidi per gli alloggi, in particolare per sovvenzionare gli affitti per i giovani, e istituito nuove prestazioni, come il bonus di 2500 euro per ogni figlio a quasi 390.000 famiglie”.

Crede che il presidente della Banca centrale europea (Bce) Trichet sia responsabile del rialzo del tasso Euribor? Lei gli ha chiesto più prudenza: è stato imprudente?
“Ci sono due tipi di politica. Quella della Bce è molto orientata al controllo dell’inflazione, ma dovrebbe avere una certa flessibilità, in particolare perché l’inflazione in Europa è dovuta soprattutto all’aumento del prezzo del petrolio e degli alimenti e non a un eccesso della domanda interna. La Federal reserve americana fa un’altra politica e a medio termine vedremo quale delle due è la più corretta. La Bce ha piena autonomia, ma si può anche discutere di quello fa…”.

Il governo esclude qualunque riforma del mercato del lavoro senza un accordo tra le parti sociali. Non significa concedere diritto di veto a datori di lavoro e a sindacati?
“Significa qualcosa di molto più importante: il governo non procederà per decreti e non intaccherà i diritti dei lavoratori. In una situazione economica positiva abbiamo attuato più politiche sociali; in questo momento meno favorevole sosterremo soprattutto i lavoratori e i cittadini a più basso reddito. E’ questo il segno dell’identità del nostro governo”.

Il governo ha fatto previsioni errate in materia di crescita: nell’ultimo quadro macroeconomico si parlava di una crescita del 2,3%, che già allora appariva irraggiungibile…
“Non mi sembra che nessuno abbia mai criticato gli organismi internazionali per aver previsto una crescita del 3,3%, quando noi siamo cresciuti del 3,8%. Le previsioni più azzeccate le ha fatte il governo. Nella situazione attuale la nostra crescita è del 2%, mentre Francia, Italia e Germania sono rimaste ad disotto di questa percentuale negli ultimi 4 anni. Abbiamo appena ricevuto i dati di Eurostat. Per la prima volta il nostro Pil pro capite è in testa alla media europea. E’ ormai dimostrato che abbiamo superato l’Italia, e accorciato le distanze rispetto a Germania, Francia e Inghilterra. E in più abbiamo l’eccedenza, che altri Paesi non hanno”.

Per giustificare la crisi si parla sempre di fattori esogeni quali il petrolio o i subprime…
“Quando c’è un freno all’economia mondiale, tutti i Paesi ne risentono. E se il prezzo del petrolio raddoppia il nostro Paese perde ricchezza”.

Ma si ha la sensazione che negli anni di abbondanza non abbiamo avuto la capacità di cambiare il modello di crescita.
” Abbiamo moltiplicato per sette la produttività. La Spagna e la Germania sono i soli Paesi a non aver perso quote di mercato nelle esportazioni; e nel commercio internazionale abbiamo oggi un più alto livello di competitività. Dobbiamo migliorarla ancora? Senz’altro. Ma in questi 4 anni si è dato un forte impulso al cambiamento del modello di crescita, con l’aumento della produttività e lo sforzo per le infrastrutture: per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Gli investimenti pubblici si sono triplicati. La nostra economia oggi è più produttiva”.

SOCIETÀ
La Spagna oggi è una società molto diversa da quella del 1978, l’anno della firma del Concordato con la Santa Sede. Non crede che varrebbe la pena di rivedere i rapporti con la Chiesa per adeguarli alla società di oggi?
“La cosa migliore è attenersi alla Costituzione, che definisce lo Stato aconfessionale e delega ai pubblici poteri il mantenimento di un rapporto singolare con la Chiesa cattolica, dato che la popolazione spagnola è in maggioranza di confessione cattolica. In base all’interpretazione che si è data di questo precetto costituzionale, esiste un accordo quadro di collaborazione. Abbiamo un quadro giuridico ragionevole. Non sono favorevole a cambiarlo”.

Ma è quello che vorrebbero molti esponenti del suo partito.
“Riconosco che su questo tema è in corso un dibattito”.

Cosa risponde a questa richiesta di cambiamento?
“La legge sulla libertà religiosa esiste ormai da trent’anni, e in Spagna la realtà è cambiata. Occorre favorire il pluralismo. Oggi i seguaci di altre religioni sono assai più numerosi, e la libertà di coscienza va rafforzata. La legge sarà modificata”.

Questo vuol dire più religione?
” Vuol dire garantire i loro diritti a tutte le confessioni, e garantire la libertà religiosa; anche in questo sta la grandezza della democrazia”.

POLITICA INTERNAZIONALE
Lei ha attribuito a “supina ignoranza o demagogia irresponsabile” le critiche alla direttiva Ue a sul ritorno degli immigrati irregolari. Ma al parlamento europeo cento deputati socialisti hanno votato contro…
“Si può votare contro la direttiva; è una posizione rispettabile. Ma si tratta di un primo quadro normativo comune per la politica di ritorno (degli immigrati irregolari ai loro Paesi d’origine), che non esisteva; e questo vuoto dava luogo a situazioni anomale. In nove Paesi non esisteva alcun limite di tempo [all’internamento di immigrati privi di documenti]. Se ora abbiamo una direttiva che fissa questi limiti di tempo, sarà un passo avanti; se avremo garanzie giurisdizionali per la gestione del ritorno e per la durata della permanenza nei centri di internamento in tutta l’Ue, avremo ottenuto un progresso. Si può essere d’accordo o meno, ma non sostenere che in questo modo si criminalizza l’immigrazione o si attenta ai diritti umani”.

Il fatto che per la prima volta si dica che una persona può essere detenuta per 18 mesi senza aver commesso alcun reato non è rovinoso per la tradizione democratica europea?
“Indubbiamente io avrei preferito un limite di tempo inferiore e maggiori garanzie istituzionali, ma non si può dire che questo sia un disastro. Al contrario. Man mano che andiamo verso una politica comune, si tenderà a dare maggiori garanzie. Ciò che la Ue sta facendo è creare norme comuni per Paesi che in materia di immigrazione si consideravano sovrani e agivano come meglio credevano, in assenza di una politica comunitaria”.

POLITICA INTERNA
Ha rinunciato all’idea di risolvere il problema del terrorismo dell’Eta attraverso il dialogo?
“Non è stato il governo a rinunciare al dialogo; è l’Eta che ne ha dimostrato l’inutilità con ciò che ha fatto. Questa via non ha dato i risultati desiderati; perciò non vi sarà dialogo”.

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