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Archivio per la categoria ‘Sicurezza’

H1N1: il virus mediatico

8 Novembre 2009 Alessandro I. 3 commenti

Per il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri l’influenza H1N1 è un virus mediatico e l’attenzione che gli dedicano i mezzi di informazione è del tutto ingiustificata.

“Questo è un virus mediatico”, ha detto il dottor Alberto Ugazio intervistato alla radio Cnr media. “Non discuto il fatto che ci si trovi di fronte a una pandemia e che questa provochi vittime, ma l’esposizione sui mass-media è del tutto ingiustificata”. “Basti pensare che l’influenza stagionale causa un numero di morti dieci volte superiore — sono le dichiarazioni del medico ai microfoni di Cnr media secondo quanto riportato sul sito dell’emittente — E anche tra i bambini la normale influenza causa ogni anno decine di decessi che però non fanno notizia”.

Ieri ha avuto ampio risalto la notizia del decesso di una bimba di 8 mesi, positiva al virus H1N1, all’ospedale Cardarelli di Napoli per una polmonite bilaterale. Sempre ieri il bollettino quotidiano emesso dal ministero della Salute, ha comunicato che i casi stimati in Italia sono 785.000, con 161 ricoveri e 29 decessi sinora, di cui 11 in Campania. La quasi totalità delle vittime aveva patologie gravi pregresse all’influenza: diverse delle vittime erano affette da tumori in fase terminale.

“Anche le ipotesi di una mutazione del virus sono scontate e creano solo allarmismo”, dice il dottor Ugazio. “I pericoli qui sono altri: cominciamo a vedere medici che negli ospedali non riescono ad assistere malati gravi perché i servizi essenziali sono assaliti da presunti malati”.

“Ai genitori ripeto: se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa”, conclude il suo intervento alla radio il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri.

da Reuters

I lettori non si influenzano – da Terra

Pulizia di Stato

Aldo Bianzino, morto in cella.

Riccardo Rasman, morto dopo intervento della polizia.

Federico Aldrovandi, morto dopo intervento della polizia.

E ora Stefano Cucchi, morto in carcere.

Quanti ne devono morire ancora perché si rendano conto della situazione.

Nelle nostre forze dell’ordine ci sono troppe “mele marce”, è scontato che la responsabilità è di chi seleziona e addestra queste persone. Abbiamo il diritto di avere forze dell’ordine degne di un paese democratico, tutto ciò è assurdo.

Aldo, Federico e gli altri – da Il Fatto Quotidiano

Obama firma legge sull’omofobia

Solamente una settimana fa il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato il progetto di legge sull’omofobia, chiamato Matthew Shepard and james Byrd, Jr Act, in memoria di due vittime dell’odio omofobico.

Adesso quella legge entra in vigore, dopo la firma del presidente Obama, che in una conferenza stampa ha rivendicato il valore di questa norma, come uno strumento per aumentare l’uguaglianza e creare una società più unita e solidale. L’esatto opposto di ciò che hanno sostenuto la destra italiana e l’Udc quando hanno cancellato la proposta di legge sull’omofobia.

Le associazioni lgbt americane esultano per questa approvazione; e fanno bene! È la prima volta, infatti, che una legge federale tutela le persone lgbt e riconosce un diritto alla sicurezza per le persone transgender. In base a questa nuova norma, i crimini motivato dall’odio omofobico o transfobico diventano crimini federali e sono perseguiti direttamente dal dipartimento della Giustizia, senza più passare attraverso le polizie locali e gli sceriffi, che troppo spesso hanno chiuso un occhio, e persino due, sui delitti in cui le vittime erano gay lesbiche o trans.

Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C’è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all’aborto o all’omosessualità.

da Newsillecito

La Camera omofobica

La Camera omofobica

15 Ottobre 2009 Alessandro I. 2 commenti

Non sono bastati i 50.000 in piazza a Roma lo scorso sabato. Non sono bastati i continui episodi di violenza omofoba. Non è bastata nemmeno l’apertura di uno come Gianni Alemanno. La Camera è riuscita a spazzar via mesi di mobilitazione, rigettando il disegno di legge sull’omofobia elaborato dalla deputata Pd Anna Paola Concia e controfirmato dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Nonostante il testo fosse già passato in Commissione Giustizia lo scorso 2 ottobre, l’assemblea di Montecitorio ha votato l’incostituzionalità del provvedimento, approvando la mozione pregiudiziale dell’Udc secondo cui il provvedimento andrebbe a violare l’articolo 3 della Costituzione, quello che per intenderci rende tutti gli italiani uguali di fronte alla legge.

Con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astenuti, il testo che andava a modificare l’articolo 61 del codice penale, inserendo tra le aggravanti dei reati i fatti commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”, è stato definitivamente cancellato. Se quindi un nuovo provvedimento contro l’omofobia sarà mai riscritto, dovrà essere un disegno di legge nuovo di zecca e dovrà ricominciare da zero il suo lento e faticoso iter parlamentare.

La querelle sulla proposta era cominciata tempo addietro, con le solite prese di posizione teodem che volevano fuori dalla rosa dei beneficiari di questa legge i transessuali e i transgender ma, nonostante le limature che la firmataria era stata costretta a compiere per il quieto vivere istituzionale, un gruppo di otto parlamentari del Pdl (Alfredo Mantovano, Maurizio Lupi, Isabella Bertolini, Maurizio Bianconi, Barbara Saltamartini, Alessandro Pagano, Raffaello Vignali e l’agente betulla Renato Farina*) consegnava alla stampa un documento in cui spiegava le ragioni del “no” sulla base del principio di uguaglianza.

Secondo costoro, infatti, “attribuire una specifica e più energica tutela penale all’orientamento sessuale della persona offesa dal reato significa attribuire all’orientamento omosessuale (l’unico orientamento sessuale che lamenta discriminazioni) non un valore in sé positivo, ma un valore maggiormente positivo rispetto ad altri motivi discriminatori, non previsti dall’ordinamento”. Da queste mosse lo spunto dell’Udc, appoggiato da Lega e Pdl, per chiedere il rinvio del testo – con conseguente ritocco – in Commissione Giustizia e, una volta bocciata la mozione (con Pd e Idv che votano affinché la legge rimanga alla Camera), per intentare la pregiudiziale d’incostituzionalità al testo.

La votazione che ne è conseguita ha spaccato in due sia maggioranza che opposizione. Se nel Pd ci mette lo zampino la solita Paola Binetti, per il Pdl le defezioni sono illustri e riguardano quell’ala di influenza finiana – vedi Bocchino, la Moroni e Urso – che ancora prova a dialogare con l’opposizione. Secondo “Farefuturo”, l’associazione presieduta dal presidente della Camera, la legge sull’omofobia si sarebbe dovuta infatti approvare all’unanimità in quanto “poteva essere una bella occasione per una legge condivisa e necessaria”.

Ma questa legge, più che una splendida occasione di conciliazione politica, doveva rappresentare un salto di qualità giuridica rispetto alle convinzioni ataviche e pregiudizievoli che ancora oggi attanagliano la legislazione italiana. In più di una circostanza l’Unione Europea ha ammonito l’Italia sul fatto che non esistessero tutele legali consone alla condizione di emarginazione e intolleranza cui sono quotidianamente sottoposti gli appartenenti al mondo lgbt (lesbo-gay-bi-trans), invitando così le Camere a sopperire al vuoto legislativo e ad allinearsi con tutti gli altri Paesi aderenti all’unione.

Gli episodi di violenza intimidatoria che nei giorni scorsi si sono susseguiti all’interno della capitale, come l’attentato incendiario alla discoteca queer “Qube” o i continui pestaggi perpetrati ai frequentatori di quella che viene impropriamente chiamata Gay street, avevano poi contribuito in modo positivo al dibattito sulle ragioni della deputata Concia e dell’universo che lei, in quanto lesbica dichiarata, rappresenta al meglio.

L’annientamento del disegno di legge mono-comma, oltre a buttare a mare 13 mesi di discussioni parlamentari e 21 riunioni tra Commissione Giustizia e Affari Costituzionali, esautora quindi ufficialmente dalla responsabilità sociale per quella che a tutti gli effetti è una minoranza a rischio. Gli omologhi di Svastichella sentitamente ringraziano.

da Altrenotizie.org

L’Onu critica l’Italia per l’affossamento della legge anti-omofobia – da Asca

Cosa prevede il Parlamento Europeo in materia? - da Arcigay

*autore di questa dichiarazione: “Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere gradazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?” da Il fatto quotidiano

Living streets: una città a misura di pedoni

16 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Chi di noi non sogna di poter camminare liberamente per le strade della propria città, del proprio paese o del proprio villaggio, sentendosi veramente al centro del contesto urbano?

Questo perché le strade hanno perso la loro caratteristica antropocentrica, non sono più pensate per essere vissute dall’uomo e dai pedoni, ma sono fatte per farci raggiungere un servizio piuttosto che un centro commerciale, rigorosamente in automobile. Per non parlare della loro pericolosità e dello stato di abbandono in cui versano.

Il problema è che ci si abitua a tutto, ai marciapiedi pieni di cartacce e di sigarette spente, ai troppi ostacoli che si frappongono tra noi e la nostra meta, alle macchine parcheggiate ovunque, al grigiore delle nostre strade. E’ una questione di vivibilità, quella che le vie cittadine occidentali stanno progressivamente perdendo.

Questa problematica è diventata un vero e proprio allarme sociale in Inghilterra negli ultimi anni, e per questo motivo un gruppo di professionisti si è riunito dando così vita all’associazione benefica “Living Streets: putting people first”.

L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i cittadini, facendo loro provare emozioni ormai dimenticate per le strade delle città.

Living Streets organizza infatti eventi e iniziative originali, grazie soprattutto al denaro raccolto attraverso le donazioni, le quali hanno tutte come comune denominatore il recupero degli spazi pubblici al cui centro viene rimessa la persona. Le donazioni servono quindi a mettere in piedi incontri pubblici, free streets party (un po’ come le nostre notti bianche), giochi per i bambini e dimostrazioni pratiche, rigorosamente nelle strade e nelle piazze delle città inglesi, per far tornare le persone a vivere le proprie strade. Questo perché sembra ormai che il processo di alienazione dell’uomo dalle sue strade sia quasi irreversibile: strade trasformate in corridoi di traffico che separano letteralmente una zona dall’altra , lasciando intere aree scollegate e quindi irraggiungibili; politiche quasi esclusivamente incentrate sul traffico e non più sulle vite umane; strade sempre più sporche e pericolose.

Per questo l’associazione Living Streets, oltre a promuovere eventi di sensibilizzazione rivolti ai cittadini, si sta pian piano trasformando in una vera e propria lobby che cerca di far pressione sulle scelte dei comuni e delle amministrazioni locali britanniche affinché gli spazi pubblici ritornino ad essere concepiti e progettati per le persone.

Durante le conferenze dell’associazione vengono fatte dimostrazioni pratiche, studiate da gruppi di lavoro appartenenti a Living Streets, su come gli spazi urbani possano ritornare ad essere più confortevoli e ospitali per le persone, a partire dal design urbano. In questo modo si vuole dimostrare come sia possibile rendere le persone più felici e socievoli, facendole vivere meglio.

Altro aspetto fondamentale dell’associazione è la vicinanza con i cittadini, ai quali viene data la possibilità di partecipare e proporre attivamente iniziative pubbliche, proporre politiche da rivolgere alle amministrazioni locali facendo così da trait d’union tra le singole persone che rivendicano i propri diritti di cittadini, oltre che tra le varie associazioni sparse sul territorio britannico.

L’associazione opera esclusivamente su territorio inglese e scozzese attualmente, ma sfido a trovare qualcuno che non riconosca nella descrizione delle strade britanniche caratteristiche comuni con quelle dei nostri centri urbani. Living Streets è politica dal basso, attiva e pratica, che rivendica diritti e libertà che sembravano acquisite ma che pian piano sono state erose credendo di fare cosa gradita alle persone. Forse è anche in un certo modo un ritorno all’antico, ma se tornare indietro significa recuperare i nostri spazi e con essi la socialità e la semplicità allora ben venga.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

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L’influenza dei porci

11 Settembre 2009 Alessandro I. 1 commento

Come tutti gli anni, anche quest’anno arriva l’influenza. Come tutte le influenze darà febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea e tosse. Le influenze possono uccidere. Lo fanno in rari casi, quando colpiscono individui molto debilitati, che soffrono di patologie croniche o che hanno malformazioni organiche. A differenza delle solite influenze, tuttavia, l’influenza di quest’anno uccide molto meno: il tasso di mortalità è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In Gran Bretagna, su oltre centomila casi, ci sono stati 30 morti. Negli States, su un milione di casi, sono decedute 302 persone. In Argentina 350, in Cile 128 e in Nuova Zelanda 16. In tutto il mondo, alla fine dell’inverno australe, si parla di circa 2500 morti.

Solo in Spagna, di comune influenza ogni inverno ci rimettono la pelle fino a 3000 spagnoli, circa mezzo milione di persone in tutto il mondo. La malaria miete ogni anno milioni di vittime. La diarrea uccide oltre 2 milioni di bambini all’anno in tutto il mondo: con 25 centesimi a testa si potrebbero salvare. Troppo pochi. La polmonite e altre amenità, curabili con vaccini altrettanto economici, fanno fuori 10 milioni di persone all’anno. Sono numeri ai quali nessun giornale dedica la prima pagina. Invece, 2500 morti in tutto un inverno sono un problema di cui far discutere tutto il mondo.

La definizione di pandemia è stata modificata. Una malattia pandemica, prima, era tale solo se aveva un elevato tasso di mortalità. Ora questo requisito è scomparso. Così, la A/H1N1 può dare i natali alla sua personalissima pandemia. Felicitazioni!

Nel 2005, l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, prevedeva 7 milioni di morti per l’aviaria. Ce ne furono solo 262. A fronte di un errore così macroscopico, nessuno ha dato del ciarlatano all’OMS. Nessuno l’ha denunciata per procurato allarme. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. In compenso, la Roche vendette milioni di dosi di Tamiflu, un antivirale di dubbia efficacia, ai paesi asiatici. Lo stesso governo britannico ne comprò 14 milioni di dosi. Non si sa mai…

Il Tamiflu è brevettato dalla Gilead Sciences, un’azienda biofarmaceutica che inventa, sviluppa e commercializza nuovi farmaci terapeutici. Ha sede a Foster City, in California, ma opera anche nel Nord America, in Europa e in Australia. il 3 gennaio 1997 ne assume la direzione Donald H. Rumsfeld, lo stesso Rumsfeld che nel 2001 abbandona l’esecutivo per servire Bush come segretario della Difesa e invadere l’Iraq. Lo stesso Bush che nel 2005 tira fuori dal cappello oltre 7 bilioni di dollari di fondi per l’emergenza dell’aviaria, oltre il 14% dei quali andarono proprio alla Gilead Sciences per aggiudicarsi scorte di Tamiflu. Nel NASDAQ, la Gilead compare come GILD. Rumsfeld, che detiene quote della GIlead di valore compreso tra i 5 e i 25 milioni di dollari – Insider Trading? – vende il brevetto del Tamiflu, che è composto basilarmente di anice, alla Roche. La Roche fa incetta di oltre il 90% della produzione mondiale di anice. Nel 2006 Bush emana il Pandemic Influenza Strategic Plan, grazie al quale vengono accatastate dosi massicce di antivirali per combattere future pandemie H1N1. L’80% di questi antiviarali sono Tamiflu: 731 milioni di dollari di parcella (al cambio del 2006.

Il vaccino per l’A/H1N1 ha come principio attivo l’Oseltamivir, distribuito da Roche sotto il nome di Tamiflu. Una prima fornitura di 500.000 dosi è già arrivata in Italia. L’Agenzia europea del farmaco non ha ancora dato la sua autorizzazione. Non appena arriverà l’OK, dice il viceministro della Salute Fazio, partirà la campagna di vaccinazione di 8,6 milioni di italiani.

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Assalto allo stato di diritto

Nel prossimo autunno – che si preannuncia caldissimo, soprattutto per i temi dell’economia e del lavoro ed il riemergere del conflitto sociale – il Governo tenterà – con il sostegno della sua maggioranza servile – di portare a compimento il disegno – di chiara ispirazione piduista – per il definitivo annientamento dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Fino a qualche anno fa il timore dei poteri forti era rappresentato, soprattutto, dai procedimenti penali della magistratura e dalla possibilità che venissero emesse sentenze di condanna nei confronti di corrotti e corruttori. La stagione delle modifiche legislative e del ridimensionamento – ad opera anche di frange di magistrati sempre più pervasi dalla correntocrazia – del ruolo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura, ridotto sempre più ad organo non di autogoverno della magistratura ma di condizionamento di quei magistrati ancora liberi ed indipendenti che operano nei vari uffici giudiziari, ha reso sempre più difficile la possibilità di raggiungere la verità processuale (anche attraverso le nuove tecniche di mobilità dei magistrati scomodi). Il forte annichilimento, attraverso legislazione ordinaria, del ruolo della magistratura come previsto in Costituzione, non è sufficiente al sistema della casta per mettersi al riparo da quello che è il pericolo più serio: la conoscenza dei fatti da parte dell’opinione pubblica che può produrre dissenso, massa critica e, quindi,opposizione al regime e condurre, magari, anche ad un cambiamento della classe dirigente. Ecco l’escalation legislativa che punta alla scomparsa dei fatti, attraverso il controllo totale dei mezzi di comunicazione. Taccio della televisione (di Stato – sic! – e di proprietà dell’utilizzatore finale) ormai ridotta,salvo alcune lodevoli eccezioni (che non si sa fino a quando dureranno prima di essere smantellate), a pura propaganda di regime ed a strumento teso a consolidare la sub-cultura di governo. Bisogna zittire quei giornalisti – che ancora non praticano l’auto-censura, tanto di moda in Italia – i quali ancora si ostinano a raccontare i fatti ed a spiegare al Paese quello che accade. Ecco, quindi, i provvedimenti che i berluscones cercheranno di approvare da settembre in violazione della Costituzione (vedremo che farà il Presidente della Repubblica): la legge che elimina le intercettazioni telefoniche – questo soprattutto per rendere un servigio a Papi e metterlo al riparo da quelle che appaiono corruzioni sorte attorno all’utilizzo finale dei corpi – che produrrà un aumento della criminalità con Maroni che getterà addosso ad immigrati e clochard le ronde per raffreddare le ansie da tolleranza zero, la legge che impedisce al Pubblico Ministero di prendere notizie di reato di propria iniziativa ma solo su input della polizia giudiziaria (quindi del potere esecutivo), per esemplificare non avremo più inchieste del tipo trattativa tra mafia e Stato, tangentopoli, scandalo Parmalat e furbetti del quartierino, l’eliminazione del diritto di cronaca vietando ai giornalisti – attraverso anche le salate multe agli editori – di raccontare fatti fino a quando non si celebrano i processi (che non si fanno più per le varie leggi-ostacolo create dalla casta). Un disegno organico che mette il silenziatore alla storia. Dal momento che la magistratura viene neutralizzata definitivamente e l’informazione ridotta a megafono del regime che consolida la navigazione del manovratore di turno, è chiaro che il popolo verrà narcotizzato attraverso un’iniezione letale di bromuro, tutto diventerà sempre più normale (rectius,normalizzato): la vicenda delle escort (rectius,prostitute) sarà vita privata mondana del Premier per eliminare lo stress accumulato nell’interesse del Paese, le corruzioni saranno scambi commerciali per il progresso dell’Italia, la mafia un aiuto di volontari per mantenere la quiete in territori turbolenti, il riciclaggio del denaro sporco investimenti che aiutano l’economia e creano lavoro. Non possono essere più solo i magistrati ed i giornalisti ad opporsi a questa deriva autoritaria di tipo peronista, non sono interessi corporativi, anche perché molti magistrati applicano il conformismo giudiziario o sono ammalati di quel morbo che Piero Calamandrei chiamava agorafobia (per essere graditi al potere prevengono le raccomandazioni prima ancora di riceverle), tanti giornalisti non sono altro che la voce del padrone. Sta alla parte più sensibile della politica e della società civile mobilitarsi per difendere questi due baluardi dello Stato di Diritto – pilastri della democrazia – per evitare che il regime si consolidi e che, poi, divenga impossibile conoscere i fatti perché non ci saranno più fatti da raccontare.

Luigi de Magistris

da L’Unità

Ospedale Cotugno di Napoli, 67 casi d’influenza A

29 Luglio 2009 Alessandro I. 1 commento

Come annunciato dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, “quando arriverà l’epidemia si svilupperà in modo progressivo ma veloce e la riapertura delle scuole sarà un momento cruciale. Per ora i contagi sono fermi a 258, ma è probabile che si diffonda anche da noi una vera e propria epidemia”. Era il 18 luglio scorso. Oggi, dopo il primo italiano deceduto per aver contratto la nuova influenza a Buenos Aires, il livello di guardia contro il virus H1N1 si è alzato notevolmente e sembra che il numero di coloro che hanno contratto l’influenza sia molto più elevato. L’azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli conta ad oggi ben 67 persone cui è stata diagnosticata l’influenza A. Per comprendere meglio il reale livello di diffusione del virus a Napoli abbiamo intervistato il Dottor Cosimo Maiorino, Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Cotugno, il quale ci ha confermato il trend in crescita ma ci ha anche rassicurato: “nel nostro ospedale il virus H1N1 è stato riscontrato su 67 pazienti su un totale di 174 casi sospetti – dati aggiornati a sabato 25 luglio – ma non è il caso di far allarmismi. La nostra struttura è preparata a gestire questo virus che, per come si presenta al momento, non è rischioso e si cura come una semplice forma influenzale, tranne che per i soggetti più a rischio (obesi, anziani, donne in gravidanza, giovanissimi) per i quali il ministero ha indicato il trattamento con antivirali”. L’uso di antivirali si conferma quindi essere l’intervento più efficace in assenza di vaccini per far fronte alla nuova influenza. “I ricoverati che hanno contratto la nuova influenza e poi sono stati dimessi – prosegue il Dottor Maiorino – seguono una terapia specifica che prevede anche un isolamento contumaciale a domicilio per evitare la diffusione del virus. Virus di cui abbiamo ormai la certezza della grande capacità di diffusibilità. Il picco dell’influenza si avrà in autunno quando le persone saranno più soggette a contrarre l’influenza, a maggior ragione vedendo che questo l’H1N1 colpisce anche fuori stagione. Tutti i casi finora riscontrati all’interno della nostra struttura sono conseguenti a viaggi all’estero quindi per ora non si può parlare di vera e propria diffusione locale, anche se possiamo tranquillamente definirla pandemia”. Proprio come ha dichiarato l’OMS secondo la quale il mondo sta affrontando una pandemia, ossia un’epidemia su scala mondiale delle nuova influenza. Il livello 6 è indice della diffusione della malattia, non della sua gravità che al momento viene definita moderata. Tra le avvertenze consigliate alla popolazione per ridurre al minimo le probabilità di contrazione del virus è indicato un costante lavaggio delle mani mentre, al momento, non è necessario salvaguardare le vie respiratorie.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

Il signor Tamiflu, sempre più riccoda Adnkronos

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Un’Italia nucleare durante il G8

Proprio in concomitanza con i colloqui, le riunioni, le passerelle dei grandi 8 a l’Aquila il Senato di maggioranza Pdellina ha approvato il Decreto Sviluppo. La scelta dei tempi è più che sospetta data l’importanza di una norma contenuta all’interno del pacchetto energia, ovvero:  il ritorno al nucleare!

Va ricordato che l’8 e il 9 novembre 1987 in Italia si votò per tre referendum relativi al nucleare. Con i risultati positivi (schiaccianti) dei referendum abrogativi del 1987 è stato “di fatto” sancito l’abbandono, da parte dell’Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.

Con la legge approvata ieri dal Parlamento, a 22 anni dal referendum che bocciò l’uso dell’energia atomica, l’Italia si impegna a darsi un impianto legislativo per riabbracciare il nucleare. Il ddl prevede infatti che entro sei mesi il governo predisporrà la normativa per per la localizzazione delle centrali oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Sarà il Cipe a definire le tipologie degli impianti. I siti potranno essere dichiarati “di interesse strategico nazionale” e quindi soggetti anche a controllo militare, come già avviene per le discariche dei rifiuti. A vigilare sulla sicurezza delle nuove centrali, dalla costruzione, alla gestione e al successivo smaltimento delle scorie sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare.

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Tra le altre misure contenute nel Ddl sviluppo sono previsti: l’introduzione (dopo ben 3 rinvii) della class action, priva di retroattività rendendola di fatto impossibile per alcuni degli scandali più dolorosi degli ultimi anni, come quelli Cirio e Parmalat. La nuova disciplina entrerà in vigore non prima del gennaio 2010.  Ripristino di 70 milioni di euro per il fondo per l’editoria per ciascuno degli anni 2009 e 2010. Sul fronte assicurazioni viene introdotto il contratto di durata poliennale. Lo potrà proporre l’assicuratore al posto di una copertura di durata annuale a fronte di una riduzione del premio. Penalità nel caso di recesso.

In Canada il nucleare triplica i costi – da Eco-logica

Aldrovandi: condannati i poliziotti per omicidio

6 Luglio 2009 Alessandro I. 1 commento

Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi, il ragazzo di 18 anni morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia. Alla lettura della sentenza i genitori del ragazzo si sono abbracciati piangendo e in aula sono partiti applausi.

LA VICENDA – All’alba del 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi, 18 anni, era morto su un marciapiede di Ferrara. La ricostruzione della questura aveva sostenuto che stava tornando a casa dopo una serata con gli amici, si era sentito male e dava in escandescenze. Ammanettato dagli agenti era svenuto ed era poi deceduto prima che arrivassero i soccorsi.

Inizialmente si era parlato di droga, poi di un malore. La madre del ragazzo denunciava invece un pestaggio da parte della polizia. Nel 2006, una foto choc, pubblicata da Liberazione, mostrava i segni di percosse sul corpo del ragazzo e riapriva il caso.

Federico Aldrovandi blog

Il caso Aldrovandi in un fumetto

Federico Aldrovandi: licenza di uccidere

Categories: Giustizia, Sicurezza