Le prime mosse: economia e pugno duro con immigrati

Tra le prime iniziative del governo di Destra, che si riunirà per la prima volta la settimana prossima a Napoli, si parla di un decreto finalizzato a sgravi fiscali, aumento del potere d’acquisto e rilancio dell’economia. L’obiettivo, sul quale si sono trovati in sintonia i ministri dell’Economia e del Welfare Maurizio Sacconi nell’improvviso incontro di ieri a Via Venti Settembre, è quello di mantenere le promesse elettorali.

In prima linea c’è l’annunciata abolizione dell’Ici: sarà con tutta probabilità un decreto legge – pronto per il consiglio dei ministri che si terrà nella settimana che va dal 19 al 25 maggio – che allargherà l’esenzione dall’attuale platea del 40 per cento delle prime case al complesso del 100 per cento. Costerà circa 2 miliardi e servirà, negli intenti del governo, a risolvere definitivamente una questione già affrontata dal governo Prodi (che aveva elevato lo sconto a circa 300 euro).

Sacrifici per banche e petrolieri. Le difficoltà economiche non dovranno ripercuotersi su chi percepisce redditi bassi. Alla domanda su chi tra gli italiani dovrà fare sacrifici ora, ha risposto: “Le banche e chi incassa la rendita petrolifera, certo non i poveri”. “Qualche sacrificio devono iniziare a fare banche e petrolieri – ha spiegato – le banche dovranno pagare qualcosa in più di tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie”. Mentre per quanto riguarda i petrolieri Tremonti ha spiegato che “prendono più soldi perché è aumentato il prezzo”.

Contemporaneamente, ovvero nell’ambito di un unico decreto, o subito dopo, toccherà al provvedimento per la detassazione Irpef degli straordinari: il provvedimento ha un costo che, in relazione al meccanismo che sarà utilizzato (cedolare secca del 10 per cento o una diversa graduazione), viene valutato dai 2 ai 4 miliardi. Proprio per misurare l’impatto di questa misura e graduarne l’effetto, i tecnici sono alacremente al lavoro. La misura infatti non ha precedenti in Europa e non è possibile limitarsi a “copiare” il modello-Sarkozy perché in Francia la detassazione degli straordinari è stata fatta per aggirare il divieto della legge sul tetto settimanale delle 35 ore.

Sul piano sicurezza invece Roberto Maroni sta studiando se e come ripristinare i controlli di frontiera nazionali per limitare l’ingresso dei nomadi, la gran parte di nazionalità romena. Ad appena 24 ore dal suo insediamento al Viminale, il nuovo ministro dell’Interno leghista ieri, al suo primo giorno di lavoro, ha voluto subito affrontare il nodo più spinoso della politica di sicurezza del centrodestra, quello che riguarda l’immigrazione.

Quello che si profila è il cavallo di battaglia della Lega, il reato più agognato che, se scritto nel codice penale, manderebbe in visibilio il popolo del Carroccio. Adesso la soluzione – il nuovo delitto di immigrazione clandestina – è bella che scritta tra i 40 articoli che Niccolò Ghedini, il più ascoltato consigliere di Berlusconi sulle grane della giustizia e della sicurezza, ha preparato e fatto circolare tra i nuovi ministri, soprattutto i due dell’Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, in vista della prima riunione dell’Esecutivo subito dopo la fiducia. Sono solo poche righe, ma pesantissime: prevedono che possa essere accusato d’immigrazione clandestina, e quindi immediatamente espulso, chiunque si trovi in Italia illegalmente, violando le norme della legge Bossi-Fini. Puntuale arriva da Bucarest arriva una nuova dura protesta: “Attraverso la cooperazione con le autorità italiane non consentiremo che i romeni onesti in italia siano lesi e che nascano sentimenti antiromeni e xenofobi nella Penisola”, dichiara il Ministro della Difesa Teodor Melesanu.

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