Napoli, la discarica, la diossina

LA CRONACA DELLA MATTINATA- Una mattina di caos a Napoli e nel napoletano per le proteste collegate all’emergenza rifiuti, che spesso si traducono in blocchi stradali. Il primo è stato effettuato in via Scarfoglio, nel quartiere di Agnano, bloccando anche in entrata e uscita lo svincolo della tangenziale, dagli abitanti di via Pisciarelli, che già venerdì scorso avevano mandato in tilt il traffico nell’area per due ore; per manifestare contro la mancata raccolta dei rifiuti, la gente ha anche messo un’auto di traverso sulla carreggiata

Sono oltre 7000 le tonnellate di spazzatura non raccolte solo a Napoli. La situazione di maggiore disagio si registra nei quartieri periferici, ma anche in altri quartieri, come quelli collinari e la zona ospedaliera.
Le scuole rimangono ancora chiuse. Sono circa centomila gli studenti della provincia di Napoli che anceh oggi non frequenteranno le lezioni a causa delle scuole chiuse provocate dall’emergenza rifiuti. Le attività scolastiche, infatti, sono sospese in una sessantina di istituti sparsi in più comuni tra cui Torre Annunziata, San Giorgio a Cremano, Boscoreale, Quarto, Sant’Anastasia e Casalnuovo.
L’INCHIESTA: Il rapporto del Cnr: ecco le pecore alla diossina. Torna l’ombra di Seveso
Sembrava una parola relegata all’emergenza di Seveso, nel 1976. Invece è prepotente realtà: la diossina dell’immondizia campana è un pericolo per l’uomo e per gli animali di cui si ciba. Lo prova un rapporto del 23 maggio 2007, preparato da Leopoldo Iannuzzi, dirigente di ricerca del Cnr, che sin dall’esplosione del problema nel 2002 ha iniziato a occuparsi del fenomeno su richiesta dell’Asl Napoli 4.
INDAGINI E DIVIETI- Partiamo dall’inizio. Siamo a Brusciano, un paese in provincia di Napoli, ed è il 2003. Il professor Iannuzzi inizia ad analizzare delle pecore. Sì perché gli animali, che pascolano tra Nola e Acerra, hanno dato alla luce un numero anomalo di agnellini deformi: logico chiedersi se ci siano danni genetici. Che vengono causati dalla diossina, specialmente la TCDD (tetraclorodibenzo-p-diossina), proprio quella sprigionatasi a Seveso più di trent’anni fa e che causò tumori e malformazioni. Ora, secondo la legge italiana le diossine non devono superare il valore di 3 picogrammi (pg) per ogni grammo di grasso. E per la Tcdd siamo nell’ordine di 0,11 picogrammi per grammo di grasso. Limiti strettissimi il cui superamento importa il sequestro giudiziario dell’allevamento e, in seguito, l’abbattimento di tutti i capi. Parliamo di pecore, ma nell’elenco si possono aggiungere anche capre, mucche e bufale.
immigratorgb.jpg

IL RISCHIO DIOSSINA “SEVESO”? 13 VOLTE PIU’ ALTO DEL NORMALE- L’equipe di Iannuzzi lavora. E scopre dati interessanti: nell’allevamento di Brusciano gli animali hanno un livello di diossina relativamente basso, 5,2 pg/g di grasso (e dunque di poco superiore rispetto al limite legislativo che, come si è detto, è di 3 pg/g grasso). Ma nel caso della TCDD, i dati dell’Asl Napoli lasciano sconcertati. Perché il 71% dei campioni di latte controllati di un alevamento nell’Acerrano sono positivi alle diossine (dose superiore a 3 pg/g). E la TCDD rilevata nel 90% dei campioni ha dato valori medi di 1,4 pg/g. “Tale valore è circa 13 volte quello riscontrato a livello nazionale (0,11 pg/g di grasso)”.

LE MUTAZIONI GENETICHE- Passiamo ora al sangue delle pecore di Brusciano. Anche qui i dati si commentano da soli: “incrementi altamente significativi sia del numero di anomalie cromosomiche, sia gli scambi intercromatidici (scambi e rotture di Dna, N.d.R.) alti quattro volte il controllo”. Cioè superiori ai tassi riscontrati nel sangue di dieci pecore-campione che si nutrono su monte Matese, zona ritenuta sicuramente non contaminata.
(Segue- E gli agnellini nascono malformati)
GLI AGNELLINI MALFORMATI- A questo punto il professor Iannuzzi dà il via alle analisi previste dal Monitoraggio ambientale mediante test citogenetici applicati alle popolazioni zootecniche allevate nel Comune di Acerra, progetto triennale finanziato dal comune. Campione: due greggi, uno ad Acerra (34 animali), l’altro a Somma Vesuviana (42 capi), che pascolano però sempre nella zona tra Nola e Acerra. Come le pecore di Brusciano. Bene, nel loro latte “furono rinvenute diossine in quantità di 50,65 e 39,51 pg/g di grasso” negli allevamenti A e B. Secondo i dati dell’Asl Napoli-4, nell’allevamento A – che è ancora sotto sequestro – sono state segnalate le morti, dal 2003 al 2007, di 1.000 pecore. E la nascita, secondo i dati dell’allevatore, di moltissimi agnelli malformati “nonché percentuali di aborti al 2°-3° mese di gravidanza molto alte (intorno al 12% delle nascite)”.
E non c’è solo questo. Nella relazione Iannuzzi si legge: “ad aggiungere danni per questa famiglia di allevatori c’è anche da annoverare, purtroppo, la morte dell’allevatore avvenuta qualche settimana fa per un tumore devastante”. Anche qui i dati cromosomici, comparati a quelli di 20 pecore-campione “sicure” sono preoccupanti, anzi, “molto più eclatanti rispetto al primo studio in quanto la fragilità cromosomica riscontrata è risultata essere da 8 e 14 volte il controllo, rispettivamente, degli allevamenti A e B”.
I RISCHI CROMOSOMICI- Per capirci, i cromosomi mostrano la tendenza a rompersi in corrispondenza di segmenti localizzati molto vulnerabili in termini di rotture cromosomiche a causa di una particolare condizione chimica o strutturale. Tutti i siti fragili sono ereditabili, ma vi sono siti fragili che ricorrono nella popolazione animale più frequentemente di altri. Quanto più sono numerose le aberrazioni cromosomiche (AC), gli SCEs e le rotture in corrispondenza dei siti fragili, più quel particolare genoma è potenzialmente esposto a mutazioni genetiche. E, scrive la relazione, “il test dell’SCE ha dato valori molto più alti rispetto al controllo”, sia rispetto alle stesse pecore del primo studio.
LE CONCLUSIONI- Ecco dunque i risultati degli studi, secondo il lavoro del professor Iannuzzi:

a) il genoma delle pecore che vivono in questi territori è potenzialmente più esposto a mutazioni genetiche di quanto non lo sia quello di pecore che pascolano in ambienti non contaminati;

b) le pecore, alimentandosi esclusivamente con pascoli naturali, rappresentano i migliori indicatori biologici dell’inquinamento ambientale (sentinelle) e quindi della catena alimentare”.

Ma non solo: per l’equipe Iannuzzi: “tali controlli andrebbero fatti con cadenze annuali o biennali anche su altre specie animali” e andrebbero condotte indagini ambientali “molto più dettagliate (poco o niente si sa di altre sostanze tossiche presenti nell’ambiente e derivanti da discariche abusive)”, nonché “analisi per la ricerca delle diossine anche nel latte delle donne per verificare se c’è stato passaggio da animale ad uomo e in quale entità”.
Solo dopo queste indagini, conclude Iannuzzi, “si potrà pensare di bonificare almeno le zone più inquinate, trattandosi di un territorio molto vasto (praticamente le province di Napoli e Caserta)”. Con un’amara constatazione: “Purtroppo, le nostre ricerche sono ferme al dicembre 2005 in quanto il Comune di Acerra (unico Ente finanziatore), inspiegabilmente, non ha ritenuto di versare le rimanenti due annualità (la ricerca doveva concludersi nel 2007 con controlli anche su altre specie)”. Acerra, per capirci, è la città dove dovrà sorgere il termovalorizzatore. Ma, stranamente, non vuole sapere altro della diossina.
Antonino D’Anna

Annunci
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: