Schifani querela Marco Travaglio, effetto boomerang?

Il presidente del Senato Renato Schifani(il Curriculum di Renato Schifani) ha dato mandato ai suoi avvocati per agire giudizialmente nei confronti “delle affermazioni calunniose rese nei giorni scorsi nei riguardi della sua persona”. E’ quanto afferma una nota dell’ufficio stampa del Senato.

“Sarà quella la sede in cui, da una puntuale ricostruzione dei fatti, la magistratura potrà stabilire le responsabilità di coloro che hanno dato luogo ad un’azione altamente diffamatoria nei riguardi del Presidente del Senato”.

“Quasi quasi – commenta a caldo il giornalista – mi sta bene: finalmente ci sarà una sede che potrà appurare se ho detto la verità. A differenza dei politici, i giudici stanno ai fatti, e in tribunale le chiacchiere stanno a zero”.

Antonio Di Pietro resta l’unico a difendere Travaglio: “Gli attacchi che sta subendo solo per aver raccontato la cronaca di fatti veri e accaduti e che riguardano nientemeno la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Schifani, dimostrano che, come al solito, quando si tratta di difendere la Casta, i vari esponenti di partito di destra e di sinistra fanno quadrato e diventano un tutt’uno”.

Anche Furio Colombo, unico del PD, difende Travaglio accusando i compagni di partito:”Invece di stare dalla parte per la libertà di espressione, che se la usi male viene il giudice, l’opposizione, e specificamente la senatrice Finocchiaro del Pd, è corsa in aiuto del presidente del Senato- attacca Furio Colombo sul sito di Articolo 21 – Ogni volta che si nota una minaccia, e in questo caso si tratta di ciò, ogni volta che si attacca un solo giornalista, occorre reagire, come si può e negli spazi ancora liberi”. E aggiunge: “Mi scandalizzano le parole usate da Luciano Violante che chiama ‘pettegolezzo’ ciò che ha scritto un giornalista che è scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il ‘livello Bondi’, che sta diventando il parametro a cui una parte di dell’opposizione aspira ad omologarsi”.

Per l’ex direttore de l’Unità “c’è un caso Rai, evidentemente. La Rai nel suo insieme e nelle sue articolazioni è diventata allergica alla pura e semplice idea di libertà di informazione. Ciò che viene presentata come intervista, in realtà è intesa invece come una banale conversazione. Chi va alla Rai deve sapere che ci si aspetta di attenersi ad un galateo di pudici silenzi, ovvero di parlar d’altro. O al massimo di promuovere se stessi: un libro, un film, una canzone…”

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