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Archivio per la categoria ‘Salute’

Influenza A: la bufala ci è costata 190 milioni di euro

In un articolo de La Stampa, firmato da Marco Zatterin, si segnalava un fatto piuttosto interessante riferito ai vaccini per la terribile, temibile, pandemica, influenza A. In buona sostanza i governi di Francia, Spagna, Italia, Olanda e Germania hanno fatto il pieno di vaccini ed ora si trovano con milioni di dosi (già pagate) da rivendere, magari a prezzo di realizzo, a Stati africani o dell’Europa dell’est. Sembra che Madrid riuscirà a restituire i vaccini in avanzo (si è vaccinato il 22% della popolazione), Parigi ne ha ordinati 94 milioni spendendo 869 milioni di euro (solo 5 milioni di vaccini utilizzati), Berlino ha comprato 50 milioni di dosi (24 ne sono avanzate), Amsterdam si ritrova con 19 milioni di dosi (su 34) da piazzare sul mercato per recuperare qualche soldo.

L’Italia ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino (somministrato 1 milione scarso di dosi) contro l’influenza A dall’azienda farmaceutica Novartis, per un importo, al costo di circa 7 euro a dose, pari a circa 184 milioni di euro: milioni di euro gettati al vento, o meglio nelle tasche di chi i vaccini li ha sponsorizzati e prodotti.

Ma quando un ministro, Fazio-Sacconi, decide un acquisto sbagliato per oltre 190 milioni di euro a spese nostre, non dovrebbe essere accompagnato sollecitamente alla porta?

Progetto Aires: per frutta e verdura biologica basta un click

Si chiama Aires, Associazione incontro rispetto e solidarietà, ed è una cooperativa nata a Napoli circa un anno fa con l’intento di riunire tutte quelle realtà che hanno in comune l’amore per il territorio, la voglia di rendere il mondo un posto un po’ più giusto partendo dalle piccole scelte quotidiane, con chiunque voglia portare a Napoli i prodotti migliori della terra in modo sostenibile, equo ed accessibile.
In concreto la cooperativa si occupa di mettere in contatto produttore e consumatore, attraverso internet. Il consumatore infatti può acquistare prodotti assolutamente biologici e locali semplicemente collegandosi al sito.
L’ideatore e responsabile del progetto si chiama Alessandro Gioia, colui che ha deciso di scommettere su un’economia fatta dal basso, un pò come il circuito virtuoso che si è instaurato nel giro di pochi anni con lo Scec (altro progetto creato a Napoli), cercando di valorizzare il rapporto diretto tra le persone e favorire uno sviluppo sostenibile attraverso dei consumi responsabili.
Punto forte del progetto, anche dal punto di vista del marketing, è la biocassetta: una cassetta bio a 360°, perchè composta da materiali biodegradabili, e perchè contiene prodotti che vengono venduti entro 24 ore dal momento in cui sono stati colti, quindi assolutamente freschissimi.
La filiera corta della biocassetta garantisce prodotti forniti da 20 piccoli produttori locali che ricevono certificati dall’organismo Suolo&Salute. L’acquisto della biocassetta avviene solamente online, previa registrazione al sito ad un prezzo minimo di 15 euro. Su ogni cassetta viene applicata anche una cauzione di 3€ che, in caso di mancata riconsegna, non saranno restituite.

Acquistare la biocassetta conviene sia al produttore sia al consumatore: da una parte il produttore riesce ad ottenere dei buoni guadagni, ricaricando il costo dei prodotti di circa il 30-50 percento; dall’altra il consumatore ha la possibilità di acquistare prodotti freschi, genuini e a basso impatto ambientale.
Ogni settimana la cooperativa consegna circa 200 cassette confezionate con materiali biodegradabili. In meno di un anno i ragazzi di Aires sono riusciti a raddoppiare i propri clienti, a testimonianza del fatto che i buoni propositi spesso vengono premiati e apprezzati dai cittadini.
Gli obiettivi che si pone l’associazione Aires sono di tutto rispetto: promozione delle produzioni locali per dar vita, nel piccolo, ad un vero e proprio circuito economico sociale fatto di realtà imprenditoriali campane (dalle aziende agricole alle botteghe di quartiere) allo scopo di contribuire ad uno sviluppo sano e reale del territorio; salvaguardia dell’ambiente che ci circonda favorendo la diffusione di un’agricoltura biologica ed il più possibile vicina a noi; accorciare al minimo la filiera e realizzare un ciclo corto che metta in contatto diretto i soci produttori con i consumatori; offrire prodotti di alta qualità ad un prezzo giusto; praticare la trasparenza mettendo a disposizione online tutte le informazioni (storia e tracciabilità di ogni singolo prodotto, prezzi, certificazioni bio, controlli etc.); creare occasioni di lavoro per persone in condizioni di svantaggio e dare loro la possibilità di un reinserimento attivo nella società.
Un commercio equo e solidale, insomma, a casa nostra.
Sono quattro i punti vendita a Napoli che aderiscono all’iniziativa Aires: Enoteca Mercadante wine bar, in Corso Vittorio Emanuele, Squisitezze Cheesebar a piazza Bellini, Pepe Nero Ristorante, in via Santa Lucia e Naturalmente Bio, in via Belvedere.
Con la speranza che, prendendo spunto dall’iniziativa partenopea, progetti di biocassette si moltiplichino su tutto il territorio italiano.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it



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H1N1: il virus mediatico

8 Novembre 2009 alessandroingegno 3 commenti

Per il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri l’influenza H1N1 è un virus mediatico e l’attenzione che gli dedicano i mezzi di informazione è del tutto ingiustificata.

“Questo è un virus mediatico”, ha detto il dottor Alberto Ugazio intervistato alla radio Cnr media. “Non discuto il fatto che ci si trovi di fronte a una pandemia e che questa provochi vittime, ma l’esposizione sui mass-media è del tutto ingiustificata”. “Basti pensare che l’influenza stagionale causa un numero di morti dieci volte superiore — sono le dichiarazioni del medico ai microfoni di Cnr media secondo quanto riportato sul sito dell’emittente — E anche tra i bambini la normale influenza causa ogni anno decine di decessi che però non fanno notizia”.

Ieri ha avuto ampio risalto la notizia del decesso di una bimba di 8 mesi, positiva al virus H1N1, all’ospedale Cardarelli di Napoli per una polmonite bilaterale. Sempre ieri il bollettino quotidiano emesso dal ministero della Salute, ha comunicato che i casi stimati in Italia sono 785.000, con 161 ricoveri e 29 decessi sinora, di cui 11 in Campania. La quasi totalità delle vittime aveva patologie gravi pregresse all’influenza: diverse delle vittime erano affette da tumori in fase terminale.

“Anche le ipotesi di una mutazione del virus sono scontate e creano solo allarmismo”, dice il dottor Ugazio. “I pericoli qui sono altri: cominciamo a vedere medici che negli ospedali non riescono ad assistere malati gravi perché i servizi essenziali sono assaliti da presunti malati”.

“Ai genitori ripeto: se il vostro bambino ha la febbre, tenetelo a casa”, conclude il suo intervento alla radio il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri.

da Reuters

I lettori non si influenzano – da Terra

Aspettando Copenaghen: ecco come salvare la Terra

Mille punti di disaccordo sparsi nelle 170 pagine della bozza di documento finale. A 41 giorni dall’inizio della conferenza di Copenaghen il quadro formale della situazione non potrebbe essere peggiore. Per evitare che il caos climatico assuma proporzioni devastanti, bisogna tagliare le emissioni serra, cioè il consumo di combustibili fossili e la deforestazione, dell’80 per cento a metà secolo.

Lo scenario politico. L’Europa, che ha sostenuto e vinto la battaglia per la ratifica del protocollo di Kyoto, non può continuare ad andare avanti da sola anche per la seconda fase degli impegni, quelli per il periodo successivo al 2012. Ma Stati Uniti da una parte e il Bric (Brasile, Russia, India, Cina) dall’altra restano in stallo: nessuno dei due blocchi può muoversi senza avere la garanzia che anche l’altro faccia lo stesso ed entrambi hanno problemi politici seri. Il braccio di ferro sulla sanità ha ridotto i margini della Casa Bianca per la trattativa sul clima che vede forti resistenze interne. E i paesi emergenti, dopo aver calcolato quanta dell’anidride carbonica attualmente in atmosfera è venuta dai paesi di prima industrializzazione, ripetono la formula delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Dunque, restando fermi al quadro degli equilibri politici attuali, la partita dovrebbe essere data per persa. Ma c’è un fattore che rompe gli schemi e che sta diventando sempre più importante: il ruolo dell’opinione pubblica mondiale non disponibile ad accettare di veder sparire nell’arco di un secolo l’equilibrio climatico che ci accompagna dal momento in cui il primo essere umano ha piantato un seme nella terra. I due Nobel consecutivi all’uomo politico americano che si è più impegnato per la pace con la natura (prima Gore, ora Obama) rappresentano un segnale chiaro in questa direzione.

E infatti qualcosa comincia a muoversi. L’Europa ha deciso di tagliare le emissioni serra di una quota compresa tra l’80 e il 95 per cento entro il 2050 e potrebbe spingere al 30 per cento l’abbattimento dell’anidride carbonica al 2020. Obama sta accelerando il pressing per ottenere una legge che obblighi gli americani a tagliare le emissioni del 17 per cento al 2020. Il Brasile si è dichiarato disponibile a fermare l’80 per cento della deforestazione in Amazzonia al 2020 e l’Indonesia del 26 per cento. Anche la Cina per la prima volta ha accettato di collegare le emissioni di carbonio al parametro climatico invece che a quello energetico. L’accordo non è impossibile. Ma deve comprendere un impegno che riguardi il prossimo decennio: essere virtuosi al 2050, nel governo dei nipoti, è troppo facile.

da Repubblica.it

Repubblica.it e Wwf ha lanciato l’iniziativa per misurare l’impronta di carbonio. “Capire il proprio legame con la produzione di C02 – afferma il Wwf – è essenziale per poter iniziare una salutare dieta”.

Via libera alla Ru486

L’Agenzia italiana del farmaco ha dato il via libera alla pillola abortiva senza aspettare l’esito dell’indagine conoscitiva in corso al Senato. Oggi il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha dato mandato al direttore generale Guido Rasi per la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’autorizzazione all’immissione in commercio del Farmaco Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne, la pillola abortiva Ru486, “dopo aver espletato gli adempimenti previsti”.

L’Aifa ha sottolineato che il percorso seguito “è stato assolutamente rispettoso dell’iter procedurale previsto dall’Emea (l’Ente regolatorio europeo) per il mutuo riconoscimento di un farmaco, verificandone efficacia, sicurezza e compatibilità con le leggi nazionali nel rispetto e a tutela della salute della donna“. Dopo uno scrupoloso iter di verifiche scientifiche, tecniche e legislative che, ha sottolineato l’agenzia, “ha richiesto molto tempo, sono state disposte restrizioni importanti all’utilizzo del farmaco, al solo fine della massima tutela della salute del cittadino, compito primario dell’Agenzia”.

La pillola abortiva, tra i paesi europei, è in commercio: in Francia (dal 1988), Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. E’ in via d’approvazione in Italia, Portogallo e Romania.

Si può essere favorevoli o contrari alla pratica dell’aborto ma, in virtù di una realtà che esiste da sempre, sta per concludersi una vera e propria battaglia civile per il riconoscimento di un diritto per le donne.

Purtroppo già immaginiamo le delicate e rispettose dichiarazioni di guerra dei paladini delle libertà (proprie).

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Dall’1 al 7 ottobre è la Settimana Vegetariana Mondiale

Dall’1 al 7 ottobre si svolgerà la “Settimana Vegetariana Mondiale”: si tratta di una sette giorni che vedrà, in giro per il mondo, numerosi eventi e manifestazioni in onore del vegeterian life-style. La scelta di dedicare l’intera settimana che va dall’1 al 7 ottobre al vegetarismo non è casuale: il primo ottobre è infatti da anni la “Giornata Vegetariana mondiale”, il 2 ottobre è la “Giornata della Non-violenza” mentre il 4 ottobre è la “Giornata Mondiale per gli Animali”. La settimana vegetariana sarà un vero e proprio work in progress dato che chiunque voglia aderire può, autonomamente o in maniera coordinata, organizzare iniziative che abbiano come scopo principale la diffusione e la spiegazione della scelta vegetariana.

Sul sito Vegetarianweek.org si invitano infatti tutte le associazioni e le singole persone che si identificano nel vegetarismo, ovvero in quella forma di alimentazione che esclude il consumo di alcuni alimenti ricavati dagli animali (o nella sua versione più estrema, il veganismo, che esclude anche latte, latticini, uova e derivati, nonché l’acquisto e l’uso di prodotti ottenuti da animali), a diffondere materiale informativo in più città del mondo e possibilmente in contemporanea, per dare un maggiore impatto all’iniziativa. La manifestazione internazionale più importante della settimana vegetariana sarà un sit-in informativo in occasione della quale ci sarà un’intensa distribuzione di brochure, una mostra fotografica e l’offerta di assaggi gratuiti di cibi vegetariani e vegani.

Il testimonial dell’evento è lo scrittore John Robbins il quale, da convinto vegetariano, dichiara: ”Niente di quello che gli esseri umani possono fare in prima persona per diminuire il proprio impatto sull’ambiente è più efficace di una drastica diminuzione del consumo di carne. Se applicato da molte persone, l’impatto di un tale cambiamento sulla produzione di gas serra sarebbe fenomenale, sarebbe un enorme passo avanti per ridurre la minaccia del riscaldamento globale”. La relazione tra la produzione di carne dal bestiame e l’aumento dei gas serra è ormai un dato accertato da svariate ricerche internazionali: il 18%dell’effetto serra sarebbe causato dalla sovrapproduzione e dal sovraconsumo di carne. Una ricerca Fao del 2008 ha inoltre dimostrato che il bestiame influisce sull’effetto serra in misura maggiore rispetto ai trasporti, ammonendo sul fatto che continuando con questo ritmo di consumi la produzione di carne raddoppierà entro il 2050 se la popolazione non varierà tipo di alimentazione. Una scelta vegetariana, anche solo a periodi, può quindi essere benefica per l’ambiente diminuendo il nostro impatto ambientale sulla terra. Ma eliminare alimenti animali genera anche benefici al nostro organismo: ridurre o eliminare il consumo di prodotti animali e aumentando di conseguenza i cereali, legumi, verdura e frutta riduce il rischio di contrarre malattie cardiache, vari tipi di cancro, e può salvarci dalle malattie croniche degenerative, di cui oggi si muore. Senza ovviamente tralasciare il risparmio delle sofferenze a cui vengono sottoposti gli animali.

Lo scetticismo nei confronti di una scelta di vita netta come quella vegetariana è ancora molto diffuso (e comprende il sottoscritto), soprattutto per la carenza di proteine e aminoacidi dei cibi vegetali, presenti invece in maniera più assortita e cospicua negli animali. Ma la “Settimana Vegetariana Mondiale” può aiutare gli scettici a cambiare opinione, attraverso l’informazione.

Alessandro Ingegno

da Yeslife.it

vegweek

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L’influenza dei porci

11 Settembre 2009 alessandroingegno 1 commento

Come tutti gli anni, anche quest’anno arriva l’influenza. Come tutte le influenze darà febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea e tosse. Le influenze possono uccidere. Lo fanno in rari casi, quando colpiscono individui molto debilitati, che soffrono di patologie croniche o che hanno malformazioni organiche. A differenza delle solite influenze, tuttavia, l’influenza di quest’anno uccide molto meno: il tasso di mortalità è dello 0,3% in Europa e dello 0,4% negli USA. In Gran Bretagna, su oltre centomila casi, ci sono stati 30 morti. Negli States, su un milione di casi, sono decedute 302 persone. In Argentina 350, in Cile 128 e in Nuova Zelanda 16. In tutto il mondo, alla fine dell’inverno australe, si parla di circa 2500 morti.

Solo in Spagna, di comune influenza ogni inverno ci rimettono la pelle fino a 3000 spagnoli, circa mezzo milione di persone in tutto il mondo. La malaria miete ogni anno milioni di vittime. La diarrea uccide oltre 2 milioni di bambini all’anno in tutto il mondo: con 25 centesimi a testa si potrebbero salvare. Troppo pochi. La polmonite e altre amenità, curabili con vaccini altrettanto economici, fanno fuori 10 milioni di persone all’anno. Sono numeri ai quali nessun giornale dedica la prima pagina. Invece, 2500 morti in tutto un inverno sono un problema di cui far discutere tutto il mondo.

La definizione di pandemia è stata modificata. Una malattia pandemica, prima, era tale solo se aveva un elevato tasso di mortalità. Ora questo requisito è scomparso. Così, la A/H1N1 può dare i natali alla sua personalissima pandemia. Felicitazioni!

Nel 2005, l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, prevedeva 7 milioni di morti per l’aviaria. Ce ne furono solo 262. A fronte di un errore così macroscopico, nessuno ha dato del ciarlatano all’OMS. Nessuno l’ha denunciata per procurato allarme. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. In compenso, la Roche vendette milioni di dosi di Tamiflu, un antivirale di dubbia efficacia, ai paesi asiatici. Lo stesso governo britannico ne comprò 14 milioni di dosi. Non si sa mai…

Il Tamiflu è brevettato dalla Gilead Sciences, un’azienda biofarmaceutica che inventa, sviluppa e commercializza nuovi farmaci terapeutici. Ha sede a Foster City, in California, ma opera anche nel Nord America, in Europa e in Australia. il 3 gennaio 1997 ne assume la direzione Donald H. Rumsfeld, lo stesso Rumsfeld che nel 2001 abbandona l’esecutivo per servire Bush come segretario della Difesa e invadere l’Iraq. Lo stesso Bush che nel 2005 tira fuori dal cappello oltre 7 bilioni di dollari di fondi per l’emergenza dell’aviaria, oltre il 14% dei quali andarono proprio alla Gilead Sciences per aggiudicarsi scorte di Tamiflu. Nel NASDAQ, la Gilead compare come GILD. Rumsfeld, che detiene quote della GIlead di valore compreso tra i 5 e i 25 milioni di dollari – Insider Trading? – vende il brevetto del Tamiflu, che è composto basilarmente di anice, alla Roche. La Roche fa incetta di oltre il 90% della produzione mondiale di anice. Nel 2006 Bush emana il Pandemic Influenza Strategic Plan, grazie al quale vengono accatastate dosi massicce di antivirali per combattere future pandemie H1N1. L’80% di questi antiviarali sono Tamiflu: 731 milioni di dollari di parcella (al cambio del 2006.

Il vaccino per l’A/H1N1 ha come principio attivo l’Oseltamivir, distribuito da Roche sotto il nome di Tamiflu. Una prima fornitura di 500.000 dosi è già arrivata in Italia. L’Agenzia europea del farmaco non ha ancora dato la sua autorizzazione. Non appena arriverà l’OK, dice il viceministro della Salute Fazio, partirà la campagna di vaccinazione di 8,6 milioni di italiani.

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La riforma della sanità Usa di Obama

“Non sono il primo presidente a provarci – dice – ma voglio essere l’ultimo”. Barack Obama lancia il suo ultimatum al Congresso: la “sua” riforma sanitaria va fatta, e va chiusa entro quest’anno. Il presidente ritrova i toni ispirati della campagna elettorale, denuncia lo scandalo di un sistema di assistenza medica che “esclude perfino molti appartenenti al ceto medio”. Fustiga il suo Paese con rara violenza: “L’America è l’unica democrazia avanzata, è l’unica nazione ricca, che si trova in condizioni così penose. Dove le assicurazioni ti possono revocare ogni assistenza col pretesto di una malattia pre-esistente; o perché hai perso il lavoro”. Racconta storie tragiche, come quella di una donna abbandonata dall’assicurazione nel bel mezzo della chemioterapia per il tumore al seno.

“Dobbiamo offrire un’assistenza sanitaria alla portata dei 46 milioni di americani che non ce l’hanno. Nessuno dovrebbe finire in bancarotta solo perché si è ammalato. Siamo a un punto di rottura, il tempo dei giochi politici è finito”. Obama annuncia la sua controffensiva sulla riforma sanitaria, un test decisivo. Lo fa in un attesissimo discorso davanti alle Camere riunite e alla nazione, in diretta alle otto di sera locali su tutti i network tv. E’ la sfida su cui si gioca la sua presidenza.

Annuncia per la prima volta dei principi non negoziabili, i contenuti che devono essere nella nuova legge, senza i quali opporrà il veto.

Il primo rassicura i moderati: “Non un centesimo di deficit pubblico in più”. Questa riforma da 900 miliardi di dollari “deve autofinanziarsi”, attraverso risparmi, tasse sulle assicurazioni private e i contribuenti ricchi. Ma ricorda che il costo di questa riforma è molto inferiore a quello delle guerre in Iraq e in Afghanistan, o agli sgravi fiscali per i ricchi varati da George Bush.

Il secondo principio: “Migliorare l’assistenza per chi l’ha già; offrirla a quelli che finora non possono permettersela“. E’ un dosaggio di giustizia sociale per affrontare una delle piaghe più gravi dell’America e di stabilità. Guai a spaventare gli americani che lavorano nelle grandi aziende, hanno polizze assicurative soddisfacenti, e perciò temono “la mutua di Stato”. Su questo punto controverso – il varo di un’assicurazione pubblica – Obama resta prudente e non pone pregiudiziali. Non è vera riforma, dice, senza “un’autentica possibilità di scegliere, una concorrenza che offra agli americani diverse opzioni”. Oggi la sanità lasciata alle forze di mercato non funziona, ricorda il presidente. Le compagnie assicurative si riservano di negare le polizze ai soggetti a rischio, e perfino di cancellarle per chi viene colpito da malattie gravi. Questo “sarà vietato per legge”.

Il costo delle polizze oggi è alle stelle, è proibitivo per piccole aziende, autonomi, disoccupati. La folle “inflazione medica” costringe gli Usa a spendere il 16% del Pil per la sanità, molto più degli altri Paesi sviluppati e con risultati inferiori. Offrire un’assicurazione pubblica in concorrenza con le private, secondo Obama “aiuterebbe a migliorare la qualità delle cure e a ridurre i costi”.

Il presidente fa un gesto gradito alla sinistra del suo partito, che vuole l’opzione pubblica come garanzia di equità. Sul fronte opposto c’è la furiosa resistenza dei repubblicani e delle lobby del capitalismo sanitario. Obama non si spinge fino alle estreme conseguenze. Non minaccia il veto presidenziale se la riforma non conterrà l’opzione pubblica. Può accettare una fase transitoria in cui si sperimenta la creazione di cooperative per far concorrenza alle assicurazioni private.

Preannuncia una “Borsa delle polizze” in cui cittadini e datori di lavoro possano selezionare le offerte più competitive. “Sono aperto a idee nuove, non ho rigidità ideologiche”, insiste il presidente. Condanna la campagna di calunnie organizzata dalla destra repubblicana durante l’estate, con l’appoggio della lobby assicurativa: la riforma sanitaria è stata accusata perfino di imporre l’eutanasìa obbligatoria, negando le cure agli anziani per ridurre le spese. Smentisce anche l’accusa di voler estendere gratis l’assistenza agli immigrati clandestini. “La Casa Bianca ha cercato di mantenere un tono civile. Gli avversari hanno usato tattiche del terrore. Spero che il partito repubblicano riscopra la voce della ragione. Troveranno un partner disponibile”. Riserva strali acuminati alle compagnie assicurative, che “guardano solo ai profitti da esibire a Wall Street, e strapagano i loro top manager”.

da Repubblica

Ospedale Cotugno di Napoli, 67 casi d’influenza A

29 Luglio 2009 alessandroingegno 2 commenti

Come annunciato dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, “quando arriverà l’epidemia si svilupperà in modo progressivo ma veloce e la riapertura delle scuole sarà un momento cruciale. Per ora i contagi sono fermi a 258, ma è probabile che si diffonda anche da noi una vera e propria epidemia”. Era il 18 luglio scorso. Oggi, dopo il primo italiano deceduto per aver contratto la nuova influenza a Buenos Aires, il livello di guardia contro il virus H1N1 si è alzato notevolmente e sembra che il numero di coloro che hanno contratto l’influenza sia molto più elevato. L’azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli conta ad oggi ben 67 persone cui è stata diagnosticata l’influenza A. Per comprendere meglio il reale livello di diffusione del virus a Napoli abbiamo intervistato il Dottor Cosimo Maiorino, Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Cotugno, il quale ci ha confermato il trend in crescita ma ci ha anche rassicurato: “nel nostro ospedale il virus H1N1 è stato riscontrato su 67 pazienti su un totale di 174 casi sospetti – dati aggiornati a sabato 25 luglio – ma non è il caso di far allarmismi. La nostra struttura è preparata a gestire questo virus che, per come si presenta al momento, non è rischioso e si cura come una semplice forma influenzale, tranne che per i soggetti più a rischio (obesi, anziani, donne in gravidanza, giovanissimi) per i quali il ministero ha indicato il trattamento con antivirali”. L’uso di antivirali si conferma quindi essere l’intervento più efficace in assenza di vaccini per far fronte alla nuova influenza. “I ricoverati che hanno contratto la nuova influenza e poi sono stati dimessi – prosegue il Dottor Maiorino – seguono una terapia specifica che prevede anche un isolamento contumaciale a domicilio per evitare la diffusione del virus. Virus di cui abbiamo ormai la certezza della grande capacità di diffusibilità. Il picco dell’influenza si avrà in autunno quando le persone saranno più soggette a contrarre l’influenza, a maggior ragione vedendo che questo l’H1N1 colpisce anche fuori stagione. Tutti i casi finora riscontrati all’interno della nostra struttura sono conseguenti a viaggi all’estero quindi per ora non si può parlare di vera e propria diffusione locale, anche se possiamo tranquillamente definirla pandemia”. Proprio come ha dichiarato l’OMS secondo la quale il mondo sta affrontando una pandemia, ossia un’epidemia su scala mondiale delle nuova influenza. Il livello 6 è indice della diffusione della malattia, non della sua gravità che al momento viene definita moderata. Tra le avvertenze consigliate alla popolazione per ridurre al minimo le probabilità di contrazione del virus è indicato un costante lavaggio delle mani mentre, al momento, non è necessario salvaguardare le vie respiratorie.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

Il signor Tamiflu, sempre più riccoda Adnkronos

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Napoli, Nisida: la spiaggia della vergogna

“Una rotonda sul mare” cantava Fred Bongusto nel lontano 1964. Adesso quella canzone potrebbe essere riadattata appositamente per Nisida, il titolo è già pronto: “una discarica sul mare”. Purtroppo si torna a parlare di rifiuti depositati e abbandonati ovunque, questa volta su una spiaggia, se così la si può definire. Ma, definizione a parte, i bagnanti è così che la vedono e nonostante tutto non hanno timori a frequentarla, passeggiando a piedi nudi sulla sabbia, giocando al salto ostacoli dove l’ostacolo però non è un castello di sabbia, ma un pneumatico, o un televisore abbandonato. Perché la spiaggia di Nisida è piena di quei rifiuti per il cui abbandono, in base al decreto sull’emergenza rifiuti, è previsto l’arresto. Ma la gente non ci fa caso e, senza interrogarsi, si sdraia su rudimentali tavole di legno recuperate fra i cumuli di rifiuti, utilizzate come schienale per stare comodi ad ammirare il paesaggio o controllare i bambini cui hanno dato il permesso di farsi il bagno nonostante gli scogli collocati artificialmente tra la “spiaggia” e il mare come dissuasori, a pochi metri dalle barche ormeggiate nel porticciolo. Come testimonia un intrepido bagnante “le persone che vengono al mare qui non possono permettersi altro, essendo questa l’unica parte di mare e spiaggia libera, ma nessuno si prende l’onere di far disinfestare e rimettere a nuovo questa che è a tutti gli effetti una discarica sul mare”. Ed evidentemente un repulisti non è nell’interesse dei gestori del piccolo lido che confina e sconfina con la discarica. Ma, oltre al fatto che uno scempio del genere avviene a pochi metri dalla sede Nato e dalla sede della Guardia di Finanza, la cosa che fa riflettere è che tutto questo avviene a pochi passi da paradisi recintati che rappresentano la speranza oramai decennale di una rinascita di Bagnoli, all’interno dei quali ricchi e fortunati napoletani benestanti si godono il sole refrigerandosi in piscine idromassaggio evitando di spingere il proprio sguardo oltre la siepe. Ricchezza e miseria fianco a fianco divise da siepi e staccionate, storicamente le due facce di quella stessa medaglia che è Napoli.

Alessandro Ingegno

da Corriere del Mezzogiorno

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