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Archivio per la categoria ‘Riflessioni’

Disinformatia governativa #1


La prima pagina del giornale governativo, oggi sfoggia tutta la “classe” di Feltri. Parte con il solito complotto comunista (tanto caro a Riina) e cerca di screditare il metodo dei pentiti.

Per non farci mancare nulla, attacca un po’ la rete. In questo periodo va tanto di moda e non legarla al terrorismo “dilagante” (come testimonia la Santanchè) sarebbe un peccato mortale. Il messaggio “internet è un covo di terroristi e pedofili” funziona sempre.

Per finire la solita anomalia italiana: i programmi televisivi osano andare contro il premier padrone. L’amico Putin sarebbe fiero di lui, magari gli farà una telefonata dopo aver fatto sparire l’ennesimo giornalista.

da Ladri di marmellate

Se a questo delirio informativo aggiungiamo ministri della Repubblica cercano di zittire i pochi intellettuali che parlano chiaro e cercano di indirizzare un’Italia smarrita e senz’anima, trans uccisi carbonizzati perchè custodivano segreti di Palazzo, capiamo che il nostro Paese è prigioniero di una classe dirigente che definire criminale è quasi un complimento. L’Italia è in ostaggio.

Per questo è importante ogni tanto rispolverare la memoria affinchè non vada perduta all’interno di questa bolla criminal-mediatica. Pubblico tutta la cronologia, tratta da La Repubblica di oggi, delle leggi approvate dal 2001  dal governo di centro-destra per salvare Berlusconi dai guai giudiziari.

Questo blog è a favore del Nobel per la pace a Internet

Se il Nobel per la pace 2009 è stato assegnato ad Obama, come assegno in bianco, per una speranza di impegno futuro e si spera imminente (anche se il suo impegno per la pace è più retorico che reale, anzi è lontanissimo dalla realtà), nulla vieta di schierarsi a favore di uno strumento, piuttosto che di una singola persona. E questo strumento è internet, il world wide web, perchè proprio per la sua funzione di aggregatore mondiale di notizie ed opinioni, ma anche per la sua caratteristica democratica che parte anche dal basso, da la possibilità a più persone, da qualsiasi parte del mondo, di fare qualcosa di attivo permigliorare il mondo.

Mi viene in mente la rivolta del popolo verde in Iran contro l’elezione di Ahmadinejad: lo strumento più utilizzato per darsi appuntamento, scambiarsi informazioni tra i manifestanti, e di accesso alle informazioni provenienti dall’estero era Internet.In Italia invece proprio in questi giorni si sta organizzando una manifestazione per chiedere le dimissioni del Premier Silvio Berlusconi per i suoi problemi giudiziari che è nata in rete, all’interno di un social network. Ad oggi le adesioni al No B day del 5 dicembre sono 300mila.

Il web è lo strumento che meglio al mondo veicola informazioni in tempo reale, in maniera istantanea. Sempre in maniera istantanea se dici una balla o una inesattezza su internet  puoi essere sbugiardato da persone di qualsiasi parte del mondo.

Se Obama rappresenta la persona della speranza, internet invece è lo strumento che può dare voce alla moltitudine, a tutti coloro che credono e lavorano, in qualsiasi parte del mondo, per un mondo migliore.

La proposta, provocatori, è partita dal professor Umberto Veronesi sul numero di Wired del 21 novembre prossimo.

In Spagnala banda larga diventa un diritto – da Repubblica

In Italia invece rivolta dei cittadini non raggiunti dalla rete – da Repubblica

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Vertice Fao: questione di ipocrisie

16 Novembre 2009 Alessandro I. 2 commenti

Il Papa ha concluso il suo intervento al Vertice Fao di Roma con un duro monito: “Non e’ possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori” – ha detto Benedetto XVI assicurando massima attenzione e massimi sforzi da parte della Chiesa Cattolica per sconfiggere la fame nel mondo.

da Corriere.it

C’è chi del Vertice Fao (Food and Agriculture Organization dell’ONU) ne fa un buon motivo per evitare i processi, chi invece crea il caos a Roma con immotivate prove generali per la sicurezza,  e chi invece cerca di ripulire la propria immagine.

Ma tutto ciò non sarebbe possibile se non ci fosse chi fa i soliti appelli allarmistici sullo stato della fame nel mondo destinati purtroppo, come in ogni edizione,  al fallimento.

La diretta del vertice di Roma

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Adesso basta

13 Novembre 2009 Alessandro I. 1 commento

Adesso basta con la distruzione della giustizia nell’interesse di una persona,

adesso basta con la mafia e la camorra nelle istituzioni,

adesso basta con il conflitto d’interessi,

adesso basta con i servi del potere,

adesso basta con l’onnipresenza del Capo,

adesso basta con l’opposizione che non c’è,

adesso basta con il pensiero unico,

adesso basta con il razzismo legalizzato,

adesso basta con il nucleare il ponte sullo stretto e la privatizzazione dell’acqua,

adesso basta con la sottocultura e la disinformazione diffuse dalle tv di regime,

adesso basta con i cittadini relegati al ruolo di spettatori della vita pubblica,

adesso basta con una politica che ha smarrito il proprio significato originario.

Non possiamo più tollerare tutto questo.

Il popolo che dice Basta! – da IlFattoQuotidiano

Firma l’appello di Saviano a Berlusconi: presidente ritiri quella norma del privilegio

Berlusconi e Cosentino(1)dellutri_berlusconi_N


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La via crucis italiana

La sentenza della Corte Europea, che accoglie il ricorso di una madre italiana originaria della Finlandia, non lascia ombre interpretative. La presenza della croce nelle aule scolastiche rappresenta una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni e una pesante discriminazione della libertà religiosa dei ragazzi. Il Parlamento italiano, quasi unanime, è insorto. Non solo i soliti cattolici alla Buttiglione, ma anche i paladini delle teorie più modaiole dell’integrazione e del multiculturalismo. Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, parla di laicismo deteriore. Bersani, neo segretario del PD, scomoda addirittura una lezione sulla conflittualità accademica tra il diritto e il buonsenso, contraddizione in cui saremmo incappati, secondo lui.

La reazione italiana e il pronto ricorso sono i sintomi evidenti di uno strumentale utilizzo ora della religione ora della laicità e della smania, questa davvero pericolosa, di seppellire i fondamenti inequivocabili che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa, quindi – mutatis mutandis – tra la scuola pubblica e i principi della Costituzione italiana. Per chi l’avesse dimenticato, la religione cattolica, indubbiamente rappresentativa di cultura e tradizioni nazionali, non è più religione di Stato dalla revisione dei Patti Lateranensi del 1984. E, a chi fosse digiuno di catechismo, sarà bene ricordare che la croce non è semplicemente anzi non è affatto il simbolo di una cultura o di un folclore nazionale.

Alla CEI, che si adira della sentenza, non andrebbe giù un’interpretazione di questo tipo. La croce è tutta la mistica della religione cristiano-cattolica. Il centro della dogmatica e dei pilastri della fede. La croce non è uguale all’icona di Gesù di Nazareth. La croce è Cristo, un chiaro simbolo di fede. Ciò su cui si dirime, non a caso, attraverso sottili sfumature teologiche, la differenza tra le diverse chiese cristiane.

A quale tradizione e cultura da tutelare si riferisce il Ministro Gelmini? Alle meraviglie dell’arte sacra che rendono l’Italia regina di bellezza? Al patrimonio inestimabile della croce rappresentata nelle nostre chiese e nelle innumerevoli opere d’arte? Oppure si riferisce alle processioni, ai riti, ai costumi anche inconsapevoli che la nostra tradizione ha ereditato e assorbito? Peccato che tutto questi non c’entri con i crocifissi appesi sopra le cattedre o con il rito delle preghiere che si celebravano un tempo a fine lezione.

Insomma sarebbe opportuno decidere da quale parte stare, sempre. E non di volta in volta assecondare la teoria che più piace e più procura consensi. La laicità di un paese che si candida a sostenere l’integrazione come unica via di un multiculturalismo pacifico non può diventare ora una teoria, ora il suo esatto opposto. Non esistono interpretazioni controverse. La croce non è solo cultura, ma un richiamo esplicito a una fede particolare che non può accampare visibilità e dominio maggiore di altre solo perché corrisponde anche ad una tradizione. L’errore di questo slittamento, che al Parlamento italiano piace molto, è quello che ha permesso all’Europa di bocciare la nostra visione ridicola del laicismo svelata per quello che è: un dominio all’italiana.

E’, ancora una volta, un’elementare questione di metodo, a fare la differenza. Quella stessa croce, tolta dal muro e portata al collo, non è più elemento di dominio, o richiamo alla supremazia di una fede attraverso la maschera della cultura. In quello spostamento sta l’unica possibilità che nella scuola, i figli di tutti, a partire dalle diverse educazioni e convinzioni, imparino a riconoscere la differenza e a rispettarla. Questo ci aspetteremmo dalla scuola di uno Stato laico. Non un crocefisso per ricordare al bambino musulmano, a quello ateo o al buddista tutto quello cui lui non ha diritto. Nemmeno un simbolo per le sue tradizioni e per il suo dio.

Non è con il pretesto di un simbolo imposto nelle aule di tutti e dello Stato che torneranno a riempirsi le chiese. Non crederà la CEI che facendo di dio la bandiera di questo Paese verranno rimessi i peccati di certa politica. Tutti quelli fatti contro gli ultimi e i bisognosi. E non era questo il monito di un innocente messo in croce dal potere degli uomini? Ma del resto è lontano da questa morale il fuoco che agita gli animi del Parlamento, loro parlano di tradizione. E’ così che una scappatoia per la coscienza rimane sempre. In chiesa e davanti ai cittadini.

da Altrenotizie.org

Ma io difendo quella croce – da IlFattoQuotidiano

Esorcizzate quel prete – da NonLeggerlo blog

Povero Cristo! – da Micromega

Sottoprodotti dell’era berlusconiana

Quelli che seguono sono brani di interviste agli esclusi del Grande Fratello 10, riuniti in un video della Gialappa’s che impazza su YouTube.

Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali, stare nell’ambito del commercialismo». Personaggi storici preferiti? «A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».

La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali. Messico, questi viaggi qua». Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».

Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?». Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».

Sai chi è il presidente francese? «No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi». Sì, ma il presidente della Repubblica chi è? «C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica. Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».

Chi è il presidente della Repubblica Italiana? «Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».

Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici». In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».

Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due». Qual è la tua passione? «Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».

Il viaggio più interessante? «L’ondra». Come si scrive in inglese? «L – apostrofo – ONDHON».

Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.

da Il bello della democrazia – Lastampa

Pulizia di Stato

Aldo Bianzino, morto in cella.

Riccardo Rasman, morto dopo intervento della polizia.

Federico Aldrovandi, morto dopo intervento della polizia.

E ora Stefano Cucchi, morto in carcere.

Quanti ne devono morire ancora perché si rendano conto della situazione.

Nelle nostre forze dell’ordine ci sono troppe “mele marce”, è scontato che la responsabilità è di chi seleziona e addestra queste persone. Abbiamo il diritto di avere forze dell’ordine degne di un paese democratico, tutto ciò è assurdo.

Aldo, Federico e gli altri – da Il Fatto Quotidiano

La missione di pace, i morti di guerra (e i milioni dell’Afghanistan)

21 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

Oggi l’Italia piange i 6 parà caduti in Afghanistan a causa dell’attentato dei talebani durante la loro missione NATO, missione iniziata alla fine del 2001 in seguito all’attentato dell’11 settembre a New York. Missione “Enduring freedom” lanciata da George W.Bush e supportata sin dal primo momento dalla fedele alleanza italiana. Personalmente tendo a non chiamare eroi questi soldati, non per mancanza di rispetto per il loro estremo sacrificio, ma perchè sono propenso a considerare eroe chi si batte per il proprio stato, chi lo difende dall’interno e dall’esterno da attacchi, militari, politici, mafiosi, economici che siano; purchè queste minacce siano reali. Io preferisco considerare questi poveri ragazzi vittime (anche se uno di loro risultava iscritto al partito Nazional-fascista), vittime delle bugie e della retorica giustificatrice di guerra, vittime delle scellerate e inconsapevoli scelte dei politici, vittime di interessi più grandi di loro, vittime della povertà che li costringe a intraprendere la carriera militare per avere un reddito sicuro (la maggior parte dei militari italiani caduti in Afghanistan è del sud).

E’ per questo che il fronte politico italiano, salvo alcune dichiarazioni ipocrite della Lega anch’essa responsabile di aver appoggiato la missione e copertone la vera natura belligerante, durante questi momenti di lutto si ricompatta consapevole  che ciò vuole il popolo è la pace, non la guerra in luoghi percepiti come troppo lontani e i cui reali interessi sono ignoti (o di pochi). E’ per questo che durante la celebrazione dei funerali oggi, nella Basilica di San Paolo, nel preciso istante in cui i generali, i familiari e i politici si scambiavano il segno di pace,  un uomo si è avvicinato al microfono e ha gridato “Pace subito” causando allarmismo e il pronto intervento della sicurezza che lo ha allontanato. Per non turbare la  pantomima di regime. Ma le proteste della gente che chiedeva PACE  sono proseguite anche all’esterno della Chiesa al termine della messinscena dei rappresentanti politici (Berlusconi, Fini, Bossi, D’Alema, Casini etc…), i veri responsabili di queste morti. All’uscita delle bare dei caduti dalla chiesa, le richieste e le frasi rivolte ai responsabili sono state: “Quanti morti ancora?”, oppure, “Rimandateli a casa”.

Concludo con un pensiero dedicato a tutte le vittime civili afghane di questa guerra, uccise in casa loro dalle truppe di occupazione militare.

Il business dell’oppio e gli imbarazzi NATO - da Corriere della sera

Bugie di guerra – da Altrenotizie.org

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Una società malata di Tv

12 Settembre 2009 Alessandro I. Lascia un commento

A rifletterci fa spavento la coincidenza temporale non casuale con la quale capitano alcuni eventi.

Proprio nei giorni in cui alla Mostra del Cinema di Venezia veniva presentato il tanto discusso e censurato “Videocracy” di Erik Gandini, un’analisi sul ruolo giocato dalla televisione nell’influenzare la società e la cultura italiana, moriva il presentatore che, dopo gli esordi in Rai, più di tutti ha rappresentato l’anima della tv commerciale: Mike Bongiorno.

Della nostra tv ne era il simbolo, con le sue battute, con il suo leit-motiv “allegria” che ha contribuito a consolidarne il personaggio nell’immaginario popolar-televisivo, ma che tanto somigliava alle maschere di tristi o cattivi clown, con la sua superficialità. E’ lui che ha tenuto la gente unita, davanti alla tv, rassicurandola, ed è sempre lui che ha iniziato ad abbassare il livello culturale degli italiani, bombardandoli (insieme ad altri colleghi) di giochi a premi importati dall’America che promettevano sogni e facili guadagni. Un venditore di false speranze. Mentre ad arricchirsi in maniera sproporzionata sono stati, e continuano ad esserlo, solo quei personaggi che la tv la fanno, e che in tv appaiono di continuo.

Per non dimenticare i doppi sensi e i modi in cui trattava il genere femminile: in perfetto stile berlusconiano. Mike Bongiorno sarà anche stato un bravo presentatore, e di questo gliene va dato atto, ma non si può tralasciare che mentre lui si affermava sui canali Fininvest recitando la sua parte attraverso un linguaggio povero, da terza media, in Italia si stava costruendo un nuovo format culturale, degradato e svuotato delle idee.

Così come non possiamo dimenticare che ogni tanto da quella bocca servile usciva qualche indicazione elettorale, qualche consiglio dato per lo più a persone anziane bisognose di suggerimenti di persone fidate, su chi scegliere alla prossima tornata elettorale (ricordate la discesa in campo di Berlusconi del 1994?). Di lui la gente si fidava e lo ha dimostrato nel corso del tempo fino al giorno dei funerali: le sconcertanti folle oceaniche (oltre 20 mila persone) in piazza Duomo accorse oggi per dare l’ultimo saluto ad un personaggio televisivo, come se l’avessero tutti conosciuto di persona, sembrano tutte indottrinate nel recitare l’ultimo atto di uno show, tutti sorridenti e salutanti dinanzi alle telecamere. Non possiamo negare che con lui sia morta una parte della tv, e indirettamente una parte della storia d’Italia degli ultimi 30 anni dominata dalla videocrazia costruita a sua immagine e somiglianza dal magnate dei media nostrani; prima sfruttando il mezzo televisivo, diventato strumento di potere, a sua disposizione per imbambolare le masse facendo credere a qualsiasi messaggio passasse attraverso il tubo catodico, anche grazie a personaggi come Bongiorno, e poi facendo diventare la sua realtà la realtà di tutti. Adesso che è morto questo personaggio simbolo del berlusconismo potremmo chiederci che cosa ci ha lasciato? Eccola mia risposta è: un bel nulla, il vuoto culturale che ha contribuito a creare. E che a qualcun altro è già stato dato il compito di riempire. E proprio quel vuoto ha consentito a Berlusconi di raggiungere in pochi mesi un consenso elettorale di massa dal nulla, nel 1994, e poi ripetersi in altre tre sfide elettorali. Ed è sempre da quel vuoto, da quel nulla, che la televisione permette di creare personaggi, falsi miti, star. In quel nulla adesso si stanno creando nuovi disvalori, ancora più bassi di quelli demoliti nel corso di questi decenni. E’ solo per questo che rimpiangerò questo presentatore, perché la sua scomparsa segna la fine di un’era fatta di modelli televisivi “per famiglie”, consapevole che lo spazio vuoto lasciato sarà riempito da qualcosa di peggio, basato su valori corrotti e pericolosi. Il ritratto di Fabrizio Corona fatto da Erik Gandini in “Videocracy” ne è un esempio.

Per concludere sono pronto a scommettere che tra le persone presenti ai funerali di Bongiorno la maggioranza di quelle avrà partecipato almeno una volta a un qualche suo programma come pubblico attivo e applaudente, e sono altrettanto certo che il 90% di quel pubblico sia lo stesso pubblico che ogni giorno si sintonizza sul canale Berlusconi, comprando i suoi prodotti e marcando, senza pensare ma sentendosi rassicurata, il simbolo giusto all’occorrenza. Per questo pubblico è come se oggi fosse morto il loro Pier Paolo Pasolini. Fermamente convinti dell’autonomia di pensiero e della genuinità del loro idolo televisivo. Ma il pericolo per il futuro è che quelle stesse persone continuino a fidarsi, senza interrogarsi su nulla, di qualsiasi personaggio e di qualsiasi messaggio venga loro proposto sugli schermi della videocrazia.

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Gli intellettuali

Cos’è un intellettuale, oggi, in Italia? Chi ha ancora profondità di pensiero e statura etica, morale per porsi come riferimento in questo bordello nazionale? Quanti sono i sopravvissuti e perché tacciono?

Negli anni ‘70 gli intellettuali scrivevano sul Corriere, erano presenti nell’informazione quotidiana. Montanelli, Pasolini, Buzzati, Montale, Calvino, Moravia. Forse non avrebbero amato essere definiti intellettuali, ma erano una spanna sopra agli altri per cultura e spesso per coraggio. Montanelli disse in un’intervista che il requisito principale per fare il giornalista erano i cosiddetti, per un intellettuale vale lo stesso discorso. Pasolini avrebbe fatto a pezzi lo psiconano e il suo sodale D’Alema con un solo articolo. A De Bortoli non basterebbe un ventennio di editoriali, a PG Battista l’eternità.

Göring, successore designato di Hitler, disse che ogni volta che sentiva la parola “intellettuale” metteva mano alla pistola. Nel Paese della P2 e dell’inciucio permanente tra PDL e PDmenoelle siamo più civili, è sufficiente un posto di direttore o vice direttore di giornale, un incarico di facciata nel partito, qualche libro edito da una casa editrice.

Gli intellettuali, se esistono ancora, si sono venduti. Sono diventati tartufi, cortigiani, zimbelli da esibire, spaventapasseri da telegiornali di regime oppure ombre silenti, docenti universitari, ciarlatani di piazza con le dispense a puntate sul settimanale di sinistra, firme autorevoli di quotidiani nazionali, fiori all’occhiello di consigli di amministrazione. L’intellettuale è una specie scomparsa, sotterrata dalle tonnellate di merda della televisione e dall’indifferenza, dal grufolare di maiali, della società italiana. Si sono adattati, meglio vivere cento giorni da pecora che un giorno da uomo libero. I migliori tengono una rubrica, rispondono alla posta dei lettori e lanciano appelli per la democrazia da sottoscrivere, anche on line. Appelli vibranti che non servono mai a un cazzo.

L’intellettuale moderno non è di destra o di sinistra, il suo punto cardinale è il portafoglio, il suo segno distintivo la piaggeria verso il potere. Ama servire e le sue capacità sono a disposizione di chi le apprezza. Questa classe politica fa schifo, ma chi non ha mosso un dito per decenni quando, per ruolo e intelligenza, poteva farlo, fa più schifo ancora.

L’Italia è in una situazione prerivoluzionaria, i sintomi ci sono tutti. Milioni di disoccupati alle porte, un debito pubblico abnorme, le spese dello Stato in aumento vertiginoso, mancanza di rappresentanza politica per decine di milioni di persone, delirio allo stato terminale di Testa d’Asfalto che non ha più niente da perdere, assenza di un’opposizione, a parte Kryptonite Di Pietro, un’economia fragile, un senso civico inesistente e una disgregazione dello Stato.

Le dieci domande di Repubblica sulla vita sessuale (quella che gli è rimasta) di Accappatoio Selvaggio, sono il massimo che è riuscita a esprimere la sinistra in tre lustri come opposizione alla melma che ci ha sommerso. A Berlusconi non sono state fatte diecimila domande ben più importanti sulla mafia, sulla P2, sull’origine delle sue società. Gli è’ stato concesso tutto, qualunque conflitto di interessi, ogni legge porcata, ogni condannato in Parlamento. Con la benedizione degli intellettuali di sinistra e degli intellettuali cattolici. Tutti comprati e contenti.

da BeppeGrillo.it