Obama vince in North Carolina, la Clinton verso il ritiro?

Barack Obama si aggiudica l’importante stato del North Carolina, Hillary Clinton invece ha pareggiato all’ultimo minuto, a notte fonda, conquistando la vittoria in Indiana per poco più di 20mila voti. Un pareggio che la tiene virtualmente ancora in corsa, anche se l’ex first lady ha ora cancellato tutte le apparizioni agli show televisivi del mattino e gli incontri pubblici per oggi.
Tanto che i blog e i siti internet più aggressivi sostengono che potrebbe gettare la spugna e già definiscono Barack Obama “The Nominee”, il candidato che ha ottenuto la nomination.

Il risultato definitivo dell’Indiana è arrivato all’una e mezza di notte, dopo uno scrutinio mozzafiato: la Clinton fino a tre quarti dello spoglio era in netto vantaggio, tanto che poco prima delle 23 aveva pronunciato il discorso della vittoria a Indianapolis, sottolineando che la sua corsa sarebbe proseguita. Poi il suo margine di vantaggio si era progressivamente ridotto fino ad arrivare ad un pugno di voti, mentre mancava la contea della città di Gary, una sorta di sobborgo di Chicago con una larga maggioranza di elettori neri. Alla fine ce l’ha fatta, ma il vincitore dell’ultimo grande martedì elettorale è Barack Obama che ha conquistato nettamente la North Carolina (56 a 42) e ha dimostrato di essere in partita anche in uno Stato come l’Indiana dove prevale il ceto medio bianco.

Il senatore nero ha festeggiato la vittoria in North Carolina (che assegna 115 delegati) a Raleigh con un discorso assolutamente non polemico, tutto rivolto al voto di novembre e a contrastare John McCain. Obama sembra aver superato le difficoltà degli ultimi giorni legate alle polemiche per le esternazioni del suo pastore, il discusso reverendo Wright, ha promesso di unire il partito “per evitare agli americani altri quattro anni di amministrazione repubblicana, in cui si tagliano le tasse ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro all’estero, mentre il ceto medio perde il lavoro, la sanità e le pensioni”.

Anche la Clinton, dopo aver promesso battaglia per poter avere anche i voti di Florida e Michigan (due Stati dove ha vinto ma che sono stati “squalificati” per aver anticipato la data delle primarie), ha voluto assicurare che lavorerà per chi verrà nominato e che la cosa fondamentale è la vittoria dei democratici a novembre.

Hillary ora potrebbe essere spinta al ritiro, visto che Obama continua ad avere più delegati, più voti e più Stati, ma potrebbe anche tentare di andare ancora avanti fino alla fine delle primarie, il 3 giugno, sostenendo che Obama non è in grado di conquistare gli Stati dove pesa maggiormente la classe media e che non può così pensare credibilmente di sfidare John McCain a novembre. In questo caso farebbe appello ai superdelegati – i quadri del partito che hanno diritto di voto – chiedendo loro di ribaltare il risultato uscito dalle urne.

Obama per cercare di chiudere definitivamente la partita ha speso oltre sei milioni di dollari per trasmettere quasi 17mila spot televisivi solo nell’ultima settimana (Hillary si è fermata a quota 9000 con una spesa di tre milioni).

Questa corsa così faticosa e litigiosa potrebbe far pensare che gli elettori ne siano ormai disgustati, ma l’altissima affluenza registrata ieri alle urne – si è passati dal 30 per cento del 2004, al 50 per cento di ieri – mostra che il popolo dei democratici è invece galvanizzato dalla sfida. La vera controindicazione è però la spaccatura che si è creata all’interno del partito, che fino a pochi mesi fa sembrava marciare compatto verso la Casa Bianca, ma che oggi sta regalando una nuova giovinezza a John McCain. Ieri, all’uscita dalle urne, più della metà dei supporter di Hillary ha detto che a novembre non è disposta a votare per Barack, così un terzo degli elettori di Obama non sosterrebbe la Clinton. Anche per questo i due hanno voluto lanciare un appello all’unità.

TOTAL DELEGATES
Pledged:
1,584
Superdelegates
252
Total:
1,836
Pledged:
1,415
Superdelegates
266
Total:
1,681
Needed to Win: 2,025
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