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Archivio per la categoria ‘Sostenibilità’

2009: anno di grandi cambiamenti, idee e progetti per un mondo più verde

Manca ormai poco alla fine dell’anno. E proprio per questo abbiamo pensato che potesse essere interessante fare una lista di eventi, idee, tecnologie ed invenzioni che durante il 2009 e non solo hanno aiutato lo sviluppo e la diffusione di una cultura e di stili di vita sempre più ecologici. Sono infatti numerosissime le idee e le invenzioni che stanno aiutando la diffusione di una cultura sempre più green; sembra addirittura difficile ormai immaginare il nostro mondo senza alcune di queste scoperte!

In cima a questa lista c’è sicuramente tutto il mondo di internet, che include il mondo dei web magazine green, dei blog ecologisti, e dei social network. Durante il 2009 c’è stato un vero e proprio boom delle testate giornalistiche online dedicate alla diffusione delle tematiche green. Anche nel mondo della blogosfera si è verificato un aumento di diari online focalizzati su esperienze green personali o della propria comunità.

Anche i Social Network hanno dedicato più spazio al mondo dell’ambiente e del risparmio energetico. Siti come diggita oppure oknotizie hanno creato categorie ad hoc per l’ambiente, permettendo una categorizzazione degli articoli molto più specifica e mirata. Nonostante al loro interno circoli una quantità incredibile di spazzatura, notizie inutili e marketing più o meno mascherato, i social network sono un eccezionale mezzo attraverso il quale è possibile veicolare il proprio messaggio ambientalista, fare raccolta fondi, pubblicizzare le associazioni e far circolare idee verdi.

Ma ecologia e ambiente vuol dire anche e soprattutto negli ultimi anni risparmio energetico. In questo ambito è assolutamente da citare l’invenzione della Rete Intelligente (Smart Grid), un nuovo metodo di distribuzione dell’energia che consente ai vari dispositivi di funzionare su una rete comune, condivisa, inter-operabile, con un sistema simile a quello di Internet. La Smart Grid grazie alla comunicazione tra i vari comparti energetici, permette un enorme risparmio, in termini economici e di consumo, offrendo, ad esempio, la possibilità di sfruttare le varie fonti in base alla fascia oraria più conveniente che cambia in base al tipo di approvvigionamento.

Sempre a proposito di energia è di enorme importanza l’invenzione di tecnologie che permettono lo sfruttamento di risorse naturali che generano energia rinnovabile. Queste infatti ci danno un’alternativa al consumo di quelle risorse già ampiamente sfruttate che stanno giungendo al termine (petrolio, uranio) o altamente inquinanti come il carbone. Nonostante le energie rinnovabili fatichino attualmente a decollare in alcuni stati, sia occidentali (come l’Italia) che in via di sviluppo, possiamo dire con assoluta certezza e tranquillità che rappresentano il futuro.

Un altro strumento utilissimo introdotto recentemente è la misurazione della nostra impronta ecologica, ovvero dell’ impatto delle nostre azioni quotidiane sull’ambiente e sul nostro habitat. L’impronta ecologica, detta anche Carbon Footprint permette, oltre ad una verifica della propria impronta, anche la valutazione delle aziende più pulite e quindi meritevoli. Aziende come Apple e Hp stanno lavorando per rendere visibile ai consumatori la propria Carbon Footprint, allo scopo di acquisire sul mercato un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza. Magari per garantire i consumatori sulla veridicità di questi dati privati sarebbe utile la verifica da parte di un organismo o ente esterno.

Dal punto di vista commerciale la moltiplicazione dei cosiddetti Farmers Markets, ovvero i mercati locali del contadino, e dei Last Minute Market, progetti di recupero degli alimenti invenduti, che vengono così recuperati e portati a nuova vita, evitando sprechi inutili soprattutto durante le feste.

I Farmers Market e i Last Minute Market sono iniziative molto importanti: i primi permettono il recupero della tradizione e aiutano e proteggono lo sviluppo e l’economia locale, dando anche il vantaggio ai clienti di conoscere i produttori e di informarsi direttamente sulla genuinità del cibo; i secondi invece permettono di evitare che si verifichino le dinamiche spesso dannose della grande distribuzione, permettendo il recupero di prodotti assolutamente integri che per motivi di marketing e commercializzazione spesso finiscono nelle discariche.

Altro fenomeno fondamentale che ha contribuito e sta contribuendo a stili di vita sostenibili è rappresentato dalle città sostenibili. Ripensare i centri urbani in un ottica nuova e sostenibile appunto, a livello di efficienza energetica ma anche di inquinamento, significa migliorare il trasporto urbano, aumentare le aree verdi, creare luoghi di socialità in cui vivere le città, ridurre o eliminare completamente la produzione di rifiuti. Su questo fattore siamo ancora alla fase sperimentale, soprattutto in piccoli centri, ma già tra qualche anno sarà possibile applicare questi ripensamenti anche su vasta scala.

L’ultima idea, non per ordine d’importanza, che vogliamo sottolineare, è quella del riconoscimento dei Diritti Naturali ovvero, come è già avvenuto in Ecuador e Svizzera, di esprimere a livello legislativo dei diritti a favore della natura e a tutela delle biodiversità che noi esseri umani, in tutti i modi, stiamo tentando di rovinare.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it


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Anche in montagna è possibile un turismo sostenibile

Con l’inverno alle porte sono in molti a porsi una domanda importante: è possibile un turismo invernale sostenibile e responsabile? La risposta è sì, anche se gli esempi sostenibili in Italia scarseggiano, e vengono tutti dal Piemonte.

Il turismo invernale sembra, allo stato attuale delle cose, in una fase di profondo ripensamento. Sia da parte dei turisti che da parte dell’offerta turistica cominciano a manifestarsi sempre più spesso sensibilità crescenti rispetto alle questioni ambientali: in primis concentrate sulla qualità dei paesaggi, la gestione dei rifiuti, l’impatto dei complessi sciistici. Di fronte a queste nuove aspettative, alcune località sciistiche o comuni di montagna cercano di individuare delle soluzioni ai problemi del settore. A questo proposito però sembra che l’Italia sia parecchio indietro, ad un punto tale che definire la sostenibilità nel campo del turismo sciistico sembra essere un compito particolarmente difficile.

Il Piemonte rappresenta sicuramente una delle realtà italiane più avanti nel settore del turismo invernale sostenibile: la provincia del Verbano-Cusio-Ossola brilla per acque pulite e insediamenti rispettosi dell’ ambiente, in cui l’impatto dell’ alta stagione si fa sentire, ma con equilibrio.

In questa zona, anche in periodi di alta stagione, la raccolta differenziata raggiunge, record assoluto per il Piemonte, picchi dell’ 80%. La maggioranza delle strutture ricettive adotta almeno una misura di riduzione dell’impatto ambientale: caldaie ad alta efficienza o a biomassa, pannelli solari, ma anche dispositivi per lo spegnimento automatico delle luci, riduttori di flusso per il risparmio idrico e regolatori degli scarichi nelle toilette.

Sarà anche per realtà affermate come queste che Torino è stata, dal 7 al 12 dicembre, la capitale del turismo sostenibile in occasione della TRES, la settimana internazionale del turismo responsabile, iniziativa organizzata da CISV, organizzazione non governativa, in collaborazione con l’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR).

La settimana internazionale del turismo responsabile è stata una perfetta occasione per l’incontro tra i tour operator e gli specialisti del settore, i quali si sono confrontati su tematiche come la responsabilità sociale delle imprese, le certificazioni turistiche, il ruolo dei migranti e quello degli enti internazionali nella pro-mozione di un turismo “altro”.

Sempre in Piemonte un’interessante iniziativa che Legambiente propone ogni stagione invernale è Nevediversa: una campagna dedicata all’esaltazione dei paesaggi montani, alla riscoperta della natura e alla valorizzazione di metodi alternativi ai soliti sci e snowboard per conoscere e vivere appieno la montagna, contro il turismo che mortifica le Alpi per proporre una frequentazione della montagna più genuina e meno invasiva.

Passando oltre confine iniziative da prendere a modello non mancano, soprattutto per l’attenzione rivolta allo sviluppo sostenibile del settore sciistico: alcune località francesi, Montgenèvre, Meribel o Avoriaz si interessano alle modalità di gestione dei loro comprensori sciistici, attraverso auditing e certificazioni della qualità; le cosiddette Perle Alpine, Les Gets, Werfenweng, Arosa e le stazioni sciistiche del comprensorio del Rosengarten-Latemar, cercano di ridurre l’impatto ambientale derivante dagli spostamenti dei turisti. Alcuni comuni, come quelli della regione di St. Moritz o Crans Montana, adottano misure per limitare la forte pressione fondiaria e ridurre lo squilibrio tra seconde case e abitazioni principali. Per tutti questi motivi sono indotto a pensare che ben presto, anche in Italia, il livello di sostenibilità rappresenterà il nuovo criterio di scelta delle destinazioni dei turisti, permettendo, alle località invernali a più basso impatto, di acquisire un vantaggio nei confronti della concorrenza.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it


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Progetto Aires: per frutta e verdura biologica basta un click

Si chiama Aires, Associazione incontro rispetto e solidarietà, ed è una cooperativa nata a Napoli circa un anno fa con l’intento di riunire tutte quelle realtà che hanno in comune l’amore per il territorio, la voglia di rendere il mondo un posto un po’ più giusto partendo dalle piccole scelte quotidiane, con chiunque voglia portare a Napoli i prodotti migliori della terra in modo sostenibile, equo ed accessibile.
In concreto la cooperativa si occupa di mettere in contatto produttore e consumatore, attraverso internet. Il consumatore infatti può acquistare prodotti assolutamente biologici e locali semplicemente collegandosi al sito.
L’ideatore e responsabile del progetto si chiama Alessandro Gioia, colui che ha deciso di scommettere su un’economia fatta dal basso, un pò come il circuito virtuoso che si è instaurato nel giro di pochi anni con lo Scec (altro progetto creato a Napoli), cercando di valorizzare il rapporto diretto tra le persone e favorire uno sviluppo sostenibile attraverso dei consumi responsabili.
Punto forte del progetto, anche dal punto di vista del marketing, è la biocassetta: una cassetta bio a 360°, perchè composta da materiali biodegradabili, e perchè contiene prodotti che vengono venduti entro 24 ore dal momento in cui sono stati colti, quindi assolutamente freschissimi.
La filiera corta della biocassetta garantisce prodotti forniti da 20 piccoli produttori locali che ricevono certificati dall’organismo Suolo&Salute. L’acquisto della biocassetta avviene solamente online, previa registrazione al sito ad un prezzo minimo di 15 euro. Su ogni cassetta viene applicata anche una cauzione di 3€ che, in caso di mancata riconsegna, non saranno restituite.

Acquistare la biocassetta conviene sia al produttore sia al consumatore: da una parte il produttore riesce ad ottenere dei buoni guadagni, ricaricando il costo dei prodotti di circa il 30-50 percento; dall’altra il consumatore ha la possibilità di acquistare prodotti freschi, genuini e a basso impatto ambientale.
Ogni settimana la cooperativa consegna circa 200 cassette confezionate con materiali biodegradabili. In meno di un anno i ragazzi di Aires sono riusciti a raddoppiare i propri clienti, a testimonianza del fatto che i buoni propositi spesso vengono premiati e apprezzati dai cittadini.
Gli obiettivi che si pone l’associazione Aires sono di tutto rispetto: promozione delle produzioni locali per dar vita, nel piccolo, ad un vero e proprio circuito economico sociale fatto di realtà imprenditoriali campane (dalle aziende agricole alle botteghe di quartiere) allo scopo di contribuire ad uno sviluppo sano e reale del territorio; salvaguardia dell’ambiente che ci circonda favorendo la diffusione di un’agricoltura biologica ed il più possibile vicina a noi; accorciare al minimo la filiera e realizzare un ciclo corto che metta in contatto diretto i soci produttori con i consumatori; offrire prodotti di alta qualità ad un prezzo giusto; praticare la trasparenza mettendo a disposizione online tutte le informazioni (storia e tracciabilità di ogni singolo prodotto, prezzi, certificazioni bio, controlli etc.); creare occasioni di lavoro per persone in condizioni di svantaggio e dare loro la possibilità di un reinserimento attivo nella società.
Un commercio equo e solidale, insomma, a casa nostra.
Sono quattro i punti vendita a Napoli che aderiscono all’iniziativa Aires: Enoteca Mercadante wine bar, in Corso Vittorio Emanuele, Squisitezze Cheesebar a piazza Bellini, Pepe Nero Ristorante, in via Santa Lucia e Naturalmente Bio, in via Belvedere.
Con la speranza che, prendendo spunto dall’iniziativa partenopea, progetti di biocassette si moltiplichino su tutto il territorio italiano.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it



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Alcuni eventi della settimana di riduzione dei rifiuti italiana

Dal 21 al 29 novembre si è svolta la prima settimana europea di riduzione dei rifiuti. L’Italia ha partecipato attivamente con centinaia di iniziative di sensibilizzazione, informazione ed educazione sparse su tutto il territorio.

L’edizione pilota del 2008 era stata la prova generale dell’ufficiale prima edizione della “Settimana europea della riduzione dei rifiuti”.

In concreto si tratta di una manifestazione che nasce con l’obiettivo di educare, sensibilizzare ed informare il più possibile, attraverso attività creative e didattiche, i cittadini europei alla riduzione della produzione di rifiuti, uno dei grandi problemi che affliggono e accomunano le società occidentali, e che si propone con modalità ancora più drammatiche negli impreparati paesi in via di sviluppo.

Il nostro Paese si è contraddistinto quest’anno per le l’elevato numero di iniziative locali, per questo abbiamo deciso di segnalare alcuni tra i progetti più interessanti.

La Campania, punto nevralgico del nostro Paese per l’altissima produzione di rifiuti, si è contraddistinta per l’altissimo tasso di adesioni (comprensibile visti i recenti trascorsi emergenziali) soprattutto da parte di istituti scolastici, all’attività “Io mi differenzio”: una sensibilizzazione effettuata attraverso esempi pratici di buone prassi per la riduzione dei rifiuti, comportamenti eco-sostenibili, esempi sul riutilizzo dei beni, distinzione tra riduzione e raccolta differenziata.

In Abruzzo invece, nonostante gli abitanti si trovino ancora nel pieno dell’emergenza causata dal terremoto dell’aprile scorso, sono stati lodevoli alcuni progetti portati avanti dalle Cooperative Paterno, Il Borgo, Capistrello e Tornione: qui si è deciso di puntare sulla promozione di acquisto di prodotti senza imballaggi secondari, sull’utilizzo di borse per la spesa riutilizzabili e sul prolungamento della vita di oggetti utilizzati attraverso il riciclo e il riuso.

Tra i progetti organizzati in giro per l’Italia un’iniziativa molto utile è stata “Ufficio ecologico”, nata da un’idea del Comune di Riccione: consisteva nella produzione e presentazione ai dipendenti comunali della guida all’ufficio ecologico, inerenti i comportamenti da tenersi nel luogo di lavoro per prevenire la produzione di rifiuti, dall’avvio di azioni di dematerializzazione delle procedure amministrative all’abolizione della stampa cartacea della busta paga dei dipendenti.

In Liguria invece, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, il Comune di Riomaggiore ha deciso di coniugare il Natale, periodo in cui si concentra un’altissima produzione di rifiuti per ovvi motivi consumistici, con il riciclo di questi ultimi. “Natale fatto a mano”, nome dell’iniziativa, ha difatti coinvolto i bambini delle scuole primarie nella creazione di addobbi natalizi attraverso materiale di uso e consumo comune generalmente destinato ai rifiuti (bottigliette di plastica, sacchetti di plastica, vecchi CD rom, tappi di plastica, cannucce, ecc.) con dimostrazioni pratiche di creazione di addobbi.

Queste sono solo alcune delle centinaia di progetti portati avanti durante la settimana europea della riduzione dei rifiuti la cui organizzazione in Italia è stata affidata ad un Comitato Nazionale formato da Federambiente, Commissione nazionale italiana Unesco, AICA (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale), Osservatorio Nazionale Rifiuti, Legambiente, Rifiuti 21 Network, Provincia di Torino ERICA Soc. Coop. (Educazione Ricerca Informazione Comunicazione Ambientale), Eco dalle Città. Il tutto supportato e coordinato a livello comunitario dal programma della Commissione Europea LIFE+.

Insomma se volessimo riassumere la settimana europea contro i rifiuti appena conclusasi in una sola parola quella è senza dubbio ridurre!

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it


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L’errore nucleare. Il futuro è nel sole

Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.

Cosa ne pensa?

“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?

“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…

“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.

da Repubblica

Sito denuclearizzato

La casa più ecologica d’Italia si trova ad Albenga

17 Novembre 2009 alessandroingegno 3 commenti

Già in fase di realizzazione la palazzina di Albenga (SV), costituita da 24 alloggi e 800 mq di uffici comunali, aveva ottenuto il premio nella sezione progettazione al concorso nazionale “Costruire sostenibile in cooperativa – progettare e realizzare la qualità dell’abitare”. Al progetto è stato poi assegnato nel 2008 il marchio QSA (Qualità e Sostenibilità dell’Abitare) rilasciato dal Consorzio Nazionale Casa Qualità.

Adesso che la struttura è parzialmente terminata e le case praticamente già assegnate cresce la curiosità di conoscere i particolari di questo modello di bioarchitettura decisamente da imitare.

Grazie alle 60 creazioni sostenibili concentrate all’interno di ogni singola unità abitativa la Casa Ecologica di Albenga è senza dubbio l’abitazione col minore impatto ambientale d’Italia: tutti gli sprechi energetici di una casa normale infatti sono stati affrontati in modo scientifico attraverso un approccio multisettoriale, comprendente diversi tipi di energie rinnovabili e tecnologie sostenibili.

L’approccio al progetto da parte dell’architetto Giorgio Mallarino è partito da un importante dato relativo alle nostre abitazioni, che assorbono il 40% di tutta l’energia consumata nel nostro paese. Di questo 40% il 72 viene consumato per riscaldare e rinfrescare l’ambiente, il 12 per l’uso degli elettrodomestici, il 12 per l’acqua calda sanitaria, il 3 per i fornelli e solo l’1 per cento per illuminazione. Per questo l’architetto ligure sostiene che “la prima cosa da fare in una casa è non dissipare energia. Si deve mantenerla senza sprecarla”. Ma entriamo nello specifico.

Al bilancio energetico contribuisce in maniera fondamentale l’isolamento particolarmente efficace della struttura che permette una dispersione dell’energia pressoché nulla.

Il fotovoltaico è però parte fondamentale della Casa di Albenga: attraverso il sistema BioVec sono inserite all’interno delle vetrate delle cellule fotovoltaiche posizionate su alluminio e incollate al vetro, senza forature. Le pompe di calore dell’impianto a loro volta sono alimentate dall’energia fotovoltaica prodotta dalle celle installate sul tetto e l’intero sistema permette ai condomini di ottenere riscaldamento invernale, climatizzazione estiva, acqua calda sanitaria, acqua calda per alimentazione di lavastoviglie e lavatrici, consentendo così un grandissimo risparmio.

Ma l’energia più conveniente è quella geotermica: quella dell’acqua della falda acquifera del pozzo, che diventa energia attraverso delle pompe di calore che creano caldo dentro e freddo esternamente. Attraverso il sistema geotermico installato, l’energia viene moltiplicata e “rubata” dal terreno. Fondamentale la possibilità di poter invertire il processo da caldo a freddo, a seconda dell’evenienza e della stagionalità.

Il sistema integrato tra le varie fonti di energia permette una stabilità che, in periodo di pioggia e mancanza prolungata di sole, dà la possibilità di passare al sistema tradizionale elettrico per scaldare l’acqua con una complementarità dei diversi sistemi integrati (elettricità, fotovoltaico, eolico, geotermico).

Per quanto riguarda il sistema di ventilazione, attraverso il recupero termodinamico si recupera l’energia contenuta nell’aria estratta per trasferirla all’aria immessa con notevole risparmio economico. In inverno l’aria fredda che viene prelevata dall’esterno passando nello scambiatore termodinamico riceve calore ceduto dall’aria viziata in uscita.

Tutta questa energia risparmiata e prodotta potrà anche essere veicolata, attraverso la rete integrata interconnessa, per far funzionare i vari elettrodomestici presenti in casa che assorbono ben il 12% dell’energia domestica. Anche i materiali utilizzati sono fondamentali: per inquinare meno e per la nostra salute. Nella Casa Ecologica sono stati utilizzati materiali e sostanze naturali. Come isolante termico c’è la lana la canapa, il sughero. Oppure c’è la calce naturale per gli intonaci.

Dal punto di vista del riciclo quello dell’acqua è di non poco conto: l’impianto installato recupera l’acqua scaricata da lavelli, doccia, elettrodomestici e cucina (le cosiddette acque grigie), e dopo essere passate attraverso una filtratura e aggiunte alle acque dei tetti vengono reimmesse nella rete per alimentare le cassette dei wc.

All’interno degli spazi comuni è stata creata una centralina per la ricarica delle bici elettriche, oltre alle aree esterne ad uso comune come i giardinetti. La casa ecologica costa di più di una casa normale ma, come in ogni investimento, è importante valutare il tempo di ritorno dell’investimento. E con la Casa Ecologica, grazie soprattutto ai forti risparmi in termini energetici, il ritorno si ha in un più breve tempo rispetto alle fatiscenti costruzioni tradizionali.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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Pompei rinasce in chiave green, con l’archeo-agricoltura sostenibile

29 Ottobre 2009 alessandroingegno 1 commento

Dopo le difficoltà riscontrate nella stagione turistica appena conclusa, Pompei ha deciso di puntare sul proprio territorio a 360 gradi, in chiave green, per il rilancio dell’immagine dell’intero sito archeologico. Nei primi sei mesi dell’anno gli Scavi Archeologici di Pompei hanno infatti registrato bilanci in rosso con un 12% in meno di visitatori, che significa oltre 110.000 ingressi rispetto allo stesso periodo del 2008.

Ma in cosa consiste il piano di rilancio della nuova Pompei sostenibile? La soprintendenza e la Regione hanno siglato un’intesa che prevede un ampliamento dell’offerta turistica pompeiana anche all’agricoltura biologica, in particolare al vino prodotto proprio nell’area archeologica oltre ad altri prodotti tipici locali dell’area vesuviana. Il vino locale rappresenterà il cuore del progetto di rilancio: l’Aglianico, il Sciacinoso e il Piedirosso a Pompei verranno coltivati negli stessi luoghi dove sorgevano gli antichi vigneti. Agricoltura sostenibile, vino e storia, un mix che promette un roseo futuro per Pompei.

L’area archeologica pompeiana si estende infatti per 66 ettari: 44 sono scavati e i rimanenti sono gestiti dai contadini secondo regole precise come, per esempio, non utilizzare mezzi pesanti o effettuare vangature profonde, e non utilizzare presidi fitosanitari aggressivi a tutela dei resti archeologici. Questo per tutelare una biodiversità che si conserva da 250 anni. Insieme con il vino prodotto negli Scavi come duemila anni fa ci sarà anche spazio per colture che preservano la biodiversità dell’area archeologica, oltre che per la valorizzazione dei prodotti tipici che verranno coltivati.

Il modello pompeiano, definito di “Archeo agricoltura sostenibile”, coniugherà la storia dell’antica Roma, ben rappresentata dai reperti, alla naturalezza dei luoghi e dei prodotti della terra, grazie al vino, trait d’union tra antichità e presente.

Il vino era infatti già apprezzatissimo dagli antichi romani e nell’area vesuviana si trovavano già allora terreni adatti per la coltivazione della vite, c’era la possibilità di lavare le anfore per la conservazione del vino con l’acqua di mare salata, e sul delta del fiume Sarno crescevano le canne per reggere le piante di vite.

Per promuovere l’Archeo agricoltura sostenibile Pompei ha inoltre intenzione di destinare ogni bottiglia prodotta all’interno degli Scavi ad un’ambasciata italiana nel mondo, accompagnata da una serie di eventi e promozioni studiate appositamente per ogni destinazione. L’idea innovativa è stata lanciata dal commissario all’area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, in occasione della vendemmia; occasione che ha permesso anche di illustrare in anteprima alle scuole primarie giunte a Pompei per visitare il sito archeologico la mostra “Vinum Nostrum”, un percorso che narra il lungo cammino della vite e della sua diffusione dalla Grecia a Roma antica, grazie anche alle testimonianze uniche che gli scavi di Pompei conservano.

Storia e natura a Pompei si fonderanno permettendo ai visitatori di camminare per quelle strade che oltre 2000 anni fa erano solcate dai Romani, e nel frattempo provare le sensazioni provocate dagli intensi sapori dei vini frutto di quella stessa terra, creando un esperienza sicuramente unica al mondo nel suo genere.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

pompeilogo

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Aspettando Copenaghen: ecco come salvare la Terra

Mille punti di disaccordo sparsi nelle 170 pagine della bozza di documento finale. A 41 giorni dall’inizio della conferenza di Copenaghen il quadro formale della situazione non potrebbe essere peggiore. Per evitare che il caos climatico assuma proporzioni devastanti, bisogna tagliare le emissioni serra, cioè il consumo di combustibili fossili e la deforestazione, dell’80 per cento a metà secolo.

Lo scenario politico. L’Europa, che ha sostenuto e vinto la battaglia per la ratifica del protocollo di Kyoto, non può continuare ad andare avanti da sola anche per la seconda fase degli impegni, quelli per il periodo successivo al 2012. Ma Stati Uniti da una parte e il Bric (Brasile, Russia, India, Cina) dall’altra restano in stallo: nessuno dei due blocchi può muoversi senza avere la garanzia che anche l’altro faccia lo stesso ed entrambi hanno problemi politici seri. Il braccio di ferro sulla sanità ha ridotto i margini della Casa Bianca per la trattativa sul clima che vede forti resistenze interne. E i paesi emergenti, dopo aver calcolato quanta dell’anidride carbonica attualmente in atmosfera è venuta dai paesi di prima industrializzazione, ripetono la formula delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Dunque, restando fermi al quadro degli equilibri politici attuali, la partita dovrebbe essere data per persa. Ma c’è un fattore che rompe gli schemi e che sta diventando sempre più importante: il ruolo dell’opinione pubblica mondiale non disponibile ad accettare di veder sparire nell’arco di un secolo l’equilibrio climatico che ci accompagna dal momento in cui il primo essere umano ha piantato un seme nella terra. I due Nobel consecutivi all’uomo politico americano che si è più impegnato per la pace con la natura (prima Gore, ora Obama) rappresentano un segnale chiaro in questa direzione.

E infatti qualcosa comincia a muoversi. L’Europa ha deciso di tagliare le emissioni serra di una quota compresa tra l’80 e il 95 per cento entro il 2050 e potrebbe spingere al 30 per cento l’abbattimento dell’anidride carbonica al 2020. Obama sta accelerando il pressing per ottenere una legge che obblighi gli americani a tagliare le emissioni del 17 per cento al 2020. Il Brasile si è dichiarato disponibile a fermare l’80 per cento della deforestazione in Amazzonia al 2020 e l’Indonesia del 26 per cento. Anche la Cina per la prima volta ha accettato di collegare le emissioni di carbonio al parametro climatico invece che a quello energetico. L’accordo non è impossibile. Ma deve comprendere un impegno che riguardi il prossimo decennio: essere virtuosi al 2050, nel governo dei nipoti, è troppo facile.

da Repubblica.it

Repubblica.it e Wwf ha lanciato l’iniziativa per misurare l’impronta di carbonio. “Capire il proprio legame con la produzione di C02 – afferma il Wwf – è essenziale per poter iniziare una salutare dieta”.

5 trucchi e consigli per un Halloween 100% ecologico

Sono anni ormai che anche in Italia il 31 Ottobre si festeggia la notte di Halloween, una delle più tradizionali feste pagane anglosassoni. Per questo motivo abbiamo deciso di darvi qualche consiglio su come organizzare la vostra notte di Halloween ecologico rigorosamente in green-style, divertendovi in maniera originale!

1) Vestiti ecologici per Halloween

Proprio durante questo tipo di feste carnevalesche si fa un grande uso e abuso di materiali sintetici, per i vestiti, per le maschere, per i giochi e gli addobbi. Creare un costume ecologico da indossare può essere divertente e allo stesso tempo rispettoso per l’ambiente: se si dispone di una buona fantasia e di un minimo di creatività si possono ad esempio riutilizzare lattine, cartoni e giornali per creare maschere o gadget di ogni tipo da indossare durante i festeggiamenti. Anche raccogliere le foglie secche degli alberi potrebbe essere un’idea carina per creare un cappello o una gonna fatta in casa che più naturale (e hawaiana!) non si può.

Se invece siamo a corto di fantasia un vecchio lenzuolo può dare diversi spunti per autoprodurre travestimenti originali (un fantasma?), evitando di acquistare o utilizzare materiali sintetici difficilmente smaltibili dopo l’utilizzo. Altrimenti, in ultima analisi, possiamo sempre noleggiare un vestito.

2) Trucchi ecologici e naturali

Altro aspetto da non trascurare per i preparativi della notte di Halloween è il trucco: solitamente si scelgono trucchi molto pesanti, rigorosamente sintetici, che soffocano la pelle e contengono sostanze nocive. Creare un trucco fatto in casa, con le proprie mani, può rivelarsi una scelta sana e naturale, oltre che originale. Tutto quello che dovete fare è munirvi di crema protettiva, amido, acqua e colorante naturale del colore col quale vorrete truccarvi. Mescolando tutto uscirà un bel pasticcio che potrete spalmarvi sul viso senza correre alcun pericolo!

3) Dolcetto o scherzetto?

Passando ai dolci, una must della notte di Halloween, vi consigliamo di cercare i negozi, o anche online, che vendono cioccolata e i biscotti biologici, le barrette ai cereali, aggiungendo ai nostri cestini di golosità anche tanta frutta: magari non saranno super golosi e extra zuccherini come tutti quei dolcetti pieni di conservanti ma sarete sicuri di tutelare la salute dei vostri bambini innanzitutto, e l’ambiente.

4) Halloween in bici!

Un’altra scelta fondamentale, se non obbligata, per il vostro Halloween dovrà essere quella di lasciare l’automobile a casa! La vostra nottata sarà più divertente e anche diversa dal solito, e tutelerete l’ambiente evitando di inquinare. Un alternativa altrettanto eco-compatibile e divertente potrebbe essere una bella passeggiata in bicicletta magari addobbata anch’essa per la festa. Se organizzate invece un party a casa al momento degli inviti scegliete di non sprecare carta ed invitate i vostri amici tramite posta elettronica o messaggio sul cellulare.

5) La zucca

Essendo la festa di Halloween una usanza principalmente anglosassone alcune delle caratteristiche fondamentali si vanno a perdere quando i festeggiamenti si importano nel nostro paese. Proprio il simbolo di questa festa, la zucca, in Italia è poco diffuso. Ma nel caso in cui tra voi ci fosse qualcuno che desidera festeggiare all’americana allora vi consigliamo di procurarvi una zucca stando attenti alla provenienza (ancora meglio se coltivata in casa!), svuotarla, utilizzare il contenuto per cucinare qualche cibo prelibato, ritagliare alcune parti della zucca vuota per darle la sembianza di un volto, di non colorarla con spray o pennelli e, una volta terminati i festeggiamenti, di buttare i ritagli e la zucca nei vostri rifiuti organici.

Se deciderete di festeggiare in questo modo il vostro Halloween, stando attenti ai piccoli dettagli, i vostri bambini impareranno un modo diverso di far festa, più responsabile, e l’ambiente vi ringrazierà, partecipando con voi alla festa e soprattutto continuando a farlo in futuro!

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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E’ nato Equalway: prodotti tipici dal produttore al consumatore

Oggi vi presentiamo Equalway, il primo social marketplace al mondo che riunisce gruppi d’acquisto e piccoli produttori. Lo scopo di Equalway è quello di sviluppare un consumo responsabile, valorizzare l’ambiente, la tipicità, le relazioni umane e il lavoro senza sfruttamento. Ma in che modo si intende fare tutto questo?

Equalway è in pratica un sito web che permette di eliminare l’intermediazione che caratterizza le lunghe filiere della grande distribuzione, mettendo produttori e consumatori in contatto diretto. In questo modo i consumatori hanno la possibilità di instaurare un dialogo diretto con i produttori, al fine di acquisire quelle conoscenze necessarie a scegliere meglio cosa acquistare, avendo la possibilità di sapere perché scegliere un prodotto, da dove arriva e in che modo viene realizzato. Mettendo in contatto diretto produttore e consumatore, vengono a crearsi numerose reti fatte di Gruppi d’acquisto e piccoli produttori che discutono sulla qualità dei prodotti, sul rapporto qualità prezzo e sulle loro caratteristiche specifiche.

Abbiamo chiesto all’ideatore di Equalway, Bruno Ventre, come è nata l’idea: ”l’idea di creare Equalway mi è venuta, facendo parte di un gruppo di acquisto solidale, quando mi sono accorto delle difficoltà che ha un gruppo nel trovare produttori e di condividere informazioni con altri gruppi. Dato che ho sempre lavorato col web ho pensato di creare una piattaforma dedicata all’incontro e alla comunicazione tra gruppi di acquisto e piccoli produttori agricoli”.

Il sito è nato da poco, ma già sembra avere un ottimo successo. I produttori che hanno spazio su Equalway sono soprattutto quelli appartenenti ai settori dei prodotti tipici, dei prodotti equosolidali e coloro che tutelano la biodiversità. A guadagnarci, oltre ai gruppi d’acquisto, sarà anche l’ambiente perché con l’accorciamento della filiera diminuiranno parallelamente anche i trasporti necessari a far arrivare il prodotto dal produttore all’acquirente ultimo, permettendo così un notevole risparmio in termini di emissioni di Co2. Equalway sostiene anche le iniziative che promuovono il turismo sostenibile e i viaggi solidali, organizzati nel rispetto della cultura (o delle culture) e delle tradizioni delle comunità locali, valorizzando inoltre quanto più possibile le biodiversità. Come ci spiega Bruno Ventre “Equalway è uno strumento che può essere utile ai piccoli produttori per sfuggire alle logiche della grande distribuzione, tutte basate sul prezzo e che, sulla spinta all’omologazione, distruggono specificità locali e culture. Crediamo che in un periodo di crisi dei modelli economici tradizionali sia assolutamente necessario puntare su conoscenza, condivisione e responsabilità. Immaginiamo che le produzioni biologiche, quelle equosolidali, gli acquisti a chilometro zero e i consumi responsabili possano risultare il mezzo per raggiungere la consapevolezza necessaria”. Conoscenza, condivisione e responsabilità quindi i punti cardine.

Visto il riscontro positivo che il progetto sta riscuotendo nella fase di start-up in Italia Equalway già guarda all’espansione oltre confine. Per il futuro infatti Ventre dichiara che “si sta pensando all’organizzazione di progetti Equalway in ogni nazione, crediamo nella creazione di siti localizzati in diversi paesi perché le esigenze che vengono espresse in Italia sono le stesse esigenze di spagnoli, francesi, tedeschi e inglesi. Potrebbe essere – aggiunge Bruno Ventre – il primo esempio di social network italiano esportato all’estero. Ce la stiamo mettendo tutta”.

Pensate che, a testimonianza dell’importanza del progetto, l’iniziativa è stata riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero delle Politiche Giovanili.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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