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Archivio per la categoria ‘Università’

Il difficile accesso al mondo del lavoro dei giovani laureati del sud

Che la situazione occupazionale al sud non fosse delle più rosee era cosa già nota. Ma addentrandoci tra le storie di quei giovani partenopei che dovrebbero rappresentare il futuro della regione e del Mezzogiorno, il quadro è a dir poco scoraggiante. Questi ragazzi tra i 20 e i 30 anni rappresentano un capitale umano immenso, che se non fatto fruttare rischia di diventare obsoleto quando non addirittura un peso per la società. Adele ha 26 anni, è laureata in Sociologia, e ci testimonia le sue difficoltà post-laurea:”sono mesi che cerco uno sbocco lavorativo, ma nel mercato del lavoro non c’è richiesta di sociologi, quindi sono costretta a fare lavori che non necessitano di alcuna formazione universitaria. Dopo 5 anni passati sui libri è molto frustrante per questo credo che andrò a cercare fortuna al nord”. Non tutti però sono disposti a lasciare la città e ad emigrare, c’è anche chi crede che la situazione di Napoli, come del resto del Mezzogiorno, possa cambiare. Uno di questi è Giulio, 27 anni, laureato in Filosofia e con un master alle spalle. Nonostante sia classificabile come un giovane altamente qualificato stenta a trovare un lavoro dignitoso e per vivere è costretto a ripiegare nei call-center come operatore out-bound per una scuola di lingua di Napoli a 5 euro lordi l’ora. Il problema è soprattutto, come ci spiega Maria, che il lavoro e l’università sono due mondi distinti e separati, che nella maggior parte dei casi non si parlano: “personalmente sto per laurearmi in Scienze Politiche, ma in cinque anni non ho mai avuto la possibilità di relazionarmi con il mondo del lavoro, non esistono uffici che si occupino del post-laurea che non siano offerte di master costosissimi o di tirocini retribuiti in crediti. Servirebbe una connessione tra imprese private, pubblica amministrazione e università, cosa che avviene molto raramente”. In questo modo si finisce per essere indottrinati su principi e conoscenze che non saranno messi in pratica, creando così un circolo vizioso che compromette lo sviluppo della società il cui sottoprodotto rischia di essere una futura classe dirigente senza vere competenze. Il punto su cui questi giovani concordano è proprio la mancanza, a Napoli ma riscontrabile anche nel resto del sud, non di meritocrazia che in Italia è diventato oramai un termine retorico privo di alcun significato, ma di una vera e propria pianificazione dell’ingresso nel mondo del lavoro: il lavoro infatti lo si trova (e questo a testimonianza del fatto che lavoro se si vuole c’è) principalmente con clientele o raccomandazioni, senza che siano necessarie delle vere competenze. Secondo una ricerca Istat del 2009 dal titolo “Focus: i giovani e il mercato del lavoro”, riferita all’anno 2008, nel Mezzogiorno solamente 63 giovani su 100, tra i 25 e i 34 anni, hanno un lavoro (al Nord 77 su 100), e il tasso di disoccupazione al Sud è quasi quattro volte più alto che al Nord. Il tasso di occupazione dei laureati nel Mezzogiorno è del 52,5% mentre la disoccupazione giovanile va dal 26% per la fascia di età compresa tra i 25 e i 29 anni, per scendere ad un comunque elevato 14% per la fascia compresa tra i 30 e i 35 anni.

Il Direttore del Sof-Tel, Centro di Ateneo per l’orientamento della Federico II, Enrico Esposito, ci ha spiegato le difficoltà e le opportunità che riscontra quotidianamente:”Quello che il mercato del lavoro richiede maggiormente alle università, in questo periodo storico particolare per l’occupazione in Italia, sono laureati in ingegneria, creativi ed economisti. Questo perché le imprese cercano soprattutto dei problem solving. Sono questi i laureati che alzano molto la media, comunque bassa, dell’occupazione post-universitaria del sud, rispetto a dati relativi alle facoltà umanistiche davvero sconcertanti. Quello che offriamo noi per mettere in contatto i laureati con il mondo del lavoro è la grande banca dati, un punto d’incontro virtuale tra i giovani che inseriscono i loro curricula e le imprese che possono valutare le figure più adatte alle loro esigenze. Ogni anno poi organizziamo il Career Day mettendo in contatto i laureati con le imprese attraverso colloqui di lavoro e rilascio di Cv. Proprio il 22 ottobre, alla Mostra d’Oltremare, si terrà il prossimo Career Day”. Gli strumenti quindi non mancano ma ad alzare la media dell’occupazione dei neolaureati a Napoli sono soprattutto le facoltà tecnico-scientifiche mentre i laureati in Lettere, Filosofia, Scienze Politiche e Sociologia rappresentano un peso per la società per la scarsa richiesta del mercato del lavoro e le prospettive di occupazioni stabili nel lunghissimo termine. “E’ un peccato per i laureati in facoltà umanistiche – prosegue Enrico Esposito –, è un peccato perché abbiamo buone menti che al nord sono richiestissime. E’ come se ci fosse ancora un’immaginaria linea Gustav con il sud che crea intelligenze che poi vengono fatte fruttare dal nord”.

La domanda quindi sorge spontanea: perché non investire al sud per dare uno sbocco locale a queste brave menti in grado di aumentare lo sviluppo del sud?

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno


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Categories: Italia, Lavoro, Napoli, Università

Il motore ad alga parla napoletano

14 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Gli esperti di ambiente ma anche gli economisti ammoniscono da tempo sulla necessità di abbandonare il petrolio o, almeno, di cominciare a diminuire la nostra dipendenza da esso, a causa della sua crescente scarsità e di conseguenza del suo costo, inversamente proporzionale alla disponibilità della risorsa. Ci viene detto che dobbiamo cambiare le nostre abitudini, di stare attenti ai consumi, che dobbiamo inquinare di meno. Ma il primo passo deve arrivare dall’alto affinché si metta in moto una vera riconversione economica: per questo motivo c’è bisogno di investire su quelle idee, quei progetti e quelle innovazioni in grado di agevolare il dovere dei cittadini. In poche parole serve più Ricerca. Ancora meglio se creata in loco e non importata da fuori. Il centro di ricerca del Dipartimento di Chimica Organica e Biochimica dell’Università di Napoli Federico II propone, tra le altre cose, progetti d’avanguardia nella tutela dell’ambiente, ma va avanti non senza seri problemi di sostentamento. Il laboratorio in questione, di cui fa parte il dottor Armando Zarrelli, è il primo in Italia ad aver sviluppato un tipo di alga molto particolare, destinato alla biocombustione: “noi abbiamo per le mani un alga, creata grazie ad una collaborazione con i ricercatori dell’Orto botanico, che è in grado di crescere al buio senza il bisogno di fotosintesi clorofilliana. L’alga ha la caratteristica estremamente importante di poter crescere anche in un ambiente fortemente acido, resistendo quindi all’inquinamento. Queste alghe – prosegue Zarrelli – possono quindi utilizzare per la loro crescita sottoprodotti degli scarti dell’industria petrolifera come la glicerina, un prodotto a bassissimo costo i cui scarti spesso finiscono nei mari causando inquinamento. La glicerina così com’è, anche inquinata, permette la crescita di queste alghe che, grazie alla quantità industriale di scarti, sono risorse rinnovabili inserite in un ciclo continuo da cui possiamo ricavare i biocarburanti”. Riciclo degli scarti industriali, minore inquinamento delle acque e combustibili non inquinanti quindi. Il dottor Zarrelli afferma che “nonostante il nostro sia l’unico centro di ricerca che ha sviluppato questo tipo di alga in Italia la carenza di fondi mina seriamente la possibilità di proseguire in questo come in altri progetti. Per adesso stiamo continuando a lavorare, abbiamo costruito un piccolo reattore, un recipiente metallico che segue determinati parametri, allo scopo di migliorare ed incrementare la crescita di queste alghe”. Al momento quindi il dottor Zarrelli e i colleghi riescono a mandare avanti il progetto, a fatica, anche grazie all’associazione onlus AIPRAS (Associazione Italiana per la Promozione delle Ricerche sull’Ambiente e la Salute umana), creata dal dottor Zarrelli insieme a giovani laureati e ricercatori universitari di Napoli e di Roma, allo scopo di aiutare il mondo della ricerca raccogliendo fondi da destinare alle ricerche più valide che meritano di essere portate avanti. ”Il nostro obiettivo è affidare questo progetto, come altri progetti che abbiamo in cantiere, ai giovani dottorandi, ma – sostiene Zarrelli – solamente con i fondi pubblici non ce la faremmo”. Questo è il risultato di oltre 20 anni di governi che si sono impegnati a ridurre progressivamente i fondi destinati alla ricerca, ma l’ultima riforma in ordine di tempo, la “Legge Gelmini”, ha dato il colpo di grazia. In questo modo i progetti validi, così come le idee più innovative come quelle del centro di ricerca del Dipartimento di Chimica Organica della Federico II di Napoli, prendono la strada della privatizzazione come unica via alternativa al loro abbandono. Il risultato è che o si dispone di ampie risorse economiche, o proprie o di qualcuno deciso a puntare sulle idee, oppure si rischia di dover cestinare validi progetti utili al progresso e allo sviluppo in primis della nostra regione e poi dell’Italia intera.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno “Speciale Ambiente”


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Motore alimentato ad alghe: il progetto della Federico II rischia lo stop

31 Maggio 2009 Alessandro I. 10 commenti

I centri di ricerca universitari letteralmente affamati dall’ultima riforma su Università e Ricerca del Ministro Gelmini: alla Federico II i progetti vengono abbandonati per mancanza di fondi necessari a pagare i ricercatori, altre ricerche molto innovative sono a rischio, si utilizza il lavoro gratuito dei giovani universitari e si spera che i macchinari dei laboratori non si rompano. E nel frattempo qualcuno si organizza per autofinanziarsi.

E’ il caso del Dottor Armando Zarrelli, ricercatore del Dipartimento di Chimica Organica e Biochimica della Federico II di Napoli, il primo in Italia ad aver sviluppato un tipo di alga molto particolare, destinato alla bio-combustione: “noi abbiamo per le mani un alga, grazie ad una collaborazione con i ricercatori dell’Orto botanico, che è in grado di crescere al buio senza il bisogno di fotosintesi clorofilliana. L’alga ha la caratteristica estremamente importante di poter crescere anche in un ambiente fortemente acido, resistendo quindi all’inquinamento. Queste alghe possono quindi utilizzare per la loro crescita sottoprodotti degli scarti dell’industria petrolifera come la glicerina, un prodotto a bassissimo costo i cui scarti spesso finiscono nei mari causando inquinamento. La glicerina così com’è, anche inquinata, permette la crescita di queste alghe che, grazie alla quantità industriale di scarti, sono risorse rinnovabili inserite in un ciclo continuo da cui possiamo ricavare i biocarburanti”. Il Dr. Zarrelli afferma che “questo è l’unico centro di ricerca che ha sviluppato questo tipo di alga in Italia. Ma la carenza di fondi mina seriamente la possibilità di proseguire in questo come in altri progetti. La causa di ciò sono i continui tagli attuati dalla politica, di destra come di sinistra, nel corso degli anni, ma l’ultima riforma in ordine di tempo ha sicuramente dato il colpo di grazia”. E questo significa non investire sul futuro.

“Alla Federico II ci sono gruppi di ricerca che hanno già chiuso, ricercatori che non recepiscono neanche un soldo. Io in laboratorio in questo momento non ho nessuno che lavora, non ho dottorandi perché non ho la possibilità di pagarli neanche un minimo, e mi devo appoggiare al lavoro di studenti che vengono qui in modo gratuito. Se si rompono gli strumenti in laboratorio il progetto si ferma perché non possiamo permetterci di aggiustarli. Devi avere per forza una grande passione per fare ricerca al giorno d’oggi”. Da qui nasce la necessità di fare da sé per portare avanti i progetti: “Noi in quanto centro di ricerca universitario abbiamo diritto ai fondi pubblici, solitamente statali, ma ogni gruppo di ricerca fa uso di questi fondi per i bisogni essenziali”. Il Dottor Zarrelli ha costituito, recentemente, l’Associazione Onlus AIPRAS (Associazione Italiana per la Promozione delle Ricerche sull’Ambiente e la Salute umana), insieme con giovani laureati, ricercatori universitari di Napoli e di Roma allo scopo di aiutare il mondo della ricerca. Nata in un primo momento per raccogliere fondi per finanziare altre associazioni ha dovuto modificare la destinazione di queste raccolte fondi per sopravvivere: la cronica mancanza di finanziamenti pubblici e di una seria politica di investimenti ha reso necessario destinare parte della raccolta fondi al centro di ricerca della Federico II, così come ad altri centri di ricerca.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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