Napoli, de Magistris affida il Forum delle Culture a Vecchioni

La rivoluzione partenopea di de Magistris, dopo rifiuti e mobilità, passa per il Forum delle Culture, l’evento che nel 2013 vedrà Napoli diventare la capitale mondiale delle culture. Un’occasione di rilancio per la città più unica che rara, dal punto di vista economico, turistico e culturale, appunto. Ma un’occasione ghiotta anche per i partiti, oltre che per i poteri forti. Gli stessi che in questi decenni hanno condannato Napoli ad un declino inesorabile che vedeva nella monnezza il prodotto simbolo della cattiva amministrazione.

Sarà quindi il cantautore 68enne Roberto Vecchioni a presiedere il Forum delle Culture: una scelta che di fatto taglia il cordone ombelicale che legava la vecchia amministrazione al più grande evento cittadino dei prossimi anni. «I partiti devono fare più di un passo indietro» aveva dichiarato in più di un’occasione il sindaco. Detto fatto: la nomina del cantautore milanese sembra andare esattamente in questa direzione. «Roberto è stato scelto perché fuori dai partiti» ha voluto precisare il sindaco subito dopo la nomina di Vecchioni, il cantautore che, oltre ad essere il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, è stato anche un po’ l’uomo simbolo del gemellaggio tra Milano e Napoli durante la cavalcata elettorale che ha portato Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris a conquistare i rispettivi municipi. Con buona pace del presidente nominato dall’amministrazione Iervolino, l’ex assessore alla Cultura Nicola Oddati, in quota Pd nonché uno dei protagonisti delle sciagurate primarie del centrosinistra partenopeo nel gennaio pre-rivoluzione arancione.

LE REAZIONI. Una decisione, quella di estromettere l’uomo che aveva permesso alla città partenopea, nel 2007, di aggiudicarsi l’ambito evento, definita «assurda» dalla Iervolino e che non ha mancato di suscitare le ire dei rappresentanti del Pd campano a partire dal consigliere regionale Corrado Gabriele. Ma i democrat possono stare tranquilli: non è escluso che Nicola Oddati possa ricoprire un altro incarico all’interno.

Adesso tocca alla Regione, cui spetta la nomina del direttore generale del Forum, scegliere se partecipare alla rivoluzione o affidarsi al comodo affarismo partitocratico.

A.I.

Il messia Jobs è morto: iPhone, iSad, iSlave

Ieri è morto un genio visionario. Prematuramente. Un innovatore, «l’ingegnere dei nostri sogni», che ha semplificato la vita di milioni di persone trasformando azioni meccaniche, ripetitive e faticose in app: Applications, Apply, App, Apple! Grazie a lui we don’t apply anymore. Se non dobbiamo più portare il peso di un libro nello zaino, se non dobbiamo fare la fatica mnemonica di ricordare la strada di questo o quel luogo, se non dobbiamo neanche più premere i tasti del nostro portatile perché per scorrere un menù o uno schermo basta un touch, lo dobbiamo a lui. Nel bene e nel male.

La giornata di ieri è stata scandita dal ricordo e dalla magnificazione mediatica di Steve Jobs e del sogno americano da lui incarnato. Tra le tante iniziative che abbiamo potuto osservare sulla stampa e sui giornali online quella del sito di Repubblica – che oggi, a più di 24 ore dalla morte di Jobs parla, giustamente, di cordoglio senza fine – è stata particolarmente interessante: il giornale ha pubblicato in un banner a scorrimento le frasi di commiato dei fan di Jobs. Tra i tanti messaggi superficiali, banali e ripetitivi, c’è stata una frase che mi ha colpito in modo particolare. L’unica capace di farmi veramente riflettere e soffermare in mezzo a questo magma ininterrotto di lutto digitale condiviso: «(Jobs, ndr) Ci hai reso schiavi dell’obsolescenza programmata». Una triste quanto consapevole ammissione.

Steve Jobs è considerato un eroe (Occidentale) perché è riuscito a rendere schiavi di un’azienda milioni di persone in tutto il mondo facendo sì che quei prodotti diventassero prima dei simboli di uno status quo, quindi dei beni di consumo dei quali non se ne potesse fare a meno. Prodotti oltretutto in rapido aggiornamento quindi soggetti ad un ciclo di vita (anti-economico) brevissimo.

Think different? L’opera di massificazione collettiva dei consumi di Jobs ha raggiunto la perfezione: il motto Apple ‘think different’ è un ossimoro se pensiamo che milioni di persone in tutto il mondo utilizzato gli stessi strumenti tecnologici forniti dalla Apple. «L’identificazione collettiva, che cominciò a diffondersi negli anni Ottanta ed è diventata un fenomeno di massa nell’ultimo decennio, scatta solo tra chi utilizza le tecnologie inventate da Jobs. Ma come ci si può identificare con i prodotti di un tecnologo?» si chiede su LINKIESTA Enrico Pedemonte.

Apple è passata in brevissimo tempo dalla diffusione di nicchia alla massificazione e al monopolio. L’azienda di Cupertino è andata alla conquista del mondo con delle perfette strategie di marketing: coniando nuovi neologismi (iPhone, iTunes, iPad e così via) studiati a tavolino, con prodotti presentati di volta in volta in maniera liturgica e resi riconoscibili come nessun altro competitor grazie al brand planetario; la mela morsicata come la mela del peccato originale. Steve Jobs come il nuovo messia morto di un mare incurabile come una persona qualunque, con un suo testamento (il discorso ai laureati di Stanford) e la diffusione in pillole del suo verbo ad opera dei suoi seguaci attraverso i social media. Gli iFans, tutti iSad. Una cosa pazzesca. Possiamo già immaginare il boom di vendite che i prodotti Apple avranno a partire da oggi.

Insomma, quello che il Cristianesimo era riuscito a plasmare e ad ottenere in 2 millenni di sostanziale predominio religioso l’hi-tech (e il marketing al servizio dell’hi-tech) lo ha reso possibile in qualche decennio: «Per Steve mi par quasi d’essere in lutto. Strane emozioni per un personaggio al contempo così vicino e così lontano» mi ha confessato un amico confermando, di fatto, il mio ragionamento.

Steve Jobs ha conquistato il mondo creando nei consumatori globali, attraverso il marketing, una dipendenza dai suoi prodotti, da questi beni di lusso (considerati i prezzi). Per questo – oltre che per i meriti relativi alle sue innegabili scoperte ingegneristiche – Steve Jobs oggi è osannato.

Qualcuno ha paragonato Jobs a Leonardo, per la capacità di inventare oggetti nuovi. Giustissimo. Ma Leonardo da Vinci non progettava beni di consumo per poi venderli su scala planetaria. Magari lo faceva su commissione del Vaticano, ma Leonardo inventava per l’umanità mentre Steve Jobs inventava prima per la sua azienda e poi (forse) per l’umanità.

India. In conclusione, per uno strano scherzo del destino, ieri è stato il giorno in cui il governo indiano ha presentato il primo tablet low cost. Un dispositivo ultraeconomico: il prezzo è di soli 35 dollari. Prezzo non fuori mercato ma anti-mercato. Nel giorno della morte dell’eroe americano Steve Jobs il vero insegnamento ci arriva dall’India. Libertà infatti è (anche) garantire a chiunque l’accessibilità ai beni di consumo e alle tecnologie. Esattamente l’effetto opposto ottenuto da chi crea a tavolino una dipendenza da prodotti, venduti a prezzi stellari, che in breve tempo diventano obsoleti.

A.I.

Passato il funerale, finita la santificazione a qualcuno non piace Jobs – DAGOSPIA

Perchè Steve Jobs non mi ha cambiato la vita – Il Foglio

Game over

”Il rischio di default dell’Italia è remoto”. Ma ”la vulnerabilità di questo Paese è aumentata” afferma Moody’s.

‘Polentoni per Giggino’: Telepadania dà lezioni di differenziata ai napoletani

Dall’inesistente terra di Padania giungono, via internet, messaggi propagandistici mascherati da consigli civici. Stiamo parlando di “Polentoni per Giggino”, la provocatoria clip che la Tv della Lega Telepadania, tra sfottò, clichè antimeridionalisti e qualche falsità, ha dedicato al sindaco di Napoli de Magistris e ai cittadini partenopei. «Ogni mattina un padano si sveglia e sa che al di là della sua volontà deve fare 3 cose: lavorare, pagare le tasse e fare la raccolta differenziata»: esordisce così la conduttrice di Telepadania rivolgendosi ai napoletani, ed in particolare al sindaco de Magistris. «Giggino noi sappiamo che nonostante San Gennaro la rivoluzione culturale che sei chiamato a compiere a Napoli è un compito davvero difficile. Quindi noi vogliamo aiutarti e vogliamo inviarti questo video che tu potrai girare ai tuoi cittadini per spiegare quanto sia elementare fare la raccolta differenziata, anche perché sappiamo che hai poco tempo dati i tuoi innumerevoli impegni istituzionali che ti portano spesso anche oltre la Manica a seguire la tua squadra del cuore».

«BALZELLI DELLA UE A CAUSA DEI RIFIUTI DI NAPOLI» - La parola passa al co-conduttore e la provocazione si condisce di banalità e la falsità, come l’accusa di essere il responsabile della sanzione che l’Ue sta per comminare all’Italia per la gestione rifiuti (procedura d’infrazione aperta, in realtà, nel 2008): «Ti inviamo questo video perché sappiamo che non avrai più soldi da spendere in campagne di sensibilizzazione perché, a causa di questa emergenza trentennale, che tu avevi promesso di risolvere l’emergenza in 5 giorni, l’Italia sarà multata dall’Unione Europea. Non vorrai certo far pagare al nord, nuovamente, questo balzello?» Segue quindi uno sketch in cui i due conduttori mostrano ai partenopei in quali contenitori vanno conferiti i diversi tipi di rifiuti. Qui va in scena la fiera dei clichè antimeridionalisti: «A cominciare dalla scatoletta della ‘pummarola’, – spiegano i polentoni – che va riposta nell’apposito contenitore dell’alluminio, per finire con la prova più “complessa” dei resti della pizza d’asporto (la forchettina di plastica va nel cesto dell’indifferenziata, l’avanzo della pizza in quello dell’umido e il cartone nel bidone della carta)».

«GLI SCONTRINI? A NAPOLI NON ESISTONO» – I padani poi spiegano che la tv da buttare si porta all’isola ecologica o si chiama il Comune che la ritira a domicilio e che è assolutamente vietato gettare gli scontrini – «forse a Napoli non esistono?», scherzano – nel contenitore della carta, perchè non si riciclano. «Siamo stufi di pagare anche per voi, un bacione, Giggino» chiudono i ‘Polentoni’.

DE MAGISTRIS: «LA PADANIA NON ESISTE» - «Noi non abbiamo veramente nulla da imparare da loro» ha replicato a muso duro il sindaco di Napoli. «Non ho visto il video perchè ho cose più importanti da fare – ha affermato – devo rispondere al nulla perchè, come ha detto Napolitano, la Padania non esiste. Quindi Tele Padania è una televisione di qualcosa che giuridicamente non esiste. Sono molto orgoglioso di essere italiano e allo stesso tempo di essere napoletano – ha aggiunto – noi pensiamo alle cose serie e su quelle lavoriamo con grande fatica. Preferiremmo avere più uno spirito di unità anche da quelle frange del Nord che hanno atteggiamenti solo egoistici perchè con l’unità, con l’unione delle forze, possiamo far ripartire l’Italia intera».

A.I.

dal Corriere del Mezzogiorno

e Corriere.it

Tracciabilità rifiuti, il Sistri non parte? Online Mysir, un sistema parallelo

Dal 12 luglio 2011 è operativo il MySir, unico sito italiano che pubblica sul web in tempo reale i dati di produzione dei rifiuti dei comuni. Il portale è stato finanziato dal CONAI per la sezione gestionale ed è l’evoluzione di un progetto nato in ambito universitario come studio del ciclo di vita dei materiali (LCA).
Il www.mysir.it è un sistema che permette, attraverso il coinvolgimento e la partecipazione dei comuni, di monitorare costantemente la gestione dei rifiuti di un intero territorio garantendo la tracciabilità e l’attendibilità dei dati; il Sistri, già costato oltre 100 milioni di euro, in tre anni non è riuscito neanche a partire. Mysir è un sistema che aggrega i dati relativi al movimento di rifiuti che tutti i comuni devono obbligatoriamente fornire alla Regione Campania, attraverso la Provincia, e li rende fruibili a tutti i cittadini in forma grafica semplificata rendendo omogenea la raccolta dati in modo da semplificare il confronto tra i diversi comuni.
Consultando il sito MySir.it si hanno a disposizione i dati sulla produzione dei rifiuti aggiornati in tempo reale e si possono mettere a confronto, in Campania, la produzione dei rifiuti di 250 Comuni (compresa la città di Napoli) con serie storiche relative agli ultimi 4 anni relativa ad ogni materiale raccolto (carta, vetro, plastica, organico, ecc).

Come spiega il promotore di Mysir, l’ingegnere Carlo Di Domenico, «sul sito ci sono 4 anni di dati riguardanti la provincia di Napoli e di Salerno. Si tratta di oltre 250 comuni. Il sistema – spiega Di Domenico – in realtà è nato nel 2007. Avevamo 30 comuni sui quali andavamo fisicamente, laddove i comuni non erano informatizzati, e caricavamo i dati. I dati che aggreghiamo vengono fuori dai formulari: i rifiuti trasportati devono essere accompagnati da un modello – come stabilito da decreto ministeriale – che quando arriva all’impianto di gestione dei rifiuti viene compilato con tutti i dati necessari (peso, materiale etc.). Ecco, noi aggreghiamo queste informazioni che tutti i comuni devono obbligatoriamente fornire alla Regione Campania attraverso le Province».

Su Mysir sono disponibili online i quantitativi di rifiuti prodotti da ciascun comune, e c’è anche la possibilità di controllare la tracciabilità. Si può quindi seguire il percorso dei nostri rifiuti per capire dove vanno a finire. «E’ un sistema che permette di tenere la traccia dei rifiuti con un costo pari a zero per le amministrazioni locali perché tutto il progetto è stato finanziato dal CONAI. Il comune di Acerra, per fare un esempio virtuoso, è molto attivo dato che è aggiornato al mese di luglio. Questo sistema prima di servire alla cittadinanza serve al comune e agli operatori. Si azzera di molto la gestione, e poi i comuni possono comunicare i propri dati in maniera omogenea utilizzando tutti lo stesso sistema di calcolo. L’importante è che i comuni comunichino le informazioni» sottolinea Di Domenico. Discorso a parte – come sempre – va fatto per la città di Napoli: «Su Napoli i dati sono aggiornati al 2010. Essendo quella partenopea una realtà molto complicata – movimenta all’anno tra i 65 e i 75 mila camion, e più aumenta la differenziata, più aumenta il numero di camion –, Napoli ha bisogno di un altro po’ di tempo per controllare e rendere noti i dati».
Inevitabile, infine, il paragone con il più noto, e costoso, sistema di tracciabilità dei rifiuti: il Sistri. «Sul Sistri c’è da dire che l’idea di fondo è buona perché dà la possibilità di sapere il rifiuto da dove parte e dove arriva. Il problema – spiega l’ingegnere Di Domenico – è la tecnologia hardware che viene utilizzata, una tecnologia già vecchia. Impossibile da attuare nonostante siano già stati spesi 100milioni di euro, senza considerare i costi di formazione. Poi si tratta di un sistema che non dà vantaggi, neanche all’ambiente. Perché chi ha il sistema satellitare non può commettere illeciti, ma se voglio delinquere il Sistri non aiuta a combattere questo sistema. Se quei soldi li avessero spesi per fare un po’ di impianti e fare sistemi di raccolta dati come Mysir saremmo già ad un buon punto per la soluzione della gestione del ciclo rifiuti in Campania».

A.I.

da Eco dalle Città

e Corriere del Mezzogiorno

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