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Archivio per la categoria ‘Stati Uniti’

Obama firma legge sull’omofobia

Solamente una settimana fa il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato il progetto di legge sull’omofobia, chiamato Matthew Shepard and james Byrd, Jr Act, in memoria di due vittime dell’odio omofobico.

Adesso quella legge entra in vigore, dopo la firma del presidente Obama, che in una conferenza stampa ha rivendicato il valore di questa norma, come uno strumento per aumentare l’uguaglianza e creare una società più unita e solidale. L’esatto opposto di ciò che hanno sostenuto la destra italiana e l’Udc quando hanno cancellato la proposta di legge sull’omofobia.

Le associazioni lgbt americane esultano per questa approvazione; e fanno bene! È la prima volta, infatti, che una legge federale tutela le persone lgbt e riconosce un diritto alla sicurezza per le persone transgender. In base a questa nuova norma, i crimini motivato dall’odio omofobico o transfobico diventano crimini federali e sono perseguiti direttamente dal dipartimento della Giustizia, senza più passare attraverso le polizie locali e gli sceriffi, che troppo spesso hanno chiuso un occhio, e persino due, sui delitti in cui le vittime erano gay lesbiche o trans.

Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C’è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all’aborto o all’omosessualità.

da Newsillecito

La Camera omofobica

Sta per arrivare la morte del dollaro?

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari. Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.

Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.

Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.

Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo. Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente. Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.

Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.

“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.

Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.

Robert Fisk da Indipendent

Bye bye dollaro – da Altrenotizie.org

Il mini dollaro e la locomotiva cinese – da Limes

FMI, finanza contro persone – da Altrenotizie.org

Italia: Debito pubblico record e -2,5% di entrate fiscali – da Corriere

La riforma della sanità Usa di Obama

“Non sono il primo presidente a provarci – dice – ma voglio essere l’ultimo”. Barack Obama lancia il suo ultimatum al Congresso: la “sua” riforma sanitaria va fatta, e va chiusa entro quest’anno. Il presidente ritrova i toni ispirati della campagna elettorale, denuncia lo scandalo di un sistema di assistenza medica che “esclude perfino molti appartenenti al ceto medio”. Fustiga il suo Paese con rara violenza: “L’America è l’unica democrazia avanzata, è l’unica nazione ricca, che si trova in condizioni così penose. Dove le assicurazioni ti possono revocare ogni assistenza col pretesto di una malattia pre-esistente; o perché hai perso il lavoro”. Racconta storie tragiche, come quella di una donna abbandonata dall’assicurazione nel bel mezzo della chemioterapia per il tumore al seno.

“Dobbiamo offrire un’assistenza sanitaria alla portata dei 46 milioni di americani che non ce l’hanno. Nessuno dovrebbe finire in bancarotta solo perché si è ammalato. Siamo a un punto di rottura, il tempo dei giochi politici è finito”. Obama annuncia la sua controffensiva sulla riforma sanitaria, un test decisivo. Lo fa in un attesissimo discorso davanti alle Camere riunite e alla nazione, in diretta alle otto di sera locali su tutti i network tv. E’ la sfida su cui si gioca la sua presidenza.

Annuncia per la prima volta dei principi non negoziabili, i contenuti che devono essere nella nuova legge, senza i quali opporrà il veto.

Il primo rassicura i moderati: “Non un centesimo di deficit pubblico in più”. Questa riforma da 900 miliardi di dollari “deve autofinanziarsi”, attraverso risparmi, tasse sulle assicurazioni private e i contribuenti ricchi. Ma ricorda che il costo di questa riforma è molto inferiore a quello delle guerre in Iraq e in Afghanistan, o agli sgravi fiscali per i ricchi varati da George Bush.

Il secondo principio: “Migliorare l’assistenza per chi l’ha già; offrirla a quelli che finora non possono permettersela“. E’ un dosaggio di giustizia sociale per affrontare una delle piaghe più gravi dell’America e di stabilità. Guai a spaventare gli americani che lavorano nelle grandi aziende, hanno polizze assicurative soddisfacenti, e perciò temono “la mutua di Stato”. Su questo punto controverso – il varo di un’assicurazione pubblica – Obama resta prudente e non pone pregiudiziali. Non è vera riforma, dice, senza “un’autentica possibilità di scegliere, una concorrenza che offra agli americani diverse opzioni”. Oggi la sanità lasciata alle forze di mercato non funziona, ricorda il presidente. Le compagnie assicurative si riservano di negare le polizze ai soggetti a rischio, e perfino di cancellarle per chi viene colpito da malattie gravi. Questo “sarà vietato per legge”.

Il costo delle polizze oggi è alle stelle, è proibitivo per piccole aziende, autonomi, disoccupati. La folle “inflazione medica” costringe gli Usa a spendere il 16% del Pil per la sanità, molto più degli altri Paesi sviluppati e con risultati inferiori. Offrire un’assicurazione pubblica in concorrenza con le private, secondo Obama “aiuterebbe a migliorare la qualità delle cure e a ridurre i costi”.

Il presidente fa un gesto gradito alla sinistra del suo partito, che vuole l’opzione pubblica come garanzia di equità. Sul fronte opposto c’è la furiosa resistenza dei repubblicani e delle lobby del capitalismo sanitario. Obama non si spinge fino alle estreme conseguenze. Non minaccia il veto presidenziale se la riforma non conterrà l’opzione pubblica. Può accettare una fase transitoria in cui si sperimenta la creazione di cooperative per far concorrenza alle assicurazioni private.

Preannuncia una “Borsa delle polizze” in cui cittadini e datori di lavoro possano selezionare le offerte più competitive. “Sono aperto a idee nuove, non ho rigidità ideologiche”, insiste il presidente. Condanna la campagna di calunnie organizzata dalla destra repubblicana durante l’estate, con l’appoggio della lobby assicurativa: la riforma sanitaria è stata accusata perfino di imporre l’eutanasìa obbligatoria, negando le cure agli anziani per ridurre le spese. Smentisce anche l’accusa di voler estendere gratis l’assistenza agli immigrati clandestini. “La Casa Bianca ha cercato di mantenere un tono civile. Gli avversari hanno usato tattiche del terrore. Spero che il partito repubblicano riscopra la voce della ragione. Troveranno un partner disponibile”. Riserva strali acuminati alle compagnie assicurative, che “guardano solo ai profitti da esibire a Wall Street, e strapagano i loro top manager”.

da Repubblica

Obama agli studenti: se volete il successo dovete studiare

So che per molti di voi questo è il primo giorno di scuola. E per chi è all’asilo o all’inizio delle medie o delle superiori è l’inizio di una nuova scuola, così un minimo di nervosismo è comprensibile. (…)

Ora, io ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire.

Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo. Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione. Magari sapete scrivere bene, abbastanza bene per diventare autori di un libro o giornalisti, ma per saperlo dovete scrivere qualcosa per la vostra classe d’inglese. Oppure avete la vocazione dell’innovatore o dell’inventore, magari tanto da saper mettere a punto il prossimo i Phone o una nuova medicina o un vaccino, ma non potete saperlo fino a quando non farete un progetto per la vostra classe di scienze.

Oppure potreste diventare un sindaco o un senatore o un giudice della Corte suprema ma lo scoprirete solo se parteciperete a un dibattito studentesco. Non è solo importante per voi e per il vostro futuro. Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo Paese, nulla di meno. Ciò che oggi imparate a scuola domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro. Avrete bisogno della conoscenza e della capacità di risolvere i problemi che imparate con le scienze e la matematica per curare malattie come il cancro e l’Aids e per sviluppare nuove tecnologie ed energie e proteggere l’ambiente. Avrete bisogno delle capacità di analisi e di critica che si ottengono con lo studio della storia e delle scienze sociali per combattere la povertà e il disagio, il crimine e la discriminazione e rendere la nostra nazione più corretta e più libera.

Vi occorreranno la creatività e l’ingegno che vengono coltivati in tutti i corsi di studio per fondare nuove imprese che creeranno posti di lavoro e faranno fiorire l’economia. So che non è sempre facile far bene a scuola. So che molti di voi devono affrontare sfide tali da rendere difficile concentrarsi sui compiti e sull’apprendimento. Mi è successo, so com’è.(…)

Magari nelle vostre famiglie qualcuno ha perso il lavoro e il denaro manca. O vivete in un quartiere poco sicuro, o avete amici che cercano di convincervi a fare cose sbagliate. Ma, alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita – il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare – non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo. Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova.

Il vostro obiettivo può essere molto semplice: fare tutti i compiti, fare attenzione a lezione o leggere ogni giorno qualche pagina di un libro. Potreste decidere di intraprendere qualche attività extracurricolare o fare del volontariato. Potreste decidere di difendere i ragazzi che vengono presi in giro o che sono vittime di atti di bullismo per via del loro aspetto o delle loro origini perché, come me, credete che tutti i bambini abbiano diritto a un ambiente sicuro per studiare e imparare. Potreste decidere di avere più cura di voi stessi per rendere di più e imparare meglio.

E in tutto questo, spero vi laviate molto le mani e ve ne stiate a casa se non state bene in modo da evitare il più possibile il contagio dell’influenza quest’inverno. Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.

Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non farete amicizia con tutti i professori. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali. E non avrete necessariamente successo al primo tentativo. È giusto così. Alcune tra le persone di maggior successo nel mondo hanno collezionato i più enormi fallimenti. Il primo Harry Potter di JK Rowling è stato rifiutato dodici volte prima di essere finalmente pubblicato. Michael Jordan fu espulso dalla squadra di basket alle superiori e perse centinaia di incontri e mancò migliaia di canestri durante la sua carriera. Ma una volta disse: «Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ecco perché ce l’ho fatta».

Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando.(…) La storia dell’America non è stata fatta da gente che ha lasciato perdere quando il gioco si faceva duro ma da chi è andato avanti, ci ha provato di nuovo e con più impegno e ha amato troppo il proprio Paese per fare qualcosa di meno che il proprio meglio.

È la storia degli studenti che sedevano ai vostri posti 250 anni fa e fecero una rivoluzione per fondare questa nazione. Di quelli che sedevano al vostro posto 75 anni fa e superarono la Depressione e vinsero una guerra mondiale. Che combatterono per i diritti civili e mandarono un uomo sulla Luna. Di quelli che sedevano al vostro posto 20 anni fa e hanno creato Google, Twitter e Facebook cambiando il modo di comunicare.

Così, vi chiedo, quale sarà il vostro contributo? Quali problemi risolverete? Quali scoperte farete? Il presidente che verrà di qui a 20, 50 o 100 anni cosa dirà che avrete fatto per questo Paese? Le vostre famiglie, i vostri insegnanti e io stiamo facendo di tutto per fare sì che voi abbiate l’istruzione necessaria per saper rispondere a queste domande. Mi sto dando da fare per garantirvi classi e libri e accessori e computer, tutto il necessario al vostro apprendimento. Ma anche voi dovete fare la vostra parte. Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il vostro Paese e voi stessi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo.

da LaStampa.it

E intanto qual’è lo stato di salute della scuola italiana? Secondo un rapporto Ocse i professori sono pagati poco, senza un sistema di valutazione moderno e abbandonati a se stessi. Per non parlare dell’organizzazione delle ore passate tra le mura scolastiche: un’organizzazione del lavoro ottocentesca.

I precari della scuola – Giorgio Stracquadanio dice – da Byoblu

Inizia l’era Obama: il giuramento del 44° presidente degli Usa

E’ arrivato il giorno del cambiamento, dopo 2 anni di campagna elettorale, di sfide, di discorsi vibranti che toccavano il cuore senza eludere tematiche sensibili, e di paure concernenti la sicurezza. E’ finito il periodo dell’interregno, quei due mesi interminabili di transizione che portano gli Stati Uniti dagli otto anni disastrosi di George W. Bush alla presidenza Obama. Barack Hussein Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, da oggi, e niente sarà più come prima. La speranza riposta in lui dai cittadini statunitensi, così come dai cittadini globali, è immensa e carica di aspettative. Probabilmente sarà difficile non deludere la popolazione mondiale, i problemi della terra e dell’America in primis sono enormi e l’ormai per fortuna ex presidente, George W.Bush, ha fatto l’impossibile per inquinare i pozzi mondiali fino all’ultimo secondo a propria disposizione. La guerra Israeliana nella Striscia di Gaza, terminata esattamente il giorno prima dell’insediamento del nuovo presidente, ne è una prova scandalosamente chiara e inequivoca. La crisi economica, il Global Warming, l’Iraq, il conflitto Israele-Palestina, l’Afghanistan, lo scontro perenne con la Russia. In bocca al lupo presidente Obama, dall’Italia la seguiremo con interesse e magari ammirazione, covando la speranza che un giorno, un cambiamento così importante, travolga anche la politichetta italiana del televoto.

Welcome Obama!

George W.Bush chiede scusa al mondo: ho sbagliato

La caccia alle armi di distruzione di massa in Iraq, risultata viziata da informazioni di intelligence infondate, è “il più grande rammarico della mia presidenza”: lo ha detto George W.Bush, in vena di bilanci ed esami di coscienza di fine mandato, in un’intervista alla rete televisiva Abc.

Nella stessa intervista in cui si è detto “spiacente” per la situazione economica del paese, nel giorno in cui l’America ha ufficializzato l’entrata in un periodo di recessione, Bush ha anche ammesso che il fallimento nel provare i capi d’imputazione che avevano giustificato la guerra contro l’Iraq, è una delle eredità più pesanti con cui lascia la presidenza.

“Un sacco di persone – ha detto Bush, secondo estratti di un’intervista che la Abc ha realizzato nella residenza presidenziale di Camp David – avevano messo in gioco la loro reputazione dicendo che le armi di distruzione di massa erano una ragione per rimuovere Saddam Hussein”. Il presidente americano ha evitato però di rispondere a una domanda sul fatto se avrebbe lanciato o meno l’invasione dell’Iraq, sapendo quello che sa adesso.

Nelle sue ‘confessioni’ a Camp David, Bush ha anche affermato che quando diventò presidente “non ero preparato per la guerra. In altri termini, non ho fatto campagna dicendo: ‘Per favore votate per me e io sarò in grado di gestire un attacco’. Non avevo previsto una guerra”.

Nel prepararsi a passare adesso le consegne a Barack Obama con due guerre ancora in corso, in Iraq e in Afghanistan, Bush ha difeso la scelta di non aver ritirato le forze dall’Iraq, lodando i progressi fatti dal paese negli ultimi due anni.

Come Bush ha modificato la storia nei documenti ufficiali

Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America!

obamapresidenteIl 4 novembre 2008 l’America sceglie di entrare nella storia e cambiarla, dando la fiducia totale al candidato presidente democratico Barack Obama. Un cambiamento epocale che è stato reso possibile da tutti i cittadini che hanno creduto in un America migliore, in un mondo migliore, affidando la presidenza più importante a colui che fino a poco tempo fa era un outsider con poche credenziali ma di buone speranze. L’America ha fortemente sospinto il candidato afro-americano alla Casa Bianca con un’affluenza alle urne da record e con numeri a valanga in favore del democratico, che ha anche conquistato Stati storicamente in mano ai repubblicani. Solo in questo modo i cittadini americani hanno potuto affossare la politica Repubblicana guerrafondaia di George W.Bush e del suo successore, il candidato John McCain, superando 8 anni vissuti nella paura del terrorismo e nella bolla mediatica creata ad arte per pilotare il consenso. Il voto del 4 novembre 2008 è una speranza di cambiamento per gli Stati Uniti d’America, ma è una speranza per tutti i popoli del mondo.

Il discorso di Obama a Chicago

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Election day americano

“Chi avrà vissuto questa campagna sarà come colui che potrà dire di aver marciato con Martin Luther King, di aver pianto il giorno della morte di John Kennedy, di aver pregato sulle spiagge della Normandia o di aver esultato per il primo passo di un uomo sulla Luna”.

Lo speciale di Repubblica

Pollster

La diretta di SkyTg24

Le elezioni spiegate dagli utenti su Twitter

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Bush prima di abbandonare la Casa Bianca inquina i pozzi, e gli Usa

Alla vigilia dell’ultimo fine settimana della campagna elettorale si registra un grande attivismo della Casa Bianca: ieri si è saputo che George W. Bush sta lavorando per varare, il più in fretta possibile, un pacchetto di nuovi regolamenti che allenteranno le leggi a tutela dei consumatori e dell’ambiente, prima dell’arrivo di un nuovo presidente più sensibile all’ecologia. Lo ha rivelato il Washington Post secondo cui ci saranno ben novanta nuove direttive all’insegna della deregulation, per ammorbidire o abolire tout court gli attuali vincoli inquinanti che limitano l’industria privata, abbassare gli standard sull’acqua potabile e revocare una norma essenziale che regola lo smaltimento delle scorie delle miniere di carbone.

Intanto dopo il cervello di Sarah Palin, meno intelligente di Paris Hilton, John McCain cerca aiuto nella vuota politica di Arnold Schwarzenegger, governatore della California, per recuparare punti su Obama.John McCain recluta Arnold Schwarzenegger per ribaltare i pronostici alla vigilia del voto elettorale. «Il 4 novembre John dimostrerà che i media hanno torto», avverte il governatore della California.

Il muscoloso Schwarzenegger ridicolizza la politica e la prestanza fisica del candidato democratico alla presidenza americana Barack Obama. Intervenendo a un comizio repubblicano a Columbus, in Ohio, l’ex attore culturista, che in questa città ha spesso tenuto corsi di body building, ha invitato il senatore nero a iscriversi alle sue prossime lezioni, «perché ha bisogno di fare qualcosa per le sue gambe magre», ha detto.

Ha poi attaccato i bicipiti scarni del candidato democratico, ma ha espresso scetticismo sulla possibilità di «mettere carne sulle sue idee», al contrario di John McCain che si mostra invece come una vera roccia: «Il suo carattere e le sue idee sono solide», ha detto l’ex attore. McCain e Schwarzenegger sono apparsi insieme al Nationwide Arena Hockey Stadium, ma è stato il governatore della California a catturare la folla attaccando le proposte economiche di Obama, che gli ricordano le politiche europee che Schwarzenegger dice di essersi lasciato alle spalle per inseguire il sogno americano in California, ed esaltando le qualità dell’«eroe americano» McCain.

I neocon convertiti per Obama

Discorso finale di Obama in Ohio. E l’FBI sventa un attentato razzista

«Tra una settimana potete scegliere tra la paura e la speranza: tra una settimana potete mettere fine ad una politica che divide una nazione per vincere un’elezione, che ci chiede di avere paura quando abbiamo bisogno della speranza». Così Barack Obama ha concluso il discorso con cui, dall’Ohio che appare uno dei centri del duello elettorale in questi ultimi giorni di campagna, ha presentato il suo «closing argument», l’arringa finale che riassume 21 mesi di una campagna elettorale che, comunque vada a finire, passerà alla storia. Nel discorso conclusivo, quello che lo accompagnerà negli otto giorni che restano prima del voto, Obama è tornato al suo tema simbolo, quello della “speranza”, il leitmotiv delle primarie contro Hillary Clinton, del “Yes we can”. E’ la conclusione, lirica e insieme simbolica, della lunga marcia iniziata in una fredda mattina di febbraio del 2007 quando, ispirandosi ad Abramo Lincoln, parlò a 15.000 persone infreddolite a Springfield per lanciare la sua storica crociata: «Se vi unirete a me in questa avventura improbabile – disse in quell’occasione – se anche voi sentite la chiamata del destino e vedete quello che vedo io, un futuro di possibilità infinite che si dispiega di fronte a noi; se percepite, come io percepisco, che questa è l’ora di scuoterci dal torpore, cacciare le paure e ripagare il debito che abbiamo con le generazioni passate e future; allora io sono pronto a impugnare questa causa e marciare con voi».

Il discorso integrale di Barack Obama: Sette giorni per cambiare l’America

Intanto è stato sventato un complotto per assassinare il candidato presidente degli Stati Uniti Barack Obama e uccidere (sparando o anche decapitandoli) afroamericani in Tennessee, messo a punto da due presunti neo-Nazisti «skinheads», è stato sventato da investigatori federali americani. Ne dà notizia il network televisivo FoxNews.
Il piano dei neonazisti, secondo le informazioni diffuse da alcuni media americani, sarebbe stato scoperto in un’inchiesta in Tennessee e Arkansas della Atf, l’agenzia federale americana che si occupa di lotta a traffici di armi, esplosivo, alcol e tabacco, una divisione del dipartimento americano di Giustizia che ha il compito di prevenire reati federali commessi con armi da fuoco o esplosivi e combatte il contrabbando di alcol e tabacco. Nel mirino ci sarebbero stati studenti neri, ma il massacro doveva estendersi poi su scala nazionale e raggiungere, come obiettivo finale, il candidato dei democratici alla Casa Bianca.

Gli arrestati sono due ragazzi del Tennessee, Daniel Cowart di 20 anni e Paul Schlesselman di 18.

Il video dell’Obama “Closing argument”: