“Gomorra” e “Il Divo” premiati a Cannes

Cannes torna a premiare il cinema italiano. E lo fa alla grande, anche se non con la Palma d’oro. Gomorra di Matteo Garrone ha ottenuto il Grand Prix e Il divo di Paolo Sorrentino il premio della giuria, oltre a quello per i valori tecnici. Il cinema di casa nostra ha quindi messo a segno una doppietta, un successo che riporta alla vittoria ex aequo del 1972, quando la Palma fu divisa tra Il caso Mattei di Francesco Rosi e La classe operaia va in paradiso di Elio Petri.
Di fronte al successo di Gomorra e Il divo, il presidente della Repubblica parla di “grande ritorno del cinema italiano ai momenti gloriosi della sua storia”. “Il riconoscimento a entrambi i film in concorso – commenta il Capo dello Stato – costituisce un successo straordinario che premia e incoraggia tutti coloro che fanno cinema in Italia. In particolare, volendo esprimere un mio forte sentimento personale, dico che Gomorra, film di verità e di dolore su Napoli, mai come in questo momento interroga e stimola le nostre coscienze”.

I commenti dei protagonisti. Tra i favoriti della vigilia c’era anche Toni Servillo, interprete sia di Gomorra che del Divo. L’attore non sembra particolaremente deluso per non essere stato premiato: “Mi considero il portafortuna di Paolo Sorrentino e Matteo Garrone”, dice. E poi sottolinea il valore dei due film, anche dal punto di vista sociale: “Era dal ’72 che due italiani non vincevano due premi così importanti: il cinema italiano torna con un linguaggio moderno a parlare della realtà e se ne sono accorti in tutto il mondo“.
Matteo Garrone ringrazia “tutte le persone che hanno partecipato al progetto, ma soprattutto Roberto Saviano, che mi ha dato la possibilità, attraverso le atmosfere del suo libro, di fare questo film”. Poi sottolinea il filo che unisce il suo all’altro film italiano premiato: “Condivido molte cose con Paolo Sorrentino, che ha vinto con il suo Divo. Abbiamo un’idea di cinema che ci lega. Due film italiani vincitori a Cannes è un segnale importante per il nostro cinema”.

Paolo Sorrentino non rinuncia invece a una battuta: “Ora che ho vinto questo importante premio, in Italia crescerà di sicuro il numero delle persone contente… Forzatamente contente…”. E ai giornalisti stranieri che gli chiedono perché ha voluto raccontare la storia di Giulio Andreotti, il regista napoletano risponde che “Andreotti è uno dei personaggi più rappresentativi dell’Italia e parlando di lui era più facile fare un film sul nostro paese”. “Giulio Andreotti è del resto un personaggio incredibilmente cinematografico – continua Sorrentino – e raccontare gli anni del suo potere mi ha dato l’opportunità di parlare di un periodo sconvolgente per l’Italia, un periodo sul quale ritenevo fosse importante tornare per capire qualcosa in più dell’Italia di ieri ma anche di quella di oggi”.

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