Giornalismo investigativo: in Usa parte la sfida, su Internet

Dopo Global Voices.org ecco ProPublica.org
Qualche giorno fa Ethan Zuckerman del Berkman Center ad Harvard e fondatore di GlobalVoices.org lanciava la sfida: quali modelli di business per far sopravvivere il giornalismo investigativo di qualità, a rischio estinzione nell’era di Internet e dei tagli di budget nelle redazioni dei grandi giornali?

Ed ecco una risposta. Ieri ha debuttato negli Usa ProPublica.org, una task force di segugi del giornalismo che metteranno i loro scoop gratis sul web o regaleranno le loro inchieste al giornale o alla rivista su cui prevedono di avere la maggior cassa di risonanza. Dopo Bob Woodward e Carl Bernstein, nella grande tradizione del giornalismo investigativo dalla parte dei deboli contro i più forti e del pubblico contro gli abusi del governo e del business.

ProPublica.org ha visto la luce in un momento difficile per l’editoria americana cui molti giornali negli Stati Uniti tagliano i fondi ai reporter investigativi: è una novità assoluta nel mondo dell’informazione, tenuta a battesimo da Paul Steiger, che fino un anno fa e per 16 anni è stato direttore del Wall Street Journal a cui ha fatto vincere ben 16 premi Pulitzer.

«Siamo all’inizio di un esperimento e abbiamo cominciato a indagare. I frutti si vedranno nei mesi a venire», ha scritto Steiger nel numero zero del sito http://www.propublica.org .

ProPublica.org ha una missione: concentrarsi sul giornalismo che getta luce sullo sfruttamento del debole da parte del più forte e sulle azioni di quanti tradiscono la fiducia riposta in loro dal pubblico.

L’iniziativa, non partisan e non ideologica, farà le pulci anche a sindacati, ospedali, università, fondazioni e alla stessa industria dei media. Una sezione della pagina web è dedicata a una analisi di altri scoop prodotte da reporter negli Usa. Una sezione, intitolata ‘Scandal Watch’, tiene i riflettori puntati sulle cinque inchieste più importanti, selezionate dallo staff di ProPublica in ordine di ricadute e intensità di impegno.

A pochi giorni dalla notizia che Bob Woodward, il segugio del Washington Post che tre decenni fa smascherò il Watergate, sta trattando per la pensione, il debutto di ProPublica.org vuole smuovere le acque nel panorama del giornalismo americano che ha perso grinta e indipendenza rispetto ad allora.

L’iniziativa non sarebbe stata possibile senza l’impegno di Herbert e Marion Sandler, miliardari californiani democratici che hanno messo a disposizione dieci milioni di dollari all’anno per finanziare il progetto no profit.

«Il giornalismo investigativo è a rischio perchè in molte testate viene ormai considerato un lusso», ha osservato Steiger citando recenti statistiche della Arizona State University secondo cui nel 2005 il 37 per cento dei giornali americani non aveva un reporter investigativo a tempo pieno nello staff, una maggioranza ne aveva uno o due e solo il 10 per cento poteva contare quattro o più aspiranti Bernstein-Woodward.

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    • follettino67
    • 4 agosto 2008

    mi sai dire se vi è qualche corso on line per giornalismo investigativo di quello speciale di far saltare certe teste dai tavoli e mandarli a trainare a fare lavori utili per la collettività a produrre non lasciarli li ai tavoli a creare danni irreparabili non quantificabili. se mi dai informazioni via email va bene la mia email è vincenzogattuso67@libero.it grazie è buon lavoro.

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