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Archivio per la categoria ‘Sostenibilità’

Pompei rinasce in chiave green, con l’archeo-agricoltura sostenibile

Dopo le difficoltà riscontrate nella stagione turistica appena conclusa, Pompei ha deciso di puntare sul proprio territorio a 360 gradi, in chiave green, per il rilancio dell’immagine dell’intero sito archeologico. Nei primi sei mesi dell’anno gli Scavi Archeologici di Pompei hanno infatti registrato bilanci in rosso con un 12% in meno di visitatori, che significa oltre 110.000 ingressi rispetto allo stesso periodo del 2008.

Ma in cosa consiste il piano di rilancio della nuova Pompei sostenibile? La soprintendenza e la Regione hanno siglato un’intesa che prevede un ampliamento dell’offerta turistica pompeiana anche all’agricoltura biologica, in particolare al vino prodotto proprio nell’area archeologica oltre ad altri prodotti tipici locali dell’area vesuviana. Il vino locale rappresenterà il cuore del progetto di rilancio: l’Aglianico, il Sciacinoso e il Piedirosso a Pompei verranno coltivati negli stessi luoghi dove sorgevano gli antichi vigneti. Agricoltura sostenibile, vino e storia, un mix che promette un roseo futuro per Pompei.

L’area archeologica pompeiana si estende infatti per 66 ettari: 44 sono scavati e i rimanenti sono gestiti dai contadini secondo regole precise come, per esempio, non utilizzare mezzi pesanti o effettuare vangature profonde, e non utilizzare presidi fitosanitari aggressivi a tutela dei resti archeologici. Questo per tutelare una biodiversità che si conserva da 250 anni. Insieme con il vino prodotto negli Scavi come duemila anni fa ci sarà anche spazio per colture che preservano la biodiversità dell’area archeologica, oltre che per la valorizzazione dei prodotti tipici che verranno coltivati.

Il modello pompeiano, definito di “Archeo agricoltura sostenibile”, coniugherà la storia dell’antica Roma, ben rappresentata dai reperti, alla naturalezza dei luoghi e dei prodotti della terra, grazie al vino, trait d’union tra antichità e presente.

Il vino era infatti già apprezzatissimo dagli antichi romani e nell’area vesuviana si trovavano già allora terreni adatti per la coltivazione della vite, c’era la possibilità di lavare le anfore per la conservazione del vino con l’acqua di mare salata, e sul delta del fiume Sarno crescevano le canne per reggere le piante di vite.

Per promuovere l’Archeo agricoltura sostenibile Pompei ha inoltre intenzione di destinare ogni bottiglia prodotta all’interno degli Scavi ad un’ambasciata italiana nel mondo, accompagnata da una serie di eventi e promozioni studiate appositamente per ogni destinazione. L’idea innovativa è stata lanciata dal commissario all’area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, in occasione della vendemmia; occasione che ha permesso anche di illustrare in anteprima alle scuole primarie giunte a Pompei per visitare il sito archeologico la mostra “Vinum Nostrum”, un percorso che narra il lungo cammino della vite e della sua diffusione dalla Grecia a Roma antica, grazie anche alle testimonianze uniche che gli scavi di Pompei conservano.

Storia e natura a Pompei si fonderanno permettendo ai visitatori di camminare per quelle strade che oltre 2000 anni fa erano solcate dai Romani, e nel frattempo provare le sensazioni provocate dagli intensi sapori dei vini frutto di quella stessa terra, creando un esperienza sicuramente unica al mondo nel suo genere.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Aspettando Copenaghen: ecco come salvare la Terra

Mille punti di disaccordo sparsi nelle 170 pagine della bozza di documento finale. A 41 giorni dall’inizio della conferenza di Copenaghen il quadro formale della situazione non potrebbe essere peggiore. Per evitare che il caos climatico assuma proporzioni devastanti, bisogna tagliare le emissioni serra, cioè il consumo di combustibili fossili e la deforestazione, dell’80 per cento a metà secolo.

Lo scenario politico. L’Europa, che ha sostenuto e vinto la battaglia per la ratifica del protocollo di Kyoto, non può continuare ad andare avanti da sola anche per la seconda fase degli impegni, quelli per il periodo successivo al 2012. Ma Stati Uniti da una parte e il Bric (Brasile, Russia, India, Cina) dall’altra restano in stallo: nessuno dei due blocchi può muoversi senza avere la garanzia che anche l’altro faccia lo stesso ed entrambi hanno problemi politici seri. Il braccio di ferro sulla sanità ha ridotto i margini della Casa Bianca per la trattativa sul clima che vede forti resistenze interne. E i paesi emergenti, dopo aver calcolato quanta dell’anidride carbonica attualmente in atmosfera è venuta dai paesi di prima industrializzazione, ripetono la formula delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Dunque, restando fermi al quadro degli equilibri politici attuali, la partita dovrebbe essere data per persa. Ma c’è un fattore che rompe gli schemi e che sta diventando sempre più importante: il ruolo dell’opinione pubblica mondiale non disponibile ad accettare di veder sparire nell’arco di un secolo l’equilibrio climatico che ci accompagna dal momento in cui il primo essere umano ha piantato un seme nella terra. I due Nobel consecutivi all’uomo politico americano che si è più impegnato per la pace con la natura (prima Gore, ora Obama) rappresentano un segnale chiaro in questa direzione.

E infatti qualcosa comincia a muoversi. L’Europa ha deciso di tagliare le emissioni serra di una quota compresa tra l’80 e il 95 per cento entro il 2050 e potrebbe spingere al 30 per cento l’abbattimento dell’anidride carbonica al 2020. Obama sta accelerando il pressing per ottenere una legge che obblighi gli americani a tagliare le emissioni del 17 per cento al 2020. Il Brasile si è dichiarato disponibile a fermare l’80 per cento della deforestazione in Amazzonia al 2020 e l’Indonesia del 26 per cento. Anche la Cina per la prima volta ha accettato di collegare le emissioni di carbonio al parametro climatico invece che a quello energetico. L’accordo non è impossibile. Ma deve comprendere un impegno che riguardi il prossimo decennio: essere virtuosi al 2050, nel governo dei nipoti, è troppo facile.

da Repubblica.it

Repubblica.it e Wwf ha lanciato l’iniziativa per misurare l’impronta di carbonio. “Capire il proprio legame con la produzione di C02 – afferma il Wwf – è essenziale per poter iniziare una salutare dieta”.

5 trucchi e consigli per un Halloween 100% ecologico

Sono anni ormai che anche in Italia il 31 Ottobre si festeggia la notte di Halloween, una delle più tradizionali feste pagane anglosassoni. Per questo motivo abbiamo deciso di darvi qualche consiglio su come organizzare la vostra notte di Halloween ecologico rigorosamente in green-style, divertendovi in maniera originale!

1) Vestiti ecologici per Halloween

Proprio durante questo tipo di feste carnevalesche si fa un grande uso e abuso di materiali sintetici, per i vestiti, per le maschere, per i giochi e gli addobbi. Creare un costume ecologico da indossare può essere divertente e allo stesso tempo rispettoso per l’ambiente: se si dispone di una buona fantasia e di un minimo di creatività si possono ad esempio riutilizzare lattine, cartoni e giornali per creare maschere o gadget di ogni tipo da indossare durante i festeggiamenti. Anche raccogliere le foglie secche degli alberi potrebbe essere un’idea carina per creare un cappello o una gonna fatta in casa che più naturale (e hawaiana!) non si può.

Se invece siamo a corto di fantasia un vecchio lenzuolo può dare diversi spunti per autoprodurre travestimenti originali (un fantasma?), evitando di acquistare o utilizzare materiali sintetici difficilmente smaltibili dopo l’utilizzo. Altrimenti, in ultima analisi, possiamo sempre noleggiare un vestito.

2) Trucchi ecologici e naturali

Altro aspetto da non trascurare per i preparativi della notte di Halloween è il trucco: solitamente si scelgono trucchi molto pesanti, rigorosamente sintetici, che soffocano la pelle e contengono sostanze nocive. Creare un trucco fatto in casa, con le proprie mani, può rivelarsi una scelta sana e naturale, oltre che originale. Tutto quello che dovete fare è munirvi di crema protettiva, amido, acqua e colorante naturale del colore col quale vorrete truccarvi. Mescolando tutto uscirà un bel pasticcio che potrete spalmarvi sul viso senza correre alcun pericolo!

3) Dolcetto o scherzetto?

Passando ai dolci, una must della notte di Halloween, vi consigliamo di cercare i negozi, o anche online, che vendono cioccolata e i biscotti biologici, le barrette ai cereali, aggiungendo ai nostri cestini di golosità anche tanta frutta: magari non saranno super golosi e extra zuccherini come tutti quei dolcetti pieni di conservanti ma sarete sicuri di tutelare la salute dei vostri bambini innanzitutto, e l’ambiente.

4) Halloween in bici!

Un’altra scelta fondamentale, se non obbligata, per il vostro Halloween dovrà essere quella di lasciare l’automobile a casa! La vostra nottata sarà più divertente e anche diversa dal solito, e tutelerete l’ambiente evitando di inquinare. Un alternativa altrettanto eco-compatibile e divertente potrebbe essere una bella passeggiata in bicicletta magari addobbata anch’essa per la festa. Se organizzate invece un party a casa al momento degli inviti scegliete di non sprecare carta ed invitate i vostri amici tramite posta elettronica o messaggio sul cellulare.

5) La zucca

Essendo la festa di Halloween una usanza principalmente anglosassone alcune delle caratteristiche fondamentali si vanno a perdere quando i festeggiamenti si importano nel nostro paese. Proprio il simbolo di questa festa, la zucca, in Italia è poco diffuso. Ma nel caso in cui tra voi ci fosse qualcuno che desidera festeggiare all’americana allora vi consigliamo di procurarvi una zucca stando attenti alla provenienza (ancora meglio se coltivata in casa!), svuotarla, utilizzare il contenuto per cucinare qualche cibo prelibato, ritagliare alcune parti della zucca vuota per darle la sembianza di un volto, di non colorarla con spray o pennelli e, una volta terminati i festeggiamenti, di buttare i ritagli e la zucca nei vostri rifiuti organici.

Se deciderete di festeggiare in questo modo il vostro Halloween, stando attenti ai piccoli dettagli, i vostri bambini impareranno un modo diverso di far festa, più responsabile, e l’ambiente vi ringrazierà, partecipando con voi alla festa e soprattutto continuando a farlo in futuro!

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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E’ nato Equalway: prodotti tipici dal produttore al consumatore

Oggi vi presentiamo Equalway, il primo social marketplace al mondo che riunisce gruppi d’acquisto e piccoli produttori. Lo scopo di Equalway è quello di sviluppare un consumo responsabile, valorizzare l’ambiente, la tipicità, le relazioni umane e il lavoro senza sfruttamento. Ma in che modo si intende fare tutto questo?

Equalway è in pratica un sito web che permette di eliminare l’intermediazione che caratterizza le lunghe filiere della grande distribuzione, mettendo produttori e consumatori in contatto diretto. In questo modo i consumatori hanno la possibilità di instaurare un dialogo diretto con i produttori, al fine di acquisire quelle conoscenze necessarie a scegliere meglio cosa acquistare, avendo la possibilità di sapere perché scegliere un prodotto, da dove arriva e in che modo viene realizzato. Mettendo in contatto diretto produttore e consumatore, vengono a crearsi numerose reti fatte di Gruppi d’acquisto e piccoli produttori che discutono sulla qualità dei prodotti, sul rapporto qualità prezzo e sulle loro caratteristiche specifiche.

Abbiamo chiesto all’ideatore di Equalway, Bruno Ventre, come è nata l’idea: ”l’idea di creare Equalway mi è venuta, facendo parte di un gruppo di acquisto solidale, quando mi sono accorto delle difficoltà che ha un gruppo nel trovare produttori e di condividere informazioni con altri gruppi. Dato che ho sempre lavorato col web ho pensato di creare una piattaforma dedicata all’incontro e alla comunicazione tra gruppi di acquisto e piccoli produttori agricoli”.

Il sito è nato da poco, ma già sembra avere un ottimo successo. I produttori che hanno spazio su Equalway sono soprattutto quelli appartenenti ai settori dei prodotti tipici, dei prodotti equosolidali e coloro che tutelano la biodiversità. A guadagnarci, oltre ai gruppi d’acquisto, sarà anche l’ambiente perché con l’accorciamento della filiera diminuiranno parallelamente anche i trasporti necessari a far arrivare il prodotto dal produttore all’acquirente ultimo, permettendo così un notevole risparmio in termini di emissioni di Co2. Equalway sostiene anche le iniziative che promuovono il turismo sostenibile e i viaggi solidali, organizzati nel rispetto della cultura (o delle culture) e delle tradizioni delle comunità locali, valorizzando inoltre quanto più possibile le biodiversità. Come ci spiega Bruno Ventre “Equalway è uno strumento che può essere utile ai piccoli produttori per sfuggire alle logiche della grande distribuzione, tutte basate sul prezzo e che, sulla spinta all’omologazione, distruggono specificità locali e culture. Crediamo che in un periodo di crisi dei modelli economici tradizionali sia assolutamente necessario puntare su conoscenza, condivisione e responsabilità. Immaginiamo che le produzioni biologiche, quelle equosolidali, gli acquisti a chilometro zero e i consumi responsabili possano risultare il mezzo per raggiungere la consapevolezza necessaria”. Conoscenza, condivisione e responsabilità quindi i punti cardine.

Visto il riscontro positivo che il progetto sta riscuotendo nella fase di start-up in Italia Equalway già guarda all’espansione oltre confine. Per il futuro infatti Ventre dichiara che “si sta pensando all’organizzazione di progetti Equalway in ogni nazione, crediamo nella creazione di siti localizzati in diversi paesi perché le esigenze che vengono espresse in Italia sono le stesse esigenze di spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi. Potrebbe essere – aggiunge Bruno Ventre – il primo esempio di social network italiano esportato all’estero. Ce la stiamo mettendo tutta”.

Pensate che, a testimonianza dell’importanza del progetto, l’iniziativa è stata riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero delle Politiche Giovanili.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Consigli utili per iniziare una giornata perfetta in modo green

Nella vita sono sempre i piccoli gesti a fare la differenza. Per questo abbiamo pensato di dare qualche consiglio su come dare una svolta green alle nostre giornate, tutelando l’ambiente e la salute.

Sana sera, sana mattina. Partendo dalla sera è importante organizzarsi la serata con una serie di snack salutari, attività rilassanti e un orario per andare a dormire costante che faccia capire al proprio corpo che è il momento di rilassarsi. Le condizioni in cui andiamo a dormire condizioneranno il nostro risveglio.

I materassi biologici potrebbero essere un buon investimento per tutelare la propria salute, questo perché il cotone è una delle materie più cariche di pesticidi nell’agricoltura commerciale, e non credo sia questo che vogliamo abbracciare ogni notte. Tutti i materassi organici sono liberi da pesticidi, parecchi di questi sono fatti in lattice, una risorsa rinnovabile estratta dagli alberi. Al risveglio poi è consigliabile esporre il proprio corpo ai raggi del sole, per acquisire quella Vitamina D ricercata dal nostro organismo. Subito dopo dobbiamo fare un po’ di moto, meglio se ritmato.

Bagno vs doccia. A meno che la vostra doccia non duri meno di 5 minuti probabilmente risparmierete più acqua riempiendo la vasca e stando a bagno fin quando non siete puliti, senza limiti di tempo. Se il bagno non dovesse fare per voi usare un piccolo flusso d’acqua ad una temperatura di 120° ed un timer sono i modi migliori per uscire dal bagno più verdi e puliti!

Rinfrescarsi. I colluttori contenenti alcool possono asciugare la vostra bocca e contribuire ad un cattivo respiro. Scegliete una marca senza alcool, e siate sicuri di pulire i vostri denti accuratamente usando dentifrici senza coloranti, Sls, silica e altri dannosi ingredienti. E’ anche possibile creare un dentifricio fai da te, seguendo questa ricetta. Ultimo consiglio fondamentale: durante il lavaggio dei denti non lasciate mai scorrere l’acqua! Sarebbe come gettare le monete fuori dalla finestra. Lo fareste mai?

Prodotti di bellezza naturali e biologici. La pelle è il più vasto organo del nostro corpo, per questo dobbiamo stare attenti a quello che ci mettiamo sopra. Innanzitutto dovremmo fare una nostra personale ricerca sui prodotti che solitamente utilizziamo cercando se tra questi vi sono degli ingredienti nocivi. Vi consigliamo un sito in inglese utilissimo a questo scopo, costituito da un database ultracompleto di ingredienti cosmetici. Vi basterà inserire gli ingredienti dei prodotti che utilizzate normalmente per scoprire quali sono assolutamente innocui (pallino verde) o quali sono pericolosi per la vostra salute (pallino rosso). Servizio davvero interessante.

Rasoi elettrico vs tradizionali. Usando rasoi con lametta usa e getta al posto dei rasoi elettrici e pulire e asciugare dopo l’uso può far risparmiare notevoli quantità di energia e denaro. Un rasoio può avere anche una durata di 6 mesi prima di essere sostituito con uno nuovo. Per non parlare degli spazzolini elettrici. Assolutamente da abolire.

Schiuma da barba. Quando ci depiliamo, uomini e donne, faccia o gambe, è preferibile scegliere prodotto non tossici, naturali, per evitare che il nostro corpo assorba gli ingredienti chimici contenuti nelle creme. Ad esempio è possibile acquistare una schiuma da barba ecobio.

Deodoranti vs antitraspiranti. Scegliere di utilizzare antitraspiranti al posto dei deodoranti potrebbe essere una scelta nociva per il nostro corpo dato che questi contengono composti dell’alluminio che possono essere causa di irritazioni, o di peggio per chi è allergico. Per questo è opportuno utilizzare i tradizionali deodoranti, ancora meglio se naturali e stick anziché spray.

Come abbiamo visto in tantissimi gesti che facciamo abitudinariamente si nascondono pericoli per la nostra salute, sprechi inutili e azioni che possono danneggiare l’ambiente. Solo recuperando la naturalezza possiamo veramente trascorrere serenamente le nostre giornate in modo green!

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Il riscaldamento ecologico che rispetta l’ambiente e riduce i costi

Con l’approssimarsi della stagione fredda abbiamo pensato di darvi qualche consiglio su come migliorare la qualità del vostro riscaldamento di casa, rendendolo ecologico e riducendo i consumi.

Come sappiamo buona parte dell’energia impiegata per riscaldare le nostre abitazioni viene dispersa nell’ambiente a causa della scarsa efficienza termica delle costruzioni. Ecco alcuni suggerimenti per un più efficiente riscaldamento della vostra casa:

- Isolamento termico. Qualsiasi edificio non dovrebbe permettere spreco di energia e calore e va progettato e costruito al fine di ridurre il più possibile le dispersioni di energia. Un efficiente isolamento termico attraverso l’installazione di materiali e infissi isolanti consente ad esempio, grazie alla riduzione dei consumi e quindi delle spese, di ammortizzare in breve tempo la spesa sostenuta per l’isolamento termico. pannelli solare, energia solare

- Pannelli solari. Se l’edificio viene costruito in una zona con una buona esposizione ai raggi solari è consigliabile invece l’impiego dei pannelli solari per la produzione di acqua calda da utilizzare sia per il consumo domestico che per il riscaldamento dei locali . Il costo indicativo di un impianto solare per riscaldamento di circa 150 metri quadri di abitazione si aggira intorno ai 9 mila euro.

- Raggi infrarossi. Senza dubbio però l’ultima frontiera in termini di riscaldamento ecologico degli ambienti interni è l’impianto a raggi infrarossi: un nuovo sistema che permette di scaldare senza disperdere il calore. I raggi infrarossi provengono dalle pareti e scaldano direttamente persone ed oggetti presenti nella casa riducendo le dispersioni di calore rispetto ai sistemi tradizionali. Mentre i normali termosifoni scaldano l’aria disperdendosi i raggi infrarossi scaldano l’ambiente circostante eliminando un passaggio. La condizione di benessere raggiungibile con l’uso di questo impianto è elevatissima in proporzione ai bassi consumi.

-Pannelli radianti. Un altro tipo di riscaldamento ecologico e a risparmio energetico sempre più in voga negli ultimi anni è quello dei pannelli radianti, i quali permettono un comfort interno della casa a bassi consumi d’energia. L’irraggiamento del calore proviene dal pavimento o dalle pareti, il calore si propaga esclusivamente dove serve senza disperdersi. I pannelli radianti inoltre migliorano la qualità dell’aria degli ambienti chiusi, questo perché c’è bisogno di meno aria per climatizzare e c’è meno spostamento della stessa, riducendo la quantità di polvere e acari. I pannelli radianti permettono un gran risparmio in termini di energia consumata rispetto ai radiatori tradizionali che riscaldano l’ambiente interno tramite una corrente d’aria convettiva che porta a riscaldare prima l’aria del soffitto e poi quella sottostante con conseguente spreco di energia. Rispetto ad un calorifero normale il risparmio che otteniamo grazie ai pannelli radianti è di circa il 35%. stufa a pellet

- Stufe a Pellet. Il riscaldamento ecologico tra quelli proposti che più si avvicina ai metodi tradizionali è quello con le stufe a pellet. Rispetto ai vecchi impianti infatti queste stufe, rigorosamente di ultima generazione, utilizzano per l’alimentazione il pellet, cioè materiale ligneo biocombustibile, in sostituzione dei ceppi di legno. Ciò comporta una serie di miglioramenti di tipo ecologico, energetico e di gestione dell’impianto di riscaldamento rispetto alle stufe tradizionali. Lo svantaggio è la creazione di residui di cenere che però possono essere facilmente smaltiti come fertilizzanti. Il riscaldamento di queste stufe non è inquinante perché il legno viene completamento bruciato grazie al metodo di combustione altamente efficace. Inoltre è da considerarsi attualmente il sistema di riscaldamento più economico grazie ai bassi costi di installazione e gestione. A parità di calore prodotto ha costi inferiori rispetto a gas e metano e costi notevolmente inferiori rispetto a riscaldamenti elettrici. Il costo medio di una stufa a pellet di ultima generazione si aggira intorno ai 1200 euro.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Eco towns: in Inghilterra nascono le cittadelle ecologiche

24 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

In Inghilterra il governo ha stanziato circa 200 milioni di sterline, l’equivalente di 280 milioni di euro, per il progetto “Eco-towns”. Si tratta di quattro cittadelle che saranno composte ognuna da 2500 case a consumo zero grazie all’utilizzo delle ultime tecnologie sul risparmio energetico.

Per costruire un futuro sostenibile è necessario iniziare da ora a programmare e ad investire, consapevoli del fatto che ogni nostra scelta che facciamo nel presente condiziona, in positivo o in negativo, il nostro domani. Ed è proprio ciò che sta avvenendo in Inghilterra per la costruzione delle “Eco-towns”. Nell’articolo “Le nostre case saranno le centrali energetiche del futuro” avevamo già discusso della necessità di un ripensamento nella costruzione degli edifici verso i criteri della bioarchitettura, tassello fondamentale per la lotta al global warming. E avevamo sottolineato anche la mancanza di politiche e di scelte adeguate in Italia. Per questo motivo può essere utile riportare l’ennesimo esempio pratico di bioarchitettura, che fa dell’efficienza energetica la sua colonna portante, proveniente dalla Gran Bretagna.

In Inghilterra infatti il governo ha recentemente stanziato circa 200 milioni di sterline, l’equivalente di 280 milioni di euro, per il progetto “Eco-towns”. Si tratta di quattro cittadelle, il cui concept si avvicina molto a quello delle Ecol-city, che saranno composte ognuna da 2500 case a consumo zero grazie all’utilizzo delle ultime tecnologie sul risparmio energetico. La data di ultimazione delle prime case è prevista per il 2016.

Ma quali sono le caratteristiche delle Eco Towns? Tra le più interessanti sottolineiamo la possibilità di ricaricare ovunque le auto elettriche, i punti di bike sharing installati ad ogni angolo delle strade, trasporti pubblici efficienti e rigorosamente ecosostenibili. L’obiettivo del governo britannico, come spiega la stampa inglese, è quello di fornire attraverso queste Eco-towns un esempio, un modello di vita sostenibile da imitare, a tutti i cittadini britannici, e non solo. Non sono mancate ovviamente le proteste, provenienti da più parti della società inglese, contro questo progetto: alcune associazioni locali si sono dette preoccupate per la costruzione di queste cittadelle che sarebbero isolate da altri contesti urbani per via della carenza di adeguate vie di comunicazione stradali; altri hanno invece protestato per paura delle conseguenze negative che potrebbe avere sulla fauna questa ulteriore urbanizzazione a cui verrebbero sottoposte le campagne inglesi. Proprio a causa di queste proteste giunte da più parti il governo ha dovuto limitare il proprio ambizioso progetto che, in un primo momento, prevedeva la costruzione di ben 10mila case ex novo.

Sicuramente le politiche governative britanniche risulteranno più efficaci rispetto a quelle di casa nostra in tema di bioedilizia e nuove costruzioni. Mentre il governo Brown stanzia fondi per progetti centralizzati che guardano al futuro e alla tutela dell’ambiente, aiutando in questo modo anche l’economia a rialzarsi dopo il duro colpo dovuto alla crisi, in Italia il recente piano casa, poi rinominato “piano per il rilancio dell’attività edilizia”, ha semplicemente “giustificato” un aumento della volumetria delle case del 20%, delegando però ad ogni regione la scelta sugli interventi possibili, sulle modalità e sugli incentivi, rendendo così disomogeneo l’intero progetto nazionale con l’effetto di generare confusione.

Purtroppo la mancanza di una politica unitaria nazionale in materia, attraverso la quale si sarebbe potuto imporre alle regioni decise conditio sine qua non a tutela dell’ambiente, rende tutto molto troppo complicato, e ci rende sicuramente in una posizione arretrata rispetto alla programmazione centralizzata di medio termine del governo britannico.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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1% For the Planet:il business diventa green per contrastare il global warming

21 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

1% For the Planet è un’organizzazione che raggruppa imprenditori, personaggi dello spettacolo, dei media, ma anche dalle varie associazioni ambientaliste e dalle università per destinare l’1% dei propri utili alla lotta al global warming. La lotta contro i cambiamenti climatici necessita di una maggiore interconnessione tra le varie aree del mondo e tra gli investimenti affinchè possa raggiungere i suoi obiettivi.

1% For the Planet nasce proprio per riunire tutte le persone, imprese ed enti che hanno in comune voglia di costruire un mondo più green. L’ industria verde e gli investimenti nei settori delle energie rinnovabili e del taglio delle emissioni di gas serra sono ormai diventati fondamentali nel contrasto al global warming, divenuto una minaccia per tutta la popolazione terrestre e, nonostante le timide politiche delle organizzazioni internazionali e i governi, la lotta contro questo processo ha bisogno di un maggiore impegno da parte di tutti i settori della società.

1% For the Planet è un’organizzazione che nasce nel 2002 proprio dalla necessità di raggruppare più adesioni possibili dal mondo dell’imprenditoria, dello spettacolo, dei media, ma anche dalle varie associazioni ambientaliste e dalle università, allo scopo di raccogliere donazioni (appunto l’1%) dai profitti annuali di questi membri.

Attualmente sono 1200 le compagnie che aderiscono al progetto, appartenenti a 29 stati diversi, e che partecipano attivamente con donazioni mentre sono 1800 le organizzazioni destinatarie di tali fondi. Il fulcro della mission dell’organizzazione è proprio tentare di raccogliere più risorse possibili da destinare a imprese e gruppi non-profit che operano nel settore ambientale. Il coordinamento centralizzato dell’organizzazione funge da garanzia affinchè queste risorse non siano investite erroneamente evitando sprechi e diversificando i destinatari di tali fondi. Proprio a questo scopo il consiglio dell’associazione 1% fornisce ai donatori e ai destinatari un certificato di garanzia che attesta la loro affidabilità. Donare l’1% dei propri profitti per difendere l’ambiente dai cambiamenti climatici è un investimento sul futuro, non solo quello proprio e dei propri figli, ma di tutti noi; per questo la visione del progetto ha natura globale sin dal principio.

Quello che colpisce però scorrendo le adesioni al progetto di 1% For the Planet è la totale assenza di attori italiani. Probabilmente in Italia l’assenza di pubblicità dell’associazione, ma anche l’eccessiva pressione fiscale (che dovrebbe far sperare in investimenti green governativi), non ha aiutato finora a smuovere chi magari sarebbe propenso a partecipare attivamente all’iniziativa.

Tra le partecipazioni che danno maggior risalto e che pubblicizzano l’iniziativa a livello mondiale vi sono quelle delle star della musica internazionale: una delle più attive adesioni provenienti dal mondo della musica a 1% For the Planet è stata quella del cantautore statunitense Jack Johnson. Johnson ha aderito per la prima volta all’associazione nel 2004 e da allora ha incrementato il suo attivismo ambientalista per l’associazione. Durante i suoi concerti il cantautore indie-rock trasmette dei corti sul maxischermo che pubblicizzano la campagna 1% e sulla cover del suo ultimo album “In between dreams” ha messo in bella evidenza il logo di 1% For the Planet. Tra gli altri artisti che partecipano attivamente segnaliamo il gruppo pop The Submarines e Jackson Browne.

1% For the Planet ha inoltre attivato una massiccia campagna pubblicitaria che va dalle affissioni per le strade e in metro, ai gruppi di lavoro itineranti ad una serie di short films diffusi attraverso il canale Youtube.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Living streets: una città a misura di pedoni

16 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Chi di noi non sogna di poter camminare liberamente per le strade della propria città, del proprio paese o del proprio villaggio, sentendosi veramente al centro del contesto urbano?

Questo perché le strade hanno perso la loro caratteristica antropocentrica, non sono più pensate per essere vissute dall’uomo e dai pedoni, ma sono fatte per farci raggiungere un servizio piuttosto che un centro commerciale, rigorosamente in automobile. Per non parlare della loro pericolosità e dello stato di abbandono in cui versano.

Il problema è che ci si abitua a tutto, ai marciapiedi pieni di cartacce e di sigarette spente, ai troppi ostacoli che si frappongono tra noi e la nostra meta, alle macchine parcheggiate ovunque, al grigiore delle nostre strade. E’ una questione di vivibilità, quella che le vie cittadine occidentali stanno progressivamente perdendo.

Questa problematica è diventata un vero e proprio allarme sociale in Inghilterra negli ultimi anni, e per questo motivo un gruppo di professionisti si è riunito dando così vita all’associazione benefica “Living Streets: putting people first”.

L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i cittadini, facendo loro provare emozioni ormai dimenticate per le strade delle città.

Living Streets organizza infatti eventi e iniziative originali, grazie soprattutto al denaro raccolto attraverso le donazioni, le quali hanno tutte come comune denominatore il recupero degli spazi pubblici al cui centro viene rimessa la persona. Le donazioni servono quindi a mettere in piedi incontri pubblici, free streets party (un po’ come le nostre notti bianche), giochi per i bambini e dimostrazioni pratiche, rigorosamente nelle strade e nelle piazze delle città inglesi, per far tornare le persone a vivere le proprie strade. Questo perché sembra ormai che il processo di alienazione dell’uomo dalle sue strade sia quasi irreversibile: strade trasformate in corridoi di traffico che separano letteralmente una zona dall’altra , lasciando intere aree scollegate e quindi irraggiungibili; politiche quasi esclusivamente incentrate sul traffico e non più sulle vite umane; strade sempre più sporche e pericolose.

Per questo l’associazione Living Streets, oltre a promuovere eventi di sensibilizzazione rivolti ai cittadini, si sta pian piano trasformando in una vera e propria lobby che cerca di far pressione sulle scelte dei comuni e delle amministrazioni locali britanniche affinché gli spazi pubblici ritornino ad essere concepiti e progettati per le persone.

Durante le conferenze dell’associazione vengono fatte dimostrazioni pratiche, studiate da gruppi di lavoro appartenenti a Living Streets, su come gli spazi urbani possano ritornare ad essere più confortevoli e ospitali per le persone, a partire dal design urbano. In questo modo si vuole dimostrare come sia possibile rendere le persone più felici e socievoli, facendole vivere meglio.

Altro aspetto fondamentale dell’associazione è la vicinanza con i cittadini, ai quali viene data la possibilità di partecipare e proporre attivamente iniziative pubbliche, proporre politiche da rivolgere alle amministrazioni locali facendo così da trait d’union tra le singole persone che rivendicano i propri diritti di cittadini, oltre che tra le varie associazioni sparse sul territorio britannico.

L’associazione opera esclusivamente su territorio inglese e scozzese attualmente, ma sfido a trovare qualcuno che non riconosca nella descrizione delle strade britanniche caratteristiche comuni con quelle dei nostri centri urbani. Living Streets è politica dal basso, attiva e pratica, che rivendica diritti e libertà che sembravano acquisite ma che pian piano sono state erose credendo di fare cosa gradita alle persone. Forse è anche in un certo modo un ritorno all’antico, ma se tornare indietro significa recuperare i nostri spazi e con essi la socialità e la semplicità allora ben venga.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Le 5 applicazioni più green per il vostro IPhone

14 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

A partire da settembre sarà possibile rendere il vostro IPhone più green e ecostenibile grazie al lancio sul mercato delle nuove cover ad energia solare della Novo Think, che permetteranno di ricaricare il vostro telefono utilizzando solarmente energia pulita e gratuita.

Le ultime simpatiche novità della Apple sono una serie di applicazioni eco-friendly per IPhone.

Vi presentiamo le 5 più interessanti e originali.

La prima applicazione che vi presentiamo è The Good guide: è un’utilissima applicazione che permette di classificare i prodotti sul mercato sulla base del loro impatto ambientale. Basta cercare il nome del prodotto che ci interessa all’interno della suddivisione per categorie (giocattoli, prodotti chimici per la casa e per la persona, medicinali, cibo e tante altre), e the Good Guide ci fornirà la classificazione del prodotto ricercato dando un rating sulla base di 3 criteri: salute, ambiente e sociale. A quel punto potremo comparare e scegliere autonomamente (?) quale prodotto rispecchia di più la nostra eco-sensibilità.

La seconda applicazione è un gioco: si tratta di GreenWars, un riadattamento decisamente più costruttivo ed educativo di DrugWars (dove lo scopo era comprare droghe per rivenderle al prezzo doppio). In GreenWars il concetto di base (raggiungere la maggiore credibilità possibile sul mercato acquistando a prezzi bassi e rivendendo a prezzi più alti) è lo stesso, ma cambia l’oggetto del nostro commercio. Diventeremo infatti dei commercianti di prodotti eco-compatibili come la carta riciclata e le macchine ibride, per fare due esempi, allo scopo di scalare la green industry. Oltre alla simulazione dell’aspetto puramente commerciale l’applicazione ci fornisce anche informazioni utili sui prodotti green come la descrizione dell’utilità e il loro impatto sull’ambiente.

La terza eco-applicazione per IPhone è Carticipate: ovvero il primo software per impianti mobili quali l’IPhone che permette di organizzare il proprio viaggio in automobile con chi deve effettuare lo stesso tragitto, condividendo così con queste persone il mezzo di trasporto e le spese, e soprattutto permettendo la diminuzione dell’impatto ambientale del viaggio.

La quarta applicazione eco-friendly, per gli appassionati di libri e giornali, è Stanza: l’applicazione permette di scaricare sul proprio telefono materiale selezionabile da una libreria vasta oltre 100mila libri e periodici. L’aspetto ecologico di Stanza è in particolare il gran risparmio di carta, che si aggiunge ad aspetti più pratici come la lettura e la condivisione di materiale online, oltre alla possibilità di liberarci finalmente dal peso della cultura.

L’ultima applicazione che vi presentiamo è ShopGreen. Un programma che ci aiuta a compiere azioni che migliorino il nostro impatto ambientale consigliandoci dove trovare i “punti riciclo” più vicini, o ancora i trasporti pubblici a noi più utili per evitare di prendere l’automobile. Rispondendo ad una serie di test il software calcola il nostro livello “green” quotidiano (ad esempio verificando l’emissione giornaliera di CO2 ed il risparmio eventuale rispetto ai giorni precedenti). Più si è “Green” e più si viene premiati con buoni sconto e regali.

Ora qualcuno potrà obiettare che per essere eco-friendly non ci dovrebbe essere bisogno di un supporto tecnologico come quello offerto dalla Apple, o che apparecchi come questi limitano la nostra responsabilità affidando le nostre scelte quotidiane a supporti digitali. Ovviamente affinché tali pratiche “green” abbiano senso devono essere accompagnate da una sensibilità di fondo, innata o coltivata, che nessun apparecchio elettronico ci potrà mai insegnare.

Please don’t put your eco-life in the hands, of a multinational brand.

Alessandro Ingegno

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