Cosa chiedono gli italiani al nuovo Governo

L’indagine Censis ha consentito di delineare cosa gli italiani si aspettano dalla prossima legislatura, quali sono le priorità sulle quali più si concentrano le attenzioni.

Un primo aspetto che può forse sorprendere in una elezione a cui sta seguendo una vera e propria ubriacatura di localismo, con conversioni repentine verso la centralità del territorio, è l’aumento della quota di italiani, passata dal 33,3% del 2001 al 46,1% del 2006 sino al 47,5% del 2008, che ritiene che in una nuova distribuzione di poteri tra le istituzioni occorre privilegiare il ruolo dello Stato centrale per assicurare l’equilibrio tra le varie parti del Paese; diminuisce, invece, la quota che richiama il potenziamento delle Regioni come rappresentanti degli interessi dei diversi territori (dal 39% del 2001 al 31,8% del 2006 al 28,4% del 2008), e risale lievemente (dal 22,1% del 2006 al 24,1% del 2008, dopo che era calato rispetto al 2001 quando il dato era risultato pari al 27,7%) la quota che vuole dare più potere a Comuni e Province perché sono le istituzioni più vicine ai cittadini.

Una tale configurazione generale nasconde tuttavia un profonda differenza esistente fra le due coalizioni maggiori. Privilegiare lo Stato centrale è fondamentale per il 59% del Centro-sinistra, ma solo per il 39% del Centrodestra, dove naturalmente pesa l’elettorato della Lega.

A questa richiesta di potenziare un soggetto che sovraordini le dimensioni territoriali più micro, si affianca la reiterata centralità della famiglia come soggetto sociale che, secondo oltre il 72% degli italiani (era stasto il 56,1% nel 1996, il 23,2% nel 2001) deve essere sostenuto dallo Stato per migliorare il benessere complessivo della società italiana; cala il consenso verso le imprese che sono indicate come il soggetto da sostenere per il benessere collettivo dal 16,9% degli attori, quando erano state indicate dal 23,2% nel 2001 e dal 24,7% nel 1996.

Consensi in picchiata, come strumenti del benessere collettivo, per le associazioni di volontariato (dal 9,2% del 1996 al 3,6% del 2006) e quelle di categoria (dall’8,2% al 5,5%).

Emerge una duplicità di proiezioni, quasi opposte, che sembrano però integrarsi reciprocamente: verso l’alto e verso il basso, verso il macro che deve condensare le diversità localistiche e verso il micro immediatamente riconoscibile e identificabile, appunto quello familiare.

Se la competizione elettorale ha mostrato che il consenso si costruisce ormai localmente, offrendo rappresentazione e visibilità, magari mediatica, alle problematiche specifiche, quotidiane, dei cittadini, questi ultimi sembrano avere chiaro che il governo degli interessi si svolge a ben altro livello, fuori dell’esasperazione localistica, con una quadratura nazionale o quantomeno metalocalistica.

Infatti, la molecolarità degli interessi e dei percorsi di vita che i cittadini ritengono l’orizzonte ottimale della propria condizione, richiede un quadro di svolgimento più ampio di quello comunitario in cui ha trovato espressione l’insofferenza, anche politico-elettorale, a convivere con mutamenti repentini e incontrollati, come quello dell’immigrazione.

Peraltro, è una società ancora fortemente coinvolta dagli effetti della vulnerabilità percepita e vissuta, dove il tema dell’erosione del proprio potere d’acquisto è essenziale.

Non a caso cresce in modo significativo la quota di intervistati che di fronte all’ipotesi di una riduzione delle tasse dichiara che avrà maggiori risorse piuttosto che temere una riduzione dei servizi pubblici; si è, infatti, passati dal 56,2% del 2006 al 63% dell’attuale tornata elettorale. Considerando l’incrocio per età degli elettori intervistati, la quota di coloro che pensano che il taglio delle tasse comporta più risorse individuali piuttosto che meno servizi pubblici è superiore al 60% tra i più giovani, sale ad oltre il 62% tra gli adulti e raggiunge oltre il 67% tra gli anziani.

Riguardo agli elettorati dei singoli partiti, spicca il dato della Lega visto che è l’unico in cui prevale (con il 51,6%) la quota di intervistati che associa il taglio delle tasse al timore di una contrazione dei servizi pubblici.

In questo quadro, è forte l’attenzione verso la spesa pubblica rispetto alla quale emerge un orientamento verso la razionalizzazione, visto che ad esempio rispetto ai settori dove va aumentata emerge il riferimento alle infrastrutture (indicate dal 10,4% nel 1996 e dal 24,2% nel 2008, +13,8%), ai servizi pubblici come trasporti, rifiuti ecc, (+6,7%), alle spese per ordine pubblico e giustizia (+6,5%) nonché alle prestazioni previdenziali citate dal 27,6% nel 1996 e dal 33,9% nel 2008.

Nell’articolazione per coalizione emerge qualche significativa differenza. Più infrastrutture per il Centro-destra e più formazione per il Centrosinistra; più servizi sociali per Pd/Idv, mentre priorità per PdL/Lega/Mpa sono l’ordine pubblico e la giustizia.

In discesa, anche se ancora indicate da quote molto significative, i servizi per la salute (33,4%, con una diminuzione rispetto al 1996 del -6,4%) è i servizi sociali (dal 19% al 14,5%), nonchè gli incentivi alle imprese (dal 15,7% al 5,6%).

Anche in questa tornata elettorale il Censis ha verificato quali siano i settori in cui gli italiani ritengono prioritaria e urgente una radicale riforma, e da tali informazioni è stata costruita una graduatoria di valutazione delle cose fatte nei vari settori e un’agenda delle priorità riferita al futuro, confrontabile con quelle costruite nelle altre elezioni.

Le posizioni in graduatoria non subiscono mutazioni di sorta, poiché ai vertici sono ancora sanità, previdenza e scuola che registrano un incremento delle quote di elettori che le richiamano rispetto al 1996, ma una diminuzione rispetto al 2006.

Al governo gli elettori della coalizione del Centro-destra chiedono in particolare di accettare l’azione riformatrice innanzitutto su sanità, giustizia, previdenza e fisco.

Appare più indicativa, in relazione alle aspettative sul futuro dei cittadini, l’evoluzione dei dati per età degli intervistati, da cui risulta che sia tra i giovani (+13,3% dal 1996 al 2006) che tra gli adulti (+8,9%) è cresciuto il richiamo alle norme di tutela del lavoro, mentre tra gli anziani si registra un +17,9% per quanto riguarda le la previdenza e un + 3% per la sanità.

Per quanto riguarda la sfera della politica e il suo funzionamento, emerge il richiamo all’opportunità di mettere in piedi le primarie nei quali gli iscritti e i simpatizzanti di ciascuno degli schieramenti politici sono chiamati a scegliere i leader e i singoli candidati che poi dovranno rappresentarli nelle elezioni politiche vere e proprie.

Altro tema chiave, anche della campagna elettorale, è quello dell’accordo tra le coalizioni per promuovere riforme istituzionali che viene ritenuto indispensabile dal 51,6% degli intervistati (rispetto al 52% del 1996), mentre cresce dal 12,5% al 16,3% il numero di coloro che pensano che è dannoso perché porta a soluzioni pasticciate.

In generale, i cittadini guardano con un certo disincanto alla possibilità che la politica ed il governo riformino se stessi e il proprio modo di operare, ma si aspettano piuttosto un impegno per una spesa pubblica efficiente e indirizzata verso aspetti infrastrutturali che incidono sulla vita delle comunità.

Guardando, infatti, al complesso dei cittadini italiani, a quell’80% di maggiorenni che hanno espresso il voto alla Camera, l’impegno prioritario delle istituzioni dovrebbe riguardare la riduzione delle disuguaglianze che si sono manifestate particolarmente a causa delle aperture prodotte dalla globalizzazione. Ma si ha consapevolezza che tale obiettivo sociale è possibile solo con l’aumento della competitività di sistema (meno tasse e meno vincoli burocratici allo sviluppo). Un alleggerimento burocratico e una maggiore trasparenza avrebbe significativi riflessi positivi per combattere la corruzione.

Alta è la coscienza che la partita si giochi fra chi detiene maggiore potere e cioè la grande finanza e le grandi imprese (soprattutto per il Centro-sinistra) e i dirigenti dei partiti politici (soprattutto per il Centrodestra).

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