Archivio

Archivio per la categoria ‘Società’

H1N1: il virus mediatico

Per il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri l’influenza H1N1 è un virus mediatico e l’attenzione che gli dedicano i mezzi di informazione è del tutto ingiustificata.

“Questo è un virus mediatico”, ha detto il dottor Alberto Ugazio intervistato alla radio Cnr media. “Non discuto il fatto che ci si trovi di fronte a una pandemia e che questa provochi vittime, ma l’esposizione sui mass-media è del tutto ingiustificata”. “Basti pensare che l’influenza stagionale causa un numero di morti dieci volte superiore — sono le dichiarazioni del medico ai microfoni di Cnr media secondo quanto riportato sul sito dell’emittente — E anche tra i bambini la normale influenza causa ogni anno decine di decessi che però non fanno notizia”.

Ieri ha avuto ampio risalto la notizia del decesso di una bimba di 8 mesi, positiva al virus H1N1, all’ospedale Cardarelli di Napoli per una polmonite bilaterale. Sempre ieri il bollettino quotidiano emesso dal ministero della Salute, ha comunicato che i casi stimati in Italia sono 785.000, con 161 ricoveri e 29 decessi sinora, di cui 11 in Campania. La quasi totalità delle vittime aveva patologie gravi pregresse all’influenza: diverse delle vittime erano affette da tumori in fase terminale.

“Anche le ipotesi di una mutazione del virus sono scontate e creano solo allarmismo”, dice il dottor Ugazio. “I pericoli qui sono altri: cominciamo a vedere medici che negli ospedali non riescono ad assistere malati gravi perché i servizi essenziali sono assaliti da presunti malati”.

“Ai genitori ripeto: se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa”, conclude il suo intervento alla radio il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri.

da Reuters

 

La via crucis italiana

La sentenza della Corte Europea, che accoglie il ricorso di una madre italiana originaria della Finlandia, non lascia ombre interpretative. La presenza della croce nelle aule scolastiche rappresenta una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni e una pesante discriminazione della libertà religiosa dei ragazzi. Il Parlamento italiano, quasi unanime, è insorto. Non solo i soliti cattolici alla Buttiglione, ma anche i paladini delle teorie più modaiole dell’integrazione e del multiculturalismo. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, parla di laicismo deteriore. Bersani, neo segretario del PD, scomoda addirittura una lezione sulla conflittualità accademica tra il diritto e il buonsenso, contraddizione in cui saremmo incappati, secondo lui.

La reazione italiana e il pronto ricorso sono i sintomi evidenti di uno strumentale utilizzo ora della religione ora della laicità e della smania, questa davvero pericolosa, di seppellire i fondamenti inequivocabili che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa, quindi – mutatis mutandis – tra la scuola pubblica e i principi della Costituzione italiana. Per chi l’avesse dimenticato, la religione cattolica, indubbiamente rappresentativa di cultura e tradizioni nazionali, non è più religione di Stato dalla revisione dei Patti Lateranensi del 1984. E, a chi fosse digiuno di catechismo, sarà bene ricordare che la croce non è semplicemente anzi non è affatto il simbolo di una cultura o di un folclore nazionale.

Alla CEI, che si adira della sentenza, non andrebbe giù un’interpretazione di questo tipo. La croce è tutta la mistica della religione cristiano-cattolica. Il centro della dogmatica e dei pilastri della fede. La croce non è uguale all’icona di Gesù di Nazareth. La croce è Cristo, un chiaro simbolo di fede. Ciò su cui si dirime, non a caso, attraverso sottili sfumature teologiche, la differenza tra le diverse chiese cristiane.

A quale tradizione e cultura da tutelare si riferisce il Ministro Gelmini? Alle meraviglie dell’arte sacra che rendono l’Italia regina di bellezza? Al patrimonio inestimabile della croce rappresentata nelle nostre chiese e nelle innumerevoli opere d’arte? Oppure si riferisce alle processioni, ai riti, ai costumi anche inconsapevoli che la nostra tradizione ha ereditato e assorbito? Peccato che tutto questi non c’entri con i crocifissi appesi sopra le cattedre o con il rito delle preghiere che si celebravano un tempo a fine lezione.

Insomma sarebbe opportuno decidere da quale parte stare, sempre. E non di volta in volta assecondare la teoria che più piace e più procura consensi. La laicità di un paese che si candida a sostenere l’integrazione come unica via di un multiculturalismo pacifico non può diventare ora una teoria, ora il suo esatto opposto. Non esistono interpretazioni controverse. La croce non è solo cultura, ma un richiamo esplicito a una fede particolare che non può accampare visibilità e dominio maggiore di altre solo perché corrisponde anche ad una tradizione. L’errore di questo slittamento, che al Parlamento italiano piace molto, è quello che ha permesso all’Europa di bocciare la nostra visione ridicola del laicismo svelata per quello che è: un dominio all’italiana.

E’, ancora una volta, un’elementare questione di metodo, a fare la differenza. Quella stessa croce, tolta dal muro e portata al collo, non è più elemento di dominio, o richiamo alla supremazia di una fede attraverso la maschera della cultura. In quello spostamento sta l’unica possibilità che nella scuola, i figli di tutti, a partire dalle diverse educazioni e convinzioni, imparino a riconoscere la differenza e a rispettarla. Questo ci aspetteremmo dalla scuola di uno Stato laico. Non un crocefisso per ricordare al bambino musulmano, a quello ateo o al buddista tutto quello cui lui non ha diritto. Nemmeno un simbolo per le sue tradizioni e per il suo dio.

Non è con il pretesto di un simbolo imposto nelle aule di tutti e dello Stato che torneranno a riempirsi le chiese. Non crederà la CEI che facendo di dio la bandiera di questo Paese verranno rimessi i peccati di certa politica. Tutti quelli fatti contro gli ultimi e i bisognosi. E non era questo il monito di un innocente messo in croce dal potere degli uomini? Ma del resto è lontano da questa morale il fuoco che agita gli animi del Parlamento, loro parlano di tradizione. E’ così che una scappatoia per la coscienza rimane sempre. In chiesa e davanti ai cittadini.

da Altrenotizie.org

Ma io difendo quella croce – da IlFattoQuotidiano

Esorcizzate quel prete – da NonLeggerlo blog

Povero Cristo! – da Micromega

Sottoprodotti dell’era berlusconiana

Quelli che seguono sono brani di interviste agli esclusi del Grande Fratello 10, riuniti in un video della Gialappa’s che impazza su YouTube.

Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali, stare nell’ambito del commercialismo». Personaggi storici preferiti? «A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».

La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali. Messico, questi viaggi qua». Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».

Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?». Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».

Sai chi è il presidente francese? «No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi». Sì, ma il presidente della Repubblica chi è? «C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica. Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».

Chi è il presidente della Repubblica Italiana? «Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».

Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici». In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».

Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due». Qual è la tua passione? «Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».

Il viaggio più interessante? «L’ondra». Come si scrive in inglese? «L – apostrofo – ONDHON».

Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.

da Il bello della democrazia – Lastampa

Pulizia di Stato

Aldo Bianzino, morto in cella.

Riccardo Rasman, morto dopo intervento della polizia.

Federico Aldrovandi, morto dopo intervento della polizia.

E ora Stefano Cucchi, morto in carcere.

Quanti ne devono morire ancora perché si rendano conto della situazione.

Nelle nostre forze dell’ordine ci sono troppe “mele marce”, è scontato che la responsabilità è di chi seleziona e addestra queste persone. Abbiamo il diritto di avere forze dell’ordine degne di un paese democratico, tutto ciò è assurdo.

Aldo, Federico e gli altri – da Il Fatto Quotidiano

Obama firma legge sull’omofobia

Solamente una settimana fa il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato il progetto di legge sull’omofobia, chiamato Matthew Shepard and james Byrd, Jr Act, in memoria di due vittime dell’odio omofobico.

Adesso quella legge entra in vigore, dopo la firma del presidente Obama, che in una conferenza stampa ha rivendicato il valore di questa norma, come uno strumento per aumentare l’uguaglianza e creare una società più unita e solidale. L’esatto opposto di ciò che hanno sostenuto la destra italiana e l’Udc quando hanno cancellato la proposta di legge sull’omofobia.

Le associazioni lgbt americane esultano per questa approvazione; e fanno bene! È la prima volta, infatti, che una legge federale tutela le persone lgbt e riconosce un diritto alla sicurezza per le persone transgender. In base a questa nuova norma, i crimini motivato dall’odio omofobico o transfobico diventano crimini federali e sono perseguiti direttamente dal dipartimento della Giustizia, senza più passare attraverso le polizie locali e gli sceriffi, che troppo spesso hanno chiuso un occhio, e persino due, sui delitti in cui le vittime erano gay lesbiche o trans.

Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C’è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all’aborto o all’omosessualità.

da Newsillecito

La Camera omofobica

Governati dal malaffare

23 Ottobre 2009 Alessandro I. 1 commento

Sono molte le recenti notizie su uomini (e donne) della politica accusati di gravi reati. Troppe notizie e troppi reati anche secondo noi. Ma non è colpa nostra se il probabile candidato del Pdl alla guida della Regione Campania (Nicola Cosentino) è coinvolto in inchieste su camorra e rifiuti, da quando una serie di pentiti hanno parlato dei suoi legami con il clan dei casalesi (quelli, per intenderci, di Gomorra). Non è colpa nostra se lady Mastella risulta indagata,con alcuni consanguinei, per reati contro la pubblica amministrazione: non proprio una sciocchezza se con provvedimento della magistratura le viene impedito di risiedere in Campania dove ricopre importanti incarichi istituzionali ( la presidenza del Consiglio regionale). Non è colpa nostra se dalla carte troppo a lungo tenute nei cassetti della giustizia emerge un’altra trattativa con Cosa Nostra, questa volta assai contigua alla fondazione di Forza Italia.

Non è colpa nostra se a Milano finiscono in cella l’industriale re delle bonifiche e la moglie di un esponente Pdl per una serie di ipotesi di reato tra cui l’associazione per delinquere. E non dove sorprenderci, infine, se l’Europa ci considera un paese ad altissimo rischio corruzione. Di fronte a una tale grandinata di accuse e di illegalità sono possibili due reazioni. Avremo i cosiddetti garantisti che ricominceranno a stracciarsi le vesti e a intonare la solita litania che attribuisce al partito delle procure (o delle toghe rosse, fate voi) il solito golpe giudiziario teso a ricattare la politica e a sovvertire il voto degli italiani.

Altri invece si porranno alcune semplici domande. E’ così assurdo pensare che in almeno tre regioni (Campania, Calabria e Sicilia) una certa politica abbia rapporti frequenti e vicendevolmente vantaggiosi con il crimine organizzato? E’ così pazzesco pensare che esiste una vasta porzione di economia reale che prospera tra mazzette bustarelle e fondi neri? E infine: corruzione e malaffare sono un’invenzione dei giustizialisti o stanno davvero soffocando l’Italia?

da Il Fatto Quotidiano

Vista da qualche chilometro di distanza, per esempio dai boulevard autunnali di Parigi, l’Italia appare dentro allo schermo virato al nero e al viola di un brutto film dove tutto sembra di cartapesta, tranne le lacrime. Il film procede per accumulo, come la tensione nelle centrali elettriche prima del blackout. L’economia è a pezzi, stanno per chiudere migliaia di fabbriche. Le pioggie trascinano paesi a valle. Terremotati rabbrividiscono sotto la neve.

Nel frattemppo, il premier, dopo avere trascorso una notte con una prostituta su un letto che viene direttamente dagli archivi della vecchia Mosca, sparisce per tre giorni a San Pietroburgo in compagnia dello zar di Gazprom. In patria i suoi ministri si accapigliano. Il debito pubblico va fuori controllo. Il governatore del Lazio si fa filmare da due carabinieri infedeli mentre gioca al dottore con un transessuale che si chiama Natalie e che è seriamente innamorata di lui, i due si incontrano due volte la settimana, da 7 anni. Altri carabinieri presidiano l’uscio di casa Mastella a Ceppaloni, stanno cercando lui e sua moglie che gridano al complotto. A Palermo si indaga se lo Stato, durante la stagione delle stragi, abbia trattato con la mafia oppure no. Mentre a Milano un pool di magistrati arresta un paio di imprenditori legati a un altro celebre governatore, il molto devoto Roberto Formigoni.

Si attende da un minuto all’altro che esploda un vulcano o almeno una pestilenza per ripulire l’Italia dai peccatori. Anche se non è mai detto: il finale è a sorpresa, e comunque prima passeranno i gelati e la pubblicità.

da Voglioscendere

Chiesto arresto senatore PdL De Gregorio – da IlMattino

Tangentopoli è ancora qui – di Curzio Maltese

Via libera alla Ru486

L’Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera alla pillola abortiva senza aspettare l’esito dell’indagine conoscitiva in corso al Senato. Oggi il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha dato mandato al direttore generale Guido Rasi per la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Farmaco Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne, la pillola abortiva Ru486, “dopo aver espletato gli adempimenti previsti”.

L’Aifa ha sottolineato che il percorso seguito “è stato assolutamente rispettoso dell’iter procedurale previsto dall’Emea (l’Ente regolatorio europeo) per il mutuo riconoscimento di un farmaco, verificandone efficacia, sicurezza e compatibilità con le leggi nazionali nel rispetto e a tutela della salute della donna“. Dopo uno scrupoloso iter di verifiche scientifiche, tecniche e legislative che, ha sottolineato l’agenzia, “ha richiesto molto tempo, sono state disposte restrizioni importanti all’utilizzo del farmaco, al solo fine della massima tutela della salute del cittadino, compito primario dell’Agenzia”.

La pillola abortiva, tra i paesi europei, è in commercio: in Francia (dal 1988), Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. E’ in via d’approvazione in Italia, Portogallo e Romania.

Si può essere favorevoli o contrari alla pratica dell’aborto ma, in virtù di una realtà che esiste da sempre, sta per concludersi una vera e propria battaglia civile per il riconoscimento di un diritto per le donne.

Purtroppo già immaginiamo le delicate e rispettose dichiarazioni di guerra dei paladini delle libertà (proprie).

ru486 gaspquagli

Piazzale Tecchio: è già degrado e abbandono

Quando si attraversa Piazzale Tecchio nel tragitto che collega i Campi Flegrei alla fermata della Cumana quello che si prova è una forte sensazione di insicurezza e di abbandono. Quello che pochi anni fa era stato presentato dalle istituzioni come un fiore all’occhiello fondamentale per il rilancio dell’intero quartiere di Fuorigrotta, è durato ben poco. Sono passati solamente 3 anni dalla completa apertura della piazza dopo la riqualificazione ma l’isola pedonale sembra essere tornata agli inizi degli anni ’90. Tempi biblici per terminare i lavori e tempi record per consegnare l’intera area all’incuria. Alberi e piante incolte che fanno dei giardini di Piazzale Tecchio una piccola foresta selvatica, immondizia abbandonata ovunque, clochard che vivono oramai stabilmente sulle panchine della piazza muniti di coperte passeggini e cartoni, le ormai immancabili scritte ornamentali fatte con bombolette spray da piccoli vandali senza alcuna vena artistica e che piuttosto contribuiscono ad aumentare il senso di degrado del piazzale. Il presidente della X municipalità Bagnoli-Fuorigrotta, Giuseppe Balzamo spiega chiaramente le cause di tale abbandono:”a mio modesto parere la situazione del Piazzale Tecchio è causata da due fattori ben precisi: l’inciviltà degli abitanti e soprattutto di coloro che ogni due settimane si recano allo stadio e contribuiscono a generare questo degrado ma soprattutto cause di carattere istituzionale. La mia municipalità devo ammettere che non è effettivamente in grado di garantire ai concittadini l’ordinaria manutenzione della piazza, dalla potatura alla rimozione dei rifiuti, a causa delle risorse umane ed economiche insufficienti. Purtroppo – prosegue il presidente Balzamo – non possiamo fornire questi servizi perché il responsabile del coordinamento giardinieri è malato da 4 mesi e i 35 giardinieri non hanno nessuno che li coordina, e a questo si aggiunge la mancanza degli strumenti necessari per svolgere il lavoro. Per quanto riguarda invece il problema dell’immondizia il presidente dell’Asia Pasquale Losa e il responsabile Guido Lauria ci hanno fatto sapere che, per insufficienza di personale, non è possibile garantire lo spezzamento giornaliero e continuato”. Se a questo aggiungiamo la mancanza di personale addetto al decoro urbano, la mancanza di una videosorveglianza a questo punto necessaria, dato l’elevato investimento nella riqualificazione dell’area, e la negligenza da parte degli stessi cittadini il degrado non stupisce affatto. “Io chiedo formalmente scusa ai cittadini – aggiunge Balzamo – ma il problema purtroppo non lo possiamo risolvere da soli senza aiuti concreti da parte del Comune. Per fermare questo degrado però devo anche chiedere loro di avere una maggiore cura dell’area mostrando un maggiore senso civico e di appartenenza al quartiere e a tutta la città”. La conoscenza approfondita del problema da parte delle istituzioni municipali dimostra quindi chiaramente un abbandono colposo, che si traduce in impossibilità ad operare nell’interesse della comunità e del bene comune, da parte delle istituzioni comunali.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

SDC11154SDC11163

SDC11151SDC11164


Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to FurlAdd to Newsvine

La Camera omofobica

15 Ottobre 2009 Alessandro I. 2 commenti

Non sono bastati i 50.000 in piazza a Roma lo scorso sabato. Non sono bastati i continui episodi di violenza omofoba. Non è bastata nemmeno l’apertura di uno come Gianni Alemanno. La Camera è riuscita a spazzar via mesi di mobilitazione, rigettando il disegno di legge sull’omofobia elaborato dalla deputata Pd Anna Paola Concia e controfirmato dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Nonostante il testo fosse già passato in Commissione Giustizia lo scorso 2 ottobre, l’assemblea di Montecitorio ha votato l’incostituzionalità del provvedimento, approvando la mozione pregiudiziale dell’Udc secondo cui il provvedimento andrebbe a violare l’articolo 3 della Costituzione, quello che per intenderci rende tutti gli italiani uguali di fronte alla legge.

Con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astenuti, il testo che andava a modificare l’articolo 61 del codice penale, inserendo tra le aggravanti dei reati i fatti commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”, è stato definitivamente cancellato. Se quindi un nuovo provvedimento contro l’omofobia sarà mai riscritto, dovrà essere un disegno di legge nuovo di zecca e dovrà ricominciare da zero il suo lento e faticoso iter parlamentare.

La querelle sulla proposta era cominciata tempo addietro, con le solite prese di posizione teodem che volevano fuori dalla rosa dei beneficiari di questa legge i transessuali e i transgender ma, nonostante le limature che la firmataria era stata costretta a compiere per il quieto vivere istituzionale, un gruppo di otto parlamentari del Pdl (Alfredo Mantovano, Maurizio Lupi, Isabella Bertolini, Maurizio Bianconi, Barbara Saltamartini, Alessandro Pagano, Raffaello Vignali e l’agente betulla Renato Farina*) consegnava alla stampa un documento in cui spiegava le ragioni del “no” sulla base del principio di uguaglianza.

Secondo costoro, infatti, “attribuire una specifica e più energica tutela penale all’orientamento sessuale della persona offesa dal reato significa attribuire all’orientamento omosessuale (l’unico orientamento sessuale che lamenta discriminazioni) non un valore in sé positivo, ma un valore maggiormente positivo rispetto ad altri motivi discriminatori, non previsti dall’ordinamento”. Da queste mosse lo spunto dell’Udc, appoggiato da Lega e Pdl, per chiedere il rinvio del testo – con conseguente ritocco – in Commissione Giustizia e, una volta bocciata la mozione (con Pd e Idv che votano affinché la legge rimanga alla Camera), per intentare la pregiudiziale d’incostituzionalità al testo.

La votazione che ne è conseguita ha spaccato in due sia maggioranza che opposizione. Se nel Pd ci mette lo zampino la solita Paola Binetti, per il Pdl le defezioni sono illustri e riguardano quell’ala di influenza finiana – vedi Bocchino, la Moroni e Urso – che ancora prova a dialogare con l’opposizione. Secondo “Farefuturo”, l’associazione presieduta dal presidente della Camera, la legge sull’omofobia si sarebbe dovuta infatti approvare all’unanimità in quanto “poteva essere una bella occasione per una legge condivisa e necessaria”.

Ma questa legge, più che una splendida occasione di conciliazione politica, doveva rappresentare un salto di qualità giuridica rispetto alle convinzioni ataviche e pregiudizievoli che ancora oggi attanagliano la legislazione italiana. In più di una circostanza l’Unione Europea ha ammonito l’Italia sul fatto che non esistessero tutele legali consone alla condizione di emarginazione e intolleranza cui sono quotidianamente sottoposti gli appartenenti al mondo lgbt (lesbo-gay-bi-trans), invitando così le Camere a sopperire al vuoto legislativo e ad allinearsi con tutti gli altri Paesi aderenti all’unione.

Gli episodi di violenza intimidatoria che nei giorni scorsi si sono susseguiti all’interno della capitale, come l’attentato incendiario alla discoteca queer “Qube” o i continui pestaggi perpetrati ai frequentatori di quella che viene impropriamente chiamata Gay street, avevano poi contribuito in modo positivo al dibattito sulle ragioni della deputata Concia e dell’universo che lei, in quanto lesbica dichiarata, rappresenta al meglio.

L’annientamento del disegno di legge mono-comma, oltre a buttare a mare 13 mesi di discussioni parlamentari e 21 riunioni tra Commissione Giustizia e Affari Costituzionali, esautora quindi ufficialmente dalla responsabilità sociale per quella che a tutti gli effetti è una minoranza a rischio. Gli omologhi di Svastichella sentitamente ringraziano.

da Altrenotizie.org

L’Onu critica l’Italia per l’affossamento della legge anti-omofobia – da Asca

Cosa prevede il Parlamento Europeo in materia? - da Arcigay

*autore di questa dichiarazione: “Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere gradazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?” da Il fatto quotidiano

Chi è anti-italiano?

Il neologismo come manganello:

Fino a sei mesi fa, la parola “anti-italiano” non esisteva proprio, come oltraggio politico. Non la usava nessuno, né a destra né a sinistra. Non si usava nemmeno per attaccare quelli che forse anti italiani parevano essere quasi con orgoglio, invitando pubblicamente a usare il tricolore come carta igienica. Perfino il reato di “associazione antinazionale” – un cascame fascista – è stato cancellato dalla Consulta: in relazione agli ultras leghisti che avevano dato l’assalto al campanile di San Marco.

Adesso non passa giorno senza che la parola venga utilizzata: dal premier, dai suoi scherani, dal suo giornale di famiglia.  E’ la delegittimazione ultima dell’avversario, la più radicale e violenta: “il tuo pensiero va contro il Paese”. Quindi sei un nemico, un nemico del tuo stesso Paese. Più che un disertore, proprio un traditore.

Non a caso era un parola molto usata in Urss – “attività antisovietica” era il reato con cui venivano messi in galera i dissidenti; e la usano ancora moltissimo i generali birmani, secondo i quali Aung San Suu Kyi svolge “propaganda anti-Myanmar”, in combutta con la stampa estera.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. Direi di più: le parole fanno la realtà, la plasmano, la modificano. E “anti-italiano” è la parola peggiore di tutte, molto peggio di “coglioni”, “farabutti” e di tutte le altre con cui il premier ha definito chi gli si oppone.

“Anti-italiano” è già entrato nel vocabolario della politica. E costringe ogni giorno chi ne viene colpito alla più ovvia ma mortificante delle difese: spiegare che opporsi al governo non vuol dire opporsi al proprio Paese, ma al contrario desiderare un governo migliore perché il paese sia migliore. L’opposto esatto dell’anti-italianità. Ma esige un ragionamento, appunto, ed è comunque un ragionamento in difesa.

Il fatto stesso che oggi chi si oppone al governo sia costretto a difendersi dall’accusa di essere anti-italiano è un segnale forte – forse il più forte – di una democrazia malata che sta diventando regime.

da Piovono rane blog