Archivio

Archivio per la categoria ‘Società’

Il governo regala l’acqua italiana ai privati

E’ legge il famigerato decreto Ronchi, cosiddetto “dl salva infrazioni”, che oltre ad imporre le attuazioni degli obblighi comunitari, contiene anche le discusse norme che danno di fatto il via libera alla “privatizzazione” dell’acqua pubblica. Il Governo, nella sua smania di delegittimare il Parlamento e quella che dovrebbe essere la sua funzione di dibattito, ha avuto la brillante idea di blindare il decreto all’interno del meccanismo della fiducia e così, salvo imprevisti procedurali dell’ultima ora, il  24 novembre diverrà legge di Stato.

L’articolo contestato è il numero 15 e statuisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali: dal 1 gennaio 2011 tutte le gestioni nate da affidamenti “in house” – ovvero l’ipotesi prospettata dalla Legge Galli in cui l’appalto viene affidato a soggetti che siano parte della amministrazione stessa, quelle che volgarmente chiamiamo municipalizzate – dovranno necessariamente interrompersi per lasciare spazio a gare ad evidenza pubblica indette dalle amministrazioni locali. Le società partecipate possono mantenere contratti stipulati senza gara formale fino alla scadenza, nel caso in cui le amministrazioni cedano loro almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate che hanno tre anni in più per adeguarsi, a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che scende al 30% al 2015.

Delle quote societarie agli italiani interessa però ben poco. Il problema sollevato da questo ennesimo sciagurato provvedimento dell’Esecutivo ruota tutto attorno al costo che l’operazione rappresenterà per le nostre tasche: se è vero che oggi il nostro Paese applica le tariffe tra le più basse d’Europa – in media 1,29 euro al metro cubo ovvero 19,7 euro al mese a famiglia – la nuova regola potrebbe portare ad aumenti che vanno dal 40% al 60%, facendo lievitare i costi in bolletta di circa 10 euro in più ogni mese, anche se allo stato attuale è impossibile quantificare quante e quali stangate dovranno subire i cittadini. Piazza Affari ieri ha reso bene l’idea: poco dopo l’annuncio dell’approvazione alla Camera, i listini delle società di gestione idrica già presenti sul mercato hanno avuto delle impennate spaventose.

Il problema della nuova norma non sta però solo nei costi. Per quanto ci ostiniamo a considerarci come uno dei paesi più sviluppati, la nostra penisola soffre ancora di realtà borderline con il terzo mondo: ad oggi, come fa notare Ettore Livini su Repubblica, sono ancora 2,5 milioni le persone che vivono senz’acqua, 9 milioni senza fogne e 20 senza depuratori. Ricorderete tutti i servizi estivi sulle popolazioni del sud messe in ginocchio dalla siccità e costrette a un approvvigionamento idrico “sudamericano” fatto di autobotti e prezzi esorbitanti.

Il 15 ottobre del 2006 Report trasmetteva l’inchiesta “L’acqua alla gola” in cui si metteva in evidenza la massima del mezzogiorno che stabilisce che dove lo stato non c’è, subentra la mafia: le immagini mostravano un quartiere di Palermo, il tristemente noto Zen, in cui gli abitanti (per quanto in maggioranza abusivi) vivevano sprovvisti dell’allaccio a luce e acqua, ed erano costretti ad auto organizzarsi in sgangherati gruppi d’acquisto per accedere a taniche d’acqua dai costi spropositati, in media 2 euro al giorno per 60 euro al mese.

Dato l’appeal speculativo di una risorsa naturale e soprattutto fondamentale come l’acqua, il timore condiviso da molti è rappresentato dalle probabili infiltrazioni della malavita organizzata nella gestione e nella distribuzione di questo bene di prima necessità. Le cronache recenti testimoniano la facilità con cui mafia, n’drangheta e camorra si siano inserite nell’ambito della privatizzazione della conduzione del ciclo dei rifiuti, ma nel decreto Ronchi nulla impedisce a sedicenti aziende private affiliate ai clan, di proporsi come candidate ai bandi che indiranno le amministrazioni locali.

Se a questo già disastrato quadro si aggiunge che la nostra rete idrica e fognaria ha uno stato di conservazione simile agli acquedotti romani – ovvero è piena di falle e necessita una continua manutenzione quantificabile in circa 2 miliardi euro l’anno – ben si capirà come il Governo trovi più semplice affibbiare questo oneroso compito ai privati. Questi ultimi però, in naturale connessione al loro statuto giuridico e ai loro ineludibili interessi, saranno ben poco attirati a migliorare una struttura che (come per i binari di Trenitalia) rimane statale al 100%: investendo sulla rete i privati migliorerebbero sì il servizio, ma sarebbero costretti a fare delle spese su qualcosa che non sarà mai loro proprietà e ne saranno perciò scoraggiati.

Non è perciò un caso il fatto che si sia inserito un così epocale cambiamento all’interno di un decreto più generale riguardante tutti i servizi pubblici: silenziosamente, un’altra fetta della nostra ormai scarna sovranità popolare se ne va e poco importa a questo Governo che la moneta di scambio sia la fonte e il sostentamento di ogni forma di vita.

da Altrenotizie.org

Tutte le mosse per bloccare la legge – da IlManifesto

Questo blog è a favore del Nobel per la pace a Internet

Se il Nobel per la pace 2009 è stato assegnato ad Obama, come assegno in bianco, per una speranza di impegno futuro e si spera imminente (anche se il suo impegno per la pace è più retorico che reale, anzi è lontanissimo dalla realtà), nulla vieta di schierarsi a favore di uno strumento, piuttosto che di una singola persona. E questo strumento è internet, il world wide web, perchè proprio per la sua funzione di aggregatore mondiale di notizie ed opinioni, ma anche per la sua caratteristica democratica che parte anche dal basso, da la possibilità a più persone, da qualsiasi parte del mondo, di fare qualcosa di attivo permigliorare il mondo.

Mi viene in mente la rivolta del popolo verde in Iran contro l’elezione di Ahmadinejad: lo strumento più utilizzato per darsi appuntamento, scambiarsi informazioni tra i manifestanti, e di accesso alle informazioni provenienti dall’estero era Internet.In Italia invece proprio in questi giorni si sta organizzando una manifestazione per chiedere le dimissioni del Premier Silvio Berlusconi per i suoi problemi giudiziari che è nata in rete, all’interno di un social network. Ad oggi le adesioni al No B day del 5 dicembre sono 300mila.

Il web è lo strumento che meglio al mondo veicola informazioni in tempo reale, in maniera istantanea. Sempre in maniera istantanea se dici una balla o una inesattezza su internet  puoi essere sbugiardato da persone di qualsiasi parte del mondo.

Se Obama rappresenta la persona della speranza, internet invece è lo strumento che può dare voce alla moltitudine, a tutti coloro che credono e lavorano, in qualsiasi parte del mondo, per un mondo migliore.

La proposta, provocatori, è partita dal professor Umberto Veronesi sul numero di Wired del 21 novembre prossimo.

In Spagnala banda larga diventa un diritto – da Repubblica

In Italia invece rivolta dei cittadini non raggiunti dalla rete – da Repubblica

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Vertice Fao: questione di ipocrisie

16 Novembre 2009 Alessandro I. 2 commenti

Il Papa ha concluso il suo intervento al Vertice Fao di Roma con un duro monito: “Non e’ possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori” – ha detto Benedetto XVI assicurando massima attenzione e massimi sforzi da parte della Chiesa Cattolica per sconfiggere la fame nel mondo.

da Corriere.it

C’è chi del Vertice Fao (Food and Agriculture Organization dell’ONU) ne fa un buon motivo per evitare i processi, chi invece crea il caos a Roma con immotivate prove generali per la sicurezza,  e chi invece cerca di ripulire la propria immagine.

Ma tutto ciò non sarebbe possibile se non ci fosse chi fa i soliti appelli allarmistici sullo stato della fame nel mondo destinati purtroppo, come in ogni edizione,  al fallimento.

La diretta del vertice di Roma

4109190696_f54158ba97_o

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Adesso basta

13 Novembre 2009 Alessandro I. 1 commento

Adesso basta con la distruzione della giustizia nell’interesse di una persona,

adesso basta con la mafia e la camorra nelle istituzioni,

adesso basta con il conflitto d’interessi,

adesso basta con i servi del potere,

adesso basta con l’onnipresenza del Capo,

adesso basta con l’opposizione che non c’è,

adesso basta con il pensiero unico,

adesso basta con il razzismo legalizzato,

adesso basta con il nucleare il ponte sullo stretto e la privatizzazione dell’acqua,

adesso basta con la sottocultura e la disinformazione diffuse dalle tv di regime,

adesso basta con i cittadini relegati al ruolo di spettatori della vita pubblica,

adesso basta con una politica che ha smarrito il proprio significato originario.

Non possiamo più tollerare tutto questo.

Il popolo che dice Basta! – da IlFattoQuotidiano

Firma l’appello di Saviano a Berlusconi: presidente ritiri quella norma del privilegio

Berlusconi e Cosentino(1)dellutri_berlusconi_N


Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

Sindaco leghista propone schedatura musulmani

11 Novembre 2009 Alessandro I. 1 commento

E’ il ritorno alle leggi razziali? Così sembra. Mancava solamente qualcuno che si assumesse la responsabilità di fare da apripista. Ed eccolo lì: Enzo Bortolotti, sindaco di Azzano Decimo, provincia di Pordenone.

Prima ancora della Regione Friuli dove una analoga richiesta della Lega giace nei cassetti, ad Azzano è pronto a partire il “censimento islamico”. Occhio: non un censimento sugli stranieri residenti in paese. E nemmeno uno studio sulla nazionalità degli immigrati. Quel che il Comune di Bortolotti punta a realizzare è un censimento sulla religione. E non una a caso. L’Islam.

Qualcuno potrà domandarsi: si può? È possibile censire la popolazione in base alla religione? Gli orientamenti religiosi non sono forse protetti dalla privacy? Non c’è il rischio di attuare una discriminazione? Checché ne dica l’opposizione («Uno scandalo, successe così anche nel ’38 con le leggi razziali», tuona Roberto Innocente della civica Azzano Sì), la risposta è: ad Azzano evidentemente si può.

Ad Azzano Decimo la richiesta di un censimento islamico è stata ritenuta così pertinente da parere quindi legittima, tanto che è stata tranquillamente iscritta all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale. Punto numero 9 dell’assemblea consiliare convocata per la sera di giovedì 12 novembre nella sala ex-Enal di Tiezzo: “Mozione presentata dal gruppo consigliare Lega Nord inerente la proposta di censimento delle persone appartenenti alla religione islamica presenti nel territorio comunale”. Occhio: in Regione il Carroccio ha tentato, finora invano, di fare lo stesso: il 17 settembre, in pieno scalpore per l’omicidio di Sanaa Dafani (la ragazza di origini marocchine sgozzata dal padre perché amava un italiano), è stata presentata una interrogazione chiedendo «una mappatura per stabilire dove siano insediate le comunità musulmane e in particolare quelle legate alle correnti integraliste e fondamentaliste».

da Gazzettino

H1N1: il virus mediatico

8 Novembre 2009 Alessandro I. 3 commenti

Per il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri l’influenza H1N1 è un virus mediatico e l’attenzione che gli dedicano i mezzi di informazione è del tutto ingiustificata.

“Questo è un virus mediatico”, ha detto il dottor Alberto Ugazio intervistato alla radio Cnr media. “Non discuto il fatto che ci si trovi di fronte a una pandemia e che questa provochi vittime, ma l’esposizione sui mass-media è del tutto ingiustificata”. “Basti pensare che l’influenza stagionale causa un numero di morti dieci volte superiore — sono le dichiarazioni del medico ai microfoni di Cnr media secondo quanto riportato sul sito dell’emittente — E anche tra i bambini la normale influenza causa ogni anno decine di decessi che però non fanno notizia”.

Ieri ha avuto ampio risalto la notizia del decesso di una bimba di 8 mesi, positiva al virus H1N1, all’ospedale Cardarelli di Napoli per una polmonite bilaterale. Sempre ieri il bollettino quotidiano emesso dal ministero della Salute, ha comunicato che i casi stimati in Italia sono 785.000, con 161 ricoveri e 29 decessi sinora, di cui 11 in Campania. La quasi totalità delle vittime aveva patologie gravi pregresse all’influenza: diverse delle vittime erano affette da tumori in fase terminale.

“Anche le ipotesi di una mutazione del virus sono scontate e creano solo allarmismo”, dice il dottor Ugazio. “I pericoli qui sono altri: cominciamo a vedere medici che negli ospedali non riescono ad assistere malati gravi perché i servizi essenziali sono assaliti da presunti malati”.

“Ai genitori ripeto: se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa”, conclude il suo intervento alla radio il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri.

da Reuters

I lettori non si influenzano – da Terra

La via crucis italiana

La sentenza della Corte Europea, che accoglie il ricorso di una madre italiana originaria della Finlandia, non lascia ombre interpretative. La presenza della croce nelle aule scolastiche rappresenta una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni e una pesante discriminazione della libertà religiosa dei ragazzi. Il Parlamento italiano, quasi unanime, è insorto. Non solo i soliti cattolici alla Buttiglione, ma anche i paladini delle teorie più modaiole dell’integrazione e del multiculturalismo. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, parla di laicismo deteriore. Bersani, neo segretario del PD, scomoda addirittura una lezione sulla conflittualità accademica tra il diritto e il buonsenso, contraddizione in cui saremmo incappati, secondo lui.

La reazione italiana e il pronto ricorso sono i sintomi evidenti di uno strumentale utilizzo ora della religione ora della laicità e della smania, questa davvero pericolosa, di seppellire i fondamenti inequivocabili che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa, quindi – mutatis mutandis – tra la scuola pubblica e i principi della Costituzione italiana. Per chi l’avesse dimenticato, la religione cattolica, indubbiamente rappresentativa di cultura e tradizioni nazionali, non è più religione di Stato dalla revisione dei Patti Lateranensi del 1984. E, a chi fosse digiuno di catechismo, sarà bene ricordare che la croce non è semplicemente anzi non è affatto il simbolo di una cultura o di un folclore nazionale.

Alla CEI, che si adira della sentenza, non andrebbe giù un’interpretazione di questo tipo. La croce è tutta la mistica della religione cristiano-cattolica. Il centro della dogmatica e dei pilastri della fede. La croce non è uguale all’icona di Gesù di Nazareth. La croce è Cristo, un chiaro simbolo di fede. Ciò su cui si dirime, non a caso, attraverso sottili sfumature teologiche, la differenza tra le diverse chiese cristiane.

A quale tradizione e cultura da tutelare si riferisce il Ministro Gelmini? Alle meraviglie dell’arte sacra che rendono l’Italia regina di bellezza? Al patrimonio inestimabile della croce rappresentata nelle nostre chiese e nelle innumerevoli opere d’arte? Oppure si riferisce alle processioni, ai riti, ai costumi anche inconsapevoli che la nostra tradizione ha ereditato e assorbito? Peccato che tutto questi non c’entri con i crocifissi appesi sopra le cattedre o con il rito delle preghiere che si celebravano un tempo a fine lezione.

Insomma sarebbe opportuno decidere da quale parte stare, sempre. E non di volta in volta assecondare la teoria che più piace e più procura consensi. La laicità di un paese che si candida a sostenere l’integrazione come unica via di un multiculturalismo pacifico non può diventare ora una teoria, ora il suo esatto opposto. Non esistono interpretazioni controverse. La croce non è solo cultura, ma un richiamo esplicito a una fede particolare che non può accampare visibilità e dominio maggiore di altre solo perché corrisponde anche ad una tradizione. L’errore di questo slittamento, che al Parlamento italiano piace molto, è quello che ha permesso all’Europa di bocciare la nostra visione ridicola del laicismo svelata per quello che è: un dominio all’italiana.

E’, ancora una volta, un’elementare questione di metodo, a fare la differenza. Quella stessa croce, tolta dal muro e portata al collo, non è più elemento di dominio, o richiamo alla supremazia di una fede attraverso la maschera della cultura. In quello spostamento sta l’unica possibilità che nella scuola, i figli di tutti, a partire dalle diverse educazioni e convinzioni, imparino a riconoscere la differenza e a rispettarla. Questo ci aspetteremmo dalla scuola di uno Stato laico. Non un crocefisso per ricordare al bambino musulmano, a quello ateo o al buddista tutto quello cui lui non ha diritto. Nemmeno un simbolo per le sue tradizioni e per il suo dio.

Non è con il pretesto di un simbolo imposto nelle aule di tutti e dello Stato che torneranno a riempirsi le chiese. Non crederà la CEI che facendo di dio la bandiera di questo Paese verranno rimessi i peccati di certa politica. Tutti quelli fatti contro gli ultimi e i bisognosi. E non era questo il monito di un innocente messo in croce dal potere degli uomini? Ma del resto è lontano da questa morale il fuoco che agita gli animi del Parlamento, loro parlano di tradizione. E’ così che una scappatoia per la coscienza rimane sempre. In chiesa e davanti ai cittadini.

da Altrenotizie.org

Ma io difendo quella croce – da IlFattoQuotidiano

Esorcizzate quel prete – da NonLeggerlo blog

Povero Cristo! – da Micromega

Sottoprodotti dell’era berlusconiana

Quelli che seguono sono brani di interviste agli esclusi del Grande Fratello 10, riuniti in un video della Gialappa’s che impazza su YouTube.

Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali, stare nell’ambito del commercialismo». Personaggi storici preferiti? «A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».

La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali. Messico, questi viaggi qua». Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».

Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?». Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».

Sai chi è il presidente francese? «No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi». Sì, ma il presidente della Repubblica chi è? «C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica. Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».

Chi è il presidente della Repubblica Italiana? «Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».

Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici». In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».

Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due». Qual è la tua passione? «Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».

Il viaggio più interessante? «L’ondra». Come si scrive in inglese? «L – apostrofo – ONDHON».

Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.

da Il bello della democrazia – Lastampa

Pulizia di Stato

Aldo Bianzino, morto in cella.

Riccardo Rasman, morto dopo intervento della polizia.

Federico Aldrovandi, morto dopo intervento della polizia.

E ora Stefano Cucchi, morto in carcere.

Quanti ne devono morire ancora perché si rendano conto della situazione.

Nelle nostre forze dell’ordine ci sono troppe “mele marce”, è scontato che la responsabilità è di chi seleziona e addestra queste persone. Abbiamo il diritto di avere forze dell’ordine degne di un paese democratico, tutto ciò è assurdo.

Aldo, Federico e gli altri – da Il Fatto Quotidiano

Obama firma legge sull’omofobia

Solamente una settimana fa il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato il progetto di legge sull’omofobia, chiamato Matthew Shepard and james Byrd, Jr Act, in memoria di due vittime dell’odio omofobico.

Adesso quella legge entra in vigore, dopo la firma del presidente Obama, che in una conferenza stampa ha rivendicato il valore di questa norma, come uno strumento per aumentare l’uguaglianza e creare una società più unita e solidale. L’esatto opposto di ciò che hanno sostenuto la destra italiana e l’Udc quando hanno cancellato la proposta di legge sull’omofobia.

Le associazioni lgbt americane esultano per questa approvazione; e fanno bene! È la prima volta, infatti, che una legge federale tutela le persone lgbt e riconosce un diritto alla sicurezza per le persone transgender. In base a questa nuova norma, i crimini motivato dall’odio omofobico o transfobico diventano crimini federali e sono perseguiti direttamente dal dipartimento della Giustizia, senza più passare attraverso le polizie locali e gli sceriffi, che troppo spesso hanno chiuso un occhio, e persino due, sui delitti in cui le vittime erano gay lesbiche o trans.

Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C’è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all’aborto o all’omosessualità.

da Newsillecito

La Camera omofobica